L'ora più buia

Film 2017 | Drammatico 114 min.

Regia di Joe Wright. Un film con Gary Oldman, Lily James, Ben Mendelsohn, Kristin Scott Thomas, Richard Lumsden. Cast completo Titolo originale: Darkest Hour. Genere Drammatico - Gran Bretagna, 2017, durata 114 minuti. Uscita cinema giovedì 18 gennaio 2018 distribuito da Universal Pictures. Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

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Churchill disse no all'egemonia di Hitler. Quella decisione fu molto importante per la storia dell'Europa. Il film racconta quel momento cruciale. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Golden Globes. Al Box Office Usa L'ora più buia ha incassato nelle prime 2 settimane di programmazione 1,2 milioni di dollari e 247 mila dollari nel primo weekend.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Un'inventiva romantica e un'efficace qualità delle perfomance per un thriller politico seccamente seduttivo.
Recensione di Marzia Gandolfi
venerdì 1 dicembre 2017
Recensione di Marzia Gandolfi
venerdì 1 dicembre 2017

Gran Bretagna, 1940. È una stagione cupa quella che si annuncia sull'Europa, piegata dall'avanzata nazista e dalle mire espansionistiche e folli di Adolf Hitler. Il Belgio è caduto, la Francia è stremata e l'esercito inglese è intrappolato sulla spiaggia di Dunkirk. Dopo l'invasione della Norvegia e l'evidente spregio della Germania per i patti sottoscritti con le nazioni europee, la camera chiede le dimissioni a gran voce di Neville Chamberlain, Primo Ministro incapace di gestire l'emergenza e di guidare un governo di larghe intese. A succedergli è Winston Churchill, con buona pace di re Giorgio VI e del Partito Conservatore che lo designa per soddisfare i Laburisti.

Sprezzante degli stolti vicini e deciso a resistere al nemico lontano, Churchill prende il comando del Paese e lo guida a suon di parole fuori dall'ora più buia e verso la vittoria a venire.

Avevamo bisogno di un altro film su Winston Churchill? Probabilmente no ma davanti alla performance di Gary Oldman L'ora più buia è la benvenuta. L'Homburg di feltro, il grosso sigaro, il panciotto, la voce grassa, il corpo goffo, il whisky (sempre) alla mano, il mumbling permanente, lo rendono una sfida irresistibile per qualsiasi attore. Se sei un artista di eminenza e hai raggiunto l'età e la rotondità necessarie allora non puoi sottrarti dall'interpretarlo. Incarnare Winston Churchill per un attore è un rito di passaggio, un privilegio non privo di responsabilità. Richard Burton, Albert Finney, Michael Gambon, Timothy Spall, Viktor Stanitsyn (ben quattro volte), John Lithgow, Brian Cox, per citare soltanto gli esempi più celebri, si sono alzati uno dopo l'altro nella Camera dei Comuni a pronunciare uno dei suoi celebri discorsi, a dettare altrettante celebri lettere, a masticare il tabacco, a ringhiare il proprio disappunto al nemico ai microfoni di Radio Londra.
L'ultimo a cimentarsi nel nobile sport del Churchill-playing è Gary Oldman, che lo coglie nella tarda primavera del 1940 e in quella che fu certamente la sua ora più buia. Chi meglio di un vampiro per sopravvivere all'oscurità dell'epoca? E come un redivivo Joe Wright lo introduce al pubblico, schiudendo le tende e lasciando che la pallida luce londinese lo accechi dentro il suo letto e davanti la più abbondante delle colazioni. Ma a questo giro non è Gary Oldman a ridursi in polvere ma le illusioni di un avversario feroce che ha sottovalutato la resilienza britannica e il potere della lingua di Shakespeare.

Dietro a un trucco che non impedisce l'evoluzione sottile del suo personaggio, riconosciamo lo sguardo di Oldman, la riserva segreta dove conserva quella facoltà incredibile di terrorizzare, tante volte dimostrata sullo schermo. Il re ha paura, la segretaria ha paura, l'emaciato (e straordinario) Lord Halifax di Stephen Dillane ha paura di lui, montagna di eloquenza e forza espressiva in grado di mandare la parola sui campi di battaglia. Hanno paura davvero perché Gary Oldman trova il DNA di Churchill, allacciando il lavoro interiore con le capacità fisiche fuori norma. È lui il punctum visivo della messinscena che oscura il nemico e concede zero repliche alle altre forze in campo.
Non c'è misura scenica che possa sopraffare o solo ridurre di scala la sua centralità. Joe Wright lo sa e mette la regia al servizio di quell'adesione istintiva ed energica, che abita un tempo pieno di angoli bui, di quell'apparizione folgorante intorno a cui gravita un cast blasonato, su tutti Kristin Scott Thomas, Ronald Pickup, Stephen Dillane. Davanti al ritiro inglorioso della Gran Bretagna dall'Europa, L'ora più buia oppone il ritratto dell'uomo che ha contribuito a salvarla in una primavera nemmeno troppo lontana. Thriller politico che fa il paio con l'opera immersiva di Christopher Nolan (Dunkirk), il film di Joe Wright ripassa una pagina drammatica della sua Storia. Un intervallo delicato e opaco in cui il nemico muoveva dall'esterno e dall'interno attraverso l'impassibilità maligna di Lord Halifax, che si batteva per patteggiare coi nazisti e minare la posizione parlamentare di Churchill.
L'ora più buia ha ovvie affinità col dramma di Jonathan Teplitzky (Churchill), interpretato appena ieri da Brian Cox, tuttavia l'opera di Wright dimostra un'ambizione narrativa, un'inventiva romantica e una qualità delle perfomance decisamente più efficaci. Seccamente seduttivo, al pari del suo protagonista, il film immagina una corsa in metropolitana del Primo Ministro che infila un binario trasversale di soggetti inglesi umani e appassionanti, scuotendo il film dalle 'fondamenta' prima di risalire e riprendersi il Paese e l'Europa. Certo ci sarebbe probabilmente bisogno di un film più scettico su Churchill, uno sguardo più affilato come quello tentato dalla serie The Crown, ma è davvero impossibile resistere al prodigio di Gary Oldman, determinato a dimostrare che quando un attore è chiamato a interpretare Winston Churchill non si arrende mai. Mai.

Sei d'accordo con Marzia Gandolfi?
Quando Churchill rifiutò di cedere a Hitler.
Pino Farinotti
venerdì 1 dicembre 2017

Spesso nei film di fantapolitica c'è qualcuno che salva il mondo. Ma se rimaniamo alla realtà, alla Storia senza fantasy, non c'è dubbio che Winston Churchill possegga tutti i crediti di quel ruolo. Il film L'ora più buia racconta la parte della vicenda personale di Churchill, primo ministro del Regno Unito fra il 1940 e il 1945, gli anni della guerra, gli anni... del mondo da salvare.
Nacque che... meglio non si poteva. Sua madre, Jennie Jerome, americana, era figlia del proprietario del New York Times, suo padre, lord Rundolph era membro di spicco del partito conservatore, e imparentato con vari rami della nobiltà inglese, con un legame che arriva a toccare anche lady Diana Spencer, proprio lei, la tragica principessa del popolo. A tale rampollo non può mancare la fase militare e Winston si trova nel Sudan, nel 1898, nella battaglia di Ondurman, quella del film Le quattro piume. Sembra quasi una leggenda di epoche lontane. Ma Churchill ...era così.

Viveva tante vite, compresa quella di scrittore, e, non banale, nel 1953 vinse il Premio Nobel.

Dunque soldato, scrittore, politico, e comandante in capo. Negli anni che precedevano la seconda guerra mondiale sir Winston sembrava ormai in declino irreversibile. Nel 1934, nella sua tenuta di Chartwell, riceveva solo brutte notizie, come racconta nelle sue memorie. La prima riguardava il patrimonio. Il suo amministratore lo avvertì che con la caduta di Wall Street aveva perso quasi tutto il denaro e occorreva fare delle economie: "per esempio, 18 domestici solo qui a Chartwell forse sono troppi" . Churchill rispose: "Mi limiterò a sole tre bottiglie di champagne a sera".

Il sir non voleva essere disturbato da problemi volgari, ne aveva altri. Più che problemi, erano ossessioni. Racconta: "È allarmante e nauseante vedere il signor Gandhi, mentre da una parte si atteggia a fachiro scalando mezzo nudo il palazzo del viceré, dall'altra prende il tè con i rappresentanti del re imperatore... se il signor Gandhi riuscirà a sfilarci l'India, sarà la fine dell'impero britannico". E sappiamo che nel 1948 Gandhi... sfilò l'India. Poi c'era l'altra ossessione. Quella per Hitler. Hitler mi ha fatto pensare. A 35 anni ero ministro degli Interni, a 50 cancelliere dello scacchiere... niente male, guardami ora, nessun potere e nessuna speranza di averne. E guarda Hitler, in 10 anni da signor nessuno a capo dello stato.
Churchill aveva sentito, prima di tutti, i venti di guerra che si stavano alzando. Seppe dall'intelligence che i nazisti stavano addestrando 800 piloti per i caccia. In uno dei suoi interventi alla camera dei lord disse: "Che dio ci aiuti, l'Inghilterra si è persa in un sogno pacifista... La logica della guerra si sta riaffermando e la nostra debolezza potrebbe costare cara all'Europa". Nessuno lo prese sul serio, all'inizio, ma Churchill aveva visto giusto, su tutti i fronti. Hitler attaccò l'Europa, l'Inghilterra gli dichiarò guerra. La Germania sembrava ormai inarrestabile, allora monarchia e popolo inglese si ricordarono di quel tenace conservatore. Il primo ministro Chamberlain fu indotto a dimettersi, sostituito da Churchill che, alzando l'indice e il medio, avvertì gli inglesi: "Ci vorranno sangue, fatica, lacrime e sudore, ma alla fine vinceremo". E "alla fine" Winston Churchill salvò l'Inghilterra... e non solo.

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