West Side Story

Film 2021 | Drammatico, Musical, 156 min.

Titolo originaleWest Side Story
Anno2021
GenereDrammatico, Musical,
ProduzioneUSA
Durata156 minuti
Regia diSteven Spielberg
AttoriAnsel Elgort, Rachel Zegler, Ariana DeBose, David Alvarez, Rita Moreno Brian d'Arcy James, Corey Stoll, Josh Andrés Rivera, Maddie Ziegler, Kyle Allen, Ana Isabelle, Jamie Harris, Curtiss Cook, Mike Faist, Ezra Menas, David Aviles Morales, Sebastian Serra (II), Ricardo Zayas, Carlos E. Gonzalez (II), Ricky Ubeda, Andrei Chagas, Adriel Flete, Jacob Guzman, Kelvin Delgado, Carlos Sanchez Falu, Julius Rubio, Yurel Echezarreta, David Guzman, Sean Harrison Jones, Jess LeProtto, Patrick Higgins (II), John Michael Fiumara, Kevin Csolak, Kyle Coffman, Daniel Patrick Russell, Benjamin Cook, Harrison Coll, Garett Hawe, Myles Erlick, Julian Elia, Tanairi Sade Vazquez, Yesenia Ayala, Gabriela Soto, Juliette Feliciano Ortiz, Jeanette Delgado, Maria Alexis Rodriguez, Edriz E. Rosa Pérez, Ilda Mason, Jennifer Florentino, Melody Marti, Gaby Diaz, Isabella Ward, Eloise Kropp, Paloma Garcia-Lee, Leigh-Ann Esty, Lauren Leach, Brittany Pollack, Kellie Drobnick, Skye Mattox, Adriana Pierce, Jonalyn Saxer, Brianna Abruzzo, Halli Toland, Sara Esty, Talia Ryder, Andrea Burns, Mike Iveson, Jamila Velazquez, Annelise Cepero, Yassmin Alers, Nadia Quinn, Arianna Rosario, Natalie Toro, Maria Alejandra Castillo, Mannelly Gonzalez Abreu, Maya Haghighi Guliani, Tyler Myers, Jesseudi Marcelino, German M. Castillo, Ciara Calderon, Aubrey Mills, Leonardo Ro.
Uscitagiovedì 23 dicembre 2021
TagDa vedere 2021
DistribuzioneWalt Disney
MYmonetro 4,15 su 28 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Steven Spielberg. Un film Da vedere 2021 con Ansel Elgort, Rachel Zegler, Ariana DeBose, David Alvarez, Rita Moreno. Cast completo Titolo originale: West Side Story. Genere Drammatico, Musical, - USA, 2021, durata 156 minuti. Uscita cinema giovedì 23 dicembre 2021 distribuito da Walt Disney. - MYmonetro 4,15 su 28 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento lunedì 7 marzo 2022

New York, 1961. Tony e Maria si amano, ma sono legati a due bande rivali, in guerra per il controllo del West Side. L'adattamento di Steven Spielberg dell'omonima pièce del 1957. Il film ha ottenuto 7 candidature e vinto un premio ai Premi Oscar, 4 candidature e vinto 3 Golden Globes, 5 candidature e vinto 2 BAFTA, Il film è stato premiato a National Board, 9 candidature e vinto 2 Critics Choice Award, ha vinto un premio ai SAG Awards, 1 candidatura a Writers Guild Awards, 1 candidatura a Directors Guild, 1 candidatura a CDG Awards, 1 candidatura a Producers Guild, a AFI Awards, 1 candidatura a ADG Awards, 2 candidature a NSFC Awards, In Italia al Box Office West Side Story ha incassato 578 mila euro .

2021
Consigliato assolutamente sì!
4,15/5
MYMOVIES 5,00
CRITICA 4,09
PUBBLICO 3,37
ASSOLUTAMENTE SÌ
Ma che musical, Maestro! Spielberg fa suo il grande schermo con un remake che splende come un originale.
Recensione di Marzia Gandolfi
giovedì 16 dicembre 2021
Recensione di Marzia Gandolfi
giovedì 16 dicembre 2021

New York, 1961, due bande sono in guerra per il controllo del West Side. Da una parte i Jets, i 'veri' americani, figli di immigrati italiani o polacchi, dall'altra gli Sharks, portoricani, sbarcati di recente. In mezzo Tony e Maria. Lui è il fondatore pentito dei Jets, da cui ha preso le distanze dopo la prigione, lei è la sorella romantica di Bernardo, leader impetuoso degli Sharks. Tony e Maria si amano perdutamente e a dispetto dell'ostilità tra le gang, che provano a correggere con le canzoni. Ma chiedete a Romeo e Giulietta, l'amore non vince sull'odio, nemmeno in musica.

Che Spielberg fosse fatto per il musical lo sappiamo dal 1979 (1941 - Allarme a Hollywood). Date un'occhiata alla sua filmografia e scoprirete una 'nota' intonata sotto i film impegnati in primo grado a fuggire squali, tirannosauri, nazisti, agenti dell'FBI e capitani uncini.

È un bagliore, un frammento infilato di contrabbando nella scintillante ouverture di Indiana Jones e il tempio maledetto, dove Kate Capshaw canta "Anything Goes" in un costume di paillettes rosso. A guardarli (e ascoltarli bene) molti dei suoi film rivelano un inconfondibile DNA musicale: dal pas de deux di Always sulle note immortali di "Smoke Gets In Your Eyes" alla scazzottata "swing, swing, swing" di 1941 - Allarme a Hollywood, dalla crepa gospel blues di Il colore viola ("Sister") all'incedere confidenziale di DiCaprio - Astaire sulle note di Sinatra ("Come Fly With Me") e la falcata delle hostess-ballerine di Prova a prendermi, dalla voce infantile di Christian Bale ne L'impero del sole ("Suo Gân") agli avatar di Ready Player One sollevati al di sopra del vuoto e sul dancefloor della Febbre del sabato sera.

Flirtando col musical, Steven Spielberg accarezzava l'idea di (ri)farne uno. Sessant'anni dopo realizza il sogno e il nuovo adattamento di West Side Story, che sua madre adorava e che dedica a suo padre.

"To Dad", due parole posate sui titoli di coda, come un segreto. A settantacinque anni, Spielberg ha rielaborato ampiamente la separazione dei genitori ma quel trauma ha condizionato la sua vita e la sua opera che esalta l'amore, i legami e l'alterità.

Rilettura di "Romeo e Giulietta", West Side Story non può che parlargli, quasi fosse stato scritto per lui e da lui, che da sempre racconta di 'alieni' che si oppongono all'ordine stabilito e alle ingiustizie, provando a cambiare il mondo. Chi meglio di Maria e Tony per integrare quella galleria? Chi meglio di due irriducibili innamorati che sfidano la realtà e si mettono a cantare per raccontarla più bella di quanto non sia? Eminentemente politica, la versione di Spielberg asseconda quella visione, attraverso la musica, il cinema, l'occhio incantato dell'amore, ma costruisce per contro un universo di linee da varcare, di barriere da abbattere, di reti da scalare, di fossi da attraversare, di scale da salire, di tutto quello che separa gli amanti, di tutto quello che devono vincere per amarsi.

Signore incontestabile del meraviglioso (E.T. l'extraterrestre) e della testimonianza sociale (Schindler's List), colloca West Side Story all'incrocio dei pali. Quando Tony raggiunge Maria per cantarle il suo amore ("Tonight") sulle scale antincendio della locandina originale, i loro volti sono separati da una griglia sottochiave, triste presagio di due anime prigioniere contro la loro volontà dentro identità nemiche.

Spielberg sceglie di 'rinchiudere' la coppia impossibile provocando un sollievo fisico quando Tony infine supera l'ostacolo e allaccia Maria in un abbraccio. È soltanto uno dei piccoli aggiustamenti che il regista propone per attualizzare l'amore nascente tra Maria e Tony. La storia, che declina il tema di Romeo e Giulietta nella New York degli anni Cinquanta, non è cambiata. Non sono cambiate le canzoni, solo leggermente ri-arrangiate da David Newman, non è stata stravolta la musica di Leonard Bernstein, non sono state toccate le parole di Stephen Sondheim e nemmeno lo spirito delle coreografie di Jerome Robbins, appena rinfrescate (e accelerate) da Justin Peck. Il lavoro di Tony Kushner, sceneggiatore e drammaturgo sottile, si limita a introdurre nei dialoghi e nella trama elementi che non cambiano il racconto ma lo intensificano, collocandolo più saldamente nella stessa epoca e mettendo in esergo tematiche già esistenti nella pièce originale. Kushner le enfatizza sottolineando il triste eco del presente.

Il confronto sociale al cuore del film non si lascia temperare dagli artifici della commedia musicale. Senza trucchi e senza effetti speciali, tranne quelli necessari a cancellare le parabole satellitari dai tetti di New York, West Side Story rivela tutta la sua crudeltà e il suo caos. Il razzismo endemico della società americana, l'ineguaglianza sociale ed economica, tutto è drammatizzato in maniera più esplicita che nell'originale. Il risultato è un film più viscerale, violento e politico che conferisce alle gang rivali e al loro malessere sociale un peso uguale al romanzo d'amore.

West Side Story mette l'accento sulla gentrificazione dei quartieri poveri di New York, in particolare dell'Upper West Side, ridotto in rovine, conteso da due clan e destinato a sparire, rendendo ancora più assurda e tragica la loro rivalità. I dialoghi, intelligentemente rivisitati, raccontano frontalmente la nostra epoca e tutto quello che ha di spaventoso: la paura dell'altro, l'individualismo esasperato, la mascolinità tossica. Anita tiene testa al macho Bernardo e la sua aggressione è chiaramente presentata come un tentativo di stupro.

In una New York teatro del mondo, il film abborda a muso duro il razzismo, la povertà, la lotta insidiosa tra classi invisibili, da cui nasce l'odio, e il sentimento di esclusione di due gruppi figli dell'immigrazione, di cui sottolinea somiglianze e differenze. In una sequenza rilevante in commissariato, Spielberg riscrive l'antagonismo deleterio tra la polizia, rafforzata per sradicare la delinquenza, e lo sforzo sociale necessario a favorire gli esclusi. Formidabile attualità di un classico. La distribuzione dei ruoli rispetta finalmente il carattere multiculturale del racconto. La comunità portoricana è interpretata da attori latini, parla spagnolo e invita il pubblico nella sua intimità domestica, donando un'autenticità e una tonalità differenti.

In un film di territorio e di frontiere, che discute in filigrana le questioni di identità e di comunità insistendo a più riprese su quello che definisce l'appartenenza a un sistema di referenze date o costruite (nazione, colore della pelle, lingua, origine...), Tony studia la lingua di Maria, tendendo la mano e costruendo ponti. Ha letto Shakespeare e sa bene che l'amore non basta ma adesso è innamorato e leggero come la macchina da presa che vola al di là delle linee nemiche, che va verso gli altri e li unisce in un tourbillon virtuoso.

Dal principio l'autore rompe la staticità del film di Robert Wise, affermando il trattamento più cinematografico del suo adattamento. La m.d.p. non è più spettatrice delle coreografie a cui prende letteralmente parte. Sposa la performance fisica degli attori, si mescola a loro, li sovrasta, accompagna i loro movimenti, li detta qualche volta, diventando un vero e proprio elemento della partitura gestuale di Justin Peck.

Spielberg riprende le stesse sequenze riadattandole abilmente fino a dare un significato altro alle canzoni. Nel gioco delle comparazioni, è la vedova portoricana di Doc (il droghiere di quartiere nella versione di Wise) a fare da ponte generazionale ed etnico, ereditando "Somewhere", cantata nel 1961 da Tony e Maria. Caricando la musica di un simbolismo più universale, l'aria è affidata a Rita Moreno, indimenticata Anita e prova vivente che i matrimoni misti possono esistere "da qualche parte", "in qualche modo", "un giorno". La canzone "Cool" interviene invece più tardi nel racconto e oppone Riff e Tony, cambiando di segno. La sequenza, girata sul molo e meticolosamente coreografata combinando ballo e zuffa, rinforza la drammaturgia e accentua l'implacabilità a venire. "Cool" passa dal capo dei Jets a Tony, ridimensionando la 'danza per la danza' e materializzando con una pistola l'abuso delle armi da fuoco in America.

Quel Paese, dispiegato in un canto euforizzante e in pieno giorno sulle strade di New York ("I like to be in America!"), suona oggi più di allora come un'illusione distruttrice. Perché Spielberg disegna una versione più cupa che moltiplica le zone d'ombra dell'America post-Trump, ricorrendo a una figura di stile ostinata: lunghe ombre nere che finiscono per inghiottire tutti i colori, il blu dei Jets e il rosso degli Sharks.

West Side Story resta fedele al suo modello (quello teatrale e quello cinematografico) ma racconta il suo rovescio, lo scacco drammatico del grande racconto americano abbattuto da un'enorme palla demolitrice. La stessa che al debutto demolisce il quartiere per costruire il futuro Lincoln Center e iscrivere il racconto in una politica urbanistica radicale. O magari, in maniera più sotterranea, lo iscrive in un cantiere battuto dai ballerini e dai fantasmi della cinefilia.

Aperto sul futuro Film at Lincoln Center, 'piazza' cinefila e attiva nella diffusione del patrimonio cinematografico, e chiuso sull'insegna di un locale chiamato Mac Mahon, tempio parigino consacrato negli anni Cinquanta alla commedia musicale americana, West Side Story canta tutto quello che ha contato per noi, tutto quello che è destinato a diventare polvere. Sulla sua superficie si depositano le tracce di mille film che Spielberg scuote coi tacchi gialli della sua esplosiva Anita, soffiando nuova vita sulle macerie e sulla nostalgia reinventata in permanenza. Ariana DeBose gira la gonna spaziosa e dimentichiamo l'adattamento, cantiamo e danziamo in uno Spielberg originale.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
giovedì 30 dicembre 2021
thomas

West Side Story racconta una vicenda di morte che affonda le radici nell'odio razziale, nella povertà e nell'assenza di futuro per gioventù bruciate.Racconta di realtà talmente intrise di rabbia e rancore da impedire una normale convivenza, di passioni amorose talmente accese da obliare la morte di un famigliare (Maria trascorre la notte con Tony pur sapendo che le ha appena ammazzato il fratello).Racconta [...] Vai alla recensione »

FOCUS
FOCUS
giovedì 23 dicembre 2021
Pedro Armocida

Non inizieremo chiedendoci, oziosamente, che senso abbia realizzare oggi una trasposizione cinematografica di West Side Story perché, magari qualcuno l’ha dimenticato, si tratta di una pièce esattamente come, ad esempio, Macbeth di Shakespeare che Joel Coen ha appena riportato al cinema (e su Apple TV+ dal 14 gennaio 2022).  Quindi sì, “s-i-p-u-ò-f-a-r-e!”.

L’America è nata nelle strade, recitava – ormai quasi vent’anni fa – il pay-off di Gangs of New York di Martin Scorsese, e West Side Story di Steven Spielberg non poteva che iniziare e poi proseguire proprio da lì, da quelle strade a cui sarà dato l’onore di ospitare, al contrario del film del 1961, uno dei numeri più famosi del musical, America appunto, con le donne, ballerine, che occupano gli spazi prima ad uso esclusivo della lotta tra le bande dei maschi.

È in questa discesa in campo, in questa rappresentazione della città che si trasforma e che viene gentrificata dall’alto – all’inizio la palla della gru demolitrice segnerà la nascita del Lincoln Center – che si gioca tutta l’idea del nuovo musical spielberghiano: le due bande rivali si scontrano stupidamente invece di unirsi - viene in mente l’immagine dei capponi di Renzo di manzoniana memoria - perché non sanno di somigliarsi dato che sono accomunate dall’essere destinate entrambe a perdere, a soccombere, per essere letteralmente sostituite e definitivamente emarginate, nella ridefinizione urbanistica della città.

Ma i Jets, ‘caucasici’ proletari capeggiati da Riff, e gli Sharks, portoricani rampanti - paradigmatico lo spazio che Spielberg gli dà lasciandoli parlare nella loro lingua senza sottotitoli - guidati da Bernardo, molto differenti dunque dai Montecchi e dai Capuleti shakesperiani che sono "uguali in dignità”, sono troppo impegnati a impedire gli uni agli altri il controllo di un territorio che sta scomparendo per capire che alla fine stanno facendo il gioco di chi li vuole far fuori. Ecco perché sembrano delle pedine mosse ad arte per perpetuare un disegno già scritto, quasi come se non avessero il libero arbitrio. Anche quando ce n’è uno, Tony, amico fraterno di Riff, che tenta di ricostruirsi una vita e si innamora di Maria, sorella di Bernardo (che è fratello ma, diversamente dal film del 1961, anche padre perché ora dei loro genitori non si fa più menzione), la tragedia greca finale è lì a ricordargli chi è e soprattutto da dove viene.

Spielberg elabora tutto questo materiale e lo fa suo, lo inserisce nel suo immaginario di rifondazione eterna del suo stesso cinema e in definitiva del suo paese, e non è un caso che abbia chiamato, per la terza volta, lo sceneggiatore Tony Kushner dopo altri due film sull’America, Munich e Lincoln.

La factory spielberghiana, al montaggio il 91enne Michael Kahn, 30 film insieme, affiancato da Sarah Broshar, alla fotografia Janusz Kaminski, contribuisce a realizzare un’opera d’arte unica che condivide con il musical l'aspetto teorico. Come quello infatti era consapevole di essere l’ultimo grande musical del cinema classico hollywoodiano, una sorta di straziante canto del cigno del genere che introduceva, come novità, una dose di violenza inedita, questo rappresenta per Spielberg la consapevolezza della fine del mondo dei padri e quindi anche un po’ del suo.

Sul finale infatti, prima dei bellissimi titoli di coda da lui realizzati insieme allo scenografo Adam Stockhausen, all’altezza di quelli originali e straordinari del leggendario Saul Bass, c’è la dedica al padre.

L’intera operazione è dunque un omaggio a quel cinema classico, al film diretto da Robert Wise insieme a Jerome Robbins, che era già stato regista e coreografo dello spettacolo teatrale a Broadway nonché, purtroppo, un delatore quando fu chiamato a testimoniare davanti alla Commissione per le attività antiamericane nel 1950. Per questo Spielberg ha voluto ascoltare e coinvolgere il paroliere originale Stephen Sondheim morto poche settimane fa e evocato più volte in un altro bellissimo musical contemporaneo, Tick, Tick... Boom! diretto da Lin-Manuel Miranda e ispirato alla figura di Jonathan Larson.

Per questo, per ricordare il fenomenale formato SuperPanavision a 70 mm, ha anche usato la pellicola Kodak 35 mm dando così una tessitura speciale alle immagini, muovendo la macchina da presa all’unisono con gli attori, rendendo molto più fluidi, adrenalinici e realistici, quindi meno frontali e teatrali, anche per via del montaggio serrato, i leggendari numeri musicali, con le nuove coreografie di Justine Peck, che si intrecciano con le canzoni e con le scene di lotta in maniera molto originale. Più dell’originale.

FOCUS
mercoledì 10 ottobre 2018
Pino Farinotti

È davvero il momento dei remake, sono decine i classici riproposti, a volte non allontanandosi dal format originale, altre cercando di aderire al momento estetico e sociale. Possono essere molte le chiavi di lettura, ma una mi sembra prevalere, nettamente: in un'epoca di crisi generale di idee, di smarrimento rispetto a ciò che vale e serve e rispetto a un giudizio univoco sulla qualità - e non parlo solo di cinema - non resta che ricorrere al passato, affidarsi a quelle sicurezze. Se poi il concetto è avallato da gente come Gibson e Spielberg, significa che il dato è esatto non discrezionale. Ho citato quei nomi perché di recente ho scritto del remake de Il mucchio selvaggio, che sarà diretto e prodotto da Gibson. Un altro autentico monarca di Hollywood, Steven Spielberg ha annunciato che realizzerà il remake di West Side Story.

Il mucchio e West Side presentano delle analogie. Per cominciare trattasi di capolavori, di titoli superaccreditati. Non mancano le correnti che li collocano ai vertici dei generi, musical e western, in assoluto. Anche se, entrambi prodotti negli anni Sessanta, erano "temporalmente" oltre le stagioni eroiche di quei generi.

Una breve digressione a contestualizzare l'opera. Per gli americani il musical è qualcosa di molto serio, ritengono che sia l'unica forma d'arte della quale sono i soli titolari. Lo ritengono a ragione. La prima fase era quella di Astaire&Rogers, due angeli che bastavano a se stessi. Nessuna trama, cantavano e ballavano. Poi ecco la stagione della Metro, con Gene Kelly eroe eponimo. Grandi investimenti e cultura. Kelly pensava a una coreografia sull'impressionismo, ecco che la produzione ingaggiava il maggior esperto francese di quella corrente.

Titoli come Un americano a Parigi, Cantando sotto la pioggia, sono capolavori completi, insuperabili. Come lo è 7 spose per 7 fratelli che col coreografo Michael Kidd inventò la danza acrobatica, che prevale tuttora. Arrivò la fase "impegnata", le storie diventavano serie, le implicazioni erano il Vietnam (Hair), la contestazione (Jesus Christ Superstar), e la trasgressione (Rocky Horror). Erano gli anni Settanta. Certo il musical non è morto, vale una citazione di grande successo, di questi anni, Mamma Mia!. Citazioni esemplari, mi fermo qui. West Side, film, è del 1961, seguiva la stagione dell'oro della Metro. Il musical teatrale era del 1957, scritto da Arthur Laurents e Stephen Sondheim, musica di Leonard Bernstein. L'opera presentava una derivazione davvero ambiziosa, nientemeno che "Romeo e Giulietta" di Shakespeare. Capuleti e Montecchi sono diventati una famiglia americana e una portoricana i cui figli, Maria e Toni si innamorano, nonostante i pregiudizi famigliari. Finirà in dramma.

Frasi
è la mia prima volta a New York. voglio essere felici qui.
Una frase di Valentina (Rita Moreno)
dal film West Side Story - a cura di MYmovies
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
sabato 17 dicembre 2022
Michele Anselmi
Cinemonitor.it

C'era bisogno di rifare "West Side Story"? Probabilmente no. Ha fatto bene Steven Spielberg a rifare "West Side Story"? Probabilmente sì. Non so se sia più tempo di musical all'antica, ma capisco perché il regista più famoso al mondo, oggi 75enne, abbia voluto affrontare la sfida estetica e commerciale, con tanto di dedica finale: "A mio padre". L'originale "West Side Story" uscì nel 1961, giusto sessant'an [...] Vai alla recensione »

NEWS
OSCAR
lunedì 28 marzo 2022
 

L'attrice ha conquistato per il premio per la sua interpretazione in West Side StoryVai all'articolo »

OSCAR
lunedì 28 marzo 2022
 

È a sorpresa il film di Sian Heder a vincere l'edizione 2022 degli Academy Awards. Delude Il potere del cane. Niente da fare per SorrentinoTutti i vincitori »

PREMI
lunedì 10 gennaio 2022
Simone Emiliani

Vincono West Side Story e Il potere del cane. Non ce l’ha fatta Paolo Sorrentino. Vai all’articolo »

TRAILER
mercoledì 17 novembre 2021
 

Regia di Steven Spielberg. Un film con Ansel Elgort, Rita Moreno, Ariana DeBose, David Alvarez, Josh Andrés Rivera. Da giovedì 23 dicembre al cinema. Guarda il trailer »

TRAILER
giovedì 16 settembre 2021
 

Regia di Steven Spielberg. Un film con Ansel Elgort, Rita Moreno, Ariana DeBose, David Alvarez, Josh Andrés Rivera. Da giovedì 23 dicembre al cinema. Guarda il trailer »

TRAILER
lunedì 26 aprile 2021
 

Un nuovo adattamento del celebre musical di Broadway. Prossimamente al cinema. Guarda il trailer »

NEWS
venerdì 14 maggio 2021
 

Il regista Steven Spielberg dirige l'adattamento del celebre musical di Broadway. Vai all'articolo »

winner
miglior attrice non protag.
Premio Oscar
2022
winner
miglior attrice non protag.
Golden Globes
2022
winner
miglior film brillante
Golden Globes
2022
winner
miglior attrice in un film brillante
Golden Globes
2022
winner
miglior casting
BAFTA
2022
winner
miglior attrice non protag.
BAFTA
2022
winner
migliori film
National Board
2021
winner
miglior attrice
National Board
2021
winner
miglior attrice non protag.
Critics Choice Award
2022
winner
miglior montaggio
Critics Choice Award
2022
winner
miglior attrice non protag.
SAG Awards
2022
winner
film dell'anno
AFI Awards
2022
David Alvarez nella parte di Bernardo
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