| Titolo originale | A Star Is Born |
| Anno | 2018 |
| Genere | Drammatico, Musical, Musicale, Sentimentale, |
| Produzione | USA |
| Durata | 135 minuti |
| Regia di | Bradley Cooper |
| Attori | Bradley Cooper, Lady GaGa, Sam Elliott, Andrew Dice Clay, Anthony Ramos, Bonnie Somerville Dave Chappelle, Greg Grunberg, Michael Harney, Eddie Griffin, D.J. 'Shangela' Pierce, Willam Belli, Steven Ciceron, Rebecca Field, Rafi Gavron, Andrew Michaels, Jacob Taylor, Geronimo Vela, Frank Anello, Germano Blanco, Presley Cash, Gabe Fazio, Erik Landreth, Phylicia Mason, Charles Moniz, Carlo Sciortino, Linz Stanley, Dennis Tong, Darrion Scoggins, Michelle Sepulveda, Lyn Matsuda Norton, Lozoya Jr., Lori Livingston, Shannon Klein, Derek Kevin Jones, Val Emanuel, Kara Duffus. |
| Uscita | giovedì 11 ottobre 2018 |
| Distribuzione | Warner Bros Italia |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,80 su 17 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 25 marzo 2019
Il musicista di successo Jackson Maine scopre e si innamora della squattrinata artista Ally. Il film ha ottenuto 8 candidature e vinto un premio ai Premi Oscar, 4 candidature e vinto un premio ai Golden Globes, 7 candidature e vinto un premio ai BAFTA, 9 candidature e vinto un premio ai Critics Choice Award, 4 candidature a SAG Awards, 1 candidatura a Writers Guild Awards, 2 candidature a Directors Guild, 1 candidatura a CDG Awards, 1 candidatura a Producers Guild, Il film è stato premiato a AFI Awards, In Italia al Box Office A Star Is Born ha incassato 7 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Ally fa la cameriera di giorno e si esibisce come cantante il venerdì sera, durante l'appuntamento en travesti del pub locale. È lì che incontra per la prima volta Jackson Maine, star del rock, di passaggio per un rifornimento di gin. E siccome nella vita di Jack un super alcolico tira l'altro, dalla più giovane età, i due proseguono insieme la serata e Ally si ritrova a prendere a pugni un uomo grande il doppio di lei, reo di essersi comportato da fan molesto. Il resto della storia la conosciamo: la favola di lei comincia quando lui la invita sul palco, rivelando il suo talento al mondo, poi sarà con le sue mani che scalerà le classifiche, mentre la carriera e la tenuta fisica e psicologica di lui rotolano nella direzione opposta, seguendo una china oramai inarrestabile.
La stessa storia, che nelle parole del personaggio di Maine, e nella versione di Bradley Cooper, terzo remake di uno dei melodrammi di maggior fama e successo della storia del cinema, assume l'immagine figurata delle dodici note che separano un'ottava dall'altra: la stessa dozzina, che può però produrre un suono molto diverso a seconda di come la si guarda.
Cooper, insomma, mescola a parole musica e cinema, nel nome dello spettacolo. Tramontata l'epoca dell'ingenuità esibita di Judy Garland e dell'espressività teatrale di James Mason (di cui non rimane che una battuta di dialogo), lontana parecchio anche dallo spirito anni Settanta del secondo remake, con Kristofferson e Streisand (citato nella scena del sopracciglio finto e, in qualche modo, con l'esistenza di un ranch), la versione di Bradley Cooper e Lady Gaga è più interessante per il modo in cui scompiglia ulteriormente le carte di genere dei personaggi e legge il vuoto del presente, piuttosto che per il risultato cinematografico, decisamente modesto.
Procedendo inizialmente in senso inverso, il nuovo È nata una stella spoglia l'attrice protagonista dei tanti travestimenti che hanno lanciato la sua carriera fuori dalla finzione, per offrirle una reale verginità d'immagine, che corrisponda all'esordio nel campo del cinema. Sempre fedele all'amore per il suo Jackson, e dunque fedele allo storia del personaggio attraverso i film, la Ally di Lady Gaga viene ad un certo punto accusata dal suo partner, con preoccupazione e affetto, di stare smarrendo la fedeltà a se stessa.
L'appunto, comunque lo si voglia etichettare, se classico o retorico, sposta su di lei un aspetto che in precedenza era proprio del personaggio maschile, ridotto a pupazzo senza volontà dalle logiche dello star-system, ma assume un segno del tutto opposto. Per quanto, infatti, mal gestito, soffocato da una lunga serie di sequenze poco memorabili e da un'inutile deviazione nei traumi infantili di Jack, l'orgoglio ultra pop della protagonista fa ugualmente capolino, al di là delle preoccupazioni di una rockstar sentimentale ma sorpassata, ed è il più evidente segno dei tempi e la sola quota d'originalità del film.
Una scommessa rischiosa, per le carriere di chi vi è coinvolto. Il film che fu di William Wellman (e di David O. Selznick) e che, nel 1937, fuse Hollywood, mélo e sogno americano in una simbiosi impossibile da scindere, viene nuovamente ripreso, per il suo terzo remake. La storia è quella nota a tutti: un attore in declino e vittima dell'alcolismo (Norman) scopre il talento di una giovane sconosciuta, Esther, crede in lei, se ne innamora e la trasforma in un'artista di successo crescente. Fino a fare di lei una star e, inevitabilmente, a oscurare la propria presenza nella coppia, sempre più pleonastica. Una amara verità su Hollywood e sui saliscendi della notorietà, che nella versione del 1937 - uno dei grandi successi di Selznick, insieme a Via col vento - è affidato ai volti di Janet Gaynor e Fredric March.
Medesime iniziali della Gaynor per Judy Garland, che dà vita nuovamente a Esther nel primo remake del film. È il 1954 e a girarlo è un maestro come George Cukor, con James Mason nei panni del traghettatore Norman. Successo straordinario, tale da sostituirsi per molti all'originale nel ricordo storico.
Nel 1976 la storia rivive ancora, in uno scenario totalmente differente. Sono gli anni della contestazione e del sogno idealista hippie ed Esther rivive in un nuovo contesto, altrettanto ostico e competitivo. Anziché Hollywood e la recitazione, al centro del film di Frank Pierson c'è la scena musicale country e folk: Norman veste i panni barbuti di Kris Kristofferson, mentre Esther si avvale del carisma e della voce di Barbra Streisand. Questa volta però la critica si divide, avversando un progetto guidato dalla Streisand e incentrato sulle sue performance. Perfetto per il ruolo Kris Kristofferson.
Passano ben 42 anni prima che È nata una stella, o A Star is Born in originale, goda di un ulteriore remake, che adatti al proprio tempo la tragica favola di Esther e Norman. I nomi di battesimo dei due sono la prima cosa a cambiare: Esther diviene un più attuale Ally, Norman un peculiare Jackson.
Si sa ancora molto poco dell'incarnazione di A Star is Born per il terzo millennio, la cui data di uscita nel 2018 continua a subire rinvii e oscillazioni (al momento in cui si scrive l'uscita americana è fissata per il 5 ottobre). Inizialmente il progetto era nelle mani di Clint Eastwood, che fece di tutto per assegnare il ruolo alla popstar Beyoncé. A causa della gravidanza di quest'ultima il progetto è finito in stand-by, finché Eastwood non ha deciso di abbandonare la regia e affidarla al protagonista di American Sniper, Bradley Cooper. Per Cooper è il debutto dietro la macchina da presa. Dovrà dimostrare di aver appreso dal regista di Gran Torino ogni stratagemma del mestiere. Cooper indossa anche i panni del rocker in declino, Jackson Maine, che vede in Ally un talento appena sbocciato e la chance di una rinascita. Ma tra Esther e Ally non sembra esserci solo un cambiamento anagrafico: "Si tratta di una storia d'amore disperata" - ha affermato Cooper - "e, a differenza delle scorse versioni del film, la nostra protagonista è tutto fuorché un'ingenua". A dar vita alla non ingenua Ally è un volto davvero inconsueto e imprevedibile, quello di Lady Gaga, che per l'occasione si firma nei crediti con il vero nome di Stefani Germanotta. Una mossa coraggiosa, lontana da quanto compiuto dalle star della musica che l'hanno preceduta, a cominciare da Madonna.
Al di là del cambio di nomi, è il film con Streisand e Kristofferson la versione ripresa più direttamente da Bradley Cooper, con il mondo del country come ambientazione della vicenda. "La domanda che ci poniamo all'inizio del film è questa" - dice Cooper - "Cosa succede quando ti avvicini ai 30 anni ed inizi a capire che non arriverai mai a ottenere il grande successo? Non c'è modo migliore di esprimere questo sentimento che attraverso la musica. Cantando non ti puoi nascondere (...) Non avrei pensato di debuttare alla regia con un film simile, ma per qualche ragione questa storia mi ha toccato in maniera profonda".
Nella colonna sonora abbondano i brani creati appositamente per il film da Bradley Cooper e Lady Gaga, scritti con autori del calibro di Mark Ronson, Jason Isbell e Lukas Nelson. Tutti rigorosamente eseguiti dal vivo e senza ricorrere a playback. Come Terrence Malick per Song to Song, anche in A Star is Born molte scene sono state girate sui palchi di grandi festival musicali, come quello di Glastonbury. Gaga, headliner della manifestazione, è salita sul palco, in incognito, insieme a Cooper giorni prima della sua esibizione.
Per Cooper il ruolo di Jackson Maine si avvicina molto a suoi personaggi precedenti, affetti da sbalzi di umore ai limiti del bipolarismo e da istinti autodistruttivi, come nel caso di Il lato positivo. Mentre per Lady Gaga A Star is Born costituisce la sospirata occasione su grande schermo, dopo i piccoli ruoli di Machete Kills e Sin City - Una donna per cui uccidere. Molti i fantasmi da affrontare, considerati gli insuccessi toccati a diverse popstar che l'hanno preceduta, da Britney Spears a Christina Aguilera, fino al celebre caso di Madonna, mai riuscita a regalare un ruolo memorabile alla storia della settima arte.
Un film ambizioso che mira solo a diventare Blockbuster, però con pecche di regia a volte dilattentesche. Ha due soli spunti validi: l'incipit e la fine. Inzia col botto, con l'ottima prestazione canora-country del duo Ally/Jackson, ma poi si perde subito in meandri ridondanti-scontati. Già la fulminea storia d'amore folle che scatta troppo presto appare improbabile-arti [...] Vai alla recensione »
Inizialmente opzionato da Clint Eastwood (una di quelle notizie destinate ad alimentare il rimpianto dei cinefili), il remake di A Star Is Born (guarda la video recensione) di e con Bradley Cooper si presenta come un mélange abbastanza curioso delle versioni che lo hanno preceduto. C'è un motivo, ovviamente, che spiega la persistenza di questa storia, abbastanza elementare, di un Pigmalione e della sua scoperta: l'intramontabile sistema della celebrità. Negli studi accademici sull'argomento, si è da tempo passati dal vecchio approccio sociologico sul divismo a nuove forme di analisi dello stardom, e infine a una più ampia lettura del fenomeno delle celebrità diffuse, comprese le cosiddette micro-celebrità. Non solo il mondo ha sempre bisogno di stelle, ma ne ha bisogno anche più di prima. Se l'universo narrativo si è atomizzato, ogni nicchia ha i suoi divi e le sue personalità d'eccezione, tanto che persino il mondo della politica si è da qualche anno adeguato a quelle strategie di marketing della persona per solito erano destinate al mondo dello spettacolo.
Ogni generazione, tuttavia, esalta star più star di altre, figure talmente note (e spesso molto creative), che - pur nate in un ambito specifico - si sono rivelate stelle globali, in grado di trasformare l'immaginario spettacolare e collettivo. Lady Gaga è una di queste, essendo la musica solo il primo passo verso un impero iconografico che ha rivoluzionato, non meno di Madonna, le attese e i riferimenti della pop culture. La cosa più interessante di un film sinceramente non troppo riuscito come A Star Is Born è proprio il lavoro su Lady Gaga, che assume tutte le caratteristiche del postmoderno e dei cosiddetti ecosistemi mediali di oggi.
La vicenda racconta, sì, di una ragazza sconosciuta dalla voce eccezionale che, per puro caso, viene scoperta da un famoso cantante country rock; ma racconta anche una sorta di storia parallela dedicata a Lady Gaga (non è un caso che la troviamo, nella prima sequenza in cui compare, a cantare La vie en rose, in un locale LGBT e a ricordarci la sua tendenza "fluida" nei confronti della rappresentazione della sessualità nei video e nei concerti). In seguito, il suo personaggio sembra dapprima orientarsi verso la tradizione delle radici musicali statunitensi - il roots rock cantato dal protagonista - per poi sviluppare un mondo musicale e d'immagine del tutto autonomo, con forti iniezioni di pop. Quasi che A Star Is Born raccontasse un mondo parallelo in cui un'altra Stefani Joanne Angelina Germanotta finisce comunque col diventare Lady Gaga. C'è inoltre una dimensione interna alla storia del cinema e alle varie versioni del film. La versione più simile a questa, infatti, è anche la più recente, quella del 1976 interpretata da Barbra Streisand e Kris Kristofferson, entrambi cantanti molto famosi all'epoca. Il volto imperfetto della Streisand appare più volte influenza espressiva per Lady Gaga in questa variazione 2018, tanto da chiedersi se A Star Is Born non sia - prima che l'esordio alla regia di Bradley Cooper - una nuova tappa della carriera postmoderna della star musicale. La tappa cinematografica, e il rapporto generativo e manieristico con Barbra Streisand, altro non rappresenta che l'ennesima trasformazione di una celebrity che utilizza con estrema disinvoltura e innegabile talento tutti i media, e che conta sul carisma del mezzo cinematografico per configurare l'ultima metamorfosi, quella da attrice che imita e emula un'altra cantante/attrice.
La Warner Bros ha annunciato il primo ciak di È nata una stella (A star is Born), terzo remake di un titolo che fa parte della memoria nobile del cinema. Il progetto, in gestazione da tempo, vede protagonista Bradley Cooper, attore e regista, e Stefani Germanotta, attrice, meglio conosciuta come Lady GaGa. Sceneggiatore Will Fetters. Ci sono film che ricorrono continuamente, nelle epoche, come Anna Karenina, I tre moschettieri, Il Grande Gatsby, Amleto, fra gli altri. Vicende che vengono riviste e aggiornate secondo il momento, la cultura, il sociale, l'estetica.
È nata una stella fa parte di questo cartello di eccellenze. Con un privilegio in più, è un film puro, non deriva da un master letterario, come gli altri titoli citati.
La prima versione è del 1937, diretto da William Wellman, prodotto da quel genio che era David Selznick, quello di Via col vento, che fece un investimento cospicuo girando in technicolor quando il cinema era quasi agli albori del colore. Fra gli sceneggiatori, Dorothy Parker, scrittrice vera. Protagonisti erano Fredric March, divo assoluto, recente conte Wronskij, l'amante di Greta Garbo nella "Karenina" di Tolstoj, e Janet Gaynor, emergente, che attirò l'attenzione di Walt Disney che ispirandosi a lei disegnò la sua Biancaneve. Era la storia di Vicki Lester, aspirante attrice, che arriva a Hollywood, fa molti i mestieri secondo tradizione, fino all'incontro giusto, con Norman Maine, attore famoso ma con problemi di alcol. E mentre lei si afferma, fino all'Oscar, lui declina fino al suicidio. Fu uno dei maggiori successi di quell'anno.
Nel 1954 la "Warner" rifece il film, affidandolo a George Cukor, grande autore, il "regista delle donne". James Mason era l'alcolizzato Norman e Vicki era Judy Garland, nientemeno. C'era la Garland, dunque la protagonista non era un'attrice, ma una cantante, che comunque, arriva all'Oscar. Anche in questo caso, enorme investimento. Judy canta molte canzoni, ma lo spartito venne giudicato troppo sofisticato, i compositori ritennero doverosa un'evoluzione di stile rispetto alle regole e alle armonie delle canzoni e dei numeri del musical classico, ne risultarono canzoni poco orecchiabili. La "Dorothy" del Mago di Oz, ormai ultratrentenne, e con tanti problemi, offrì la sua ultima grande performance. Il film di Cukor comunque sorpassava il puro contenuto musicale e sentimentale, mostrando l'ambiente del cinema come qualcosa che può esaltarti ma anche ucciderti. In questo "senso autocritico" quel titolo si affianca a grandi classici come Viale del tramonto.
Un concerto rock tutto ritmo ed energia e una struggente interpretazione segnata da rimpianto e dolore. La sequenza iniziale e quella conclusiva, che racchiudono la vicenda di A star is born", riassumono perfettamente 'identità del film, che è insieme un viaggio nell'autodistruzione, romanzo di formazione e un rutilante metà sentimentale. La trama è nota perché questa nuova versione, diretta da Bradley [...] Vai alla recensione »