Will SmithIl comune senso di PrinceNome: Williard C. Smith II41 anni, 25 Settembre 1968 (Bilancia), Filadelfia (Pennsylvania - USA) |
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![]() Dio ci ha messo sette giorni a creare il mondo…io ci ho messo sette secondi a distruggere il mio.
dal film Sette anime (2008)
Will Smith è Ben Thomas
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Prince Fresh o Will Smith? Attore popolare o attore impegnato? Non lasciatevi ingannare dalla facile dicotomia. Il popolarissimo attore di colore, Will Smith, decretato Star dalla generazione di MTV che ne ha apprezzato moltissimo il lato comune, è anche molto stimato da quel cinema intellettuale che non gli ha permesso di scivolare (come molti suoi colleghi prima di lui) in quella spirale di ruoli comuni che rischiano davvero di mettere fine ad una carriera. Prince Fresh e Will Smith, di risposta, per cui sono la stessa persona.
Secondo figlio di una dipendente di un convitto e del proprietario di un'impresa di impianti d'aria condizionata, è cresciuto nella medioborghesia del West Philadelphia, studiando all'Overbrook High School a Winfield, in Pennsylvania, guadagnandosi il soprannome di "Prince" dai suoi insegnanti, per una certa trivialità che lo rendeva molto attraente. A questo nomignolo, lui affianca "Fresh", molto in voga nello slang della black America della metà anni Ottanta. La sua strada sente che è tutta verso la musica, ed in particolare verso il rap. Dopo l'incontro con Jeff Thomas, durante un party, i due formano un duo DJ Jazz Jeff e The Fresh Prince, aveva solo 12 anni. I due nell'arco degli anni, riusciranno a vincere perfino due Grammy Award per la migliore performance rap con la canzone "Parents Just Don't Understand" (1989), seguito poi da "Summertime". The Fresh Prince acquista popolarità: si compra case, auto e gioielli, ma finisce in bancarotta nel 1989. Fortunatamente, l'incontro con il produttore Benny Medina gli salva la carriera e la storia di The Fresh Prince a Beverly Hills diventa una sitcom per la NBC: nasce Willy, il Principe di Bel Air (1990), il telefilm che gli porterà la notorietà mondiale.
Nel frattempo appare in altre sitcom come Blossom e in produzioni cinematografiche poco conosciute come il film (inedito in Italia) Where the Day Takes You (1992) di Marc Rocco con altre stelle del tubo catodico (Dermot Mulroney, Sean Astin, Lara Flynn Boyle, Kyle MacLachlan e Alyssa Milano). Nello stesso periodo, sposa Sheree Smith, dalla quale avrà il suo primogenito, Willard Smith III. La sua grande prova d'attore però, la dimostra fuori dal circuito del piccolo schermo con Sei gradi di separazione (1993) di Fred Schepisi, dove spingerà la borghese Stokkard Channing a cambiare vita.
Vivacissimo accanto a Whoopi Goldberg in Made in America (1993) di Richard Benjamin, ha il suo primo ruolo cinematograficamente importante con l'action Bad Boys (1995) di Michael Bay, ma ancora di più per il blockbuster di Roland Emmerich con Independence Day (1996), dove interpreta un marine che combatte contro gli alieni invasori. Da quel momento in poi è dichiaratamente confermato come il re del box office. Qualsiasi film faccia, è un successo al botteghino. Men in Black (1997) di Barry Sonnenfeld (con il suo sequel), dove è in coppia con Tommy Lee Jones e Nemico Pubblico (1998) di Tony Scott con Gene Hackman, sono solo alcuni dei suoi trionfi. E dopo la fine del matrimonio con la prima moglie, nel 1997, sposa l'attrice Jada Pinkett Smith (che aveva già incontrato durante i provini che avrebbero decretato a chi sarebbe andato il ruolo della sua girlfriend in Willy, il Principe di Bel Air e la spuntò Nia Long), dalla quale avrà altri due figli: Jade Christopher Syre Smith e Willow Camille Reign Smith.
Rifiuta il ruolo di Neo in Matrix (1999), per girare il flop Wild Wild West (1999), per la regia di Barry Sonnenfeld con Kevin Kline. Pessima scelta. Matrix ha un successo spropositato ed entra nella storia del cinema, mentre Wild Wild West entra nella storia della carriera di Will Smith, come uno dei suoi primi fallimenti, cui seguirà La leggenda di Bagger Vance (2000) di Robert Redford.
Un punto di svolta professionale lo ritroverà solo con la nomination all'Oscar come Miglior Attore Protagonista per il film Alì di Michael Mann, nel ruolo del pugile-leggenda Muhammad Ali. Nel 2004, si impegna nella fondazione Nelson Mandela per la prevenzione dell'Aids, in concomitanza, rilancia la sua carriera doppiando il pesce Oscar nel film d'animazione digitale Shark Tale (2004). Considerato e poi scartato per il ruolo di Mr. Smith nel film Mr. & Mrs. Smith (2005), recita nel film Hitch – Lui sì che capisce le donne di Andy Tennant e poi si fa strada l'esperienza italiana, diretto da Gabriele Muccino in La ricerca della felicità (2006), dove interpreta un quarantenne che si ritrova improvvisamente disoccupato e con un figlio (il suo vero figlio, Jaden, che recita con lui) a cui badare. Ruolo che gli farà ottenere la sua seconda nomination all'Oscar come miglior attore protagonista. Con il regista italiano tornerà poi a lavorare anche nel 2008 nel drammatico Sette anime, non ottenendo però lo stesso successo né di critica, né di pubblico.
Artistico e produttivo, dotato di un sottile stile recitativo e senza dubbio aiutato da una furbizia promozionale, Will Smith si offre (con polemiche o meno) come uno di quegli attori che maggiormente sono cresciuti artisticamente ad Hollywood e si spera ancora cresca… Nel suo caso (dato che di sequel ne ha fatti tanti) TO BE CONTINUED… è la frase ideale.
Golden Globes 2007
Premio Oscar 2007
Golden Globes 2002
Premio Oscar 2001
Dopo aver girato in America un dramma a sfondo sociale e a lieto fine, Gabriele Muccino conferma Will Smith e raddoppia con una storia d'amore e di solidarietà "estrema", che illumina un film cupo e drammatico. Trovata la felicità e il benessere, questa volta l'attore americano, che ha concretizzato (dentro e fuori dallo schermo) l'american dream, è deciso a inseguire la redenzione e accanito nell'espiare l'errore commesso. Si farà "letteralmente" in sette per rimediare e "donerà" cuore e speranza alla bella e delicata Emily di Rosario Dawson. Smith e Dawson hanno accompagnato il loro (e nostro) regista a Roma, dove hanno soddisfatto generosamente curiosità e (simpatiche) indiscrezioni sulla realizzazione di Sette Anime. Discusso e biasimato dalla critica americana, l'ultimo film di Gabriele Muccino (ri)cerca in Italia riscatto ed happine$$.
Era soprannominato Prince dai compagni di West Philadelphia per la grazia e lo charme con cui governava i rovesci della vita. Dopo un intervallo musicale da rapper guascone, è diventato principe nella Beverly Hills di Benny Medina, consacrandosi magnifico interprete di un cinema easy e scanzonato come il suo rap. Una presenza assoluta, sorgente di magnetismo, di carisma, di fascinazione. L'elegante e felina fisicità della sua recitazione ha sempre riscattato la qualità dei blockbuster interpretati. Un'energia fisica pronta a scatenarsi sul ring di Mann o a ridursi nella New York svuotata di Francis Lawrence. Dopo aver prestato il suo corpo alla noble art (Alì), con inusitata umiltà, e aver infranto la sua immagine "leggera", incarnando l'ultimo uomo della terra assediato e sconfitto, oggi è il super(anti)eroe (in)frangibile nell'ultimo film di Peter Berg. John Hancock, mutuato il nome del primo firmatario della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti, è un supereroe alcolizzato e maldestro che combatte la sua guerra contro il mondo dentro un paio di bermuda e sotto un berretto di lana, indizi di una vulnerabilità accentuata e di una definizione poco formale del supereroe. Sopra il cielo di Los Angeles, l'eroe casual di Will Smith mette a nudo la tristezza del supereroe quanto il bisogno, toccante, che i suoi cittadini hanno di credere in lui. Una massa pullulante di criminali, una distesa di esseri umani e indifesi in cerca di protezione. Il supereroe Hancock altro non è che un mediocre costretto a diventare l'anima del mondo intero, la terribile coscienza della sua odiosa combinazione di bene e male. Un supereroe nato al cinema e mai uscito dal mondo dei fumetti, un corpo stigmatizzato dalla cattiveria della gente che lo riconosce immediatamente come diverso, come nemico. Will Smith, "benedetto" dal sogno americano di Muccino e attraversato dal ritmo swing di Mann, è ancora una volta "leggenda", è ancora una volta il dolore eroico dell'essere. È l'inadeguatezza rispetto al destino, è la difficoltà di conoscere il proprio posto nel mondo, verso cui ostenta disinteresse e dove finisce per arrivare sempre primo e prima di tutti, garantendosi la via di uscita per continuare a mettersi in gioco.
Robert Neville (Will Smith) è uno scienziato brillante, che tuttavia non è stato in grado di fermare un terribile virus, creato dagli uomini. È però immune, in qualche modo, e si ritrova a essere l'ultimo sopravvissuto a New York City e, forse, nel mondo. Per tre anni, Neville ha mandato ogni giorno messaggi radio, alla disperata ricerca di altri sopravvissuti, senza ricevere risposta. Ma non è realmente solo: le vittime del virus sono mutate e si nascondono nelle ombre, osservando ogni sua mossa e attendendo un errore fatale. Resosi conto di essere l'ultima speranza dell'umanità, Neville decide di ricercare un modo per rendere reversibili gli effetti della mutazione, usando il proprio sangue. Il tempo è poco e i nemici, forse, sono troppi…
Musica, tv, cinema: l'ascesa di Will Smith è inarrestabile fin dall'età scolare quando, appena dodicenne, diede vita al duo rap Jazzy Jeff & The Fresh Prince. Oggi, l'attore nato a West Philadelphia. è una delle star globali più amate, uno dei tre attori a collezionare ben 7 blockbuster consecutivi da oltre cento milioni di dollari di incassi al botteghino, tanto potente da reclutare l'italiano Muccino per girare il "familiare" La ricerca della felicità in cui recita al fianco del figlio Jaden. Sebbene sia innegabile il talento di un attore che è riuscito a portare con tanta forza - fisica e psichica – Mohammed Ali sul grande schermo, il vero pregio di Will Smith è il fascino interrazziale di una star amata dai neri ma che è capace di affascinare anche il pubblico WASP della borghesia medio-alta USA, la fascia sociale da cui lui stesso proviene. Sebbene abbia scelto la musica dei ghetti per farsi conoscere – e malgrado dopo aver sconfitto al cinema Foreman e gli alieni, per nuotare abbia bisogno ancora oggi dei braccioli – Will Smith è tuttora una carta di credito ambulante per i produttori di sogni targati celluloide. I motivi per pensare che il prossimo Io sono leggenda non faccia eccezione ci sono tutti: tratto da un libro che ha fatto storia, prodotto con enorme profusione di mezzi e di effetti speciali e lui che da solo vale il prezzo del biglietto.
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Sette anime
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Genere Drammatico, - USA 2008. Uscita 09/01/2009. |
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Hancock
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Genere Azione, - USA 2008. Uscita 12/09/2008. |
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Io sono leggenda
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Genere Azione, - USA 2007. Uscita 11/01/2008. |
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La ricerca della felicità
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Genere Drammatico, - USA 2006. Uscita 12/01/2007. |
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Hitch - Lui sì che capisce le donne
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Genere Commedia, - USA 2005. Uscita 11/03/2005. |
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Il risveglio della giornata di domenica comincia in maniera piacevole con la deliziosa commedia Un matrimonio all'inglese (Sky Cinema 1 HD, 9.45), con protagonista un'inedita Jessica Biel nelle vesti di una nobile americana. Gente che da un momento all'altro si toglie la vita senza un valido motivo. È questo il rebus che dovrà risolvere Mark Wahlberg nell' ultimo film di M.Night Shyamalan E venne il giorno (Sky Cinema Max HD, 13.25). L'ennesima grande interpretazione di Al Pacino la ritroviamo nel film gangster di Brian De Palma Carlito's Way (Iris, 21.05), mentre un'interpretazione da "invisibile" ce la regala Kevin Bacon in L'uomo senza ombra (Italia 1, 23.25).
In Solo un padre (Premium Cinema, 21.00) Luca Argentero, qui alla sua prova di maturità come attore, ci fa commuovere nel vederlo crescere sua figlia dopo la morte improvvisa della moglie. Le risate però le ritroviamo con la commedia-cult Harry ti presento Sally (Rai 4, 22.35) dove Billy Crystal cerca in tutti modi di provarci con una giovane Meg Ryan.
Tobey Maguire torna a volteggiare tra i grattacieli di New York nella giornata di lunedì con Spider-Man 2 (Italia 1, 21.10) di Sam Raimi, pronto a riconquistare la bella Mary Jane nel film più riuscito della serie. Lo stesso Maguire lo ritroviamo in Pleasantville (Premium Emotion, 21.00) dove il suo magico televisore lo trasporta insieme alla sorella all'interno della loro soap opera preferita.
Tom Cruise, nei panni di un colonnello nazista, si unisce a un gruppo di ufficiali ribelli che in Operazione Valchiria (Sky Cinema 1 HD, 21.00) progettano di eliminare Hitler. Javier Bardem si trasforma per i fratelli Coen in uno spietato killer dalla stramba capigliatura in Non è un paese per vecchi (Sky Hits HD, 21.15), interpretazione che gli è valsa il meritato Oscar come Miglior Attore nel 2008. Dopo diversi documentari, Jonathan Demme torna a dirigere un lungometraggio in Rachel sta per sposarsi (Sky Mania, 23.10), dove una convincente Anne Hathaway torna dalla sua famiglia dopo essersi lasciata alle spalle un passato da tossicodipendente.
Remake e sequel fanno da padrone in questo weekend di fine gennaio, povero di uscite (solo quattro) e di novità. Ciò non toglie che, almeno nel caso di Baciami ancora, ci sia da aspettarsi un buon esito al botteghino perché le opere di Gabriele Muccino non passano mai inosservate, soprattutto tra i giovani. A distanza di dieci anni da L'ultimo bacio, il regista/attore romano torna a parlare dei suoi personaggi più cari per mostrarci l'evoluzione delle loro vite e della loro felicità. Ed è proprio la felicità quella ad essere rincorsa ancora una volta, è un po' il filo conduttore di tutti i lavori del regista che non manca mai di far lottare i protagonisti contro la delusione e il disincanto, sazi di un'inevitabile crisi esistenziale. Neppure il viaggio in America (dove ha realizzato le due opere interpretate da Will Smith, La ricerca della felicità e Sette anime) ha distolto Muccino da questo sguardo che oggi, con Baciami ancora, ritorna, si evolve e include una nuova ricerca, quella del bello della vita. L'ambizione di Carlo (Stefano Accorsi), Paolo (Claudio Santamaria), Marco (Pierfrancesco Favino), Alberto (Marco Cocci), Adriano (Giorgio Pasotti), Livia (Sabrina Impacciatore), Veronica (Daniela Piazza) e Giulia (stavolta interpretata da Vittoria Puccini) collima con il racconto della "storia di tutte le storie d'amore".
Dopo un viaggio negli States per scrivere e produrre le due opere interpretate da Will Smith (La ricerca della felicità e Sette anime), Gabriele Muccino torna in patria per dare una seconda possibilità ai protagonisti de L'ultimo bacio e realizzare l'atteso sequel, Baciami ancora (nelle sale a partire dal 29 gennaio). A distanza di dieci anni, Carlo (Stefano Accorsi), Paolo (Claudio Santamaria), Marco (Pierfrancesco Favino), Alberto (Marco Cocci), Adriano (Giorgio Pasotti), Livia (Sabrina Impacciatore), Veronica (Daniela Piazza) e Giulia (stavolta interpretata da Vittoria Puccini) si ritrovano di fronte all'ennesima crisi esistenziale e sentimentale dalla quale tenteranno di uscire facendo ordine nella propria vita.
In questo backstage, in esclusiva per MYmovies, il regista racconta quanto ha desiderato mostrare al pubblico l'evoluzione dei suoi personaggi e anche dove i loro sogni e le loro voglie di fuga li hanno portati, andando a sancire l'idea che il perseguimento della felicità passa attraverso le sconfitte, gli errori e le delusioni.
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