Stefano, un giovane pittore, è chiamato a restaurare un affresco, terrificante opera di un folle morto suicida. Durante il lavoro, Stefano è vittima di fatti strani e inquietanti e assiste a una serie di morti strane. Espandi ▽
Stefano arriva in un paesino nella pianura emiliana. È stato ingaggiato per restaurare un affresco di Buono Legnani, un pittore morto parecchi anni prima in circostanze misteriose. Definito “il pittore delle agonie”, Legnani amava dipingere la sofferenza delle persone in punto di morte. Grazie a un amico, Stefano apprende che il mistero attorno a Legnani è profondo e persino pericoloso. Girato con pochi soldi e molta inventiva, il film rappresenta la prima vera incursione di Pupi Avati nel thriller a tinte horror, dopo un paio di film iniziali dai toni bizzarri e weird e un paio di commedie grottesche, l’ultima delle quali (Bordella) non aveva avuto molta fortuna.Avati dirige qui con maestria e senso del macabro, sempre pienamente in controllo della storia e delle situazioni, riuscendo a generare un’inquietudine che si trasforma via via in suspense senza forzare ritmo e tempi, ma lasciando che la forza della storia si imponga in modo naturale. Tutto funziona e tutto congiura a costruire un piccolo classico che ha subito avuto un buon successo commerciale, ma che poi è ulteriormente cresciuto nel tempo sino a entrare di diritto nell’alveo dei cult movies, non solo in Italia. Recensione ❯
Un documentario in cui i ragazzi riscrivono lo spazio urbano attraverso il parkour e le loro storie di vita ed emigrazione. Espandi ▽
La regista Areeb, nata a Nablus, in Cisgiordania, e residente a Washington, ha ancora ricordi dell'infanzia e della sua visita a Gaza a quattro anni, quando insieme alla madre vide per la prima volta il mare. Scoperti su internet i video di alcuni ragazzi palestinesi che praticano parkour sulla spiaggia della Striscia, Areeb si mette in contatto con Ahmed, il regista dei video amatoriali, e comincia una conversazione a distanza.
Impegnata a documentare la situazione storico-politica del Medio Oriente, la regista esordisce nel lungo affidandosi soprattutto alle immagini del suo interlocutore per ridurre la distanza tra passato e presente, tra una personalità divisa e un'identità fortissima.
In Yalla Parkour lo sguardo della regista, che osserva i video sul suo computer, si riverbera in quello di noi spettatori, che osserviamo una realtà a sua volta osservata. La mise en abîme è vertiginosa e raffigura la distanza che ci separa da Gaza e dalla sua realtà, di cui, il pericolosissimo parkour si fa sinistra metafora. Recensione ❯
Due uomini per sfuggire ad una retata si travestano da donna. L'incontro con la bella Sugar Kane li metterà però in difficoltà. Espandi ▽
Chicago, 1929. Joe e Jerry suonano in un'orchestrina che si esibisce nella sala nascosta di un'agenzia di pompe funebri. Il proibizionismo impera e i gangster escogitano tutti gli stratagemmi per poter spacciare l'alcol. I due, sfuggiti a una retata e in cerca di una scrittura, si ritrovano ad essere testimoni del massacro della notte di San Valentino. Costretti a fuggire perché scoperti dalla gang del temibile Ghette, ai due non resta altro che travestirsi da donne per far parte di una band al femminile che sta partendo per esibirsi in Florida. Da quel momento saranno Dafne e Josephine. Non sanno che si troveranno davanti l'affascinante Sugar Kane e che entrambi ne verranno attratti. Recensione ❯
Il divertimento non manca, il gioco del 'chi è stato' è presente, il messaggio è positivo. Un piacevole film per famiglie. Azione, Commedia - Irlanda, Gran Bretagna, Germania, USA2026. Durata 109 Minuti.
Un enigma sconvolge la tranquillità di una fattoria e spinge un gruppo di improbabili investigatori a seguire indizi e sospetti. Espandi ▽
George è un pastore che conduce una vita solitaria allietata dalla presenza delle sue pecore a ognuna delle quali ha assegnato un nome e a cui, a fine giornata, legge capitoli di romanzi gialli convinto che, ovviamente, non possano comprenderli. Quando però avverrà un omicidio saranno proprio le detective a quattro zampe a condurre alla soluzione.
Un piacevole film per famiglie con due attori importanti e un messaggio positivo per i più giovani. Il pensiero non può non andare a Babe, maialino coraggioso con in aggiunta tutto ciò che la tecnologia oggi si può permettere.
Il divertimento non manca, il gioco del 'chi è stato' è presente, il messaggio è positivo. Non si può chiedere di più ad un film che copre un ambito (quello delle proiezioni che vedano insieme in sala adulti e bambini che non siano blockbuster Disney, Pixar o affini) purtroppo spesso emarginato dalla distribuzione nazionale. Recensione ❯
Perfetto nella fusione tra live-action e animazione 2D, resta a distanza di 30 anni divertentissimo, moderno e sperimentale. Commedia, USA1996. Durata 87 Minuti. Consigli per la visione: Film per tutti
Un extraterrestre decisamente cattivo ha bisogno di nuovi personaggi per il suo Luna Park. Ruba quindi le capacità dei giocatori di basket dell'NBA. Espandi ▽
Michael Jordan, dopo che il padre viene assassinato, annuncia il suo ritiro dalla pallacanestro e inizia la carriera nel baseball anche se con risultati modesti. Intanto in un pianeta alieno, il luna-park Moron Mountain sta attraversando un momento di crisi. Così Mr. Swackhammer, l'avido e malvagio proprietario, decide di far rapire i Looney Tunes dai Nerdlucks che mettono in atto un diabolico piano; rubano il talento a cinque dei migliori cestisti della NBA e si trasformano nei Monstars, cambiando la statura e l'aspetto trasformandosi così in un quintetto imbattibile. A questo punto i Looney Tunes sequestrano Michael Jordan mentre sta giocando una partita di golf. Il campione, inizialmente riluttante, accetta di giocare con loro dopo essere stato provocato dai Monstars.
Il film resta subito sorprendente nella perfetta fusione tra live-action e animazione 2D. Space Jam fa contenti tutti: gli appassionati di basket, di cinema e dei cartoons Warner. Quando è uscito in sala è stato un grande successo. Costato 80 milioni di dollari, ha superato al box-office i 230. Ora dopo 30 anni, appare ancora più moderno ma anche sperimentale. Recensione ❯
Tommaso ha cresciuto da solo quattro figlie chiudendosi completamente al mondo. Quando le ragazze decidono che è ora che papà si rimetta in gioco, Tommaso si ritrova- a conoscere Lara. Espandi ▽
Da quando è rimasto vedovo, Tommaso cresce da solo quattro figlie. Il suo amico e dipendente Italo, un sessuomane, lo spinge a "cercare una donna" sul web. Anche le figlie invitano il padre a trovare una nuova compagna. E sono proprio loro a spedirlo ad una festa della sua banca dove incontra la dirigente Lara: è un colpo di fulmine, ma Tommaso non rivela a Lara l'esistenza delle proprie figlie, temendo di spaventarla. Ciò che non sa è che, per lo stesso motivo, Lara non ha rivelato a Tommaso l'esistenza dei suoi tre figli.
Un bel giorno è la quarta regia di Fabio De Luigi, che cofirma anche la sceneggiatura insieme a Furio Andreotti e Giulia Calenda: il che stupisce, perché questi ultimi sono di solito molto abili nel tratteggiare commedie coerenti e sufficientemente realiste.
Un bel giorno è una commedia gentile che però manca il bersaglio della comicità davvero attinente al reale. E la chimica fra De Luigi e Raffaele è sottoutilizzata, anche se il regista-attore fa del suo meglio per conservarne la freschezza, includendo anche le piccole improvvisazioni e i blooper involontari che hanno avuto luogo nel corso delle riprese. Recensione ❯
Inseguimenti folli e il carisma inossidabile di Jason Statham che fa ancora una volta Jason Statham. Ed è impossibile non amarlo per questo. Azione, Thriller - Gran Bretagna, USA2026. Durata 107 Minuti.
Un viaggio teso e implacabile, dove la sopravvivenza diventa una prova e la redenzione ha un prezzo. Espandi ▽
Michael Mason si è ritirato dal mondo. Solo come un cane e con un cane, vive su un'isola scozzese, all'ombra di un faro e di un passato che immancabilmente ritorna. Dopo aver salvato dal naufragio la nipote del marinaio che ogni settimana gli consegna i viveri, Michael deve imparare a convivere di nuovo col mondo. Ma quando un gruppo di uomini armati sbarca sulla sua isola, è costretto a fuggire con Jesse, e proteggerla diventa la sua priorità. Dietro le quinte, intanto, l'ex capo dell'Intelligence britannica tira i fili.
Missione Shelter non delude. Ancora una volta la nostra star veglia su una ragazza testarda con un'abnegazione letale. La storia è nota, al punto che Jason Statham non si è affermato solo come una delle figure più riconoscibili del cinema d'azione, ma è diventato un sottogenere a sé stante. Innocuo all'apparenza ma formidabile al primo alito di vento, Jason Statham fa Jason Statham e noi lo amiamo per questo. L'attore è proiettato daccapo in un plot puramente ludico, dove l'unica soluzione è vivere al limite Recensione ❯
La storia di Davis, un ladro sfuggente le cui rapine hanno da tempo lasciato la polizia senza indizi. Espandi ▽
James è un rapinatore particolare, con un'agenda personale e un codice morale. I suoi obiettivi sono le compagnie di assicurazione. Dopo un colpo che ha rischiato di svelare la sua identità, James decide che è tempo di smetterla, ma il suo capo, Money, non ci sta e recluta il giovane psicopatico Ormon per rimpiazzarlo e carpire informazioni su possibili nuovi colpi. Intanto sulle tracce di James c'è l'ispettore di polizia Lou.
Assemblando un cast micidiale, che recluta star o vecchie glorie di Hollywood anche per ruoli minori di poche scene, Bart Layton realizza - da un testo di Don Winslow - uno heist movie d'altri tempi, che non si pone mai il problema di rappresentare uno scarto rispetto al cospicuo passato di film che caratterizza il sottogenere.
Crime 101 non ha un'ombra di aderenza al mondo reale, e finisce per coinvolgere minimamente lo spettatore in un plot troppo artificioso e scarsamente credibile. Recensione ❯
Dopo il successo di Cortina Express Christian De Sica e Lillo tornano sulla neve. Espandi ▽
Christian Agata, il detective e criminologo più famoso d'Italia viene invitato da Walter Gulmar, figlio di Carlo, patron della celebre ditta di giocattoli Gulmar e Gulmar, per fare da testimonial nello spot della nuova edizione di un gioco in scatola, il Crime Castle, best seller dell'azienda. Lo spot sarà girato in Val d'Aosta, e Agata raggiunge i Gulmar nel loro sontuoso castello fra le montagne innevate, che è stato di ispirazione per il gioco di cui sopra. Nel castello ci sono molti ospiti. Quando una valanga isola tutta l'improbabile compagnia, spunta il classico cadavere e i dieci piccoli indiani resteranno intrappolati nell'edificio. Il detective Agata dovrà risolvere il mistero.
Le assurdità non si contano e siamo ben lontani da capolavori come Crimen, ma la collezione incessante di battute surreali riesce a creare un mini effetto valanga che strappa più di una risata e potrebbe trasformare il film in un piccolo cult.
Sembra che gli attori - a partire da Christian De Sica e Lillo - si siano divertiti a prestarsi a questo festival del nonsense, e se ci si abbandona allo swing delirante, anche il pubblico - forse - gradirà. Recensione ❯
Una finestra senza precedenti sui venti giorni che precedono l'Inaugurazione Presidenziale del 2025, raccontati per la prima volta attraverso lo sguardo diretto della First Lady. Espandi ▽
Mancano 20 giorni al secondo insediamento di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, e la moglie Melania è impegnata nella scelta dell’abito con cui presentarsi alla cerimonia di inaugurazione e alla cena e serata di gala che seguiranno: gli inviti, il menu, le tovaglie e il servizio di piatti e bicchieri, tutto nel bianco e oro delle magioni Trump, mentre l’abbigliamento di lei è in bianco e nero, i suoi colori preferitu. Intorno a Melania si affanna uno stuolo di attendenti, dallo stilista francese Hervé Pierre all’arredatrice di interni laotiana Tham Kannalikham, ma lei rivendica la sua “visione creativa”, fosse solo nel sistemare il colletto della camicia o la tesa del cappello. E si prepara a riprendere il filo del mandato precedente di first lady e delle sue due iniziative preferite, la Be Best, campagna per promuovere il benessere dei bambini tenendoli lontani dai device e proteggendoli dal cyberbullismo, e Fostering The Future, programma che asegna borse di studio agli universitari per emanciparli dal welfare. Melania è esattamente come ce lo si potrebbe immaginare: un ritratto privo di ombre e di profondità di campo (nonostante nel team di direttori della fotografia ci sia anche il premio Oscar Dante Spinotti) che rimane in superficie e non rivela della first lady niente di più di quanto non sia stato espressamente autorizzato dalla committenza. Una narrazione priva di notizie, di momenti non già abbandonatamente mostrati dai notiziari e di sviluppo drammaturgico finisce per apparire monotona e uniforme, e relegata ad un immaginario escludente. La parte più interessante è la playlist di brani musicali che puntellano il documentario, che sembra fare da contrappunto ironico a tutto ciò che vediamo in scena Recensione ❯
Un detective viene accusato di un crimine ed è costretto a dimostrare la sua innocenza. Espandi ▽
In un futuro prossimo venturo Chris Raven è un agente del dipartimento rapine e omicidi della polizia di Los Angeles. Sposato e con una figlia adolescente, Chris ha avuto problemi di alcolismo in seguito alla morte del suo mentore. Si ritrova improvvisamente incatenato ad una sedia metallica e messo sotto processo da una giudice AI, l'impassibile Maddox, che lo accusa dell'omicidio di sua moglie Nicole. Chris si dichiara innocente.
In Mercy - Sotto accusa il pubblico ricostruisce insieme al protagonista gli eventi dell'uccisione della moglie in modo virtuale e lo vede intervenire sulla realtà rimanendo confinato alla sua sedia metallica. La regia di Bekmambetov è adrenalinica al punto giusto e lavora in modo pirotecnico sulle immagini generate dalle alte tecnologie.
Alcuni temi sono molto attuali: la fallibilità e violenza della polizia di Los Angeles, per esempio, e l'impunità desiderata da poliziotti che giustificano qualsiasi loro azione confidando nella protezione della divisa. Recensione ❯
Un racconto di tensione, desiderio e inganni ambientato nel cuore dell'alta società, dove niente è come sembra e la perfezione è solo apparenza. Espandi ▽
Millie è alla disperata ricerca di un lavoro e di un alloggio che le permetta di usufruire della libertà condizionata. L'offerta di fare la governante presso la ricca famiglia Winchester le appare come un miraggio, e quando Nina Winchester la assume per badare alla sua casa e alla figlia Cecelia, Milllie pensa di avere svoltato. Ma è l'inizio di un incubo, perché Nina sembra davvero posseduta: la maltratta, la accusa ingiustamente, le affida compiti impossibili. E anche Cecelia si comporta verso di lei in modo inspiegabilmente ostile.
Meno male che dalla sua parte c'è Andrew, il marito di Nina e padre putativo di Cecelia, uomo bellissimo e infinitamente paziente, l'unico che sembra essere in grado di rimettere in riga sua moglie. Ma non tutto è come sembra, così come non è tutto oro quello che luccica.
Dal punto di vista recitativo Una di famiglia è uno spasso, merito soprattutto di Amanda Seyfried, che si conferma attrice in grado di gestire tutte le sfumature di un personaggio, mentre Sydney Sweeney fa leva sulla sua naturale sfuggevolezza per riprodurre la natura liquida della sua Millie. Il film è anche un racconto ammonitore sul rischio di credere alle illusioni perpetuate da certe favole al femminile. Recensione ❯
Sophie Chiarello accompagna Aldo, Giovanni e Giacomo in un ritorno alle origini che diventa un racconto di amicizia, talento e del destino che li ha resi una leggenda della comicità italiana. Espandi ▽
A partire dall'infanzia, in cui le prime esperienze da attori sono state vissute all'oratorio, ognuno dei tre racconta se stesso mettendosi in relazione con gli altri. Molto spazio viene lasciato alle esperienze teatrali che sono state quelle che hanno sviluppato le potenzialità di ognuno per poi giungere alla notorietà data dalla loro opera prima Tre uomini e una gamba.
Un autoritratto dei tre tra nostalgia, ricordo e consapevolezza dei risultati raggiunti e da raggiungere.
Sophie Chiarello, la cui presenza non viene occultata dai tre Aldo, Giovanni e Giacomo che addirittura la coinvolgono inizialmente nei loro scambi di battute, è riuscita a trovare la giusta cifra narrativa seguendoli talvolta insieme e talaltra separatamente facendo emergere le storie di ognuno, le convergenze ma anche le differenze. Recensione ❯
Storia di mafia vista in un'ottica diversa e originale, analizzata in chiave grottesca. Drammatico, USA1990. Durata 146 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
Una storia di mafia vista in un'ottica diversa e originale: tutto è analizzato in chiave grottesca e il protagonista non è un pezzo grosso della malavita. Espandi ▽
La maggior parte delle pellicole dedicate al richiamo edonistico alla malavita indugiano su figure criminali presentandone un percorso che ha del programmatico: l'ascesa e il successivo declino, vittime della loro stessa ambizione. Ma Scorsese dimostra un talento raro costruendo un film esplicitamente immorale. Lo script distilla ricordi in una finzione grottesca che vira a volte nel documentario. È il regista giusto per questo materiale, figlio di Little Italy, cresciuto in un ghetto siciliano a Manhattan e forgiato quindi da un background di un certo tipo.
Quei bravi ragazzi è un capolavoro di composizione visiva, sorretto da sceneggiatura degna di lode (scritta dallo stesso regista e da N. Pileggi, autore del romanzo da cui il film è tratto) e dall'interpretazione di attori al massimo della loro forma.
La regia trasuda le esperienze cinematografiche accumulate fino a quel momento. Nel racconto c'è tutto ciò che serve al cineasta, il desiderio di appartenenza e la paura dell'esclusione, la sottile frontiera tra il mondo normale e l'universo dei mostri. Perfezionato è il metodo di assemblaggio della colonna sonora. Troviamo in questo film tutti i pilastri del pantheon di Martin Scorsese, in un caleidoscopio musicale che va dai gruppi vocali degli anni 50 ai Rolling Stones, da Mina fino al punk di Sid Vicious. Recensione ❯
I maghi del crimine sono tornati! Al loro fianco, una nuova generazione di illusionisti riscrive le regole dello spettacolo con numeri mozzafiato, colpi di scena e sorprese che sfidano l'immaginazione. Espandi ▽
Sono passati dieci anni dall'ultima apparizione in scena dei Cavalieri della Magia. Ma si tratta davvero dei quattro Cavalieri, o solo di un loro ologramma? Un terzetto di giovani artisti della magia, nonché di vendicatori sociali alla Robin Hood e di ecologisti convinti, sta infatti cercando di affermarsi facendo leva sulla popolarità della generazione precedente, e ad Atlas questo tentativo non è sfuggito.
Il terzo capitolo della saga è una cavalcata fra New York, il Sudafrica, il deserto dell'Arabia, Anversa, la Francia e gli Emirati. Ed è anche un continuo gioco di prestigio creato sia dalle tecniche cinematografiche più all'avanguardia che dall'abilità degli attori protagonisti.
Il messaggio è che le generazioni hanno bisogno le une delle altre, e che i giovani servono anche per riconnettere i più anziani ai loro doveri morali. La raccomandazione per il pubblico è quella di prestare attenzione ad alcuni indizi che la sceneggiatura semina e che portano alle sorprese finali, e per il resto salire sull'ottovolante visivo orchestrato dal regista Ruben Fleisher gustandosi la corsa senza farsi troppe domande. Recensione ❯