Un racconto di formazione sul vero sogno amaricano. Candidato a 6 premi Oscar. Ora in streaming. GUARDA ORA IL FILM »
di Emanuele Sacchi
Il vero sogno americano, quello che negli ultimi decenni sembra essersi smarrito, rivive in Minari. Un film classico, sorretto da un cast straordinario, che celebra il volto multiculturale di un’America in cui tutto sembrava ancora possibile.
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Anni '80: Jacob e la sua famiglia, immigrati sudcoreani stanchi di sopravvivere grazie a lavori come il sessaggio dei polli, si trasferiscono dalla California all'Arkansas. Jacob vuole avviare una coltivazione in proprio e rivendere i prodotti del suo lavoro nelle grandi città. La sua ambizione richiede enormi sacrifici e la moglie Monica è sempre meno disposta a concederne, specie per le complicazioni cardiache del figlio David. Pur di mantenere la famiglia unita Jacob accetta che si trasferisca da loro la suocera, Soonja: a differenza di Jacob, la donna è rimasta ancorata alle tradizioni coreane e si dimostra tutto fuorché corrispondente all'immagine tradizionale della nonna.
La collocazione temporale del quarto film di Lee Isaac Chung è solo in parte dovuta a un'esperienza autobiografica. Sono anche gli anni del reaganismo e della deregulation, gli anni in cui i piccoli agricoltori d'America soffrono, stritolati da un sistema spietatamente competitivo e sempre meno propenso all'assistenza.
Su Jacob però il sogno americano ha attecchito e per lui lo spirito dei pionieri e il riscatto individuale procedono in maniera inscindibile. Jacob vuole fornire un prodotto che restituisca il sapore della lontana patria a quei 30 mila coreani che ogni anno arrivano negli Stati Uniti. Ma per intraprendere questo viaggio deve immergersi a capofitto nelle contraddizioni d'America e del suo entroterra più isolato e impenetrabile, dove uomini che interpretano la religiosità in senso quasi animista possono rivelarsi di buon cuore e ragazzini apparentemente razzisti rivelarsi buoni amici.
È impossibile afferrare il cuore d'America, ce l'hanno raccontato generazioni di romanzieri che spesso hanno raccontato proprio storie di immigrati e di nuovi pionieri, pronti a conquistare una fetta di terra promessa contro tutto e tutti. Minari si inserisce in questa tradizione, giocando sull'innesto di elementi coreani.
Nella stagione dei Premi del 2021 il film riscosse un incredibile successo. Fu candidato a 6 Premi Oscar aggiudicandosi la statuetta per la Miglior Attrice Non Protagonista (Yuh Jung Youn) e vinse il Golden Globe come Miglior Film Straniero.
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