Il vero sogno americano, quello che negli ultimi decenni sembra essersi smarrito, rivive in Minari. Un film classico, sorretto da un cast straordinario, che celebra il volto multiculturale di un’America in cui tutto sembrava ancora possibile.
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Anni '80: Jacob e la sua famiglia, immigrati sudcoreani stanchi di sopravvivere grazie a lavori come il sessaggio dei polli, si trasferiscono dalla California all'Arkansas. Jacob vuole avviare una coltivazione in proprio e rivendere i prodotti del suo lavoro nelle grandi città. La sua ambizione richiede enormi sacrifici e la moglie Monica è sempre meno disposta a concederne, specie per le complicazioni cardiache del figlio David. Pur di mantenere la famiglia unita Jacob accetta che si trasferisca da loro la suocera, Soonja: a differenza di Jacob, la donna è rimasta ancorata alle tradizioni coreane e si dimostra tutto fuorché corrispondente all'immagine tradizionale della nonna.
La collocazione temporale del quarto film di Lee Isaac Chung è solo in parte dovuta a un'esperienza autobiografica. Sono anche gli anni del reaganismo e della deregulation, gli anni in cui i piccoli agricoltori d'America soffrono, stritolati da un sistema spietatamente competitivo e sempre meno propenso all'assistenza.