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Consulta on line la Biblioteca del cinema. Tutti i film dal 1895 a oggi:
martedì 25 giugno 2019

John C. Reilly

Il pupillo di Paul Thomas Anderson

Nome: John Christopher Reilly
54 anni, 24 Maggio 1965 (Gemelli), Chicago (Illinois - USA)
occhiello
Se Gesù Cristo avesse avuto 5000 dollari, fosse vissuto a Chicago oggi e fosse venuto da me, sarebbe andata diversamente!
dal film Chicago (2002) John C. Reilly  Amos Hart
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John C. Reilly
Golden Globes 2019
Nomination miglior attore in un film brillante per il film Stanlio e Ollio di Jon S. Baird

Razzie Awards 2019
Nomination peggior attore non protagonista per il film Holmes and Watson di Etan Cohen

Razzie Awards 2019
Nomination peggior coppia sullo schermo per il film Holmes and Watson di Etan Cohen

Critics Choice Award 2019
Nomination miglior attore in un film brillante per il film Stanlio e Ollio di Jon S. Baird

Razzie Awards 2019
Premio peggior attore non protagonista per il film Holmes and Watson di Etan Cohen

Golden Globes 2008
Nomination miglior attore in un film brillante per il film Walk Hard - La storia di Dewey Cox di Jake Kasdan

Golden Globes 2003
Nomination miglior attore non protagonista per il film Chicago di Rob Marshall

Premio Oscar 2003
Nomination miglior attore non protagonista per il film Chicago di Rob Marshall



Intervista alle star de Il racconto dei racconti.

Salma Hayek: "le favole sono le nostre speranze"

giovedì 14 maggio 2015 - Gabriele Niola cinemanews

Salma Hayek: Sono tutti qui a Cannes ma il film non l'hanno ancora visto. Salma Hayek, Toby Jones, John C. Reilly e Vincent Cassel hanno accompagnato Il racconto dei racconti - Tale of Tales per la prima proiezione nel concorso del Festival di Cannes e proprio in sala assieme al resto degli spettatori lo vedranno per la prima volta. Lo stesso i cinque protagonisti del film hanno molto da dire sul lavoro fatto con il cineasta italiano su un set strano per loro, stranieri abituati a grandi film in costume ma non girati nel nostro stile, e strano per la troupe italiana, abituata a lavorazione molto meno ambiziose. Continua»

   

La Mostra applaude il regista, bloccato in Svizzera dai noti guai giudiziari.

Carnage, il Lido ai piedi di Polanski

giovedì 1 settembre 2011 - Ilaria Ravarino cinemanews

Carnage, il Lido ai piedi di Polanski Bloccato in Svizzera dall’accusa di aver abusato ormai 33 anni fa di una minorenne, e impegnato a sfuggire alla temuta estradizione in America, Roman Polanski non era al Lido oggi per assistere al piccolo trionfo del suo film, Carnage, applaudito con calore dalla stampa e accompagnato in passerella da un cast entusiasta ed orfano della sola Jodie Foster. Evocato, lusingato, nominato dagli attori (Christoph Waltz, John C. Reilly, Kate Winslet) e dalla sceneggiatrice Yasmina Reza (autrice della piéce da cui è tratto il film) con il rispetto che si deve al genio, Polanski è stato il convitato di pietra della mattinata: su di lui, sul suo confino forzato e sulle gravi conseguenze delle sue gravi azioni, nessuna domanda, nessuna allusione, nessuna pur spinosa riflessione. Per lui, di lui, ha parlato solo il film: una commedia nera sulla famiglia e sui rapporti umani che ha convinto la stampa, divertito il pubblico e suggerito l’idea di un uomo, nascosto dietro al genio, che nonostante tutto continua a guardare al suo futuro con ostinato, incredibile ottimismo. Continua »

L'attore americano al cinema da venerdì con Cedar Rapids.

John C. Reilly, grande attore o comprimario di lusso?

giovedì 30 giugno 2011 - Marco Chiani cinemanews

John C. Reilly, grande attore o comprimario di lusso? Quella di John C. Reilly è una morbidezza esuberante: pretende spazio, si gonfia, definisce, rallegra, a volte infastidisce. Sempre evidente, quasi palpabile. Nell'imminente Cedar Rapids guida i movimenti di un esperto conferenziere che intende il lavoro come svago e vacanza, divertimento puro. Con i ricciuti capelli laccati, un po' viscidi, il corpo pastoso e la faccia sdrucita, Reilly conduce il provinciale interpretato da Ed Helms in una girandola di avventure smodate e irresistibili, polarizzando lo sguardo dello spettatore come degli altri personaggi. Ecco uno di quei fisici capaci di mutarsi in un'icona istantanea ogni volta che appaiono, da cui deriva un qualche manierismo, pur sempre nell'ottica di buone interpretazioni. Dopotutto si tratta di un attore dalle ambizioni alte: vuole diventare il Gene Hackman della sua generazione; è lui stesso a ripeterlo nelle interviste. Il fisico titanico non gli manca, la malleabilità neanche. Staremo a vedere.

Un ruolo confezionato su misura dai fratelli Duplass.

Cyrus: John C. Reilly, il grande caratterista

martedì 10 agosto 2010 - Nicola Falcinella cinemanews

Cyrus: John C. Reilly, il grande caratterista Sorridente, disponibile e, a ragione, soddisfatto del film che ha portato a Locarno e del suo personaggio. È John C. Reilly, protagonista del buon Cyrus dei fratelli Jay e Mark Duplass. L’attore, che ha lavorato per De Palma, Allen, Malick, Altman, è stato in tre film di Paul Thomas Anderson (Sydney, Boogie Nights e Magnolia), nonché in The Hours e in Chicago, è noto soprattutto come grande caratterista e negli Usa come comico per la partecipazione a popolari show televisivi.
"Se chiedete di me ai giovani sotto i 20 anni mi conoscono per questi show, queste 'stupidaggini' che poi mettono in internet e rivedono" dice ridendo.

Invece questo John, divorziato che incontra la donna dei sogni ma si trova l’ostacolo del figlio ventunenne di lei, Cyrus, com’è?
È una combinazione dei ruoli che ho fatto fino adesso, è una combinazione di drammatico e di comico. Mi è piaciuto fare un uomo della mia età, con una certa maturità e tutte le cicatrici della vita. Ho dato molto emozionalmente al film, abbiamo improvvisato molto e abbiamo girato in ordine cronologico. Questo è stato d’auto, perché di solito non si fa e la difficoltà maggiore è ricordare a che punto dell’evoluzione psicologica del personaggio è la scena che bisogna fare.

I Fratelli Sisters

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,50)
Un film di Jacques Audiard. Con John C. Reilly, Joaquin Phoenix, Jake Gyllenhaal, Riz Ahmed, Jóhannes Haukur Jóhannesson.
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Genere Western, - Francia, Spagna, Romania, Belgio, USA 2018. Uscita 02/05/2019.

Stanlio e Ollio

* * * - -
(mymonetro: 3,48)
Un film di Jon S. Baird. Con Steve Coogan, John C. Reilly, Nina Arianda, Shirley Henderson, Danny Huston.
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Genere Biografico, - USA, Gran Bretagna 2018. Uscita 01/05/2019.

Ralph Spacca Internet

* * * - -
(mymonetro: 3,06)
Un film di Rich Moore, Phil Johnston. Con Serena Rossi, Nicoletta Romanoff, Mélusine Ruspoli, Serena Autieri, Fabio Rovazzi.
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Genere Animazione, - USA 2018. Uscita 01/01/2019.

Kong: Skull Island

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,52)
Un film di Jordan Vogt-Roberts. Con Tom Hiddleston, Samuel L. Jackson, John Goodman, Brie Larson, Tian Jing.
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Genere Azione, - USA 2017. Uscita 09/03/2017.

Sing

* * * - -
(mymonetro: 3,25)
Un film di Garth Jennings. Con Matthew McConaughey, Reese Witherspoon, Tori Kelly, Scarlett Johansson, Seth MacFarlane.
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Genere Animazione, - USA 2016. Uscita 04/01/2017.
Filmografia di John C. Reilly »

lunedì 13 maggio 2019 - Dopo aver visto il film di Baird hai conosciuto il privato dei due ma hai anche ripassato la loro arte, perché di arte trattasi.

Stanlio e Ollio: quei due sono 'il Cinema', più di tutti gli altri

Pino Farinotti cinemanews

Stanlio e Ollio: quei due sono 'il Cinema', più di tutti gli altri John C. Reilly e Steve Coogan non fanno parte della memoria popolare del cinema -certo i cinefili li conoscono - ma sono due ottimi attori, due "caratteri" che nei film hanno lasciato segni visibili. Reilly (Chicago 1965) seppure da non protagonista, è nel cast di titoli importanti come La sottile linea rossa, Magnolia, La tempesta perfetta, The Aviator, Il racconto dei racconti del nostro Garrone, e di molti altri. Lo stesso vale per Coogan (1965, Middleton, Inghilterra): Il giro del mondo in 80 giorni - dove fa il co-protagonista Phileas Fogg - Marie Antoniette, Una notte al museo 2, A Modern Family. Ma non c'è dubbio che dopo Stanlio e Ollio (guarda la video recensione), dove sono Laurel (inglese come Coogan) e Hardy (Reilly), i due attori hanno fatto un lungo salto di popolarità. Il pericolo è che per il resto della loro carriera vengano identificati con quei due personaggi, pesanti. Quando al festival di Roma dello scorso anno venne presentato Stanlio e Ollio, diretto da Jon S. Baird, scrissi il pezzo raccontando i due artisti in chiave generale. Adesso ho visto il film e il lavoro del regista è certo benemerito, completo e intelligente. "Completo" significa la formula messa a punto capace di raccontare la realtà, soprattutto, e parte della fiction. Perché Stanlio e Ollio, nella vita erano Laurel e Hardy, personaggi non sempre sereni, certo professionalmente maltrattati, se è vero che Hal Roach, il produttore delle loro migliori stagioni, incassava milioni di dollari lasciando loro le briciole. Il regista Baird riesce dunque a comporre il transfert coi giusti pesi e quando esci dalla sala hai conosciuto il privato dei due ma hai anche ripassato la loro arte, perché di arte trattasi. Il film di Baird racconta di quando Stan e Oliver andarono in Inghilterra, era il 1953, la loro età dell'oro era passata da tempo. Ma l'accoglienza che ebbero fu... d'oro. Erano, dal vivo, gli eroi che erano sempre stati. Nel nuovo scenario londinese i due scovano qualcosa che Hollywood aveva occultato, l'amicizia. Durante la permanenza inglese Stan, il cervello, continua a lavorare su progetti che difficilmente avranno un destino. I due si scontrano sulle idee ma Oliver deve desistere, si ammala. Ed è a quel punto che Stan comprende che la loro non era solo collaborazione, ma amicizia vera. Nel frattempo dovunque, a Londra come a Dublino, la gente impazzisce per loro.

Gli autori ripropongono alcune delle gag storiche, con quel perenne sguardo di Oliver che non capisce mai il suo amico e guarda l'obiettivo, cioè lo spettatore, come a dire "vedete un po' con che idiota ho a che fare". E poi lo stesso Oliver così corpulento, ma che balla con una leggerezza impossibile. Riemerge quella loro chimica perfetta, com'è quella dell'idrogeno e dell'ossigeno. Il passaggio, nei primi anni trenta dal muto al parlato, che pure aveva traumatizzato uno come Chaplin, per i due non significò nulla. È questo il loro sortilegio. Senza parole comunicavano tutto in ugual misura. L'episodio inglese reinventò e consolidò il loro nuovo rapporto umano. Quando Oliver morì Stan... non volle. Continuò a scrivere copioni di film che non avrebbero fatto.
? Un dato: il titolo è al secondo posto del box office italiano, dopo Avengers: Endgame (guarda la video recensione), che è un prodotto, sottolineo prodotto, hors catégorie, uno strepitoso moltiplicatore di biglietti del nostro tempo, insomma sarebbe una lotta impari per chiunque. Stanlio e Ollio in quella posizione sembrerebbe un'anomalia. In realtà non è un'anomalia, è un risultato più che naturale, meritato e dovuto, perché "quei due" sono "il cinema", più di tutti gli altri. Chiaro che una mia affermazione così perentoria va spiegata. Lo farò. Per inserire Laurel&Hardy al vertice assoluto del cinema occorre partire dalle categorie. Il cinema può essere: qualità e cultura, fantasy, progetto estetico, interpretazione della Storia, nuovi orizzonti, biografie, momento di riflessione profonda. Ma dico che dovendo privilegiare un'unica categoria, trattasi dell'evasione. Il cinema, nel 1895, è nato per quella prima opzione. E nessuno ha distribuito più felicità di Stan Laurel (1890-1965) e Oliver Hardy (1892-1957), attraverso sei generazioni almeno. Li ha visti mio padre, li ho visti io, le mie figlie e la mia nipotina. Tutti felici. Difficilmente accomuno, riferendomi al cinema, i lemmi "arte" e "disciplina". Il lemma giusto l'ho usato sopra. A spiegare il concetto inserisco un copia-incolla del pezzo che scrissi qualche mese fa: "Più volte mi si è presentata l'occasione, di dover scegliere, magari per una copertina, un solo fotogramma a rappresentare tutto il cinema. Ricerca non facile, in sintesi: la solita scalinata del Potëmkin (uffa); Rhett e Rossella abbracciati in Via col vento; Gene Kelly che balla "cantando sotto la pioggia"; il mimo Jean-Louis Barrault sul palcoscenico in piazza di Amanti perduti; il cavaliere Antonius Block che gioca a scacchi con la morte ne Il settimo sigillo; il Rex che naviga su quel mare di plastica in Amarcord; Charlot vetraio per mano col "monello"; Cary Grant appeso ai presidenti del monte Rushmore, in Intrigo internazionale; papà e bambino per mano in Ladri di biciclette (guarda la video recensione). Lo vedo, tutta roba antica, ma il grande cinema rimane quello e il "cinema", sono quei due, lo sono più di tutti."

"Dico che se a un mondo alieno occorresse spiegare il cinema in una sola sequenza da spedire in un razzo, scelgo quella degli "Allegri scozzesi": I due in kilt stanno raccogliendo la spazzatura con dei bastoni a punta. Qualcuno comincia a suonare un motivo tradizionale con una fisarmonica. Oliver accenna a un passetto di danza, lui, così corpulento ma così leggero, Stan di adegua subito. Il ritmo sale, girano intorno al bidone, ammiccano a se stessi, si divertono. Arriva il sergente, che li guarda malissimo. Oliver è il primo ad accorgersene, lascia il bastone e se la dà a gambe. Stan continua ballare, sotto gli occhi del sergente. Quando anche lui si accorge della presenza, scappa. I due vengono inseguiti, arrivano alla prigione, si chiudono dentro, buttano la chiave continuano a ballare nella cella. Sembrerebbe roba scontata, ingenua e banale, ma non è così, perché ci sono Laurel e Hardy."

In occasione di questo "ritorno" Rai Movie sta riproponendo i titoli con Stanlio e Ollio, centesima rassegna sul piccolo schermo. Ebbene il gradimento è alto. Il pubblico ha l'occasione, a fronte di tanta (non tutta certo) proposta contemporanea, di rifarsi la bocca.

   

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