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Elizabeth Taylor

Elizabeth Taylor (Elizabeth Rosemond Taylor) è un'attrice inglese, scrittrice, sceneggiatrice, è nata il 27 febbraio 1932 a Londra (Gran Bretagna) e muore il 23 marzo 2011 all'età di 79 anni a Los Angeles, California (USA).
Nel 1998 ha ricevuto il premio alla carriera al SAG Awards. Dal 1959 al 1998 Elizabeth Taylor ha vinto 8 premi: David di Donatello (1959, 1967, 1972), Festival di Berlino (1972), Premio Oscar (1961, 1967, 1993), SAG Awards (1998).

La diva dagli occhi viola

A cura di Fabio Secchi Frau

Protagonista di tante commedie e drammi classici hollywoodiani, fu il mito generazionale e mondiale degli Anni d'Oro del cinema americano.
Aveva l'apparenza di una cucciola timida e maliziosa, in realtà era la più stravagante e capricciosa diva del grande schermo. Una cura maniacale per l'estetica e una determinazione più unica che rara la trasformarono dall'inglese Elizabeth Rosemond Taylor alla Lady Liz Taylor, un'icona di talento e bellezza che condizionò la lifestyle di Hollywood e che fece parlare di sé, non tanto per i suoi fasti di attrice (pur considerevoli), ma per le sue bizzarrie, i suoi matrimoni con relativi scandali, i suoi abiti sgargianti e i suoi diamanti grossi come biglie.
Una leggenda. L'ultima leggenda del cinema, che si impose alla fine degli anni Quaranta e che, rimboccandosi le maniche, arrivò nel decennio successivo a girare in media da due a quattro film all'anno, fortemente aiutata dagli Studios, in particolare dalla MGM. Nel 1948 fu l'attrice più pagata al mondo con un salario di 1.000 dollari a settimana. Una cifra che le sue colleghe coetanee potevano solo sognare.
Sul grande schermo vestì il ruolo della bella ragazza ricca, ma tanto infelice. Emerse da un cumulo di giovani attori per un fortuito caso di rifiuto: Grace Kelly avrebbe dovuto interpretare Il gigante, ma non era disponibile. Allora, la produzione puntò su di lei e fece centro. L'alchimia creata sul set con i suoi amici Rock Hudson e James Dean contribuì alla buona riuscita del film e portò alla fama tutti e tre gli interpreti. A questo titolo ne seguirono molti altri nei quali Liz, che aveva la particolarità di avere gli occhi viola, vestì i panni della sfrontata fanciulla del Sud, inquietante al maschio, tenebrosa per le donne e sensuale per entrambi i sessi. Furono proprio questi ruoli a fruttarle ben tre nominations di fila per l'Oscar (L'albero della vita, La gatta sul tetto che scotta, Improvvisamente l'estate scorsa), conquistato solo due volte in tutta la sua carriera.
Negli anni Settanta le offrirono drammi, commedie e thriller. Ma i ruoli furono troppo vecchi per quel cinema che stava mutando. A volte, per non rimanere ferma, accettò anche ruoli ridicoli fino a quando, negli anni Ottanta, si ammalò e piombò nell'oscurità della dipendenza da alcol e droghe. Intossicata, in preda a una fame compulsiva, raggiunse gli ottanta chili di peso. Decisa a guarire, entrò nella clinica privata Betty Ford Center, dove trovò un nuovo amore, recuperò la linea perduta e ritornò a lavorare con nuova e inesauribile carica.
Le piaceva stare in compagnia degli amici, per questo accettò di partecipare ai film di Franco Zeffirelli, suo intimo fan. L'ultima apparizione fu quella spassosissima in I Flintstones, dove fu la suocera del cavernicolo Fred.
Poi si gettò anima e corpo a iniziative sociali, tanto da ottenere (meritatamente) la Legion d'Onore per la lotta contro l'AIDS, la malattia che uccise il suo migliore amico Rock Hudson e il titolo di Lady direttamente dalle mani della Regina Elisabetta. Da quel momento, malgrado i tempi cambiassero, malgrado i miti intorno a lei crollassero, Liz Taylor restò in piedi. Anche quando non si parlava più di lei, si continuava a ricordarla come la donna più bella del mondo, che riuscì a diventare qualcuno perché fu la ragazza giusta nel momento giusto. «Tutto ciò che so su Liz Taylor mi fu raccontato dalla prima delle sue segretarie della MGM che, rifugiatasi in Messico una volta andata in pensione, passava il tempo a scolarsi tequila e a fumare sigarette nei bar. Gli occhi le si riempirono di nostalgia e vergogna quando mi narrò la favola di quella eccezionale bambina fotogenica: Liz aveva debuttato con un film della Universal, ma non era stato granché. Sam Marx fu il primo ad accorgersi dei suoi occhi viola. Le disse che aveva talento da vendere e le offrì un contratto con la sua casa di produzione. Il primo ruolo che fece per noi della MGM fu quello di protagonista con accanto un cane in Torna a casa Lassie!. A questo successo, seguì quello di Gran Premio. Era molto brava come cavallerizza, per questo le fu facile interpretare il ruolo della bambina che si allenava con accanimento per vincere la gare equestri...». Poi i suoi occhi diventarono tristi, nel confessare che, pur di averla sempre pronta e dinamica, lo Studios aveva cominciato a somministrarle delle "pillole" e, successivamente, anche dei sonniferi per farla dormire quando "doveva dormire". Nonostante questo, nonostante l'ombra di una dipendenza da eccitanti e sonniferi fin da piccola, Liz restò in sella per un ventennio memorabile, non rinunciando a niente, amatissima dai tre figli naturali e dall'unica figlia adottiva, così come dai suoi animali e dal suo pubblicò (che le rimase accanto nei ben quaranta ricoveri che subì), fino a quando sopra quegli splendidi occhi viola si chiusero le sue palpebre, per sempre.

L'infanzia a Londra e il trasferimento in America
Elizabeth Rosemond Taylor nacque ad Hampstead, un distretto vicino a Londra, in Inghilterra, il 27 febbraio 1932.
Nonostante fosse nata nella capitale inglese, i suoi genitori erano americani, così come suo fratello maggiore Howard. Suo padre, Francis Lenn Taylor, fu un rivenditore d'arte di St. Louis, nel Missouri, che si trasferì nel Regno Unito per aprire una galleria. Sua madre, Sara Viola Warmbrodt, invece, fu dell'Arkansas e lavorò come attrice sotto il nome di Sara Sothern, prima di sposarsi. Elizabeth visse a Londra fino all'età di sette anni. All'età di tre cominciò a prendere lezioni di balletto, poi seguì la famiglia nel trasferimento in America, appena prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, lasciando l'Europa nel 1939. Fu un forte desiderio dei suoi genitori quello di non far crescere i propri figli in mezzo alle ostilità belliche.
Trasferiti in un appartamento di Los Angeles, inseriti nell'alta società americana, ricevettero la visita dell'amica di famiglia Andrea Berens che suggerì a Sara di portare Elizabeth a qualche provino cinematografico: la bellezza mora, la stranezza di quelle duplici ciglia così folte e quegli occhi così incredibilmente viola non sarebbero mai passate inosservate ai casting di qualche film. Sara accettò il consiglio e si presentò alla Metro Goldwyn Mayer, dove però non le poterono assicurare un contratto. Il produttore che fece un provino a Elizabeth, John Considine, disse che al momento stavano cercando bambine che sapevano cantare e Liz non era per niente intonata. Bussarono alle porte della Universal Pictures, dove dopo un'audizione, offrirono alla piccola Taylor un contratto rinnovabile di 100 dollari a settimana.

Il debutto flop con Alfalfa
Il suo primo film fu There's One Born Every Minute (1942) di Harold Young con Carl Switzer (meglio conosciuto come l'Alfalfa delle Simpatiche canaglie), realizzato quando lei aveva appena dieci anni. Fu un colossale flop che spinse la Universal ad annullare il contratto, alla faccia di chi, come l'agente della Taylor, Myron Selznick (fratello del più famoso David O. Selznick), vedeva in lei un grande talento. «Non sa cantare, non sa ballare, non sa fare nulla», questo fu il responso della Universal che, per di più, mal sopportava Sara Taylor.

Il contratto con la MGM
Allo scadere del suo decimo compleanno Liz vide annullato, quindi, il suo contratto con la Universal ma, notata da Sam Marx, produttore della MGM, ebbe un nuovo contratto per 100 dollari a settimana dai due ai sette anni. Come accadde il loro incontro? Marx stava camminando negli Studios di Beverly Hills, sovrappensiero perché Maria Flynn, l'attrice che aveva scelto come protagonista del film che stava realizzando Torna a casa Lassie!, aveva troppa paura dei cani per poter recitare con un collie accanto. Durante quella passeggiata, indeciso se bloccare o meno il film, licenziare il comprimario Roddy McDowall (che poi sarà un grande amico dell'attrice) e perdere così un sacco di soldi, incontrò il padre della Taylor che stava aspettando che sua figlia prendesse tutta la sua roba dai camerini. Incuriosito, chiese a Francis Taylor di farle conoscere la bambina e, in men che non si dica, la trovò perfetta per interpretare Priscilla al posto dell'altra, pagandola però molto meno di Lassie! A questo film seguì La porta proibita (1943) con Orson Welles, libera trasposizione del romanzo "Jane Eyre" di Charlotte Bronte, ma soprattutto Gran Premio (1944). Il produttore della pellicola Pandro S. Berman, non pensò originariamente alla Taylor per il ruolo della protagonista, anche perché voleva un'attrice di un'età adolescente e non infantile, così chiese alla produzione di metterla e di farla "irrobustire". Una volta che Liz ebbe il fisico giusto per la parte, si affiancò a un altro bambino prodigio di quel tempo, Mickey Rooney. Il film ebbe così tanto successo che venne trasposto radiofonicamente. Dopo questo titolo il salario della Taylor venne aumentato, ma si gonfiò ancora di più dopo Il coraggio di Lassie (1946) con 750 dollari a settimana più due piccoli bonus di 250 e 1.500 dollari per sua madre (pare per tenerla lontana dal set).

L'adolescenza e il primo bacio sul set
Liz Taylor crebbe, quindi, nei set cinematografici. La si riconosceva facilmente perché camminava per gli Studios con una scimmia di velluto sulle spalle. A quindici anni scrisse il suo primo libro: "Nibbles and me".
Nel 1947 fu accanto a una fulgida Mary Astor in Cynthia e, nel 1949, fu la viziata Amy in Piccole donne con Janet Leigh. Si arrivò addirittura ad affibbiarle il suo primo nomignolo: "One-Shot Liz" (Un-Colpo Liz) in riferimento alla sua abilità di interpretare magnificamente dalla prima scena. La Metro le promise una carriera brillante e piena di soddisfazioni e, per farlo, la mise prima sotto la guida di Michael Curtiz in Vita col padre (1947), poi la fece diventare protagonista di La bella impudente (1948) dove diede il suo primo bacio a un uomo: l'attore Peter Lawford. E anche se non fu un bacio d'amore... fu comunque il suo primo bacio.

I film con Minnelli
Importantissime le pellicole con Vincente Minnelli che prima la affiancò a Spencer Tracy in Il padre della sposa (1950) e Papà diventa nonno (1951) e poi la rese la sola e unica protagonista di Castelli di sabbia (1965), oscurando anche la sua fiamma di allora, Richard Burton. La Taylor si legò profondamente al personaggio dei primi due film del regista, tanto che, come regalo di nozze per il suo matrimonio con il rampollo della famiglia Hilton, volle dalla MGM l'abito nuziale che indossava nella prima pellicola.

Le decisioni della MGM
Passò a ruoli più maturi, ma non tutte le pellicole riuscirono a imporla con quella sensualità che lei avrebbe tanto voluto esprimere sul grande schermo. Il salto di qualità arrivò con Un posto al sole (1951), accanto all'amico Montgomery Clift.
Dopo un piccolo cameo in Quo Vadis (1951), nel quale apparve nel ruolo di una prigioniera cristiana dentro l'arena (originariamente doveva essere suo il ruolo da protagonista, ma le venne soffiato da Deborah Kerr), si affidò totalmente al regista Richard Thorpe che, malgrado la prediligesse a molte altre attrici di allora, fu costretto (a volte) ad affidarle parti secondarie, come nel caso di Ivanhoe (1952), dove vide il ruolo principale femminile, quello di Lady Rowena, andare a Joan Fontaine e a lei quello di Rebecca. Parallelamente, lavorò anche con Stanley Donen e Gene Kelly in Marito per forza (1952) e avrebbe voluto collaborare ancora con il regista, ma gli Studios si intromisero nella scelta, notando che fra i due ci fosse fin troppo feeling e questo avrebbe potuto nuocere gravemente e fortemente alla pulita immagine da buona ragazza dell'attrice, visto che il regista era un noto dongiovanni fedifrago. Per evitare gossip e scandali, proibirono categoricamente ai due di lavorare ancora insieme.
Quando invece rimase incinta del suo primo figlio, la MGM la costrinse a non recitare più. La decisione la indispettì enormemente perchè aveva bisogno di denaro, visto che un bambino stava per arrivare. Ancora una volta, le altre passavano avanti a lei. Stavolta, la fortunata era Vivien Leigh che diventò protagonista di un film scritto apposta per lei: La pista degli elefanti (1954) con Peter Finch. Fortuna o sfortuna volle che la Leigh cominciò a dare i primi segni di esaurimento nervoso, arrivati a un punto tale da impedirle di lavorare. La Taylor venne così richiamata dai produttori subito dopo la nascita di suo figlio e le venne affidato il copione. Tornata a lavoro, fu accanto anche al nostro Vittorio Gassman in Rapsodia (1954), un tedioso dramma romantico senza particolari novità.

Il gigante
Quando a Rock Hudson, grande amico di Liz Taylor, chiesero quale attrice volesse al suo fianco durante le riprese del film Il gigante (1956) con James Dean, l'attore rispose Grace Kelly o Elizabeth Taylor. E anche se gli Studios volevano imporre Audrey Hepburn, alla fine (dopo il rifiuto della Kelly) la volontà dell'attore ebbe la meglio, a tal punto che le riprese del film furono posticipate di alcuni mesi per permettere all'attrice di poter partorire il suo secondo figlio. Il risultato fu un classico indimenticabile del cinema che suscitò, a distanza di anni, tanti bei ricordi delle notti passate a ubriacarsi con l'amico Rock (una di queste sbronze iniziò la sera fino alle 3 del mattino, nonostante la sveglia alle 5.30, ma fortunatamente la scena che dovevano recitare era quella del matrimonio durante il quale nessuno di loro diceva una sola battuta, ma si scambiavano sguardi di adorazione l'uno con l'altro).

Le prime tre candidature all'Oscar
Elizabeth Taylor è una di quelle poche attrici che poterono vantarsi di aver ricevuto ben tre candidature come miglior interpreti femminili protagoniste, per ben tre anni di seguito. La prima fu nel 1957, per il suo secondo film con Montgomery Clift: L'albero della vita (1957), un film infausto non tanto per l'attrice quanto per Clift che ebbe un bruttissimo incidente automobilistico, che quasi gli fece perdere la vita. Fu la Taylor a salvarlo, entrando fra le lamiere dell'auto distrutta per trascinarlo fuori. Dopo un blocco del film e alcune operazioni chirurgiche, i due tornarono sul set per ultimare il film.
La seconda fu nel 1958, per la trasposizione dell'omonima commedia di Tennessee Williams La gatta sul tetto che scotta (1958) con Paul Newman. Suo il ruolo di Maggie la Gatta, che sarebbe dovuto andare a Lana Turner o a Grace Kelly, ma anche in questo caso, la Taylor la spuntò: pare perché, dato che si trattava di un film a colori, il viola dei suoi occhi risaltasse meglio degli occhi delle altre due grandi star.
Terza candidatura, nel 1959, per il dramma Improvvisamente l'estate scorsa ancora una volta accanto a Montgomery Clift, ma anche assieme a Katharine Hepburn, provocando le ire di Patricia Neal che era stata assicurata dagli Studios di avere il ruolo principale anche nella trasposizione cinematografica dell'opera teatrale, dopo averlo portato sui palcoscenici di mezza America. Fu il primo Golden Globe per la Taylor.

La polmonite e il primo Oscar
Purtroppo una polmonite contratta nel 1960 la ridusse in fin di vita, ma venne salvata in extremis da un intervento chirurgico. Tornò sul set una volta guarita e, sebbene le sue condizioni di salute non fossero ottimali, recitò nel film Venere in visone che le conferì il suo primo Oscar dalle mani di Yul Brynner. Quel giorno, raggiunse il palco con l'aiuto del marito e non facendo altro che ripetere «Non è possibile!».

Il flop di Cleopatra
Nel 1963 arrivò il più grande flop della sua carriera. La Fox - visto che il contratto con la MGM era finalmente scaduto e la Taylor non aveva alcuna intenzione di rinnovarlo perché la Major aveva dettato legge non solo in questioni riguardanti la sua carriera, ma persino sulla sua vita privata - le propose di interpretare Cleopatra in un kolossal. Lei rispose per scherzo: «Accetto solo per un milione di dollari». Era solo una battuta, ma che loro presero sul serio e quello fu il tanto che pagarono per averla.
Purtroppo, la pellicola partì con il piede sbagliato. Liz Taylor stava sul set italiano raramente, causa una malattia misteriosa (forse dovuta all'abuso di alcol e droghe) che non le permise di lavorare, mettendo in difficoltà tutto il cast del film. Di fronte alla richiesta dell'attrice di spostare il set a Londra, dove lei viveva, il regista Rouben Mamoulian si licenziò, seguito da Peter Finch e Stephen Boyd che non potevano stare dietro i capricci dell'attrice. Rimasero solo Rex Harrison e Richard Burton ma, in molti, cominciarono a pensare che forse erano meglio le prime scelte di quel film: Joan Collins e Audrey Hepburn, anche se nessuna delle due sostituì l'attrice dagli occhi viola, che andò incontro a un flop di proporzioni mai conosciute in tutta la sua carriera, ma anche nella storia del cinema.

I film con Richard Burton
L'unico pregio del film fu che le fece conoscere il più grande e turbolento amore della sua vita: Richard Burton, con il quale condivise i set di molti altri film. A volte, fu proprio la Taylor che lo impose a produttori e registi come nel caso di: International Hotel (1963); Il dottor Faustus (1968, con la regia dello stesso Burton); La scogliera dei desideri (1968) (e il ruolo, in quel caso, doveva andare a James Fox); Una faccia di c... (1972) che fruttò a lei l'Orso d'Argento al cinema di Berlino.

Il secondo Oscar con Chi ha paura di Virginia Woolf?
Grandi bevitori entrambi, si distruggevano a vicenda, salvo poi autodilaniarsi quando sentivano la mancanza l'uno dell'altro. Forse il più grande risultato di questa tensione erotica, sentimentale e viscerale, che a tratti si trasformò in odio, è nel film Chi ha paura di Virginia Woolf? (1966) di Mike Nichols. I ruoli del professore di storia e della sua consorte isterica e semialcolizzata (Martha) calzarono a pennello ai due attori che scaricarono loro stessi e le loro vere frustrazioni in quelle liti furiose fatte di fronte a una coppia di sposi novelli, tanto da procurare alla Taylor un secondo Oscar e persino un BAFTA. Un piccolo appunto: uno dei capricci dell'attrice in questo film fu quello di far licenziare il fotografo di scena per rimpiazzarlo con Haskell Wexler... solo perché ques'ultimo sapeva valorizzare meglio la sua bellezza.

L'ultimo bagliore di rabbia in Riflessi in un occhio d'oro
Stesso ruolo per Riflessi in un occhio d'oro (1967) di John Huston, con Marlon Brando. Inizialmente, la Taylor voleva che al posto dell'attore ci fosse l'amico Clift, mentre il regista insisteva per Patrick O'Neal ma, dopo un attacco di cuore che provocò la morte di Clift, la stessa Taylor indicò Brando come sostituto.

Altri film
Fra gli altri film, molto meno importanti, segnaliamo: Cerimonia segreta (1968), con Robert Mitchum; L'unico gioco in città (1970), con Warren Beatty (anche qui voleva Burton); X, Y & Zi (1972), con Michael Caine, che le valse il David di Donatello come miglior attrice straniera; C'era una volta Hollywood (1974), con Liza Minnelli e Frank Sinatra; Identikit (1974); Il giardino della felicità (1976) di George Cukor; e Rebus per un assassino (1979) con Jeff Bridges, John Huston e Anthony Perkins. Nessuno di questi è all'altezza delle grandi performances precedenti.

L'abuso di chirurgia plastica e il teatro
Negli anni Ottanta, cominciò ad abusare degli interventi chirurgici che sembravano restituirle una bellezza ormai lontana. Pare che avesse speso la considerevole cifra di 30 milioni di dollari. Questo però non le impedì di continuare a recitare, apparendo nel film dell'amico Franco Zeffirelli Il giovane Toscanini (1988). Comincia anche a lavorare a teatro, portando il dramma di Lillian Hellman "Piccole volpi" a Broadway e nel West End, poi seguito da "Private Lives" portato in scena con Burton.

L'ultimo film e la prima parola di Maggie Simpson
Il suo ultimo film, prima di ritirarsi nell'attivismo sociale, fu I Flintstones (1994) accanto a John Goodman, nel ruolo della madre di Wilma, odiata suocera di Fred Flintstone. Ma uno dei ricordi più affettuosi, fu il doppiaggio della piccola Maggie Simpson in uno degli episodi del cartone animato I Simpsons. Nella puntata Maggie dice la sua prima parola dopo aver ascoltato la storia delle prime parole dei suoi fratelli maggiori Bart e Lisa. E quell'unica parola «Papà» sarà proprio pronunciata con la voce di Elizabeth Taylor.

Vita privata
Grande amica anche di Michael Jackson, si fidanzò per la prima volta con William D. Pawlet che le regalò un anello con diamante di tre carati e mezzo (qui iniziò la sua passione per i diamanti).
Perse la testa per Montgomery Clift, ma l'attore era omosessuale e non era per nulla interessato a lei se non come amica, ruolo che la Taylor occupò in maniera esemplare come dimostrò nel caso del suo incidente automobilistico. Si sposò ben otto volte con sette mariti (per ben due volte con lo stesso uomo che altri non poteva essere che Richard Burton!): il figlio del Presidente della nota catena di alberghi Hilton Conrad "Nicky" Hilton (6 maggio 1950 - 29 gennaio 1951, divorzio); Michael Wilding di ben 20 anni più vecchio di lei (21 febbraio 1952 - 26 gennaio 1957, divorzio), ma che la rese madre di Michael Howard e Christopher Edward Wilding; il tycoon Michael Todd (2 febbraio 1957 - 22 marzo 1958, schiantatosi contro una montagna con il suo aereo privato "Liz") che le regalò un diamante di 30 carati e la fece diventare madre di Elizabeth Frances Todd; l'ex marito di Debbie Reynolds, Eddie Fisher (12 maggio 1959 - 6 marzo 1964, divorzio); Richard Burton (15 marzo 1964 - 26 giugno 1974, divorzio), poi risposato (10 ottobre 1975 - 29 luglio 1976, divorzio) e che la rese per la quarta volta madre con l'adottata Maria Burton; l'esponente repubblicano ed ex Ministro della Marina John Warner (4 dicembre 1976 - 7 novembre 1982, divorzio); l'ex muratore di 20 anni più giovane di lei, Larry Fortensky (6 ottobre 1991 - 31 ottobre 1996, divorzio) conosciuto al Betty Ford Center dove era ricoverata per una drastica cura disintossicante. Boicottata, dagli Studios, la sua passione per il regista Stanley Donen non fu gradita nemmeno dalla famiglia di lei, visto che Donen era separato e completamente spiantato. Mentre fra il 1975 e il 1976, pare avesse avuto come compagno l'ambasciatore iraniano Ardeshir Zahedi.

Malattie, riconoscimenti e profumi
Nel novembre del 2004, la Taylor annunciò che le era stato diagnosticato un grave problema al miocardio, ormai troppo debole per pompare sangue sufficiente in tutto il suo corpo, particolarmente alle estremità più basse. Costretta a stare in sedia a rotelle, venne operata per un tumore benigno al cervello e per il cancro alla pelle, affrontando per altre due volte la polmonite. Cominciò a vivere reclusa nella sua casa. A questi mali, si aggiunsero l'osteoporosi e la scoliosi. Voleva solo pochissimi amici accanto a sè, uno di questi fu il defunto Michael Jackson (da lei sempre ritenuto innocente dalle accuse di pedofilia e molestie sessuali su minore).
Dopo la morte di Rock Hudson divenne la più grande e attiva sostenitrice della lotta contro l'AIDS, tanto da essere la Presidentessa della Fondazione Americana per la ricerca contro il virus dell'HIV. Fu vincitrice di numerosi altri riconoscimenti: il Jean Hersholt Humanitarian Award, l'Academy Fellowship, il Cecil B. DeMille Award, l'Henrietta Award World Film Favori, un Golden Globe speciale.
Lanciò due profumi: Elizabeth Taylor's Passion e il White Diamonds. Scrisse un'autobiografia corredata da consiglio di salute e bellezza dal titolo "Belle (Elizabeth Taylor takes off)".

La morte
Ricoverata al Cedars-Sinai Medical Center, morì il 23 marzo 2011, all'età di 79 anni.

Ultimi film

Fantastico, (USA - 1994), 98 min.
Musicale, (USA - 1988), 93 min.
Commedia, (USA - 1987), 100 min.
Commedia, ( - 1985), 100 min.
Commedia, ( - 1983), 100 min.
Sentimentale, ( - 1978), 100 min.

I film più famosi

Drammatico, (USA - 1956), 198 min.
Storico, (USA - 1963), 243 min.
Drammatico, (USA - 1951), 122 min.
Fantastico, (USA - 1994), 98 min.
Commedia, (USA - 1949), 121 min.
Avventura, (USA - 1952), 106 min.

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