La conferenza stampa di presentazione della 77esima edizione del festival di Cannes, sulla Croisette dal 14 al 25 maggio, sembra un po’ una captatio benevolentiae: verso le registe, che si è cercato di inserire più numerose in cartellone (pazienza se si tratta quasi sempre di opere prime, e il numero totale sia ancora molto basso); verso gli americani, in parte latitanti in conseguenza dello sciopero che ha boccato molte produzioni, ma di cui si sottolinea la presenza in ogni sezione (anche dicendo, ad esempio, che Roberto Minervini, in concorso in Un Certain Regard, è un regista "americano-italiano”); verso la Cina e l’India non come potenze industriali emergenti ma come pietre miliari della storia del cinema, con tanto di accenno al Red Sea festival dove il cinema dei Paesi Arabi si sta facendo largo. C’è persino un accenno ai “nostri amici di Netflix”, con cui, secondo l’intervista di Variety al direttore artistico Thierry Frémaux che appare sul sito del festival, l’apertura è sempre maggiore.
Ma basta l’elenco dei nomi in concorso a far sospendere ogni perplessità su questa nuova edizione: i grandi film (anche americani) ci sono, così come i grandi registi, fra cui Paolo Sorrentino con il suo Parthenope, che Fremaux descrive come “un film di grande forza e bellezza visiva” e che narra “la storia di una ragazza giovane e bella che si confronta con l’alta e bassa società” (nessun accenno di Frémaux al mito della sirena fondatrice di Napoli).
Mancano all’appello, secondo i pronostici, Clint Eastwood e il suo Juror No. 2, la Emmanuelle di Audrey Diwan, Joashua Oppenheimer con The End and David e Ainda Estou Aqui di Walter Salles, The Brutalist di Brad Corbet e Hard Truths di Mike Leigh, Michel Hazanavicius con La plus précieuse des marchandises, e i nuovi film di Michel Franco e Francois Ozon: speriamo di vederli tutti a Venezia. Ma intanto godiamoci questo glorioso parterrre de roi.


