Revenge

Film 2017 | Azione +13 108 min.

Titolo originaleRevenge
Anno2017
GenereAzione
ProduzioneUSA
Durata108 minuti
Al cinema2 sale cinematografiche
Regia diCoralie Fargeat
AttoriMatilda Anna Ingrid Lutz, Kevin Janssens, Vincent Colombe, Guillaume Bouchède, Jean-Louis Tribes .
Uscitagiovedì 6 settembre 2018
DistribuzioneKoch Media
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 2,86 su 13 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Coralie Fargeat. Un film con Matilda Anna Ingrid Lutz, Kevin Janssens, Vincent Colombe, Guillaume Bouchède, Jean-Louis Tribes. Titolo originale: Revenge. Genere Azione - USA, 2017, durata 108 minuti. Uscita cinema giovedì 6 settembre 2018 distribuito da Koch Media. Oggi tra i film al cinema in 2 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 2,86 su 13 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Dopo aver subito la violenza di tre sconosciuti, una donna decide di vendicarsi. In Italia al Box Office Revenge ha incassato 236 mila euro .

Consigliato sì!
2,86/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO 2,22
CONSIGLIATO SÌ
Una storia di vendetta al femminile, nel deserto, tra messa in scena d'autore ed eccessi iperviolenti.
Recensione di Andrea Fornasiero
lunedì 20 agosto 2018
Recensione di Andrea Fornasiero
lunedì 20 agosto 2018

Jen è la giovane amante di Richard, un uomo di successo che la porta con sé per un weekend di sesso e relax in una sontuosa villa in mezzo al deserto. Le cose prendono una piega inattesa quando due amici di Richard, Stan e Dimitri, si presentano con un paio di giorni d'anticipo per la battuta di caccia che avevano organizzato. Il gruppo trascorre la sera insieme e Stan è profondamente eccitato da Jen, che del resto lo provoca apertamente. Il giorno dopo, in assenza di Richard, Stan violenta Jen mentre Dimitri non fa niente per impedirlo. Al ritorno di Richard lei vuole giustizia ma lui le offre solo un lavoro a Vancouver e quando Jen minaccia di raccontare della loro tresca alla moglie di Richard, lui non ci vede più...

Film di dichiarata vendetta, Revenge è a metà tra l'exploitation e il femminismo, due cose in aperto contrasto. La vendetta, infatti, non è solo della protagonista sui maschi ma pure idealmente dello sguardo femminile sull'exploitation. La regista e sceneggiatrice francese Coralie Fargeat, qui all'opera prima, firma con gran classe una intelligente e divertente provocazione.

Se il primo atto è dedicato alla bellezza di Jen come oggetto del desiderio, l'attenzione si sposta poi sulla vendetta di lei che massacra i corpi dei maschi che l'hanno tradita. Non solo: il principale antagonista è aitante e scolpito quanto Jen e costretto a una lunga scena finale in cui è completamente nudo, svelato tanto per lo sguardo desiderante femminile quanto umiliato in tutta la sua pochezza umana. Anche gli ammazzamenti di Jen seguono per certi versi una legge del contrappasso, dove chi si era limitato a guardare viene ferito agli occhi e chi aveva trafitto la protagonista al fianco sarà squarciato proprio al fianco.

In questo Revenge potrebbe sembrare prevedibile, e in parte lo è, ma la regista applica due strategie che rompono le convenzioni: in primo luogo sceglie di andare ben oltre le esagerazioni tipiche del genere e ferisce Jen così gravemente da rendere soprannaturale la sua sopravvivenza. Se questo non bastasse ci infila pure una sequenza, a base di peyote, dove la ragazza si sistema la ferita con una lattina di birra incandescente e il logo della marca diventa inspiegabilmente un bassorilievo sulla sua pelle. Per tutto questo non viene data alcuna ragione mistica e basta il gusto di spingere al parossismo la figura del vendicatore duro a morire.

L'altra scelta che rende Revenge qualcosa di più di un teorema è la cura per la messa in scena. Fargeat non ricorre infatti a uno stile ruvido da exploitation ma al contrario è tutto estremamente patinato e calibrato, tanto nella disposizione delle figure all'interno del quadro quanto nell'uso di una gamma cromatica molto vivida. Già una delle primissime inquadrature identifica immediatamente i "tipi", con Jen che ha occhiali alla Lolita e Richard che ha invece occhiali da maschio alfa come fosse un top gun. Quindi si prosegue in un'escalation di scene attente al sound design e ai movimenti di macchina, fino a pezzi di bravura come il piano sequenza che precede lo scontro finale e la vorticosità con cui è inscenato quest'ultimo duello. Il registro da serie B è dunque rivisitato con la regia e i mezzi di un film d'autore.

Questo non significa che Revenge sia privo di difetti: primo fra tutti la durata probabilmente eccessiva per una trama così semplice, dove in particolare il confronto con tra Jen e il secondo uomo risulta molto lungo senza ripagare con una risoluzione abbastanza forte. In secondo luogo l'idea di base non è poi così originale: già Tarantino con Kill Bill aveva raccontato la vendetta di una donna con spiccata attenzione allo stile e dotando la sua eroina di capacità di sopravvivenza praticamente sovrannaturali, per altro partendo da un modello ancora precedente, il giapponese Lady Snowblood del 1973.

Qui in più c'è il sesso, ma se la prima parte è per il ludibrio dello spettatore maschile - cui comunque si ha il buon gusto di nascondere lo stupro - la seconda, tolto il nudo di Richard, non è in fondo così diversa: il notevole corpo di Jen rimane al centro della messa in scena e l'iperviolenza non è certo cosa che allontana il "male gaze" solo perché praticata da una donna. La regista più che attaccare il filone exploitation si è divertita a darne una versione che, senza eccessive pretese, fosse raffinata e godibile sia per il pubblico maschile sia, finalmente, anche per quello femminile.

Sei d'accordo con Andrea Fornasiero?
Un rape & revenge movie al femminile per denunciare una società patriarcale che nutre la cultura della violenza.
Recensione di Paola Casella
lunedì 20 agosto 2018

Jennifer, ventenne bellissima e disinibita, segue Richard, il suo amante miliardario francese dotato di moglie e figli, nel deserto, dove lui si appresta ad intraprendere l'annuale battuta di caccia con gli amici. Dopo una notte di sesso sfrenato in una villa lussuosa nel mezzo del nulla, Jennifer vede sopraggiungere i due compagni dell'amante, con un giorno di anticipo. Per dimostrarsi una "great gal", come direbbe l'autrice de "L'amore bugiardo" Gillian Flynn, la ragazza balla in modo provocante con uno dei nuovi arrivati e il mattino dopo, mentre Richard è lontano dalla villa, l'amico si sente in diritto di violentarla, senza troppi complimenti. A sorpresa (si fa per dire) Richard, invece di schierarsi con l'amante e appoggiare la sua richiesta di denunciare il violentatore, le si rivolta contro, e la battuta di caccia trova una nuova preda. Il resto della storia è la battaglia fra Jennifer e i suoi aguzzini, in pieno deserto: lei a mani nude, loro armati fino ai denti.

Revenge è, fin dal titolo, una fantasia di vendetta che appartiene a un sottogenere ormai ben codificato, il rape & revenge: quel cinema pulp in cui una donna viene violentata e poi vendicata con gran dispendio di violenza.

Questa volta però non è un uomo a compiere la vendetta del titolo, ma la donna stessa. E anche se non è la prima volta che questo accade sul grande schermo (un esempio: Non violentate Jennifer - guarda caso lo stesso nome della protagonista di Revenge), è la prima volta che dietro la cinepresa c'è una donna, la regista francese Coralie Fargeat, intenta a lavorare sullo sguardo: o meglio, su come uno sguardo "maschile" possa essere rivoltato come una frittata per trasformarsi in uno sguardo "femminile".

Questo è evidente fin dalla prima scena, un'inquadratura composita in cui il primo piano sui Ray Ban a specchio di Richard oscura gli occhiali da Lolita di Jennifer, intenta a succhiare un Chupa Chups. Un'overdose di icone stereotipate, al maschile quanto al femminile. Inizialmente quegli stereotipi saranno giocati appieno, e filmati dalla regista nel rispetto delle regole etiche ed estetiche che li contraddistinguono. Ma quando lo scontro fra Jennifer e i suoi inseguitori diventerà un alternarsi di cannocchiali, ognuno intento a rendere l'altro oggetto passivo dello sguardo (e dunque preda), l'obiettivo della regista diventerà evidente: creare una metafora dell'oggettivizzazione del corpo (soprattutto femminile) nel cinema.

Fargeat non ci va per il sottile, anzi, allestisce un gesto cinematografico estremo, totalmente implausibile nelle sue svolte narrative (in particolare quella che fa il paio con la caduta dal grattacielo della segretaria che diventerà Catwoman), totalmente risibile (nel senso di usata intenzionalmente ad effetto comico) nella quantità di sangue e nella sequela di dettagli disgustosi. Anche le immagini "simboliche" - a cominciare dalla mela morsicata dalla protagonista, che supera la pesca di Chiamami col tuo nome per mancanza di sottigliezza allegorica - sono tagliate con l'accetta, né più né meno di quelle contenute nei revenge movie al maschile. Una violenza che di certo terrà lontani dal cinema gli animi più sensibili.

Ma Fargeat compie un'operazione che giunge sui grandi schermi in un momento storico e politico pronto per accoglierla come denuncia di una visione univoca che ha fatto il suo tempo e come testimonianza di un cambiamento in essere. La regista trasforma la sua eroina da Barbie a Lara Croft, facendo leva su entrambe le icone per invertire la marcia e la direzione della (sua) storia. L'uso eccessivo dei colori, della carne e del sangue, dei simboli fallici e partoriali non sono altro che cartelli segnaletici che spingono lo sguardo - questa volta il nostro - nella direzione voluta, che è quella dell'empowerment femminile.

Per contro la scelta di non mostrare lo stupro nei particolari, scansando quel compiacimento sadico che è la spina dorsale dell'expolitation cinema per concentrarsi sul testimone che sceglie "pilatescamente" di non intervenire, dà la misura di quanto Fargeat intenda discostarsi da alcuni topos del genere rape & revenge per diventare atto d'accusa contro una società patriarcale che nutre la cultura della violenza, non solo sessuale. E la perizia con cui la regista spoglia fisicamente i suoi cacciatori, rendendoli nudi e vulnerabili come una donna sotto lo sguardo di un violentatore, dà la misura di quale impatto emotivo e quale identificazione primaria Faregeat cerchi negli spettatori di sesso maschile. Il commento sonoro alla John Carpenter e la fotografia tridimensionale del dop belga Robrecht Heyvaert fanno il resto, sottolineando un percorso narrativo che è una freccia scoccata dritto verso il centro del bersaglio.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 11 settembre 2018
elpiezo

 In occasione di una battuta di caccia una disinibita ventenne diviene oggetto del desiderio da parte degli amici dell’ambiguo fidanzato; subiti abusi e violenze cercherà una feroce vendetta tra le dune isolate di un impervio deserto. Una primitiva e visionaria caccia all’uomo, un “rape revenge” allucinato e distorto che esaspera oltremodo il genere splatter e concede [...] Vai alla recensione »

domenica 9 settembre 2018
DavideLolli97

Ho visto questo film ieri sera, si vede che è a budget molto ridotto, budget che è stato speso in sangue finto e in un elicottero, peccato che l'elicottero sia nella prima scena del film. Il resto del film sembra inizialmente una parodia di un film porno fatto male, ma si sviluppa in un vero e proprio schifo, roba che quando lo guardavo non sapevo se ridere o se piangere.

domenica 9 settembre 2018
genoa1952

L'idea di una vittima che reagisce e si fa giustizia non e' nuova, ma va benissimo lo stesso, dipende da come e' rappresentata. Qui abbiamo attori che dialogano principalmente attraverso urla e berci, sangue a fiumi, letteralmente, per almeno 2/3 del film, incipit di sesso esplicito, situazioni quasi ridicole....la protagonista che rimane infilzata da parte a parte dopo una caduta di parecchi metri [...] Vai alla recensione »

venerdì 7 settembre 2018
Juri Moretti

REVENGE:   Il primo rape revenge movie, diretto da una donna Coraline Fargeat. Prodotto dalla Midnight Factory, il film parla di una ragazza Jen, che viene invitata da un uomo molto ricco ad una battuta di caccia. Il week end, si trasforma in un vero è propio incubo. Jen viene violentata e poi uccisa (almeno così sembra), fino a che non si sveglierà e vorrà [...] Vai alla recensione »

sabato 8 settembre 2018
Amintore

Matilda Anna Ingrid Lutz merita tutta l' attenzione di questo mondo per la sua bellezza,  il film meriterebbe invece una citazione nella famosa parodia di Scary Movie che attendiamo ancora da qualche anno ( o c'è da sperare che siano finiti ?). Gli amanti del pulp troveranno soddisfazione nelle laceranti ferite inquadrate in primo piano, i litri di sangue sparsi sulle scene che [...] Vai alla recensione »

domenica 11 febbraio 2018
no_data

molto sangue, molta fantasia, delle trovate geniali. un buon ritmo,  

mercoledì 12 settembre 2018
Marco

mercoledì 5 settembre 2018
Mario Nitti

Quanti litri di sangue può contenere il corpo umano? Guardando il film direi tra i 10 e i 30, non di meno. Sarà anche il genere pulp, ma io l'ho trovato semplicemente esagerato e inutilmente eccessivo. Il personaggio principale dall'inizio alla fine è poco credibile: provate a chiedervi alla fine cosa sapere di lei.

Frasi
Perchè le donne devono sempre opporre una cazzo di resistenza?
Una frase di Richard (Kevin Janssens)
dal film Revenge - a cura di MYmovies.it
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
giovedì 6 settembre 2018
Roberto Nepoti
La Repubblica

Invitata da Richard (l'amante) a un weekend a due, la provocante Jen è violentata dall'amico di questi sotto gli occhi di un terzo ospite. Quando minaccia Richard di dire tutto alla moglie, l'uomo reagisce con violenza e abbandona Jen nel deserto, credendola morta. La vendetta sarà truculenta. Revenge è un film che non ti aspetti. Non per la trama, che è quella classica del rape-and-revenge-movie; [...] Vai alla recensione »

giovedì 6 settembre 2018
Maurizio Acerbi
Il Giornale

Jennifer va con il suo ricco amante in una villa in mezzo al deserto. Arrivano i soci di lui e uno la violenta. Invece di soccorrerla, i tre la fanno precipitare dall'alto per toglierla di mezzo. La credono morta. Errore. Sesso, sangue (tanto), violenza (anche), vendetta. Colori, erotismo, splatter: la Fargeat sa come coinvolgere lo spettatore in un gioco chiaramente non realistico, ma sorprendente. [...] Vai alla recensione »

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