Border - Creature di confine

Film 2018 | Fantastico, Sentimentale, Thriller V.M. 14 108 min.

Titolo originaleGräns
Anno2018
GenereFantastico, Sentimentale, Thriller
ProduzioneSvezia, Danimarca
Durata108 minuti
Al cinema1 sala cinematografica
Regia diAli Abbasi
AttoriEva Melander, Eero Milonoff, Jörgen Thorsson, Ann Petrén, Sten Ljunggren Kjell Wilhelmsen, Rakel Wärmländer, Andreas Kundler, Matti Boustedt, Viktor Åkerblom, Joakim Olsson.
Uscitagiovedì 28 marzo 2019
TagDa vedere 2018
DistribuzioneWanted, PFA Films e Valmyn
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14
MYmonetro Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 4 recensioni.

Regia di Ali Abbasi. Un film Da vedere 2018 con Eva Melander, Eero Milonoff, Jörgen Thorsson, Ann Petrén, Sten Ljunggren. Cast completo Titolo originale: Gräns. Genere Fantastico, Sentimentale, Thriller - Svezia, Danimarca, 2018, durata 108 minuti. Uscita cinema giovedì 28 marzo 2019 distribuito da Wanted, PFA Films e Valmyn. Oggi tra i film al cinema in 1 sala cinematografica Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 4 recensioni.

Condividi

Aggiungi Border - Creature di confine tra i tuoi film preferiti
Riceverai un avviso quando il film sarà disponibile nella tua città, disponibile in Streaming e Dvd oppure trasmesso in TV.




oppure

Una guardia che lavora sul confine si trova ad affrontare la novità di non riuscire più a riconoscere i fuorilegge. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, Il film è stato premiato al Festival di Cannes, 4 candidature agli European Film Awards, Al Box Office Usa Border - Creature di confine ha incassato nelle prime 10 settimane di programmazione 771 mila dollari e 71,6 mila dollari nel primo weekend.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,75
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Sorprendente e immaginifico, un film che inquieta e insieme meraviglia, incrociando cronaca sociale e atmosfera fantastica.
Recensione di Marzia Gandolfi
giovedì 21 giugno 2018
Recensione di Marzia Gandolfi
giovedì 21 giugno 2018

Tina ha un fisico massiccio e un naso eccezionale per fiutare le emozioni degli altri. Impiegata alla dogana è infallibile con sostanze e sentimenti illeciti. Viaggiatore dopo viaggiatore, avverte la loro paura, la vergogna, la colpa. Tina sente tutto e non si sbaglia mai. Almeno fino al giorno in cui Vore non attraversa la frontiera e sposta i confini della sua conoscenza più in là. Vore sfugge al suo fiuto ed esercita su di lei un potere di attrazione che non riesce a comprendere. Sullo sfondo di un'inchiesta criminale, Tina lascia i freni e si abbandona a una relazione selvaggia che le rivela presto la sua vera natura. Uno choc esistenziale il suo che la costringerà a scegliere tra integrazione o esclusione.

La scoperta di Tina per lo spettatore non è cosa da niente. Difficile parlare di questa eroina singolare e massiva senza rovinare la sorpresa che cova il film e il piacere che procura.

Proviamo a girarci intorno. Adattamento del romanzo omonimo di John Ajvide Lindqvist, che aveva già ispirato Lasciami entrare di Tomas Alfredson, dove il vampirismo assumeva forme quotidiane, Border si misura con un'altra creatura leggendaria che popola favole e immaginario della mitologia scandinava. Volto di Neanderthal in un mondo di Sapiens feroci, Tina ha una difformità primitiva che cattura lo sguardo dello spettatore e coglie progressivamente in lei una differenza ontologica. Differenza di cui la protagonista prende a sua volta coscienza nel corso dell'intrigo.

Autore svedese di origine iraniane, Ali Abbasi realizza un film sorprendente e immaginifico che inquieta e insieme meraviglia, incrociando cronaca sociale e atmosfera fantastica. I colpi di scena, tutti di rilievo, non sono mai gratuiti in Border che interroga la nozione di umanità, di animalità e le loro frontiere. Se la natura umana è mostruosa, non ci restano forse che i mostri per farci la lezione proprio come nelle favole gotiche di Guillermo del Toro.

Sottile e brutale, il film di Abbasi conduce su un terreno originale e perturbante, quello delle vecchie leggende rivisitate e di un fantastico sociale meravigliosamente ispirato. Al di là dei confini del titolo e del possibile, Border avanza attraverso una serie di rotture drammatiche che mettono in dubbio le apparenze. Quello che ci appare perbene pratica la pedofilia, quello che ci appare un'aberrazione genetica la combatte con un superpotere, un fiuto senza pari per l'abiezione umana. Ma Abbasi va ancora oltre, sollevando con la sua protagonista la questione dell'identità.

Osservando Tina e Vore imparare a conoscersi e a scoprirsi, apprendiamo qualcosa di più sulla loro origine misteriosa. Tina, che ha passato l'intera vita a sublimare le sue pulsioni animali, le assume a poco a poco. Il regista a questo punto dà prova di un'audacia visiva che solo il cinema scandinavo può offrire, soffiando lirismo e romanticismo nelle scene in cui questa coppia 'ripugnante' mangia vermi o consuma orgasmi.

Nell'atto finale il racconto scarta di nuovo e si concentra sui dubbi morali di Tina. Se da una parte apprende a coltivare, con l'aiuto del suo bestiale amante, l'istinto materno che sorge in lei, dall'altra, la violenza esplicita di Vore, la obbliga a scegliere tra l'accettazione di una vita ai margini o il ritorno a un'esistenza osservante delle regole sociali. Radicalità e integrazione diventano due facce alternative che impongono una scelta, la sua scelta. Il percorso di Tina eccede il sovrannaturale, facendosi parabola di un'interrogazione intima e sociale più grande: l'ossessione identitaria. Una fissazione (quella del "noi chiuso") che l'autore, cresciuto in Iran e sbarcato vent'anni fa in Danimarca, ha evidentemente conosciuto.

La questione del confine, sollevata fin dal titolo e assunta concretamente con la dogana del porto, si risolve per Tina nel mezzo, nel tentativo di abbattere le barriere, prima di tutto mentali, nei confronti degli altri. Resistente e inatteso come la sua protagonista, una poderosa Eva Melander dissimulata dalla protesi facciale, Border impressiona e destabilizza in permanenza lo spettatore, rinnovando l'appello alla tolleranza. Mentre l'Europa si trincera dietro i suoi confini, il film di Abbasi incoraggia, con un'efficacia delirante, l'apertura di tutte le frontiere.

Sei d'accordo con Marzia Gandolfi?
VIDEO RECENSIONE
Un film unico ed emozionante. Una storia d'amore poco umana che ci chiede cosa sia davvero l'umanità.
Recensione di Andrea Fornasiero
venerdì 22 marzo 2019

Tina è un'agente della dogana portuale di una città svedese, crede di essere affetta da un'anomalia genetica e vive un'esistenza placida. Incassa le male parole di chi ferma alla frontiera e il disinteresse del suo compagno, che presta molta più attenzione ai suoi cani di corsa che non a lei. In compenso sul lavoro Tina ha modo di usare il proprio straordinario fiuto, che le permette di avvertire emozioni come la paura e la vergogna, portandola così a scoprire anche trafficanti di materiale pedopornografico. La possibilità di collaborare a un'indagine poliziesca inizia a darle un po' più di fiducia in sé, ma a stravolgere la sua vita sarà l'incontro con Vore, che sembra soffrire della sua stessa condizione eppure la porta con sfacciato orgoglio.

Una storia d'amore tra esseri non del tutto umani che ci chiede cosa sia davvero l'umanità. L'eterno interrogativo se sia più la natura o la cultura a fare di noi quello che siamo si sviluppa qui in un intreccio di genere, tra il fantasy e il crime, declinato però secondo l'estetica del realismo sociale.

Border - Creature di confine è un film unico, tratto da un racconto dello svedese John Ajvide Lindqvist (già autore del romanzo da cui è stato tratto Lasciami entrare) e vincitore a Cannes, nel 2018, nella prestigiosa sezione Un Certain Regard. Opera seconda dello svedese-iraniano Ali Abbasi - che aveva esordito nel 2016 con Shelley, un inquietante horror sulla maternità - Border è dichiaratamente un tentativo di raccontare l'appartenenza a una minoranza. Non una minoranza reale, bensì fantastica, e soprattutto emotiva, che Abbasi cerca di rendere allo stesso tempo nuova e aliena eppure quanto più possibile familiare. Tina appartiene infatti a una stirpe di creature del folclore nordico perseguitate e quasi estinte come le vittime di un genocidio, inoltre ha volto e lineamenti sgraziati, che fanno di lei una diversa come una portatrice di handicap, e anche le sue pulsioni alimentari e soprattutto sessuali non sono quelle che ci si aspetta.

Abbasi ci tiene a chiarire che Border non è un film sulla condizione transessuale né sugli immigrati: anche se ci sono palesi punti in comune con queste minoranze il regista ha evitato di costruire didascaliche allegorie, infatti Tina può riferirsi a queste categorie di persone ma allo stesso tempo le rifugge per la sua natura inumana. Non è una metafora nuova, quella del mostro per il diverso, ma Abbasi riesce a rigenerarla privandola dell'enfasi della grande rivelazione e immergendola invece in situazioni ordinarie, facendone così emergere la vera e più originale alterità.

Gli uomini che Tina incontra hanno poi meno umanità di lei, dai trafficanti in pedopornografia fino al cinico detective che la affianca nell'indagine, senza escludere il suo compagno pressoché nullafacente e suo padre che le ha nascosto la sua vera identità per tutta la vita. Come ama scrivere Tiziano Sclavi: i mostri siamo noi. Ma le cose non schematiche e anche Vore sa essere minaccioso, del resto conosce la propria storia e natura meglio di Tina quindi cova un legittimo risentimento verso gli uomini. Lei invece ha sempre cercato di essere accettata da loro e, anche nell'inganno ha conosciuto l'affetto, quindi non perde la propria empatia e non resta indifferente al dolore degli innocenti.

Se l'identità, anche sessuale, è un tema centrale di Border, il film stesso presenta un'identità ambigua, che passa anche per il cinema di genere, dove il percorso della protagonista che scopre un retaggio arcano si coniuga a un intreccio crime. Sul fronte fantastico la vera natura di Tina è facilmente intuibile e non è infatti raccontata come un gran colpo di scena da Abbasi, ma nonostante questo understatement la scoperta della donna passa comunque per una serie di realizzazioni su se stessa e di catarsi tra il meraviglioso, lo spaventoso e soprattutto il sensuale. Momenti che la regia lascia emergere con naturalezza e che, proprio per il contesto comune in cui sono immersi, ritrovano un sense of wonder ben superiore a quello dei roboanti e ormai consueti effetti speciali dei blockbuster di fantascienza. Solo l'epilogo sarà genuinamente magico, ma è una concessione che il regista e lo spettatore si sono ampiamente guadagnati.

Il versante crime sembra a lungo solo una semplice sottotrama, volta a dimostrare come i doni di Tina abbiano una utilità nella società degli uomini, ma è qui che invece arrivano i colpi di scena più efficaci di Border. Del resto la prosaicità dell'indagine, senza inseguimenti né grandi intrighi, nasconde bene i propri assi: come in un gioco di prestigio siamo invitati a guardare ad altro, per essere poi sorpresi quando le rivelazioni arrivano da dove meno le aspettiamo.

Sei d'accordo con Andrea Fornasiero?
PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
sabato 23 marzo 2019
CineFoglio

Nella stagione primaverile, si fa strada sul grande schermo una storia di confine e di «confinati», a tratti evocativa della fiaba con elementi grotteschi, a tratti in pieno stile detective, inserita in un landscape tutto nordico, dominato dalla natura diafana, dal sottobosco muschioso e dalle alci. Il giovane regista Ali Abbasi, di origini iraniane, confeziona un secondo lungometraggio [...] Vai alla recensione »

FOCUS
FOCUS
lunedì 25 marzo 2019
Rudy Salvagnini

Cosa succederebbe se le creature delle leggende vivessero realmente tra noi? E, in questo caso, fino a che punto si spingerebbe la cattiveria del genere umano? Border, scritto e diretto dal promettente Ali Abbasi, cerca di rispondere a queste domande e la risposta è amara. Il film ci fa riflettere in modo profondo sul significato stesso di razzismo e sull'atteggiamento ottuso e cupo degli esseri umani nei confronti del diverso. L'approccio filosofico non è dissimile da quello del classico L'uomo che cadde sulla Terra dove l'alieno interpretato da David Bowie finiva preda dell'accoglienza pelosa dei terrestri o dell'ancor più classico Il terrore sul mondo (terzo della trilogia dedicata al mostro della laguna nera) dove il mostro acquatico finiva vittima di studi frankensteiniani degli scienziati "umani". E a "disumani" - ma in fondo fin troppo "umani" - studi scientifici si accenna anche in questo film con riferimento ai genitori naturali della protagonista per ricordare come l'atteggiamento verso il diverso sia sempre quello: studiato come se si trattasse di un insetto e poi abbandonato e rifiutato.

Sospeso tra il tentativo di un'impossibile (o quantomeno improbabile) integrazione - che è in realtà una resa incondizionata all'annientamento della propria specificità - e la ribellione violenta contro la società dominante, il film rappresenta, nei due personaggi principali, due aspetti classici della reazione delle minoranze etniche.

Integrazione e ribellione hanno ciascuna le proprie ragioni e i propri limiti, in una dicotomia che determina scelte individuali difficili e quasi sempre sbagliate, non tanto in quanto tali, ma perché rese inefficaci dalla situazione di fatto che in genere lascia poche speranze.

La storia è molto semplice. La protagonista del film è Tina, un'agente addetta alla sorveglianza doganale di un aeroporto. La sua funzione è scovare eventuali illegittimità. La sua specialità è la caccia ai pedofili, che vive come una missione morale. La sua arma - letteralmente - un fiuto implacabile che le permette di scovare quello che nessun altro potrebbe scovare. Vive con Roland, un tizio più interessato ai suoi cani da competizione che a lei (che ricambia l'indifferenza). Solo il magico contatto con gli animali del bosco che attornia casa sua sembra darle respiro. Visita regolarmente e mestamente il suo vecchio padre - affetto da una ancora leggera forma di demenza senile - in una casa di riposo. Questa sua tranquillità ben lontana da qualsiasi traccia di felicità viene sconvolta dall'incontro fortuito con Vore, un tipo strano che le assomiglia in modo straordinario e la mette in confusione, in difficoltà. Lei lo fa perquisire da un collega perché percepisce qualcosa di insolito, ma il collega esce dallo stanziano con un notevole imbarazzo: benché sembri un uomo, Vore ha gli organi sessuali di una donna. Vore e Tina scoprono di avere molte cose in comune, nel loro passato. Tozza, goffa, per nulla attraente, Tina trova in Vore un suo simile sotto tutti gli aspetti e questo la attrae e la disorienta. Attraverso di lui, Tina scopre la realtà sulla sua vera natura e da quel momento nulla è più lo stesso.

FOCUS
martedì 19 marzo 2019
Letizia Rogolino

Tina lavora come agente alla frontiera svedese. Ha un talento speciale per scoprire attività illecite e smascherare persone sospette che hanno qualcosa da nascondere. Esteticamente ricorda una donna primitiva con una serie di difetti che la rendono oggettivamente poco attraente. Un giorno, durante il suo turno di lavoro, incontra Vore, un uomo che condivide i suoi insoliti lineamenti facciali. Quest'ultimo mostra un atteggiamento spavaldo e determinato, colleziona delle larve in una scatola e, in breve tempo, rivela a Tina una verità che le cambia la vita: entrambi non sono umani, ma discendono dai troll, figure tradizionali della mitologia nordica.

Ali Abbasi dirige Border - Creature di Confine secondo un approccio pratico a una serie di elementi fantastici. Pertanto questo film si conferma un thriller dark e surreale capace di disturbare e incantare allo stesso tempo lo spettatore.

Vincitore della sezione "Un Certain Regard" del Festival di Cannes 2018 e candidato agli Oscar 2019 come Miglior Film Straniero, Border - Creature di Confine è un film insolito e originale che divide e intriga. Sicuramente non lascia indifferenti e vi spieghiamo perché, sottolineando cinque buoni motivi per vederlo.

Dall'autore di Lasciami Entrare
Border si ispira al romanzo di John Ajvide Lindqvist, lo stesso autore di Lasciami Entrare, adattato per il grande schermo da Tomas Alfredson nel 2009. Una storia di giovani vampiri ambientata negli anni '80 a Stoccolma, che ha conquistato pubblico e critica e ricevuto molti riconoscimenti in tutto il mondo. "Siamo entrambi interessati al soprannaturale e alla magia" ha detto il regista Ali Abbasi di Lindqvist, "ma anche a qualche tipo di contesto sociale - quindi aveva senso collaborare". In particolare Abbasi ha confessato di essere stato colpito dal forte contenuto emotivo di Border, "questo mix tra elemento fantasy e dramma personale era affascinante".

Una protagonista dalle mille sfumature
"Abbiamo esaminato l'intero catalogo di attori scandinavi" ha rivelato Abbasi in un'intervista, aggiungendo che "c'era qualcosa di divertente nel fare telefonate chiedendo persone brutte. Non sapevo come definire quel personaggio. All'inizio avevo l'idea che dovesse essere alto e magro, ma poi ho capito che non dovevo concentrarmi sulla fisicità, ma trovare l'attrice migliore da trasformare". Infatti ci sono voluti ben diciotto mesi di casting per trovare Eva Melander che interpreta magistralmente la protagonista Tina, un essere femminile dall'umanità selvatica. Nei panni di un troll quest'ultima possiede delle abilità speciali come percepire la paura, la vergogna e il senso di colpa degli esseri umani, emozioni che codifica come indizi di criminalità. Per questo è molto brava nel suo lavoro, ma l'incontro con Vore le dona una nuova consapevolezza e la invita a intraprendere un viaggio alla scoperta delle sue origini e della sua vera identità. Melander riesce ad accompagnare il suo personaggio in questa evoluzione personale con discrezione, sentimento e passione. Un ruolo impegnativo dal punto di vista emotivo e fisico.

INCONTRI
venerdì 15 marzo 2019
Emanuele Sacchi

Se (quasi) ogni film ha una sua peculiarità da raccontare, una sua cifra stilistica o contenutistica che lo rende unico, è pur vero che - parafrasando Orwell - alcuni film sono più unici di altri. È il caso di Border (guarda la video recensione) di Ali Abbasi, rivelazione dell'ultimo Festival di Cannes, dove si è accaparrato il Premio come Miglior Film della sezione Un certain regard. A convincere la Giuria, probabilmente, la capacità del regista di raccontare le piaghe della contemporaneità - la xenofobia, la scissione tra volontà di integrazione e di conservazione della propria identità - ricorrendo a un simbolismo insieme audace e di impatto immediato. Merito del racconto di John Ajvide Lindqvist (Lasciami entrare) da cui il film è tratto, ma le scelte di messa in scena sono tutte di Abbasi, capace di recuperare un'estetica anni '90 (i videoclip "mostruosi" di Chris Cunningham) e adattarla a una storia urticante, sgradevole, pedagogica e misteriosa. Un'allegoria talmente densa di significati da spingere a un'intervista chiarificatrice al regista svedese, incontrato a Milano in occasione della proiezione per la stampa di Border.

Tra le molte ragioni che rendono Border uno dei film più importanti dell'anno c'è la ricchezza di livelli di lettura. Grazie ai suoi simbolismi anche audaci il film permette di parlare di temi della contemporaneità, senza mai mettersi in cattedra.

Una delle idee più fantasiose è il ricorso a una creatura della mitologia nordica come il troll. Come è arrivato a questa scelta, o meglio cosa ha cambiato rispetto al romanzo di Lindqvist da cui il film è tratto?
L'idea viene dal romanzo, con il personaggio di Tina che non sa chi sia veramente, scopre via via la propria identità e di essere vissuta in una bugia. A quel punto cerca di trovare se stessa. È il mio primo adattamento, in genere lavoro su soggetti che scrivo e creo personalmente, quindi la difficoltà stava nel voler rendere un certo livello di complessità senza perdere il DNA e la naïveté della storia originale. È stato un processo lungo, durato qualche anno, con alti e bassi, momenti frustranti. Non è stato il processo canonico di trasposizione, è stato più che altro un lavoro intuitivo. La cosa più importante che abbiamo aggiunto è stata da un lato la profondità dei sentimenti - come si possa provare amore, per esempio - e dall'altro l'idea di disporre di un'ulteriore linea narrativa, l'investigazione "noir". Quando le persone mi chiedono a che genere appartenga Border, mi piace rispondere che è un film "gelato". Dentro ci puoi trovare tutti i gusti che ti piacciono: biscotti, caramello... etc. Questo è più o meno quello che abbiamo cercato di realizzare.

Mi sembra che il film giochi, specie nella prima parte, sul fatto che l'aspetto diverso della protagonista possa essere il frutto della percezione altrui, e non necessariamente un dato di fatto...
Quando abbiamo pensato a come rendere i vari personaggi sullo schermo abbiamo cercato un equilibrio tra un aspetto strano, non propriamente umano, e un aspetto non abbastanza strano da non essere umano. Questa ambiguità è al centro del film, si lega a quanto noi sappiamo e quanto ne sappiano i personaggi del film stesso. C'è un'asimmetria tra il grado di conoscenza degli spettatori e dei personaggi che circondano la protagonista. È eccitante, perché lo spettatore ha una certa percezione e pensa fino a un certo punto di sapere più dei personaggi e di lei, ma poi tutto è messo in discussione.

Frasi
- Se ti senti diversa è perché sei migliore di loro
Una frase di Vore (Eero Milonoff)
dal film Border - Creature di confine - a cura di MYmovies.it
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
lunedì 25 marzo 2019
Teresa Marchesi
Huffington Post

Come diceva Clark Gable ne "Gli Implacabili", ho sogni piccoli. Mi basterebbe che tutte le fiabe dello schermo assomigliassero a "Border- Creature di confine". Mi basterebbe che avessero il fegato di sperimentare vie scomode e impervie per approdare a parabole universali. È temerario mescolare l'horror con il realismo sociale e la mitologia nordica.

giovedì 21 marzo 2019
Valerio Sammarco
La Rivista del Cinematografo

Tina è una doganiera con una dote particolare, riesce a fiutare (letteralmente) il passaggio di ogni malintenzionato. Avviene così che contribuisce a mettere la polizia sulle tracce di un terribile giro di pedofili. Allo stesso tempo, però, non riesce ad inquadrare un misterioso viaggiatore, Vore, al punto di innamorarsene. Sulla carta il film di Ali Abbasi, regista nato in Iran ma ormai cittadino [...] Vai alla recensione »

NEWS
RECENSIONI
venerdì 22 marzo 2019
Andrea Fornasiero

Tina è un'agente della dogana portuale di una città svedese, crede di essere affetta da un'anomalia genetica e vive un'esistenza placida. Incassa le male parole di chi ferma alla frontiera e il disinteresse del suo compagno, che presta molta più attenzione [...]

VIDEO RECENSIONE
lunedì 11 marzo 2019
A cura della redazione

Impiegata alla dogana, Tina ha un naso eccezionale, infallibile per fiutare sostanze e sentimenti illeciti. Viaggiatore dopo viaggiatore, avverte la loro paura, la vergogna, la colpa e non sbaglia mai.

TRAILER
giovedì 21 febbraio 2019
 

Tina (Eva Melander), impiegata alla dogana, è nota per il suo olfatto eccezionale. È come se riuscisse a fiutare il senso di colpa, la paura, la vergogna dei colpevoli. Tina si dimostra infallibile fino al giorno in cui Vore (Eero Milonoff), un uomo [...]

POSTER
lunedì 7 gennaio 2019
 

Tina ha un fisico massiccio e un naso eccezionale per fiutare le emozioni degli altri. Impiegata alla dogana è infallibile con sostanze e sentimenti illeciti. Viaggiatore dopo viaggiatore, avverte la loro paura, la vergogna, la colpa.

NEWS
giovedì 3 gennaio 2019
 

Tina ha un fisico massiccio e un naso eccezionale per fiutare le emozioni degli altri. Impiegata alla dogana è infallibile con sostanze e sentimenti illeciti. Viaggiatore dopo viaggiatore, avverte la loro paura, la vergogna, la colpa.

PREMI
lunedì 10 dicembre 2018
 

Border di Ali Abbasi ha vinto il Black Panther Award come Miglior Film al Noir in Festival 2018. Vincitore del premio per il Miglior Film al Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard e candidato svedese ai prossimi Academy Awards, il film sarà [...]

TRAILER
domenica 30 settembre 2018
 

Tina ha un fisico massiccio e un naso eccezionale per fiutare le emozioni degli altri. Impiegata alla dogana è infallibile con sostanze e sentimenti illeciti. Viaggiatore dopo viaggiatore, avverte la loro paura, la vergogna, la colpa.

TRAILER
venerdì 28 settembre 2018
 

Tina ha un fisico massiccio e un naso eccezionale per fiutare le emozioni degli altri. Impiegata alla dogana è infallibile con sostanze e sentimenti illeciti. Viaggiatore dopo viaggiatore, avverte la loro paura, la vergogna, la colpa.

CANNES FILM FESTIVAL
venerdì 18 maggio 2018
 

Border di Ali Abbasi ha vinto il premio di Un Certain Regard, il concorso del festival di Cannes la cui giuria era presieduta quest'anno da Benicio Del Toro. Euforia di Valeria Golino con Riccardo Scamarcio e Valerio Mastandrea non è nel palmares della [...]

winner
un certain regard - miglior film
Festival di Cannes
2018
Con Eva Melander nella parte di Tina
6a
Vai alla home di MYmovies.it
Home | Cinema | TIMVISION | Database | Film | Calendario Uscite | MYMOVIESLIVE | Dvd | Tv | Box Office | Prossimamente | Trailer | Colonne sonore | MYmovies Club
Copyright© 2000 - 2019 MYmovies.it® - Mo-Net s.r.l. Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione anche parziale. P.IVA: 05056400483
Licenza Siae n. 2792/I/2742 - Credits | Contatti | Normativa sulla privacy | Termini e condizioni d'uso | Accedi | Registrati