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sabato 8 maggio 2021

Gael García Bernal

Da Pedro a Hollywood in cerca di passione

42 anni, 30 Novembre 1978 (Sagittario), Guadalajara (Messico)
occhiello
qualle persone sono straniere a casa loro
dal film I diari della motocicletta (2004) Gael García Bernal  Ernesto Guevara de la Serna
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Gael García Bernal
Golden Globes 2016
Premio miglior attore in una serie televisiva brillante per il film Mozart in the Jungle di Paul Weitz

Golden Globes 2016
Nomination miglior attore in una serie televisiva brillante per il film Mozart in the Jungle di Paul Weitz

Festival di Venezia 2001
Premio premio marcello mastroianni per il film Y tu mama tambien di Alfonso Cuarón



Ema

Ema

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,63)
Un film di Pablo Larraín. Con Mariana Di Girolamo, Gael García Bernal, Santiago Cabrera, Paola Giannini, Cristián Suárez.
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Genere Drammatico, - Cile 2019. Uscita 02/09/2020.
Il Paradiso probabilmente

Il Paradiso probabilmente

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,93)
Un film di Elia Suleiman. Con Elia Suleiman, Gael García Bernal, Holden Wong, Robert Higden, Sebastien Beaulac.
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Genere Commedia, - Francia 2019. Uscita 05/12/2019.
Lontano da qui

Lontano da qui

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,71)
Un film di Sara Colangelo. Con Maggie Gyllenhaal, Parker Sevak, Gael García Bernal, Anna Baryshnikov, Rosa Salazar.
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Genere Drammatico, - USA 2018. Uscita 13/12/2018.
Museo - Folle Rapina a Città del Messico

Museo - Folle Rapina a Città del Messico

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,92)
Un film di Alonso Ruizpalacios. Con Gael García Bernal, Leonardo Ortizgris, Alfredo Castro, Simon Russell Beale, Lisa Owen.
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Genere Drammatico, - Messico 2018. Uscita 31/10/2018.
Coco

Coco

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,89)
Un film di Lee Unkrich, Adrian Molina. Con Anthony Gonzalez, Gael García Bernal, Benjamin Bratt, Alanna Ubach, Renee Victor.
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Genere Animazione, - USA 2017. Uscita 28/12/2017.
Filmografia di Gael García Bernal »

giovedì 22 aprile 2021 - Il film di Michel Franco colpisce forte allo stomaco dello spettatore e pone molteplici interrogativi. Uno su tutti: ma da che parte sta veramente l'autore? Leone d'Argento a Venezia 77 e ora disponibile in streaming.

Violento, disturbante, spiazzante. Nuevo Orden è il racconto di un'apocalisse pura e disumanizzata

Giovanni Bogani cinemanews

Violento, disturbante, spiazzante. Nuevo Orden è il racconto di un'apocalisse pura e disumanizzata First reaction: shock. Because… perché il film di Michel Franco vuole colpire come un pugno allo stomaco, su questo non ci sono molti dubbi. E ci riesce, pure. Perché è violento, ma soprattutto è disturbante, spiazzante.

Parte in un modo e si sviluppa in un altro, sembra un ritratto di borghesia in nero, poi apre scenari di guerriglia, di rivoluzione: ma una rivoluzione quasi astratta, con i suoi rivoluzionari che sembrano zombie, un esercito di zombie senza più niente di umano. È l’umanità che sparisce, che è assente in quasi tutti i personaggi. È questa mancanza lo shock più forte.  

Nuevo orden, ora disponibile in streaming, è il sesto film da regista di Michel Franco. Lo scorso 12 settembre, alla Mostra del Cinema di Venezia – sembra passata una vita, eravamo in sala e sembrava di tornare alla normalità – vinceva il Gran Premio della Giuria.

Una consacrazione, sì. Ma già da qualche anno Michel Franco si era ritagliato un posto fra i formidabili protagonisti del cinema messicano degli ultimi anni, fra Alfonso Cuaròn, Alejandro Inarritu, Guillermo Arriaga, Guillermo del Toro.

Più giovane di loro di una quindicina d’anni, Franco ha a casa già un bel po’ di premi: quello di Un certain regard a Cannes per Despuès de Lucìa nel 2012, il premio per la sceneggiatura sempre a Cannes, nel 2015, per Chronic. Ma è un bel po’ suo anche il Leone d’oro del 2015 per Desde allà (Ti guardo) di Lorenzo Vigas, primo film sudamericano a vincere a Venezia, e che Michel Franco aveva prodotto.
Ma lasciamo stare i premi, torniamo al film.

C’è un matrimonio di ricchi. Lei è bionda – è Naian Gonzáles Norvind, attrice di origine norvegese – lui è disinvolto e bello – è Dario Yazbek Bernal, il fratellastro di Gael Garcia Bernal. Ci sono decine di invitati, gli abiti delle donne color pastello, le tartine, i flutes di champagne, il lusso, la musica, i giovani che si imboscano, altri in una stanza a provare il peyote. Sono tutti “whitexican”, messicani bianchi e facoltosi. Sono scuri di pelle solo i servitori, come la governante silenziosa e fidata, che ricorda la custode dei film di Brad Pitt e Cate Blanchett in Babel di Inarritu, Adriana Barraza. O la dimessa, umile, preziosa Yalitza Aparicio di Roma.

La camera scivola fra loro, fluida, come in una danza fra gli invitati, come fosse un film di Altman. La luce è chiara, quanto di più lontano dal dramma si possa immaginare. Le perturbazioni dalla normalità che Michel Franco dissemina sono quasi impercettibili. Acqua che esce verde dai rubinetti del bagno. Un’auto sporca di vernice dello stesso colore. Qualcuno vuole guastare la festa, ma sempre di festa si tratta.

Poi un’altra frattura, nota dissonante nel minuetto mozartiano che sembra essere l’inizio. Un vecchio dipendente della ricca famiglia va a chiedere aiuto per pagare l’operazione al cuore della moglie: e lì, dove il denaro circola a fiumi, non trova empatia, trova elemosine che non gli bastano neanche per cominciare.

La molla è carica, e può solo esplodere: la rivoluzione non può attendere. E arriva. C’è una strana continuità fra questo film e la sequenza dell’irruzione dei rivoltosi nel negozio di arredamento in Roma di Cuaròn, come se Nuevo orden ne rappresentasse un sequel. Irrompono nella villa, e il film vira improvvisamente, entra in un’altra dimensione.

È il racconto dell’apocalisse, un’apocalisse pura, astratta, disumanizzata. Non ci sono discorsi, motivazioni, radici politiche. C’è solo violenza, come in un film di fantascienza, dove però tutto è filmato, raccontato, mostrato realisticamente, crudamente. Con echi, semmai, di molto cinema.
Franco dice di essersi ispirato alla Battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo: a noi sembra di vedere, negli stanzoni in cui i ricchi vengono fatti prigionieri, desaparecidos umiliati, torturati, denudati, l’eco di altri desaparecidos, di altri racconti cinematografici, come “Garage Olimpo” di Marco Bechis, dove però l’orrore era reale, storico, apparteneva al passato; qui è un orrore ipotetico, distopico – per usare una parola tanto abusata, anche a proposito di questo film. E sembra persino di vedere, in quei corpi nudi, echi del “Salò” di Pier Paolo Pasolini. “Il mio film è una radiografia della società messicana”, aveva detto Franco in qualche intervista. Ma c’è più cinema, a nostro avviso, che analisi sociale.

First reaction, shock. Ma dopo, viene da chiedersi: da che parte sta Michel Franco? Da che parte sta Nuevo orden? L’ordine vecchio, quello del privilegio, della disparità sociale, quello delle giacche, delle cravatte, dei cocktail e dei duecentomila pesos negati al vecchio guardiano della villa, fa orrore. 

Ma fa ancora più orrore una rivoluzione fatta di violenza cieca, di carnefici senza nome, di saccheggiatori: una rivoluzione i cui soldati sono anonimi, violentissimi, feroci, senza sfumature. Una rivoluzione a cui non viene attribuito un nome, un’ideologia, una storia. Chi sono?

Hanno il passamontagna e le mimetiche come i soldati dell’Esercito zapatista di liberazione nazionale,  quello del subcomandante Marcos. Ma è una assonanza solo visuale, non c’è una sola parola in tutto il film che ci faccia capire chi sono. Evidentemente, a Franco non interessa. Non ci sono discorsi, parole, rivendicazioni, aspirazioni, progetti, scopi. C’è solo un mostrare una violenza cieca, da automi.

Franco sembra dirci: attenzione, se la classe popolare arriverà al potere con la forza, si comporterà come una massa di assassini feroci. Ugualmente, Franco non sembra avere nessuna fiducia nell’ordine che un potere militare potrebbe instaurare, ancora più feroce e cieco di quello “rivoluzionario”.

E allora? Allora forse hanno ragione quelli che individuano in Michel Franco un regista “borghese”, che alla fine sta dalla parte dei suoi “whitexican”. Ma forse c’è ancora un altro punto di vista possibile, e in pochi ne hanno parlato.

I due soli personaggi che, in questa follia collettiva, mostrano una qualche empatia, un qualche altruismo, un approccio etico alla vita, sono la sposa – Marian – e Christian, il giovane autista. Sono gli unici che compiono un gesto per qualcun altro. E forse non è un caso che si chiamino Marian e Cristian, nomi ispirati ai due più importanti personaggi della narrazione cristiana.

E non è un caso, probabilmente, che gli unici momenti in cui l’orrore sembra prendersi una pausa, gli unici momenti in cui, in mezzo al furore, in mezzo all’annullamento di qualsiasi senso, nel completo deserto morale, c’è qualche cosa che assomiglia alla pietà, ad un senso di vicinanza degli uomini gli uni agli altri. Ed è la cerimonia funebre, in una chiesa affollata. E la cerimonia di sepoltura, officiata su una collina sulla quale altri gruppetti di parenti celebrano cerimonie analoghe. Chissà, forse quando tutto viene a mancare è proprio la religione, che Franco ci mostra, in filigrana, come l’unico appiglio possibile. 

   

giovedì 25 marzo 2021 - Commedie, documentari, film indipendenti e piccoli cult: in occasione dei suoi primi 20 anni di attività, la casa di distribuzione milanese Officine UBU lancia in streaming i titoli più suggestivi del suo catalogo.
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Nasce CineUBU, la casa del cinema europeo di qualità è su MYmovies

Tommaso Tocci cinemanews

Nasce CineUBU, la casa del cinema europeo di qualità è su MYmovies Officine UBU, la casa di distribuzione milanese che negli ultimi due decenni si è specializzata nel cinema europeo originale e di qualità, si lancia nell’offerta streaming del suo catalogo con la nuova piattaforma cineUBU. A partire da oggi gli spettatori avranno la possibilità di noleggiare un centinaio di film dal ricco passato e dal presente del distributore, sia italiani che internazionali, con molti titoli premiati nei maggiori festival. cineUBU prevede sia il noleggio singolo dei film, a un costo variabile a seconda del catalogo, oppure la scelta di carnet di diverse taglie, dai 4 film a 9,90 euro fino ai 40 per 39,90 euro.

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Franco Zuliani, che ha fondato e dirige Officine UBU, si dice “fortemente convinto del potere delle sale cinematografiche, luogo imprescindibile di cultura e aggregazione, e assolutamente necessario per l’industria del cinema.” Ma nell’attesa di poterci tornare, cineUBU darà visibilità ai tanti apprezzati titoli che hanno segnato la storia della società, proprio nell’anno in cui essa compie 20 anni di attività. Si riparte ad esempio da dove le cose si erano interrotte a livello distributivo, con quei film dell’anno scorso che dovevano uscire proprio quando le sale sono state chiuse: è il caso di In viaggio verso un sogno, una bella storia picaresca di amicizia con Shia LaBeouf ambientata agli estremi dell’universo americano, nel sud della Florida. Oppure di L’hotel degli amori smarriti, commedia leggera di un nome pesante del cinema francese, Christophe Honoré (protagonisti Chiara Mastroianni e uno dei volti giovani più apprezzati d’oltralpe, Vincent Lacoste).
Proprio il cinema francese è sempre stato un particolare punto focale per Officine UBU, con Zuliani che se ne proclama appassionato per “l’originalità, il coraggio e un pizzico di follia nel mettere in scena storie che pochi avrebbero il coraggio di raccontare.” In digitale darà accesso a opere come Una nuova amica di François Ozon, Un amore sopra le righe, in cui Nicolas Bedos già si lancia in quel racconto nostalgico del passato che poi avrebbe fatto la fortuna del successivo La belle époque. Oppure la rilettura “meta” del mito di Cyrano di Edmond Rostand, un po’ alla Shakespeare in love, in Cyrano mon amour di Alexis Michalik

Per quanto riguarda il cinema nostrano, in cima alla lista si piazza Sacro GRA di Gianfranco Rosi, documentario-ibrido vincitore del Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia, di cui Zuliani si dice “particolarmente orgoglioso” vista la difficoltà dei documentari a sfondare in sala (documentari presenti su cineUBU anche grazie a nomi come Wim Wenders e il suo Il sale della terra, realizzato con Juliano Ribeiro Salgado e candidato agli Oscar). C’è anche il tuffo nella storia di Officine UBU con i film prodotti in-house agli inizi: Fame chimica di Paolo Vari e Antonio Bocola, un piccolo caso cinematografico nel 2003 sulla periferia milanese della Barona, tra spaccio e criminalità, con uno dei ruoli che lanciarono Valeria Solarino. E poi dall’anno seguente La Spettatrice, il primo film di Paolo Franchi con Barbora Bobulova.

Allargando i confini, non mancano opere che hanno segnato il cinema dell’ultimo decennio. Del 2013 è Il tocco del peccato, uno dei capolavori del regista cinese forse più importante di questa generazione, Jia Zhangke. Un compendio di vita e maledizione nella provincia dello Shanxi, a cui Jia torna spesso, attraverso storie multiple. Fino ad arrivare al 2019 con La vita invisibile di Eurídice Gusmão, che vinse la sezione Un certain regard di Cannes e incontrò grande successo sul circuito festivaliero. Lo firma Karim Aïnouz, adattando per lo schermo il romanzo brasiliano di Martha Batalha su due sorelle dal legame fortissimo, partendo nella Rio de Janeiro degli anni cinquanta e seguendone la vita.

In mezzo, film di grande curiosità come Detachment - Il distacco, che segnò il ritorno alla regia di Tony Kaye dopo la controversa lavorazione di American History X e che ha nel professore supplente Adrien Brody la stella di un nutritissimo cast. Insegnante - ma stavolta d’asilo - è anche Maggie Gyllenhaal in Lontano da qui (le fa compagnia Gael Garcia Bernal), passato al Sundance e diretto da Sara Colangelo. Un asso del cinema di genere come lo spagnolo Alex de La Iglesia è presente in catalogo con il suo Le streghe son tornate del 2013, un brillante miscuglio di generi. Fu presentato a Venezia, come pure Pollo alle prugne della coppia Marjane Satrapi - Vincent Paronnaud, che dà seguito al celebre film d’animazione Persepolis adattando un’altra graphic novel di Satrapi e riunendo un gruppo di donne d’eccezione del cinema internazionale: Isabella Rossellini, Maria de Medeiros, Golshifteh Farahani e, di nuovo, Chiara Mastroianni.

   

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