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Museo e il Messico: una cinematografia tornata grande

Cuaròn, Iñárritu, Del Toro e ora Ruizpalacios: la nuova ondata di autori messicani ha ridato linfa (e meritati premi) a una delle cinematografie più sorprendenti e sconosciute del mondo.
di Roy Menarini

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Gael García Bernal (40 anni) 30 novembre 1978, Guadalajara (Messico) - Sagittario. Interpreta Juan Nuñez nel film di Alonso Ruizpalacios Museo - Folle Rapina a Città del Messico.
sabato 3 novembre 2018 - Focus

Se si escludono le grandi cinematografie occidentali, quella messicana rappresenta forse la più sorprendente e sconosciuta, almeno al di fuori dei circuiti cinefili e non tenendo conto del presente. Prima rivoluzionaria (nei primi 30 anni del '900 la popolazione era all'ottanta per cento analfabeta e imparava attraverso i film), poi colossale nel secondo dopoguerra, la settima arte di questo paese possiede nella sua storia un tal numero di capolavori che molti spettatori ignari ne sarebbero stupefatti.

L'orgoglio messicano verso la propria storia artistica - così ben chiarito in Museo di Alonso Ruizpalacios, dove un furto in una istituzione offende e tradisce un intero popolo - è stato di recente sollecitato dalla nuova ondata di cineasti contemporanei che lo hanno (ri)fatto grande.
Roy Menarini

Il Leone d'Oro a Roma di Alfonso Cuaròn (opera ancora una volta stracolma di affetto, sia pure contradittorio e dolceamaro, per il paese), è solo la punta dell'iceberg dopo l'inanellarsi di trionfi dei vari Alejandro Gonzáles Iñárritu, Guillermo Del Toro, o dello stesso, emergente Ruizpalacios.

Solo ricordando la sanguinosa e appassionata storia novecentesca del Messico, fino ad arrivare alla recente situazione di criminalità, utopie e tensioni con gli Stati Uniti, si può comprendere quanto delicata sia una vicenda come quella ricostruita in Museo. I ladruncoli protagonisti, che fanno una bravata di cui loro stessi si stupiscono per poi accorgersi che la merce rubata al Museo di Città del Messico è semplicemente impossibile da rivendere al mercato nero per la troppa fama che ha, sono persone senza storia. Gli servirà tutta la seconda parte del film - quella della ricerca del compratore, della fuga, del percorso erratico nel paese - per accorgersi di che cosa è il Messico. Che poi tocchi a un attore cileno (Alfredo Castro) interpretare il padre, al tempo stesso orgoglioso e fallimentare, che odia se stesso e il figlio che lo ha svergognato, è solo un'altra delle sorprese che la produzione latino-americana ci offre a ogni piè sospinto. La sostanza non cambia.


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In foto una scena del film Museo.
In foto una scena del film Museo.
In foto una scena del film Museo.

È forse più utile capire che ruolo ha, al di fuori del simbolo specifico rivestito in Ruizpalacios, il Museo nel cinema contemporaneo. Indagato da documentaristi come Frederick Wiseman, che ci ha sempre ricordato come le istituzioni culturali siano organismi viventi grazie alle persone che le vivificano, il museo è sempre al centro di dibattiti pubblici. Più aperti o più chiusi? Gratis o a pagamento? Per tutti o per pochi? Da mondanizzare o da rendere esclusivi? Ogni paese ha la sua ricetta: quel che non si tocca è la collezione. Permanente, se la storia lo permette (si pensi al difficile ruolo dell'Hermitage nei film di Aleksandr Sokurov).

Rubare un pezzo a un museo pubblico è un delitto peggiore che rovinarlo, poiché lo si sottrae alla nazione, qualunque cosa essa pensi dell'arte. Sottrarlo a un museo privato potrebbe sembrare un gesto alla Robin Hood, ma solo se fosse restituito o concesso alla collettività; mentre di solito, come in Museo, si cerca solamente di arricchirsi.
Roy Menarini

Ed è forse questo che affascina il cinema quando parla di quadri rubati e furti storici. Il valore concreto dell'arte. Un valore che ha principalmente a che fare con l'unicità e la storicità del pezzo. Mentre al contrario i film sono riproducibili, e lo sono sempre di più. Un film non si può nemmeno falsificare, a differenza di una tela. E questa meravigliosa possibilità di replicarsi ovunque e all'infinito (o quasi) diventa talvolta un fardello, quando si cerca di legittimare artisticamente il mezzo espressivo. Ecco perché Museo non parla solo di un furto, ma di identità nazionale, fiducia nell'opera d'arte, rapporto tra cinema e patrimonio culturale.


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