Roma

Film 2018 | Drammatico +13 135 min.

Regia di Alfonso Cuarón. Un film Da vedere 2018 con Yalitza Aparicio, Marina de Tavira, Marco Graf, Daniela Demesa, Diego Cortina Autrey. Cast completo Titolo originale: Roma. Genere Drammatico - Messico, USA, 2018, durata 135 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,84 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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La storia di diverse generazioni di una famiglia durante gli Anni Settanta a Città del Messico. Il film è stato premiato al Festival di Venezia,

Consigliato assolutamente sì!
3,84/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA 3,67
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Il ritratto di una dignità umana così profonda e inalienabile da trasformare ogni cosa in straziante bellezza.
Recensione di Paola Casella
giovedì 30 agosto 2018
Recensione di Paola Casella
giovedì 30 agosto 2018

Messico, 1970. Roma è un quartiere medioborghese di Mexico City che affronta una stagione di grande instabilità economico-politica. Cleo è la domestica tuttofare di una famiglia benestante che accudisce marito, moglie, nonna, quattro figli e un cane. Cleo è india, mentre la famiglia che l'ha ingaggiata è di discendenza spagnola e frequenta gringos altolocati. I compiti della giovane domestica non finiscono mai, e passano senza soluzione di continuità dal dare il bacio della buonanotte ai bambini al ripulire la cacca del cane dal cortiletto di ingresso della casa: quello in cui il macchinone comprato dal capofamiglia entra a stento, pestando i suddetti escrementi. Perché nel Messico dei primi anni Settanta tutto coesiste: la nuova ricchezza come la merda degli animali da cortile, il benessere ostentato dei padroni e la schiavitù "di nascita" dei nullatenenti. Tutto convive in un sistema contradditorio ma simbiotico in cui le tensioni sociali non tarderanno a farsi sentire, catapultando il recupero delle terre espropriate in cima all'agenda dei politici in cerca di consensi.

Era dai tempi di Y Tu Mama Tambien che Alfonso Cuaron non girava un film nel suo nativo Messico, e sono trascorsi cinque anni da quando Gravity l'ha definitivamente consacrato al gotha hollywoodiano.

In un bianco e nero pastoso che mescola ricordi nostalgici e denuncia sociale, con Roma Cuaron torna alle proprie radici e racconta il Messico della sua infanzia, nonché il debito di riconoscenza che tutti i figli della borghesia messicana devono alle tate e alle "sguattere" che li hanno cresciuti con amore e devozione. Roma è il suo film più intensamente personale e più provocatoriamente politico, e racconta un intero Paese attraverso il suo frattale minimo, e il più indifeso.

Cleo è un prodigio di efficienza e un contenitore di dolcezza senza fondo, cui attingono senza vergogna e senza scrupoli coloro che hanno avuto la fortuna di nascere in una classe sociale più elevata, e i cui avi hanno contribuito a depredare le risorse del Paese, che appartenevano - quelle sì per diritto di nascita - alla popolazione indigena. In lei si consuma una quieta implosione, quella di essere umano così stanco di spendersi per gli altri che "fare finta di essere morta" le sembra un gioco sorprendentemente piacevole. In aggiunta alla sua condizione di india povera, Cleo è donna: e questo la rende il paria della terra, inferiore persino a quegli uomini nullatenenti che le ronzano intorno, e che imbottigliano energia vitale per la rivoluzione a venire, ma dimenticano la più elementare decenza nei confronti delle proprie compagne. Il ritratto che Cuaron fa di un maschile distruttivo e irresponsabile, contrapposto ad un femminile accuditivo e aperto al cambiamento, collega Roma a Gravity nella convinzione che il futuro sia donna.

In questo mondo in trasformazione (ma non necessariamente direzionato verso un reale progresso) terremoti e incendi cercano di spazzare via il vecchio, mentre i latifondisti imbalsamano le proprie prede e i propri compagni di caccia affinché tutto rimanga uguale, e il loro privilegio resti immutato. Cleo calpesta il fango delle baraccopoli come le maioliche delle case dei ricchi, e continua a dare a piene mani lasciandosi depauperare ogni giorno, e augurandosi silenziosamente la morte per sé e per la sua stirpe (soprattutto se femminile). Ma il miracolo di Roma è trasformare la sua storia nel ritratto di una dignità umana così profonda e inalienabile da metamorfizzare ogni cosa in straziante bellezza.

Cuaron applica la propria consumata maestria tecnica e compositiva ad una storia girata in sequenza in 108 giorni, e interpretata da non attori di rara autenticità. La sequenza su cui scorrono i titoli di testa è già un capolavoro ed enuclea tutta la narrazione a seguire: nello specchio della lisciva con cui Cleo pulisce i pavimenti appare il riflesso dell'aeroplano che porterà via chi può dalla quotidianità degradata del quartiere.

L'autore firma sceneggiatura, montaggio, direzione della fotografia e naturalmente regia, concedendosi piani sequenza e carrellate da grande artista, senza per questo interferire nella linearità essenziale della storia. A tessere il suo grande arazzo ci sono una ricostruzione d'ambiente vertiginosa (di Eugenio Caballero, premio Oscar per Il labirinto del fauno) e un sound design che ci fa avvertire tutti i rumori di fondo, spesso apparentemente provenienti dai lati esterni della sala cinematografica.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
domenica 2 settembre 2018
Peer Gynt

Citare Fellini come riferimento per l'ultimo film di Alfonso Cuaron è assolutamente fuorviante. In un bellissimo bianco e nero (fotografato dallo stesso regista), Cuaron racconta la solitudine e la profonda umanità di una donna, un'india, Cleo, domestica in una famiglia della media borghesia messicana. Siamo a Roma, un quartiere di Città del Messico, e entrambe le donne [...] Vai alla recensione »

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
venerdì 31 agosto 2018
Silvana Silvestri
Il Manifesto

Il processo che da tempo in vari paesi del latinoamerica ha portato al lungo lavoro sulla memoria è anche al centro dell'ultimo magnifico film di Alfonso Cuaron, Roma che apparentemente si aggira tra le tranquille stanze di un appartamento del borghese quartiere di Città del Messico che dà il titolo al film e rimette in scena nodi non risolti della società.

venerdì 31 agosto 2018
Emiliano Morreale
La Repubblica

Il presupposto alla base di Roma è in fondo giusto: perché le storie degli umili e degli ultimi dovrebbero essere mostrate per forza con un realismo paradocumentario? Alfonso Cuarón, regista di film diversissimi, da Y tu mama también a un Harry Potter, per il suo dramma sociale in cui torna al natio Messico, sceglie un luccicante bianco e nero, inquadrature e movimenti di macchina costruitissimi.

venerdì 31 agosto 2018
Francesco Alò
Il Messaggero

Come si dice Amarcord in messicano? Roma. Alfonso Cuarón ricorda la sua infanzia in un bianco e nero maiuscolo a Città del Messico, quando papà era sempre in viaggio d'affari (oppure no?), mamma Sofia accumulava libri tremando al pensiero di perdere quell'uomo, nei cinema fumosi si pomiciava e la domestica Cleo puliva costantemente le cacche dei cani dal vialetto troppo stretto per l'ingombrante Ford [...] Vai alla recensione »

NEWS
MOSTRA DI VENEZIA
sabato 8 settembre 2018
 

La 75esima edizione della Mostra Internazione d'Arte Cinematografica si conclude con il trionfo di Roma di Alfonso Cuaron, la storia di diverse generazioni di una famiglia durante gli Anni Settanta a Città del Messico.

NETFLIX
venerdì 17 agosto 2018
 

Cleo (Yalitza Aparicio) è una giovane collaboratrice domestica di una famiglia della classe media che vive nel quartiere di Roma a Città del Messico. Con un'artistica lettera d'amore alle donne che lo hanno cresciuto, Cuarón attinge alla propria infanzia [...]

winner
leone d'oro
Festival di Venezia
2018
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