Un documentario girato con il core, su un calciatore silenzioso ed elegante, incarnazione di uno spirito che latita nel calcio odierno. Documentario, Italia2026. Durata 82 Minuti.
Il documentario dedicato all'iconico difensore brasiliano icona della Roma. Espandi ▽
Ci sono documentari sportivi che cercano il colpo a effetto, l’aneddoto scandalistico o la ricostruzione mitologica dell’eroe. E poi ce ne sono altri che scelgono una strada più semplice e, proprio per questo, più autentica: raccontare l’affetto. Aldair: un cuore giallorosso appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Un film realizzato con il cuore in mano – anzi, “co’ er core”, come direbbero i suoi narratori – che trasforma il ritratto di uno dei più grandi difensori della storia della Roma in una lunga dichiarazione d’amore collettiva. Non solo verso il campione brasiliano, ma verso un’idea di calcio ormai quasi scomparsa, fatta di appartenenza, eleganza e rispetto.
Il documentario ripercorre la carriera di Aldair Nascimento dos Santos attraverso immagini d’archivio, testimonianze di ex compagni, tifosi e giornalisti, ma soprattutto attraverso il ricordo emotivo di chi lo ha visto giocare e ne conserva ancora oggi un culto quasi religioso. La scelta più curiosa del film è però quella di costruire una sorta di “cornice narrativa” attorno al documentario stesso. Il filo conduttore è infatti rappresentato dal viaggio di Sandro, tifosissimo romanista della Curva Sud, che vola in Brasile per incontrare il suo idolo. Un espediente semplice ma efficace, che permette al racconto di assumere i toni di un pellegrinaggio sentimentale. Recensione ❯
Un film che riflette sul senso di comunità nell'epoca dei social network e sull'urgenza di recuperare le proprie radici per costruire il futuro. Espandi ▽
Lovita è una ragazza che torna a vivere nel quartiere di Trastevere dopo la morte della madre. Ha uno zio diventato non vedente e in crisi, un amico che fa il regista teatrale e si interfaccia con altre persone con problematiche che ruotano intorno al come vivere la sessualità. Decide così di aprire un sito in cui la pornografia si trasformi in desiderio di vero amore.
Vito Vinci dirige con professionalità un film dalla sceneggiatura ipertrofica. Vinci è un regista che sa come guidare gli attori e come dotarsi di un cast in cui ogni interprete sa aderire al personaggio affidatogli con la giusta misura e sensibilità. Il problema però nasce da una sceneggiatura in cui agisce un universo di caratteri che in potenza hanno interessanti caratteristiche, anche sul piano della loro costruzione, per uno sviluppo che in più occasioni non si completa. Recensione ❯
La storia di Marco Belinelli, il primo italiano a vincere un titolo NBA. Espandi ▽
Il ritratto di Marco Belinelli, l'unico giocatore di basket italiano che ha vinto un titolo nella NBA lo vede condurre la narrazione sul filo dei ricordi con l'intervento di chi lo conosce bene come amico o come atleta. Dagli inizi giovanissimo nella Virtus Bologna sino al ritorno, all'apice della carriera, nella stessa squadra lo si segue negli alti e bassi di una carriera che lo ha reso al contempo sempre più famoso e sempre più consapevole del proprio potenziale sportivo ed umano.
Un documentario che andrebbe visto dal maggior numero di giovani possibile per la positività e concretezza del messaggio. È lo stesso campione a descrivere le sensazioni provate e, al contempo, a spiegare come non abbia consentito a queste difficoltà di piegarlo. Non si tratta solo di una lezione di sport ma di vita.
Viene messo alla luce un percorso umano ed atletico che andrebbe fatto conoscere a ragazzi e ragazzi indipendentemente che abbiano o meno interesse per il basket o per lo sport in generale. Recensione ❯
Un'intensa storia d'amore raccontata attraverso un dramma familiare profondamente personale, incentrato sui temi della resilienza e della trasformazione. Espandi ▽
Stacy Clyburn (Michelle Pfeiffer) e la sua benestante famiglia affrontano le conseguenze di un evento drammatico e cercano di riscoprirsi in una vita che può essere completamente diversa, tra New York e una valle del Montana.
Questa serie di sei episodi, distribuita da Paramount+, è ufficialmente una sorta di spin-off di Yellowstone, nonostante abbia in comune con essa solo alcune caratteristiche legate al contesto di una famiglia agiata americana (di orientamento democratico e non repubblicano) e al modo di vivere alcuni rapporti al suo interno.
Lo sceneggiatore elimina l'approccio thriller e di intrigo politico per concentrarsi sui personaggi e sul loro percorso in chiave più drammatica. È evidente che Kurt Russell e soprattutto Michelle Pfeiffer sono il vero valore aggiunto di un prodotto che si concede il suo tempo e che intrattiene, nonostante rifiuti in buona parte le logiche commerciali convenzionali. Recensione ❯
Una storia di memoria, segreti e rinascita. Espandi ▽
Ancona, notte di Halloween. Pochi giorni dopo la morte del padre, ex sindaco della città molto amato e rimpianto, Christian, pasticciere cinquantenne, solitario e affetto da diabete, si chiude in casa per terminare una grande torta nuziale. Nell'oscurità del suo grande appartamento disadorno, in una notte d'inspiegabile blackout, l'uomo si vede piombare in casa Nina, una giovane ucraina che la madre ha mandato in Italia per recuperare una busta dal contenuto misterioso. L'adulto perseguitato dai suoi fantasmi e la giovane spaesata ma affascinante ingaggeranno uno scontro di potere disperato, frutto di anni di dolore, silenzio e segreti ormai impossibili da nascondere. Recensione ❯
Il film è liberamente ispirato all'omonimo romanzo dello scrittore Premio Strega Nicola Lagioia. Espandi ▽
In una Roma di periferia, Luca ha ventitré anni ma è ancora alle prese con la scuola serale per prendere il diploma, oltre ad aiutare il padre accompagnandolo sul furgone con cui lavora. Tra la ricerca di un impiego più solido e la reticenza allo studio, il giovane non ha ancora chiaro cosa fare della sua vita anche se pianifica il futuro con la fidanzata Marta Gaia, che è di casa nell'appartamento in cui Luca vive con i genitori. Bisognoso di soldi, una nuova conoscenza lo introduce a un giro di feste altolocate che sembrano promettere guadagno con poco sforzo, ma le circostanze trasformeranno la storia in insensata tragedia.
Un delitto atroce che aveva fatto scalpore nel 2016 riaffiora nella quinta opera di Edoardo Gabbriellini, attore poi diventato regista che qui adatta l'omonimo romanzo-inchiesta di Nicola Lagioia. Il regista tratta la storia senza scabrosi sensazionalismi.
Se il film ci risparmia la violenza più efferata, attraverso dialoghi del genere ci mette comunque di fronte a una realtà estesa fatta di connessioni sociali recise, e di giovani adulti privi di qualunque rete di supporto che rifiutano sia lo studio che il lavoro. Recensione ❯
La famiglia è un luogo di barbarie. De Angelis la racconta senza sconti, servendosi di un cast di grandi attori. Drammatico, Italia2026. Durata 94 Minuti.
Un racconto attraversato da memorie che riaffiorano e verità difficili da sostenere. Espandi ▽
Angela Izzo è una donna, e una madre, impossibile e ingestibile, bastian contrario e contraddizione vivente, animata da uno "spirto guerrier che entro le rugge" e consumata dal di dentro da quel fuoco inesauribile che consuma anche coloro che le stanno vicino: a cominciare dai tre figli Enrica, Antonio e Paola. Trapiantata da Napoli a Milano e "temporaneamente" alloggiata presso l'unico figlio maschio che lavora in una casa editrice e dunque, secondo Angela, "aiuta gli scrittori a scrivere ma non scrive", Angela si appresta a trascorrere la vigilia di Natale in famiglia e cucina per tutti con furia e distrazione, creando pietanze immangiabili.
Enrica non verrà perché ha rotto con sua madre, e al suo posto uno scrittore di successo che ha appena firmato con la casa editrice per cui lavora Antonio si unirà al gruppo, non sapendo cosa rischia. Infatti, dopo i primi convenevoli, Angela tirerà fuori il peggio di sé, ma questa volta Antonio non rimarrà "passivo aggressivo", come lo definisce sua figlia, ed esploderà come un petardo troppo a lungo trattenuto.
Il fuoco che ti porti dentro compie un'impresa sulla carta quasi impossibile: trasporre il romanzo autobiografico di Antonio Franchini che è un pas a deux fra un figlio e una madre, raccontata prima attraverso lo sguardo critico di un figlio che l'ha subita per tutta la vita, e infine attraverso la voce della donna, che in napoletano stretto (anche se non strettissimo) ripercorre quegli aneddoti narcisisti e infarciti di millanterie che ha ripetuto milioni di volte alla sua famiglia. Recensione ❯
Il proseguimento del personale percorso di Dario Germani nell'ambito dell'horror. Espandi ▽
Dopo la morte del fratello, Erika sprofonda in un abisso di dolore, ma nel buio che la avvolge si annida qualcosa di antico e oscuro. Un prete dovrà sfidare il Male originario per strapparla alla dannazione. Recensione ❯
Il ritorno di Zero e dell'Armadillo, la sua coscienza. Espandi ▽
Zero si ritrova socio in un piccolo bar di Rebibbia insieme all'amico Cinghiale, che ora ha una famiglia e non può permettersi di fallire. Quando un personaggio pericoloso si presenta a riscuotere un debito, la situazione precipita rapidamente. Nel frattempo, Sarah chiede a Zero di ospitare Smeralda, un'amica che deve sfuggire a una relazione violenta. Intorno a questi due fili - la minaccia esterna e l'irruzione del passato - si annodano le vite di una generazione che ha smesso di aspettarsi che le cose si sistemino da sé.
Zerocalcare ha costruito buona parte della sua fortuna narrativa sul calore un po' difensivo dei legami stretti come rifugio contro l'instabilità del mondo adulto. In questa terza serie per Netflix questo rifugio esiste ancora, ma non è più in grado di proteggere e deve farsi invece punto di partenza, aprirsi a qualcosa di più oscuro e meno risolutivo. La sperimentazione produttiva riflette anche un'ironia più pungente e meno protettiva.
Il coraggio del finale e la qualità complessiva della realizzazione bastano a chiudere il cerchio e a regalarci, nel complesso, una trilogia fondamentale. Recensione ❯
Ira Sachs porta la sua energia indie al servizio di una storia dolorosa ma vitale. Peccato per la virata finale verso il melodramma spinto. Drammatico, USA2026. Durata 95 Minuti.
La storia di un artista che vive il dolore della malattia dell'AIDS. Ma trova la forza di reagire tramite l'arte e l'amore. Espandi ▽
New York, primi anni Ottanta. Jimmy George è un perfomer omosessuale colpito da quella malattia che avrebbe devastato la comunità gay per tutto il decennio in corso (e oltre): una malattia in quel momento ancora senza un nome, men che meno una cura. Il suo compagno Dennis lo accudisce con amore. Nonostante la malattia Jimmy, sopravvissuto a una recente ospedalizzazione, cerca di mettere in piedi uno spettacolo musicale di cui sarà protagonista. E quando in un appartamento vicino al loro si trasferisce Vincent, la routine di Jimmy e Dennis viene stravolta.
The Man I Love è il ricordo doloroso di un uomo gay, il regista e sceneggiatore statunitense Ira Sachs, che ha vissuto a New York l'arrivo dell'AIDS vedendo morire amici e compagni nell'indifferenza della "società civile". Ira Sachs riprende l'energia indie del suo precedente Passages per raccontare un universo parallelo in cui le regole non contano.
Il problema nasce nella seconda parte del film, quando il melodramma prende la mano dell'autore e di Rami Malek, che diventa eccessivo e autocompiaciuto nella sua mimesi, e quando la storia smette di muoversi in avanti per ripiegarsi su se stessa. Solo la conclusione con Vincent che balla sul suo destino (forse) segnato come sul Titanic riprende la forza delle prime scene. Recensione ❯
Una commedia corale umana e amara, ispirata con umiltà e affetto al cinema di Pietro Germi e Antonio Pietrangeli. Espandi ▽
Adele ha 55 anni, vive a Nocera Inferiore, non si è mai sposata perché per 18 anni ha accudito la madre malata, e ora che l'anziana signora non c'è più è finita anche la sua pensione, che consentiva a entrambe la sopravvivenza. I fratelli di Adele, pur essendo molto benestanti, decidono di vendere la casa in cui Adele e la loro madre hanno abitato da sempre perché "non si può mantenere". Adele va a vivere "temporaneamente" da una sorella del padre, zia Luisa, ma non ha di che mantenersi. Come farà Adele, che ha pensato a tutti meno che a se stessa, a cavarsela?
A pranzo la domenica è l'opera prima di Mariella Sellitti, che firma sia la regia che la sceneggiatura, e la sorpresa positiva viene proprio dal testo che è scritto in maniera credibile e con una conoscenza dell'ambiente e dei personaggi che racconta.
Lorenza Indovina è molto convincente nel disegnare con Adele il ritratto di una donna di mezza età che ha sacrificato se stessa. Il resto del cast è comunque ottimo. Recensione ❯
Gli ultimi anni della caccia a Matteo Messina Denaro dal punto di vista del colonnello Lucio Arcidiacono, a capo del ROS incaricato di trovarlo. Espandi ▽
Dopo l'ennesima operazione fallita nel tentativo di catturare il boss di Cosa nostra Matteo Messina Denaro, al colonnello dei carabinieri Lucio Gambera viene dato un ultimatum: assicurare alla giustizia il super latitante entro tre mesi, pena la rimozione dall'incarico, con conseguente smantellamento della sua squadra. Ma lo sfuggente criminale sembrerebbe essere sempre un passo avanti. Nella mente dell'ufficiale del ROS si fa largo il sospetto che fra i suoi uomini si possa nascondere una talpa.
Ispirata agli eventi che hanno portato all'arresto del boss mafioso il 16 gennaio 2023, L'invisibile - La cattura di Matteo Messina Denaro mette in scena la complessa caccia a un fantasma elusivo. Ma nonostante una confezione professionale, che vede alla regia l'ex alfiere del nostro cinema di genere Michele Soavi, fatica a bilanciare la sua natura di prodotto d'intrattenimento con le esigenze del servizio pubblico
Specialmente in sede di scrittura, la serie soffre di quasi tutte le tendenze più deleterie di certe fiction-santino, realizzate più per dovere istituzionale che per la volontà sincera di raccontare una buona storia. Recensione ❯
Un crimine indicibile, una tempesta in arrivo che minaccia di cancellarne per sempre le prove e una comunità spezzata dal dolore. Espandi ▽
Un'insegnante ed ex poliziotta rivive il trauma della sparizione di sua nipote di nove anni quando un bambino della sua stessa età viene trovato affogato in un canale della cittadina a rischio allagamento di Morfa Halen. Il caso sarà di competenza del detective Eric Bull, con cui la protagonista Jackie Ellis ha un passato turbolento.
Kelly Reilly e Rafe Spall sono gli interpreti protagonisti di questo viaggio misterioso all'interno di una piccola comunità di una cittadina del Galles, dove le persone lasciano la porta aperta perché si fidano tra di loro e dove è scomparsa una bambina e un altro piccolo è stato ucciso.
Difficile non pensare ad un modello come True Detective. La serie è molto riuscita, perché preferisce andare nel cuore dei sentimenti umani, costruendo visivamente un efficace parallelo tra le distanze che caratterizzano alcune località di questo microcosmo e il senso di dubbio e di mistero che si annida nelle anime. Recensione ❯
Una miniserie che mette a confronto una giornalista e un detective della polizia e le loro differenti visioni della verità. Espandi ▽
Anna Andrews è una giornalista affermata e sempre molto attenta, Jack Harper è un detective instancabile ma dal passato complicato. I due sono sposati ma il loro legame rischia di diventare un campo di scontro. Entrambi infatti sono chiamati a seguire un delitto che diventa presto un caso mediatico. Tra dubbi, versioni diverse e silenzi che nascondono qualcosa, la verità non è facile da decifrare. Recensione ❯
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