| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 78 minuti |
| Regia di | Giuseppe Carbone |
| Attori | Agostino Chiummariello, Antonia Truppo, Pino Ammendola, Daniele Vicorito Edoardo Sorgente, Alessandra Borgia, Lino Musella, Giacomo Rizzo. |
| Uscita | venerdì 30 gennaio 2026 |
| Distribuzione | CinemaFiction |
| MYmonetro | Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 30 gennaio 2026
Un viaggio metafisico e simbolico in una Napoli intesa come grande hotel delle anime, dove il mistero dell'aldilà dialoga continuamente con la vita. Averno Hotel è 161° in classifica al Box Office. martedì 31 marzo ha incassato € 63,00 e registrato 545 presenze.
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CONSIGLIATO NÌ
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Nell'hotel Averno si seguono le vite del personale del gestore, del personale di cucina e di alcuni clienti. Tra loro ci sono una avvocato che sta cercando un testimone di comodo, un malavitoso in pericolo, una figlia e un padre, una coppia di giovani e una cameriera a cui è morto il marito. Intanto in cucina si sta preparando il pranzo per i partecipanti a un funerale.
Pino Carbone alla sua opera prima si presenta come un abile regista di attori.
Avere in un'opera prima un cast di attori partenopei del livello che si trova in questo film è sicuramente un onore ma anche una responsabilità per un regista. Ci sono veterani del cinema e anche attori giovani ma tutti offrono prestazioni all'altezza. Anche le vicende che vengono narrate hanno una loro intensità, considerato che alla sceneggiatura c'è una firma di rilievo come Maurizio Braucci.
Si ha però l'impressione che qualcosa, nel passaggio dallo script alle riprese e alla postproduzione, sia venuto a mancare. L'Averno per gli antichi romani era il luogo liminare rispetto agli inferi. Tutti i personaggi del film vivono, ognuno a suo modo, una situazione di incertezza, di difficoltà, di passaggio verso la tragedia o comunque verso elementi sconosciuti e non definiti. Tutto ciò volendo, come è nelle intenzioni dichiarate, rappresentare Napoli e le sue molteplici anime avrebbe avuto bisogno, sia sul piano visivo che su quello della narrazione, di una maggiore messa a fuoco. Non si avverte cioè un'atmosfera che sia in grado di unire la 'normalità' del quotidiano con una valenza simbolica che renda lo spazio scelto come rappresentativo della complessità del capoluogo partenopeo.
È abbastanza evidente che le singole storie vogliono e debbono essere intime e non sempre necessariamente concluse. Carbone sceglie di utilizzare il formato 4:3 proprio per sottolineare un particolare tipo di sguardo ravvicinato richiesto allo spettatore. Manca però un legame, al di là dell'unità di luogo, che ampli quelle che sono delle efficaci storie, sia sul piano della scrittura che (va ulteriormente sottolineato) su quello della recitazione. Il rischio è quello dell'assemblaggio di interessanti cortometraggi che avrebbe potuto trasformarsi in un quadro complessivo di un'umanità dolente che si trova in una condizione di precarietà esistenziale.
Sette storie in sequenza, con un andamento discontinuo e insidioso, tutte all'interno di un hotel sospeso nel tempo (e forse sul mare, come l'Hermitage di Sokurov, e d'altronde siamo a Napoli). Coppie che si confessano apertamente, racconti da un passato così lontano da sembrare irreale, monologhi rivolti al nulla, confronti serrati coi propri doppi e momenti di rabbia e violenza sconfortanti: una [...] Vai alla recensione »