The Unknown

Film 2026 | Fantasy,

Titolo originaleL'inconnue
Titolo internazionaleThe Unknown
Anno2026
GenereFantasy,
ProduzioneFrancia
Regia diArthur Harari
AttoriLéa Seydoux, Niels Schneider, Victoire Du Bois, Lilith Grasmug, Valérie Dréville .
TagDa vedere 2026
DistribuzioneAdler Entertainment
MYmonetro 2,92 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Arthur Harari. Un film Da vedere 2026 con Léa Seydoux, Niels Schneider, Victoire Du Bois, Lilith Grasmug, Valérie Dréville. Titolo originale: L'inconnue. Titolo internazionale: The Unknown. Genere Fantasy, - Francia, 2026, distribuito da Adler Entertainment. - MYmonetro 2,92 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento martedì 19 maggio 2026

Una storia fantastica su un uomo che si risveglia nel corpo di una donna.

Consigliato sì!
2,92/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA 1,83
PUBBLICO
CONSIGLIATO SÌ
Scheda Home
Premi
Cinema
Trailer
Arthur Harari si appropria del genere body swap, conferendogli un sapore personale, drammatico e perturbante.
Recensione di Marzia Gandolfi
martedì 19 maggio 2026
Recensione di Marzia Gandolfi
martedì 19 maggio 2026

David Zimmerman, fotografo introverso e solitario, si lascia trascinare a una festa sfrenata. Beve, prende 'qualcosa' per ambientarsi e attira l'attenzione di una sconosciuta. David fa sesso con lei e poi rientra a casa dove qualcosa di incredibile accade. Dopo il sonno, si risveglia nel corpo della bionda sconosciuta. Disorientato e confuso, si mette alla sua ricerca per comprendere cosa possa essere accaduto e, soprattutto, per recuperare il corpo originale. Nel suo viaggio incontra Malia, una giovane donna che ha assunto le sue sembianze. Uniti dallo stesso destino, proveranno a dare un senso a qualcosa che è al di là di ogni comprensione.

Il body swap, lo scambio del corpo, è un tema frequentemente trattato dal cinema. Diverse commedie americane lo hanno affrontato negli anni Ottanta fino a farlo diventare un vero sottogenere.

L'approccio è spesso convenzionale, l'umorismo greve, fatta eccezione per Nei panni di una bionda, gioiello di Blake Edwards dove la discrepanza tra corpo e comportamento diventa una delle principali fonti di comicità. Arthur Harari (Diamant noir, Onoda - 10.000 notti nella giungla) prende un'altra direzione, si appropria del genere, conferendogli un sapore personale, drammatico e perturbante. Tratta lo switch in modo realistico, concentrandosi sul totale smarrimento delle vittime e dello spettatore che deve fare uno sforzo di immaginazione costante per ricordare chi, contrariamente alle apparenze, abita il corpo che vediamo sullo schermo. Abbracciando il punto di vista del suo protagonista (Niels Schneider), un uomo che si sveglia in un corpo di donna (Léa Seydoux), l'autore prova a capire cosa succede dopo, quando il suo personaggio viene privato del suo corpo e dell'identità precedentemente assegnata, insieme ai desideri, alle sensazioni, ai pensieri e alle visioni che li accompagnavano.

Adattamento della graphic novel, "Le cas David Zimmerman", scritta a quattro mani col fratello Lucas Harari, L'inconnue restituisce il fantastico alla sua dimensione originaria. Come nelle metamorfosi di Kafka o nella città lontana di Jiro Taniguchi, Harari racconta l'irruzione di un effetto magico nel reale. Ma il fantastico nel film non è fine a se stesso, serve a provocare situazioni impossibili, come fare l'amore con se stessi, aprire abissi insondabili, produrre vertigini. Il risultato è un thriller intimista costruito intorno al tema dell'identità e al ruolo che gioca il fisico nella sua costruzione. Chi siamo? Cosa siamo veramente? Una domanda eterna, ma che certe circostanze rendono più pregnante. Malgrado la trasformazione fisica, nel film la questione del genere è meno centrale di quella dell'identità. Il bisogno impellente di David non è tanto quello di sapere cosa si provi a essere donna, di esplorare queste nuove forme, quanto di riappropriarsi del suo corpo. Racconto di genere e racconto intimo, ficcato nel paesaggio urbano, L'inconnue deambula per le strade di Parigi e per le sue banlieue, erodendo i confini della realtà come quella dei corpi di due attori che non sono più nel proprio ma migrati in quello di un altro.

'Scambio' malinconico quello di Arthur Harari che conferma il suo stile cinematografico. I primissimi piani si alternano al mondo che li contiene, un mondo in costante mutamento. Il film si sofferma sugli edifici, i ponti, l'architettura, gli spazi e le linee che definiscono i paesaggi urbani contrapposti a quelli del passato, mostrati attraverso fotografie e cartoline d'epoca del padre di David ed esposte nel suo appartamento. Le immagini rivelano quanto il mondo sia cambiato e questa trasformazione dei paesaggi fa il paio forse con quella di David. Come se questi cambiamenti avessero contagiato tutto il suo essere - non riconosce più gli ambienti come non riconosce più il suo corpo -, come se questi mutamenti lo costringessero a reinventarsi, a reiventare la sua maniera di amare, desiderare e abitare questa realtà stravolta. Riuscirà a ridefinire se stesso? A trovare il suo posto nel futuro? Il film si conclude senza offrire indizi a riguardo ma rivelando due performance ipnotiche, fisiche e astratte insieme. Niels Schneider, bruno e già irriconoscibile al debutto del film, provoca un turbamento (in)conscio negli spettatori prima che una 'fuga psicogena' lo incarni nel corpo di Léa Seydoux, dentro un corpo altro e sensibilmente più pesante, come l'ebraicità di David, che è solo una parte di lui, un'eredità che non ha scelto e che porta con sé senza sapere bene cosa farne. Del resto si chiama Zimmerman come Bob Dylan (il vero nome è Robert Zimmerman), che compare in una foto sullo sfondo e canta sulle immagini ("It's All Over Now, Baby Blue"). Un'artista camaleontico, che ha sempre rifiutato di essere confinato in un'unica identità, un personaggio capace di rinnovarsi proprio come l'eroe ordinario di Harari.

Léa Seydoux compone con un corpo nuovo e gravato da una gravidanza che le dona una densità emozionale rara. Il corpo post partum (l'attrice ha iniziato le riprese del film poche settimane dopo la nascita del suo secondo figlio), raramente mostrato sullo schermo, conferisce a L'inconnue la sua singolarità. Un ruolo memorabile per Léa Seydoux, galvanizzata dall'allucinatoria maestria formale di un film a sua volta affascinato dall'attrice, che perde la rigidità quasi androide inglobando l'anima curva e senza peso di Niels Schneider, mai così emaciato. Insieme, accanto, uno dentro l'altra producono un effetto di sovrapposizione mimetica, figurano Eva/David, misteriosa, struggente e impossibile da definire. Questa esitazione è il cuore di un film girato come un sortilegio.

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