Dune - Parte 2

Film 2024 | Azione, Avventura, Drammatico, +13 166 min.

Regia di Denis Villeneuve. Un film Da vedere 2024 con Timothée Chalamet, Zendaya, Rebecca Ferguson, Josh Brolin, Austin Butler. Cast completo Titolo originale: Dune: Part Two. Genere Azione, Avventura, Drammatico, - USA, Canada, 2024, durata 166 minuti. Uscita cinema mercoledì 28 febbraio 2024 distribuito da Warner Bros Italia. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,92 su 30 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento venerdì 23 febbraio 2024

Secondo capitolo per la trilogia dedicata a "Dune" di Frank Herbert da Denis Villeneuve. Il film ha ottenuto 5 candidature e vinto 2 Premi Oscar, 2 candidature e vinto un premio ai Golden Globes, 7 candidature e vinto 2 BAFTA, 10 candidature a Critics Choice Award, 1 candidatura a SAG Awards, 1 candidatura a Writers Guild Awards, 1 candidatura a CDG Awards, 1 candidatura a Producers Guild, Il film è stato premiato a AFI Awards, 1 candidatura a ADG Awards, In Italia al Box Office Dune - Parte 2 ha incassato 10,1 milioni di euro .

Consigliato assolutamente sì!
3,92/5
MYMOVIES 4,50
CRITICA 3,84
PUBBLICO 3,41
ASSOLUTAMENTE SÌ
Una messa in scena di rara potenza. Il meglio che il grande cinema hollywoodiano oggi possa produrre.
Recensione di Andrea Fornasiero
mercoledì 21 febbraio 2024
Recensione di Andrea Fornasiero
mercoledì 21 febbraio 2024

Paul Atreides e sua madre Jessica si trovano tra i Fremen insieme al leader di un loro clan, Stilgar, e alla guerriera Chani. Dovranno però imparare a farsi accettare dall'intero popolo Fremen e soprattutto Paul, che Stilgar crede essere l'atteso Messia di Dune promesso dalle Bene Gesserit, dovrà concretizzare la propria profezia, per guadagnare uno sterminato e micidiale esercito e con esso avere la possibilità di vendicare suo padre, il Duca Leto. Ma la profezia che vede Paul non è solo un sogno di vittoria bensì un massacro di inaudite proporzioni, una guerra santa che incendierà l'intera galassia. Il barone Harkonnen intanto continua a tramare per prendere il controllo dell'impero e, di fronte ai fallimenti di Rabban contro i Fremen, decide di affidarsi a un altro più letale rampollo: Feyd-Rautha, che le Bene Gesserit ritengono possa dare alla luce la loro attesa bambina suprema.

Torna ancora più sontuosa e imponente la saga fantascientifica di Denis Villeneuve, tratta dai romanzi di Frank Herbert. Questa volta lo spettacolo del cinema si libera dal peso delle pagine dello scrittore, in una messa in scena di rara potenza.

Se nel primo capitolo il regista canadese era stato piuttosto fedele al testo di Herbert, pur tagliandone ampie parti - per altro le stesse che già aveva dovuto tagliare David Lynch - in Dune - Parte due opera invece scelte più drastiche, ma decisamente felici. Cade per esempio una delle sottotrame più inutili del libro, quella in cui Gurney Halleck, che Paul ritroverà come contrabbandiere, vuole vendicarsi di Jessica perché la considera la traditrice del Duca.

Ancora più netta è poi la trasformazione del personaggio di Alia Atreides, la sorella di Paul che riceve le visioni delle acque della vita dei Fremen mentre è ancora nel grembo della madre. Le Bene Gesserit la considereranno un abominio, ma la bambina che nel libro arrivava alla corte dell'imperatore dove nessuno la vuole ma dove inspiegabilmente nessuno neppure la rimuove, qui semplicemente ancora non ha modo di nascere. Il tempo del film è infatti ridotto, Paul non sta con i Fremen per anni, non fa un primo figlio con Chani (destinato nel libro a morire per mano delle truppe imperiali) e dunque non può essere Alia, per fortuna, ad avvelenare il Barone Harkonnen in quella che era la scena più anticlimatica del tomo di Herbert.

Villeneuve trova altre strade, più cinematografiche, e dà molto più spazio al conflitto, che Herbert invece liquidava in ampie ellissi, interessato agli intrighi di corte anziché alle manovre belliche. Eppure è solo nel mostrare la guerra che è davvero possibile dare fin d'ora corpo al lato oscuro della profezia che perseguita Paul, ossia quella guerra sterminata che farà di lui il peggior assassino della Storia dell'Umanità. Herbert infatti promette un Messia superumano ma non ne fa un salvatore, anzi la sua ascesa è una catastrofe senza precedenti, che se pure pone le basi per una sorta di rinascimento, passa però per una Guerra santa come non se ne sono mai viste.

Il destino è impietoso e, per quanto Paul voglia scegliere l'amore con Chani e scongiurare i propri incubi, non avrà modo di farlo: bere le acque della vita gli sottrarrà il controllo di sé, altererà la sua stessa personalità e lo porterà a farsi guidare da Alia, che qui come dicevamo è ancora solo un feto ma è già una entità telepatica capace di vedere il futuro.

La messa in scena delle battaglie in Dune - Parte due è davvero grande cinema, dove le forme gigeriane delle macchine di morte degli Harkonnen (ancora più evidenti nelle architetture del loro depauperato pianeta, dove persino il sole è alterato a tal punto da illuminare in bianco e nero) si scontrano con la guerriglia color sabbia dei Fremen. L'imperialismo tecnologico soccombe al sabotaggio, alle mine e alle imboscate, rivelandosi incapace di domare il popolo ribelle in una chiara critica delle operazioni americane in Medio Oriente.

Solo quando gli esasperati Harkonnen passeranno a praticare bombardamenti a tappeto otterranno alcune vittorie, giudicate però senza onore dai Fremen, perché combattute non faccia a faccia. Il disprezzo per la tecnologia è del resto uno dei temi che attraversa la saga di Dune, una remota fantascienza dove le Intelligenze Artificiali sono state soppresse secoli addietro - una moratoria che oggigiorno non appare così scriteriata.

Se si vuole trovare un limite all'operazione di Villeneuve, questa è probabilmente nel personaggio di Chani, reso qui indipendente e combattivo contro la profezia delle Bene Gesserit, cosa che sulla carta probabilmente funzionava bene, ma che su schermo obbliga Zendaya a recitare imbronciata per lunghe sezioni del film.

Anche il montaggio dei combattimenti all'arma bianca, pure così importante, continua a essere molto frammentato, senza essere violentemente nervoso, ma almeno nel duello finale tra Paul e Feyd-Rautha riesce a funzionare discretamente, senz'altro meglio che nel combattimento conclusivo del film precedente.

Visivamente soverchiante con imponenti architetture brutaliste, titanici vermi della sabbia, grandiose navi spaziali ed esplosioni che riempiono lo schermo di fuoco, il film lascia invece perplessi sul fronte sonoro, dove la colonna di Hans Zimmer, pur in molti tratti suggestiva e mistica, si riduce in battaglia al suo ormai abusato pompare di aggressivi bassi, che francamente hanno fatto il loro tempo già da qualche anno e risultano ormai più fastidiosi che impressionanti.

Ma sono dettagli, così come si potrebbe imputare a Villeneuve di mancare di un estro davvero visionario quando Paul apre le proprie "porte della percezione" con le acque della vita. A fronte però di uno spettacolo di davvero rara e convincente solennità, tutto si perdona. Dune - Parte due è il meglio che il grande cinema spettacolare hollywoodiano oggi possa produrre.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
mercoledì 25 settembre 2024
Ivan il matto

 "Non c'è speranza" urla Paul Atreides rivolgendosi alla madre, quasi folgorato dalla sua stessa veggenza, il giovane predestinato intuisce che il suo cammino su Arrakis  sarà punteggiato da prove di forza, conflitti (interiori come reali), compromessi, lotte di potere. Il secondo capitolo di "Dune", tratto dai romanzi omonimi di Frank Herbert è [...] Vai alla recensione »

FOCUS
CELEBRITIES
martedì 27 febbraio 2024
Marzia Gandolfi

Scuderia Disney, 2010. Tutto comincia sul piccolo schermo con Bella Thorne (A tutto ritmo), ‘quella accanto’ a Zendaya Coleman, quattordici anni e un talento mostruoso. Canta, balla e recita la commedia alla perfezione. Da quel momento niente potrà fermare la sua ascesa vertiginosa, una prodezza che infrange la barriera del suono. Come Madonna e Cher, Prince o Beyoncé, rinuncia al cognome - ambizione o premonizione? – e diventa Zendaya e basta. Iperattiva e temeraria costruisce la sua leggenda sotto i nostri occhi. Le regole le ha imparate dai suoi ‘miti’, prevedono due paracaduti di soccorso e la lezione più importante dello show-business: l’arte di reinventarsi. Di fatto, i suoi progetti sono un tourbillon di eclettismo: modella, cantante (un album di electro R&B che porta il suo nome), autrice, attrice, designer (con Tommy Hilfiger), influencer, attivista, musa Lancôme e Bulgari dopo Valentino e Vuitton … È talmente impegnata che le interviste concesse alla stampa al momento durano quattro minuti (tutti presi se provate a chiedere). Non è un caso che si dichiari una fan di Oprah Winfrey, la donna che si è fatta da sola, raccogliendo intorno a sé e dietro al suo nome di battesimo una comunità affiatata di fan. La strategia di Zendaya? Un mix intrigante di assunzione del rischio e controllo.

Introversa e timida, Miss Coleman monta sulla scena e scopre di avere dei superpoteri. A “Vogue” giura di aver sempre ignorato il mantra preferito dai millennial (“Non puoi avere tutto…”) e di andare dritta per la sua strada, convinta che ogni vetta è raggiungibile se ci si impegna abbastanza. Il suo entourage conferma lo spirito stacanovista. Potrà sembrare naïf o pretenzioso, ma venendo da un’artista all’incrocio tra Germania, Scozia e Africa, con più di cento-ottantaquattro milioni di follower su Instagram, è un gesto politico. Figlia di due insegnanti, è cresciuta a Oakland, in California, patria delle Pantere Nere e luogo di nascita di Kamala Harris. Un caso? Fiera delle sue origini tedesche-scozzese (la mamma) e africane (il papà), si impegna a promuovere una versione più inclusiva del sogno americano, fondata sul rispetto, sull’audacia e sulle cover dei magazine dove ricorda alle sue coetanee che: “You have the power!”. Nel 2010 cerca la sua chance e fa un provino per Disney Channel. Cinque anni dopo, chiede ed ottiene un maggiore controllo artistico sulla produzione della serie K.C. Agente Segreto, trasformando la sua spia in erba in un genio della matematica e in una cintura nera di karate. In barba alle smancerie, rifiuta di cantare e ballare, vuole solo recitare, vuole che la sua famiglia sia interpretata da attori neri e chiama le cose col loro nome. Intanto evolve nell’universo Disney Channel, fa tendenza col suo stile e viene corteggiata da Hollywood, che nel 2017 le offre il ruolo di M.J. nella nuova saga di Spider-Man.

Tre avventure e un uomo ragno dopo (Tom Holland), Zendaya è un’immensa star, con rigore e senza le buffonate di Britney Spears o di Miley Cyrus e di tutta la schiera di fanciulle di cui abbiamo già dimenticato il nome. Diversamente da loro, lascia la Disney senza sbattere la porta. Non rinnega niente Zendaya e si lega a HBO, trascendendo il suo pedigree immacolato in una serie cruda e radicale, bella come un sogno e complessa come un incubo (Euphoria). Al centro della narrazione, l’attrice segue il suo istinto e Sam Levinson. Figlio sensibile di Barry Levinson, mette in orbita Zendaya e soffia un vento nuovo sulla ricerca dell’identità adolescente. Zendaya è Rue Bennett, diciasettenne scampata a un’overdose, che ritorna a scuola con le umiliazioni e le tentazioni che covano nei suoi corridoi. Ma Zendaya è soprattutto una rivelazione, il magnifico spettro che oscilla tra estasi e desolazione. Malcolm & Marie, due anni dopo, suggella la fruttuosa collaborazione di Levinson con la donna che lui chiama “Z”. Qualche anno fa l’avremmo probabilmente definita la sua musa, un modo educato per sminuire il ruolo delle attrici nel processo creativo dei loro pigmalioni. Ma l’autore è più intelligente di così. Bianco, etero e una giovinezza delicata alle spalle, Sam Levinson affronta i temi dell’inclusività che preoccupano Hollywood e la società. Il suo Malcolm & Marie è eminentemente contemporaneo.

Zendaya esplode in un film fatto su misura. Recita con una naturalezza e un candore che nascono dalla fiducia assoluta che ha riposto nel suo regista. La sua bellezza, il suo aspetto, la sua aura, trascendono ogni sua parola. Si affida alla m.d.p. e per estensione si offre a noi, come un dono. In lei, Levinson ha trovato il corpo (attoriale) che può esprimere i suoi pensieri con un gesto. Un silenzio greve mentre prepara un mac & cheese, una lacrima furtiva mentre guarda il suo compagno o un sorriso ritrovato dicono meglio e dicono più forte di qualsiasi discorso. Levinson filma ogni ‘cambiamento climatico’ del suo volto, proiettando l’infinità dei sentimenti attraverso primi piani bergmaniani. Chiaramente erede delle eroine di Mankiewicz, Marie è molto simile alla Maria de La contessa scalza. Bella in modo irrealistico, inaccessibile e falsamente serena, vuole dimostrare di essere libera, ma questa libertà conduce solo alla tragedia e alla tristezza. Più il film procede, più ci rendiamo conto che la sua ragion d’essere è quella di disegnare arabeschi poetici e lirici intorno a una verità insondabile: il cuore di Marie. Dietro Zendaya appaiono i fantasmi di Gene Tierney, Ava Gardner e Marilyn. È nata una stella.

Un passaggio funambolico nel circo di The Greatest Showman – ‘tiene sulla corda’ Zac Efron nel numero più bello - e Zendaya diventa il sogno segreto di Paul Atreides (Timothée Chalamet). Magnifica ossessione nel primo ‘capitolo’ di Dune, incrocia il suo destino nel deserto e incarna Chani Kynes, guerriera Fremen del pianeta Arrakis. Binomio che osa, Zendaya e Chalamet giocano coi codici e si stagliano nell’iper-spettacolo di Denis Villeneuve, tra furia e stasi contemplativa. Puri (s)oggetti di cinema sono i guerrieri di un nuovo mondo e di una nuova Hollywood. È la vita, la paura e la collera che vibra nelle loro performance. In Dune - Parte 2 avremo finalmente modo di vedere crescere la partecipazione di Zendaya a quest’opera d’arte ipnotizzante. Sollevata da un vento di spezie l’attrice sarà ancora una volta ambasciatrice di libertà e icona di bellezza per le donne della Terra e di altrove. Per credere basta guardare le immagini dell’anteprima londinese. Con un’armatura metallica e un gioco di trasparenze intorno al seno, al ventre e ai glutei, Zendaya ha prolungato la fiction sul red carpet, facendosi più cyborg della sua principessa di sabbia. Il costume cromato, è una tuta degli archivi Mugler (Haute Couture Autunno-Inverno 1995-1996), si ispira alla Maria (Brigitte Helm) di Metropolis e sfida il consueto dresscode femminile, diventando virale. Un momento di moda per alcuni, un “manifesto cyborg” per chi legge Donna Haraway, filosofa americana che pensa il cyborg come metafora di un’utopia post-gender. È un mito, naturalmente, una di quelle storie che ci raccontiamo per definire le possibilità e i limiti dell’essere umano. Disneysmo, cyberfemminismo, fashionismo, Zendaya può essere tutto, creatura ibrida dotata di identità multiple e un nome solo che nella lingua di suo padre significa “rendere grazie”. E noi ringraziamo.
 

FOCUS
martedì 20 febbraio 2024
Luigi Coluccio

Quanti prodotti culturali detengono il titolo di “capolavoro della fantascienza letteraria”, “videogioco che ha fatto la storia” e “mitologico film non realizzato”? – ogni definizione sotto virgolette, naturalmente. E pensare che tutto è nato da un viaggio compiuto a fine anni ’50 per scrivere un articolo (“They Stopped the Moving Sands”, poi mai pubblicato) sul tentativo del Dipartimento dell’Agricoltura statunitense di fermare lo spostamento dei cordoni di sabbia della costa oceanica piantando delle graminacee. Il giornalista era Frank Herbert, la zona le Oregon Dunes e il libro che ne scaturì fu, appunto, "Dune". 

Da qui è facile: il “capolavoro della fantascienza letteraria” è proprio il primo "Dune" del 1965, cui seguirono nei successivi venti anni altri cinque capitoli, tutti scritti dall’autore originale (saga poi proseguita dal figlio Brian e da Kevin J. Anderson con il solito armamentario di prequel, sequel e midquel); il “videogioco che ha fatto la storia” è invece Dune II: The Battle for Arrakis, realizzato dai Westwood Studios nel 1992 e che ha ridefinito per sempre l’architettura e il gameplay degli strategici in tempo reale; “mitologico film non realizzato”, infine, è il tentativo della cordata francese guidata da Alejandro Jodorowsky di adattare a metà anni ‘70 il libro di Herbert, sforzo prometeico e melanconico nel mettere insieme Giger e Moebius, Pink Floyd e Dan O’Bannon, Salvador Dalí, Orson Welles, Mick Jagger – che fallì, sì, come il Napoleon di Kubrick e il Mastorna di Fellini, ma tanto di questo lavoro è poi idealmente confluito in Alien, L’Incal e La casta dei Meta-Baroni.
 

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
martedì 26 marzo 2024
Gianluca Pelleschi
Gli Spietati

Villeneuve porta avanti, con pervicacia, sicurezza ed eleganza, la sua non idea di cinema. Non mi è ancora chiaro, infatti, cosa voglia esattamente dal suo cinema e soprattutto da me, inteso come spettatore X. Il suo è probabilmente un/il nuovo prototipo di blockbuster, esteticamente affascinante, maturo e moderno, globalmente serioso nell'impostazione ma non scevro di malcelate concessioni alla pancia [...] Vai alla recensione »

NEWS
OSCAR
lunedì 3 marzo 2025
 

Paul Lambert, Stephen James, Rhys Salcombe e Gerd Nefzer si sono aggiudicati la statuetta per il lavoro sul film. Vai all'articolo »

OSCAR
lunedì 3 marzo 2025
 

Gareth John, Richard King, Ron Bartlett e Doug Hemphill si sono aggiudicati la statuetta. Vai all'articolo »

NEWS
martedì 16 aprile 2024
Andrea Chirichelli

Grazie a Dune 2 e Godzilla e Kong la major supera il miliardo di dollari di incassi in appena quindici settimane. Vai all'articolo »

BOX OFFICE
giovedì 21 marzo 2024
Andrea Chirichelli

Il film di Villeneuve ha incassato finora 8,5 milioni di euro. In uscita oggi anche Another End, L’estate di Cléo e May December. Scopri la classifica »

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mercoledì 20 marzo 2024
Andrea Chirichelli

Il film di Villeneuve incassa altri 98mila euro e raggiunge un totale di 8,4 milioni. Sul podio anche La zona d’interesse. Scopri la classifica »

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martedì 19 marzo 2024
Andrea Chirichelli

Il film è prossimo a superare il mezzo miliardo di dollari, con un dato aggiornato di 494,7 milioni e ben 51,2 milioni ottenuti nell’ultimo weekend a livello globale. Vai all'articolo »

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martedì 19 marzo 2024
Andrea Chirichelli

Lunedì senza grosse novità. Il film di Villeneuve mantiene la leadership seguito da La zona d’interesse e Race for Glory. Scopri la classifica »

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domenica 17 marzo 2024
Andrea Chirichelli

Più distanti ci sono Race for Glory - Audi VS. Lancia e La zona d'interesse, che sta beneficiando del passaparola, con 104mila euro ieri e 3,2 milioni complessivi. Scopri la classifica »

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sabato 16 marzo 2024
Andrea Chirichelli

Sul podio rimangono Race For Glory e La zona d'interesse che, grazie al passaparola, ha raggiunto i 3,2 milioni. Scopri la classifica »

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mercoledì 13 marzo 2024
Andrea Chirichelli

La zona d’interesse si conferma ottimo secondo con quasi 3 milioni totali. Gli Oscar spingono in top ten Oppenheimer. Scopri la classifica »

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lunedì 11 marzo 2024
Andrea Chirichelli

Dune - Parte 2 vince la domenica con lo stesso incasso di sabato, 754mila euro e sale a 6,7 milioni. Buon secondo è Un altro Ferragosto, che ottiene 356mila euro per 846mila totali, mentre completa il podio La zona d'Interesse, fresco vincitore [...]

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domenica 10 marzo 2024
Andrea Chirichelli

Oltre 90mila spettatori in un giorno per il film di Villeneuve. La zona d'interesse si conferma pimpante, in attesa della notte degli Oscar. Scopri la classifica »

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venerdì 8 marzo 2024
Andrea Chirichelli

L'opera prima di Simone Riccioni, film sul bullismo e cyberbullismo, apre con 65mila
euro e oltre 11mila spettatori. Scopri la classifica »

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giovedì 7 marzo 2024
Andrea Chirichelli

Il film di Villeneuve incassa in Italia altri 336mila euro e sale a 4,6 milioni. Da oggi in sala otto nuovi film. Scopri la classifica »

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mercoledì 6 marzo 2024
Andrea Chirichelli

Il film di Villeneuve sale a 4,3 milioni di euro. Resiste sul podio anche il classico Lupin III: Il Castello di Cagliostro. Scopri la classifica »

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martedì 5 marzo 2024
Andrea Chirichelli

Il film di Villeneuve incassa altri 261mila euro ed è ora a un passo dai 4 milioni. Bob Marley - One Love completa il podio. Scopri la classifica »

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lunedì 4 marzo 2024
Andrea Chirichelli

Dune - Parte 2 domina incontrastato il boxoffice italiano e incassa un altro milione per un totale di 3,7. Il passaparola fa crescere La zona d'interesse che ottiene 327mila euro per 1,8 milioni totali, prevedibilmente risale Emma e il Giaguaro Nero, [...]

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domenica 3 marzo 2024
Andrea Chirichelli

Al secondo posto La zona di interesse, che cresce con il passaparola, e al terzo Bob Marley - One Love. Scopri la classifica »

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sabato 2 marzo 2024
Andrea Chirichelli

Mantiene la seconda posizione La zona d'interesse che ha raggiunto 1,2 milioni di incassi. Scopri la classifica »

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venerdì 1 marzo 2024
Andrea Chirichelli

Il film di Villeneuve raggiunge il milione di euro complessivo. Sul podio anche La zona di Interesse e Bob Marley - One Love. Scopri la classifica »

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giovedì 29 febbraio 2024
Andrea Chirichelli

Sul podio anche Bob Marley - One Love con 1,5 milioni complessivi. Oggi le nuove uscite. Scopri la classifica »

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mercoledì 28 febbraio 2024
Andrea Chirichelli

Il film di Denis Villeneuve porta al cinema 27mila spettatori con un incasso di 259mila euro. Sul podio anche Bob Marley - One Love e La zona d’interesse. Scopri la classifica »

TRAILER
giovedì 14 dicembre 2023
 

Regia di Denis Villeneuve. Un film con Rebecca Ferguson, Timothée Chalamet, Zendaya, Stellan Skarsgård, Javier Bardem. Da mercoledì 28 febbraio al cinema. Guarda il trailer »

TRAILER
giovedì 4 maggio 2023
 

Regia di Denis Villeneuve. Un film con Rebecca Ferguson, Timothée Chalamet, Zendaya, Stellan Skarsgård, Javier Bardem. Da mercoledì 1 novembre al cinema. Guarda il trailer »

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