Un vizio di famiglia

Film 2022 | Thriller, +13 125 min.

Titolo originaleL'origine du mal
Titolo internazionaleThe Origin of Evil
Anno2022
GenereThriller,
ProduzioneFrancia, Canada
Durata125 minuti
Regia diSébastien Marnier
AttoriLaure Calamy, Doria Tillier, Dominique Blanc, Jacques Weber, Suzanne Clément Céleste Brunnquell, Véronique Ruggia, Clotilde Mollet, Naidra Ayadi, Blandine Laignel.
Uscitamercoledì 4 gennaio 2023
TagDa vedere 2022
DistribuzioneI Wonder Pictures
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 3,05 su 27 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Sébastien Marnier. Un film Da vedere 2022 con Laure Calamy, Doria Tillier, Dominique Blanc, Jacques Weber, Suzanne Clément. Cast completo Titolo originale: L'origine du mal. Titolo internazionale: The Origin of Evil. Genere Thriller, - Francia, Canada, 2022, durata 125 minuti. Uscita cinema mercoledì 4 gennaio 2023 distribuito da I Wonder Pictures. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,05 su 27 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento giovedì 29 dicembre 2022

Stéphane si ritrova inaspettatamente catapultata nella vita degli ultraricchi quando si ricongiunge con il padre miliardario. Ma qualcuno in quella famiglia mente. Tra colpi di scena e bugie, il mistero cresce e il sospetto si diffonde. In Italia al Box Office Un vizio di famiglia ha incassato 134 mila euro .

Consigliato sì!
3,05/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA 3,35
PUBBLICO 3,29
CONSIGLIATO SÌ
Un thriller familiare prevedibile nello script ma con attori saldi e formidabilmente opachi.
Recensione di Marzia Gandolfi
sabato 10 settembre 2022
Recensione di Marzia Gandolfi
sabato 10 settembre 2022

Stéphane lavora svogliata in una fabbrica di conserve alimentari. Ogni sera rincasa in una camera subaffittata e nel tempo libero fa visita alla sua compagna in prigione. La vita non le ha fatto sconti ma è sempre disposta a sfidarla. Una sera decide di contattare il padre che non ha mai conosciuto. Dall'altra parte del filo, l'uomo accetta di incontrarla. Serge è un ricco imprenditore della Costa Azzurra e Stéphane vuole la sua parte, con buona pace della figlia legittima e dell'eccentrica consorte. Ma quel padre carismatico e generoso tradisce presto un lato oscuro. Stéphane non è da meno e forse non è nemmeno chi dice di essere.

Dopo Irréprochable, thriller provinciale su una cattiva ragazza, e L'ultima ora, thriller 'scolare' su un professore destabilizzato dai suoi studenti, Sébastien Marnier resta fedele al genere, senza rinchiudersi nelle sue forme, e firma un thriller familiare sulla fine del patriarcato.

Sullo schermo convoca Claude Chabrol e Billy Wilder, quello di Viale del tramonto. E in quella atmosfera mortifera di argenti e decadenza, un gineceo degenerato avanza nel suo piano criminale: uccidere il maschio alfa. A colpi di usurpazione e scambi di identità, L'origine del male costruisce il suo racconto sulla figura del 'parassita perturbatore'. Un corpo estraneo che insinua l'opera di Marnier e un ambiente chiuso dal di dentro.

Se ieri era un supplente chiamato a rimpiazzare un collega in una classe di allievi insostenibili, oggi è una mistificatrice della classe operaia a infiltrare la borghesia imprenditoriale e a fare saltare i suoi equilibri. Perché L'origine del male tesse una riflessione più insinuante, e più solidamente incarnata, sulla società e sul prezzo delle ingiustizie istituite.

Il furto di identità è il grande affaire del film, un film à suspense che soffre di una certa ridondanza ma che può contare su un gruppo di attori saldi e formidabilmente opachi. Come la Costance di Marina Foïs (Irréprochable), la protagonista di Laure Calamy regredisce avanzando fino a farsi immobile nel finale che la inchioda alle sue bugie. La radiosa attrice di Chiami il mio agente! mette in sordina il capitale simpatia ma mantiene la sua dimensione comica in questa performance tragica. Assunta la sua ordinaria energia come una seconda pelle, il risultato è un personaggio scaltro e sempre in agguato negli angoli, dove attende con (im)pazienza di balzare sulla preda.

Per la sua eroina, che inventa un'altra vita per impressionare il mondo, Marnier trasloca ancora una volta lontano dal centro (abitato). Il racconto approda su una 'riviera azzurra' dove tutto si tinge di noir, dove Stéphane si sistema, mente, fugge, ritorna e si incrina rivelando il mostro, un mostro di imperturbabilità malata e senza limiti.

Col suo bel titolo, L'origine del male avrebbe potuto aspirare a una dimensione metafisica, purtroppo elusa da uno script prevedibile che si limita a orchestrare il gioco al massacro dei suoi personaggi.

Da Suzanne Clément a Jacques Weber, passando per Dominique Blanc e Doria Tillier, gli attori fanno quello che possono incorniciati da uno split screen la cui sola funzione sembra quella di voler evitare il controcampo, figura di alternanza che avrebbe detto bene il 'punto di vista opposto' della protagonista. Il controcampo del suo sogno, quello di essere altro e di appartenere finalmente a qualcuno e a qualcosa, diventa per lei l'impossibilità di poterne uscire una volta accettato di goderne e di approfittarne. Si spiega così il suo gesto disperato, il gesto insanabile che trasforma la dichiarazione sociale in thriller venefico.

Sébastien Marnier, scrittore prima e poi regista, ha uno sguardo esigente sul mondo ma questa volta fatica a dosarlo, precipitando gli eventi in un finale rocambolesco che gioca (letteralmente) col fuoco ma non osa mai avventurarsi nel 'buio della mente' che evoca.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 12 settembre 2023
Eugenio

Il titolo più azzeccato era sicuramente l’originale L’origine del male. Perché di male si parla in questo nerissimo film di Sebastien Marnier, subdolo e inquietante perché in fondo ambientato nel luogo che tutti noi crediamo più protettivo: la famiglia. Ed invece nella traduzione Un vizio di famiglia si perde già quell’appeal che mal non avrebbe [...] Vai alla recensione »

FOCUS
FOCUS
sabato 7 gennaio 2023
Giovanni Bogani

Una famiglia avvelenata, una outsider che vi si infila dentro, ingenua, naïf, tanto innocente da confonderci. E una villa in Costa azzurra che sembra un Museo di storia naturale, con decine di animali impagliati, e ogni ammennicolo Kitsch che si possa immaginare. Gli occhi della ragazza appena arrivati, azzurri e smarriti come quelli della Secretary, il film di Steven Shainberg con Maggie Gyllenhaal.

Insomma, ce ne sono di spunti per sentirsi in un viaggio sospeso fra il thriller e il grottesco, fra Chabrol e l’Hitchcock che girò in Costa azzurra, e dalle venature erotiche nascoste nel profondo. Ma cominciamo dall’inizio, a guardare questo film pieno di sfaccettature.

È un inizio spoglio, inquadrature disadorne, alla Dardenne. Uno spogliatoio femminile, nudità senza nessun erotismo: sono operaie di un laboratorio che confeziona sardine. Le donne si rivestono, dopo il lavoro: sembra quasi di sentir loro l’odore di pesce che rimane addosso. Sensazione di claustrofobia, di imprigionamento. E poi un altro interno, un’altra prigione: vera, stavolta. Una donna che aspetta una visita che non arriva.

Infine, il terzo carcere, quello più sontuoso e più spaventoso. Una villa in Costa azzurra, a Porquerolles. Dove alcune donne sembrano divorare la carne di un animale ancora vivo: il grande vecchio ricchissimo, iracondo, e morente. È lì che si presenta Stéphane, operaia della fabbrica di sardine, amante della donna che aspetta la sua visita in prigione. Va a presentarsi a quel vecchio, il padre che non ha mai conosciuto.

FOCUS
mercoledì 4 gennaio 2023
Luigi Coluccio

Uno dei più grandi dialoghi della storia della letteratura americana – e non – è quello tra Pete Bondurant, re del ricatto, magnaccia e assassino, con Lenny Sands, cantante di nightclub, omosessuale represso e delatore. Il luogo finzionale è la Los Angeles degli anni ’60, il luogo ideale quella spina conficcata nel fianco della coscienza a stelle e a strisce che è "American Tabloid" di James Ellroy. I due parlano, o meglio, Pete chiede e Lenny risponde, e strato dopo strato vengono fuori le ossessioni e le perversioni della Hollywood di quegli anni, dalla ninfomane Jayne Mansfield ad Ava Gardner che tradisce Frank Sinatra con chiunque. Un oscuro scrutare che addiziona segreti personali e doppie personalità, dove tutto è, semplicemente, ciò che sembra – la franchezza di essere un imbroglio.

Sébastien Marnier forse non è un ellroyano, ma di sicuro uno chabroliano. Irréprochable, L’ultima ora (guarda la video recensione) e questo Un vizio di famiglia (dall’originale L’origine du mal, da oggi al cinema distribuito da I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection) sono qui a dimostrarlo, assieme a tanto altro. Già, perché il quarantacinquenne autore francese si porta dietro un sacco di cose; studente di cinema, collaboratore con il Forum des images per un progetto-manifesto sui film a luci rosse proiettati nelle sale d’aspetto dei bordelli d’alta classe di inizio Novecento, voce letteraria di nuove generazioni e categorie (il suo esordio "Mimì" scala classifiche e critiche, pubblicato anche da noi per i tipi di Playground). Marnier, in questo caleidoscopio di vite e passaggi, sembra però avere un unico perno: "Salaire net et monde de brutes", il blog tenuto assieme ad Elise Griffon, successo rapinoso che viene ospitato dal sito di Libération, diventa una graphic novel per Delcourt e una serie animata su Arte (doppiata, tra gli altri, da Valérie Donzelli e Jérémie Elkaïm).

Su "Salaire net et monde de brutes" si raccontava di impieghi e lavori, di baristi, cassieri e guardiani – tutte occupazioni svolte dallo stesso Marnier –, di vite su vite strizzate da capi senza cervello e turni senz’anima, solo per portare a casa la fine della settimana e del mese. Esistenze di classe che alienano a tal punto da far mentire sull’altro da sé, fino ad occultarlo, barattarlo, svenderlo. È questo che sta al centro di Irréprochable, l’esordio del 2016 che si appoggia quasi tutto sulle spalle muscolose e i capelli con la ricrescita di Marina Foïs; ed è questo che in qualche modo condiziona le vite di Laurent Lafitte e dei suoi studenti – e colleghi adulti – in L’ultima ora (guarda la video recensione).
 

Marnier però è testimone di cosa significa portare avanti una vita e un lavoro, così con questa sua terza opera è andato ancora oltre, tenendo insieme quanto visto prima per rilanciarlo con una forma e un respiro ancora più ambiziosi.

Più chabroliano che mai negli ambienti e nei quadri, Un vizio di famiglia, presentato nella sezione Orizzonti Extra della Mostra del cinema di Venezia 2022, è la storia-intrigo di Stéphane (Laure Calamy), lavoratrice oppressa dal suo lavoro presso un conservificio e compagna di un’oppressiva detenuta in carcere, un giorno capace di trovare il coraggio di chiamare il padre Serge (Jacques Weber) che l’ha abbandonata alla nascita. I due cominciano a frequentarsi, e mentre Stéphane inizia a conoscere la ricca e disturbata famiglia paterna, noi e loro ci affacciamo dentro la testa di lei...

Guidato da una Laure Calamy perversamente attraente, Un vizio di famiglia, tra le tante direzioni diverse che imbocca (noir contemporaneo, giallo di provincia, attacco frontale al patriarcato, commedia alienante), tiene sempre a dritta la questione di classe, che è sempre legata al capitalismo e quindi alla figura del maschio, andando ogni volta più a fondo nel racconto dove ad ogni strato corrisponde una nuova rivelazione. E dove, alla fine, avviene il ribaltamento finale, beffardo e violento dello status quo. Come in Ellroy. Perché è così che deve andare, con una dark lady a guida della rivoluzione.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
mercoledì 18 gennaio 2023
Giovanni Guidi Buffarini
Corriere Adriatico

Famiglia altoborghese con villa in Costa Azzurra. Il patriarca non gode di buona salute, le donne di casa, moglie e figlia, non vedono l'ora passi a miglior vita. Inattesa, ecco Stéphane (Laure Calamy). Abita in una stanza in affitto, ha un lavoro da operaia (ma si spaccia per imprenditrice) e una compagna in carcere (va da sé, su questo punto glissa).

NEWS
VIDEO
giovedì 29 dicembre 2022
 

La straordinaria Laure Calamy torna in un imprevedibile dramma dalle tinte noir. Dal 4 gennaio al cinema. Guarda la clip »

TRAILER
martedì 13 dicembre 2022
 

Laure Calamy torna in un imprevedibile dramma familiare dalle tinte thriller, affiancata da un cast d’eccezione. Presentato a Venezia 79 e dal 4 gennaio al cinema. Guarda il trailer »

NEWS
giovedì 1 dicembre 2022
 

Stéphane, un'umile operaia, si ritrova catapultata nella vita degli ultraricchi quando si ricongiunge con il padre miliardario. Ma qualcuno in quella famiglia sta mentendo. Vai all'articolo »

MOSTRA DI VENEZIA
sabato 10 settembre 2022
Marzia Gandolfi

Presentato a Venezia 79 (Orizzonti) e da giovedì 1° dicembre al cinema. Vai all'articolo »

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