Tre piani

Film 2020 | Drammatico +13

Regia di Nanni Moretti. Un film con Riccardo Scamarcio, Margherita Buy, Adriano Giannini, Elena Lietti, Nanni Moretti. Cast completo Genere Drammatico - Italia, 2020, distribuito da 01 Distribution. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13

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L'adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo di Eshkol Nevo, uscito nel 2017.

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Tre famiglie, tre piani.
Pino Farinotti
giovedì 13 giugno 2019
Pino Farinotti
giovedì 13 giugno 2019

Ci sono i primi segnali del nuovo film di Nanni Moretti, Tre piani. Sono piccoli segnali ma vanno presi in considerazione, perché Moretti è una delle poche prove dell'esistenza in vita del cinema italiano, oltre ad essere un intellettuale tout court che di tanto in tanto si esprime , su vari piani, con una sua personale potenza critica. Nel nuovo film dà corpo e volto a un giudice. È quanto è dato sapere. Certo, Moretti magistrato ufficiale, come mostra il fotogramma distribuito, genera molta curiosità, perché l'intera opera dell'autore è tutto un esprimere giudizi, sempre imprevedibili, sempre in chiavi inedite e allarmanti, a volte persino profetiche. Va anche detto che Moretti è personaggio politicamente schierato e divisivo. Ma per la sua qualità, al di là della politica, vale il segnale "prova" delle prime righe.

Moretti fa cinema da 43 anni e ogni titolo ha un suo significato e promette indicazioni umane e sociali trasmesse in una chiave che appartiene a lui e a pochi altri: dire cose importanti divertendo.

Dicevo, indicazioni profetiche allarmanti. Nel 2002, lo ricordiamo, in piazza Navona tenne un vero comizio, organizzato dall'"Ulivo". Dopo una breve premessa, parlando dei leader dell'Ulivo disse, anzi urlò: " .. hanno sbagliato tutto, rispetto al non saper più parlare alla testa, all'anima e al cuore delle persone. Hanno fatto una campagna elettorale tiepidissima, non cercando l'unità. Con questo tipo di dirigenti non vinceremo mai!" I dirigenti erano Rutelli e Fassino, due metri dietro di lui. Sembrano frasi di questi giorni.

Un'altra indicazione, ancora più impressionante arriva nel 2011, con Habemus papam, uno dei rarissimi capolavori del cinema italiano recente. L'autore racconta del papa neoeletto che rinuncia perché ha perso la fede. Non possiedo gli elementi, nessuno li possiede, per dire che papa Benedetto XVI Ratzinger, annunciando la sua rinuncia al "ministero petrino", nel febbraio del 2013, lo fece per fede perduta o per suggerimento morettiano. Ma lo fece.

In Caro diario (1993), girando in Vespa in una Roma vuote e surreale. Emerge lo sconforto per lo stato della società di questa epoca, deludente, senza identità e senza un destino. In Aprile, del 1998, Moretti ha ragionato, sugli spunti di quel mese, la vittoria delle sinistre, ma la crisi generale della cultura e delle idee: è un tormentone quella sua frase, guardando in televisione D'Alema: "Ma dì qualcosa di sinistra". Soprattutto quell'aprile vede la nascita del figlio, e di conseguenza una "revisione" sul senso e sulle priorità della vita.

Poi c'è quella che Pasolini, amatissimo da Moretti, chiamava l'ideologia della vita. E la vita ti presenta il dolore, che Moretti racconta nella Stanza del figlio. Palma d'oro a Cannes nel 2002, meritatissima. Una famiglia deve affrontare la morte di un figlio. Tutti gli equilibri sono sconvolti. Giovanni-Nanni cerca di ricomporre, attraverso un percorso comune di catarsi. Nell'opera di un autore naturalmente ci sono le scivolate e gli errori. Non sempre la percezione e il talento sono garanzia di qualità. Quando nel 2006 Moretti venne chiamato a contrastare Berlusconi, firmò Il Caimano. Ne risultò un film non all'altezza. Del resto Nanni, artista anarchico e onesto, lo dice, esplicitamente, in una battuta: "Non voglio fare un film su Berlusconi, sto preparando una commedia" Invece, tirato per la giacca, si trova nella condizione, controvoglia, di doverlo fare. Scelta che rimpiangerà.

Dal suo ultimo film, Mia madre, sono passati quattro anni. Moretti è Giovanni, ha una sorella, Margherita, regista, impegnata, autorevole. La loro vita è cadenzata dalla madre, ricoverata per una cardiopatia: non ce la farà. Margherita è l'alter ego del fratello. Significa che i registri dell'autore, le paure, i dubbi, le fobie, sono doppi. È troppo. Forse Nanni voleva un sostegno. È il film meno felice del grande autore. La speranza è che, con Tre piani, riesca a uscire dallo stallo e dalla ripetitività e ritrovi tutta la sua energia.

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giovedì 13 giugno 2019
Pino Farinotti

Ci sono i primi segnali del nuovo film di Nanni Moretti, Tre piani. Sono piccoli segnali ma vanno presi in considerazione, perché Moretti è una delle poche prove dell'esistenza in vita del cinema italiano, oltre ad essere un intellettuale tout court che [...]

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