| Titolo originale | A Quiet Place |
| Anno | 2018 |
| Genere | Horror, |
| Produzione | USA |
| Durata | 95 minuti |
| Regia di | John Krasinski |
| Attori | Emily Blunt, John Krasinski, Millicent Simmonds, Noah Jupe, Doris McCarthy Ezekiel Cavoli, Evangelina Cavoli, Cade Woodward. |
| Uscita | giovedì 5 aprile 2018 |
| Tag | Da vedere 2018 |
| Distribuzione | 20th Century Fox Italia |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,07 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 11 gennaio 2019
Argomenti: A Quiet Place
Una famiglia è costretta al silenzio per non essere scoperta da una presenza sovrannaturale che vigila sulla loro fattoria. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, 1 candidatura a Golden Globes, 1 candidatura a BAFTA, 3 candidature e vinto un premio ai Critics Choice Award, ha vinto un premio ai SAG Awards, 1 candidatura a Writers Guild Awards, 1 candidatura a Producers Guild, Il film è stato premiato a AFI Awards, In Italia al Box Office A Quiet Place - Un Posto Tranquillo ha incassato 1,1 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Gli Abbott e i loro tre figli camminano scalzi dentro un supermercato abbandonato e lungo la via del ritorno a casa, lontano dalla città. Sono rimasti in pochi nella loro zona e devono stare attenti a non fare alcun rumore, o le terribili creature che hanno invaso il nostro pianeta li individueranno in un attimo e per loro sarà la fine. Per 472 giorni, gli Abbott sopravvivono, sfruttando il linguaggio dei segni che conoscono bene, perché la figlia maggiore è sordomuta. Ma un altro figlio è in arrivo e non fare rumore diventa sempre più difficile.
John Krasinski torna a raccontare una storia di famiglia, scegliendo però un genere completamente diverso.
Dopo essere stato figlio, alle prese con la malattia della madre, nella commedia The Hollars, lo ritroviamo marito e padre, alle prese con la missione di proteggere la propria famiglia in condizioni estreme, in quest'horror sui generis, che usa con intelligenza l'alfabeto del genere per raccontare una storia che invece si scarta dalle combinazioni narrative tradizionalmente associate ad esso.
Krasinski regista sa che il silenzio, al cinema, può parlare molto più forte di un accumulo di suoni, e sa che l'horror esige il suo crescendo sonoro e lo riporta ad uno stadio binario e essenziale, in cui ogni variazione rispetto al silenzio fa una differenza "mostruosa". Il risultato è un racconto tesissimo e allo stesso tempo condotto su un terreno primordiale, in cui tutto ciò che normalmente sullo schermo si tradurrebbe in scene madri, urla, conflitti, è costretto a passare dallo sguardo, dal dettaglio, da una rivoluzione delle pratiche e delle certezze, che accomuna mezzo e messaggio.
L'isolamento degli Abbott è figura dell'elaborazione del lutto e la loro esistenza, inchiodata tra atavica paura e necessario coraggio, è metafora di una condizione quotidiana, che ha a che fare con la gestione dell'autonomia dei figli e la loro crescita, che il genere qui adottato amplifica a dismisura, mentre, in maniera inversamente proporzionale, l'obbligo del silenzio limita al massimo la sua traduzione in discorso e dunque la sua esplicitazione.
Ma la forza di A quiet place sta proprio e soprattutto nel suo poter essere esperito a vari livelli, nel suo funzionare, cioè, tanto da intrattenimento di genere quanto da film sentimentale, un po' come avveniva con Signs di Shyamalan, sostanziato, quest'ultimo, dalla presenza di Emily Blunt nel doppio ruolo di moglie di Krasinki e madre dei suoi figli, sullo schermo e fuori.
Il silenzio si accompagna di solito al concetto di tranquillità, di quiete, con tutto quanto di positivo e rassicurante ne consegue. A Quiet Place - Un posto tranquillo sin dal titolo gioca su questo concetto con una certa ironia, perché tutto è il posto dove si svolge la storia raccontata dal film tranne che tranquillo. Ma silenzioso lo è di certo perché - ed è questo lo spunto interessante alla base del film - l'unica possibilità che hanno i protagonisti di restare in vita è quello di mantenerlo tale, di non fare rumore per evitare che le misteriose forze soprannaturali che li braccano possano raggiungerli e attaccarli. Al centro della storia, infatti, c'è una famiglia - padre, madre incinta, figlio e figlia piccoli - che cerca di sopravvivere evitando qualsiasi rumore. Quanto questo sia difficile lo si evince anche solo dalla visione del trailer che, immerso in una realtà ombrosa e apocalittica, dipinge ed estrapola situazioni drammatiche e potenzialmente esplosive, nelle quali i personaggi cercano disperatamente l'assoluta assenza di rumori e suoni.
In un genere, come l'horror, nel quale soprattutto di recente, tra sequel, remake e sfruttamenti intensivi di concetti basilari, è sempre stato difficile trovare delle idee se non originali almeno stimolanti e un po' diverse, A Quiet Place sembra avere uno spunto curioso.
Un film potenzialmente vincente, che mette in scena una normale famiglia all'interno di una situazione impossibile nella quale - un po' come avveniva nell'episodio diretto da Joe Dante (It's a Good Life) in Ai confini della realtà (tratto a sua volta dall'omonimo episodio della serie televisiva diretto da James Sheldon) - cercare una difficile normalità finalizzata a un'altrettanto difficile sopravvivenza. Mettendo in scena nello stesso tempo - in modo da dare quel giusto spessore umano che può rendere interessanti i personaggi - la difficoltà di adempiere al ruolo genitoriale, con le ulteriori responsabilità che ciò comporta in un contesto così proibitivo.
Interessante è anche il fatto che a dirigere il film è stato chiamato John Krasinski, attore e regista nuovo al genere horror. Noto soprattutto come attore per le sue prove in campo televisivo (in particolare nella serie The Office), Krasinski ha offerto buone prove anche in film per il grande schermo, come il benintenzionato Qualcosa di straordinario, in coppia con Drew Barrymore, o la commedia a tutto tondo Sotto il cielo delle Hawaii. Anche le sue (poche) precedenti regie si tengono alla larga dall'horror, rimanendo prevalentemente nel campo della commedia, anche di qualche interesse come il suo esordio Brief Interviews with Hideous Men. L'auspicio è quindi che possa avere uno sguardo incontaminato e originale, evitando i luoghi comuni e le scorciatoie più frequentate dai marpioni specializzati.
Un'altra circostanza di qualche rilievo, subito sottolineata dagli appassionati di questioni sentimental-personali, è che Krasinski si trova a dirigere - lavorandoci per la prima volta insieme - sua moglie Emily Blunt, formando anche sullo schermo, per questo film, la coppia coniugale della vita reale. L'affiatamento non dovrebbe mancare. In attesa di diventare Mary Poppins in un ormai prossimo seguito del famoso film con Julie Andrews, Emily Blunt, nell'ambito di una carriera variegata e ricca di successi, può vantare un paio di significative incursioni nell'horror. In primo luogo è stata protagonista di un piccolo ma valido horror di ambientazione invernale, Wind Chill - Ghiaccio rosso sangue, e poi si è fatta valere anche in Wolfman, sfortunato remake diretto da Joe Johnston di un classico del pantheon dei mostri della Universal.
Ad ancorare fortemente il film al genere è comunque la presenza del duo di sceneggiatori formato da Scott Beck e Bryan Woods, specializzato proprio nell'horror (anche se non solo). Generalmente, Beck & Woods scrivono e dirigono i loro film: tra i lungometraggi si può ricordare Nightlight del 2015, che si inserisce nell'ormai (forse troppo) abbondante filone del cosiddetto found footage. Stavolta i due si limitano a scrivere e produrre, lasciando a Krasinski l'onore della regia.
"Il film è su una famiglia che deve vivere il più silenziosamente possibile.altrimenti potrebbero accaderle cose terribili. Questa è la semplicissima sintesi" ha detto più o meno Krasinski. A volte la semplicità è una grande qualità se la si sa articolare in modo coerente e arguto: presto vedremo se questo è il caso.
Un inizio in medias res, un mondo post-apocaliptico ostile all'uomo e popolato da creature mai viste, la storia della sopravvivenza impossibile di una famiglia solitaria. I semi per far crescere un bel survival horror ci sono tutti. Eppure qualcosa non funziona. Di sicuro non si tratta dell'idea di base, anzi, né della regia attenta che ha saputo rendere il crescente senso di isolamento [...] Vai alla recensione »
A Quiet Place - Un posto tranquillo, firmato da John Krasinski, è un horror di silenzio. Certi alieni hanno invaso la terra e attaccano ogni rumore che sentono. Per sopravvivere non si deve fare nessun rumore. Una famiglia rifugiata in una casa cerca di comunicare senza suoni, e non è facile, altrimenti verrà annientata. Il film presenta molte letture. Il silenzio è una cifra decisamente importante nel cinema, che alla fine dell'ottocento nacque muto e per un trentennio continuò così. Poi, nel 1927, con lo storico Cantante di Jazz, arrivò la parola. Ma non tutti ne erano entusiasti. Il silenzio non era solo un sistema, era anche un codice, di più, era una filosofia. A Quiet Place - Un posto tranquillo può essere lo spunto per una lettura in quel senso, in quei sensi. Si parte da una testimonianza suggestiva, da un titolo, da un autore e da un'attrice che molto hanno contato: Viale del tramonto, Billy Wilder, Gloria Swanson. È il 1950, i film "parlano" da tempo. La Swanson fa se stessa, la diva del muto, William Holden è uno sceneggiatore. Quando la incontra la riconosce. "Eravate grande" le dice. Lei risponde "Io sono sempre grande, è il cinema che è diventato piccolo". Poi perfeziona il concetto: "Adesso il cinema è finito, distrutto. Un tempo, col nostro mestiere, gli occhi di tutto il mondo erano stregati da noi. Ma non era sufficiente per loro, oh no!, dovevano impadronirsi anche degli orecchi. Allora aprirono le loro bocche bestiali e vomitarono parole, parole, parole...".
Sul silenzio nei film si schierò qualcun altro che conosceva bene quella disciplina, Charlie Chaplin, che continuò a fare film silenziosi fino al 1940, fino al Grande dittatore. Ma... parlò a malincuore. Così il silenzio, divenne roba da dibattito, divenne un vero e proprio affair.
Che il silenzio non sia solo roba da storia o da studio, o da retrospettiva emerge da alcuni dati. La Sight&Sound, la testata inglese, accreditata, facente (quasi) testo, ciclicamente redige una classifica del cinema nelle epoche e nei Paesi. Stiamo ai primi dieci: (1) La donna che visse due volte (1958) di Alfred Hitchcock, (2) Quarto potere (1941) di Orson Welles, (3) Viaggio a Tokyo (1953) di Yasujiro Ozu, (4) La regola del gioco (1939) di Jean Renoir, (5) Aurora (1927) di F. W. Murnau, (6) 2001:Odissea nello spazio (1968) di Stanley Kubrick, (7) Sentieri selvaggi (1956) di John Ford, (8) L'uomo con la macchina da presa (1929) di Dziga Vertov, (9) La passione di Giovanna d'Arco (1928) di Carl Theodor Dreyer, (10) Otto e mezzo (1963) di Federico Fellini. Ebbene Aurora, Giovanna d'Arco e L'uomo con la macchina da presa sono "muti". Significa che anche nella nostra epoca il silenzio ancora si impone. La parola non ha depennato titoli-capolavoro. Con un dato che va rilevato: Dreyer riesce a fare un film senza parole su un processo, dove a contare sarebbero solo le parole. A Renée Falconetti - Giovanna bastavano gli occhi, bastava l'espressione. Ecco, quest'ultimo è un lemma importante. Perché richiama quella corrente, l'espressionismo, che merita una digressione.
Hitchcock, M.Night Shyamalan, George Romero e Cormac McCarthy sono solo alcuni dei nomi evocati nelle recensioni entusiaste che hanno accolto l'uscita di A Quiet Place, il film di John Krasinski che, dopo l'esordio, il mese scorso, a SXSW è arrivato nelle sale Usa battendo Spielberg al primo posto del botteghino nello scorso week end. Quest'horror acustico, diretto dall'attore di The Office (già dietro [...] Vai alla recensione »
A Quiet Place - Un Posto Tranquillo (2018)