Notti magiche

Film 2018 | Commedia +13 125 min.

Regia di Paolo Virzì. Un film con Mauro Lamantia, Giovanni Toscano, Irene Vetere, Roberto Herlitzka, Marina Rocco. Cast completo Genere Commedia - Italia, 2018, durata 125 minuti. Uscita cinema giovedì 8 novembre 2018 distribuito da 01 Distribution. Oggi tra i film al cinema in 360 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 2,59 su 23 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Un rinomato produttore cinematografico viene trovato morto nel fiume Tevere. I principali sospettati sono tre giovani aspiranti sceneggiatori. Notti magiche è 7° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 44.582,00 e registrato 7.270 presenze.

Consigliato nì!
2,59/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA 2,83
PUBBLICO 2,45
CONSIGLIATO NÌ
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Virzì firma una commedia gialla tesa a osservare l'intreccio profondo tra esistenze individuali e storia collettiva.
Recensione di Marzia Gandolfi
domenica 28 ottobre 2018
Recensione di Marzia Gandolfi
domenica 28 ottobre 2018

Mondiali '90, Italia - Argentina, gli azzurri buttati fuori ai rigori, un uomo buttato nel Tevere a bordo di una macchina che non sa guidare. Produttore romano sull'orlo del fallimento, Leandro Saponaro è ripescato morto ma a ucciderlo non è stata l'acqua e nemmeno l'impatto. Giusy Fusacchia, ragazza coccodè e amante del Saponaro, giura che ad ammazzarlo sono stati tre aspiranti sceneggiatori: Eugenia Malaspina, Antonio Scordia, Luciano Ambrogi. Finalisti del Premio Solinas, i ragazzi si sono conosciuti pochi giorni prima a Roma in occasione della cerimonia. Eugenia è una ricca borghese ipocondriaca che odia il padre e ama un divo francese, Antonio è un messinese colto e formale come lo stile del suo soggetto (Antonello da Messina), Luciano è un baldo scriteriato che viene da Piombino. Ospiti per qualche giorno nella grande casa di Eugenia, che non vuole dormire sola, entrano nel mondo del cinema dalla porta d'ingresso, frequentando tutta la filiera e sognando di scrivere la sceneggiatura della vita. Finiranno invece al comando dei carabinieri a raccontare la loro versione dei fatti.

Dopo aver filmato l'America per la prima volta, in fuga tra Detroit e la Florida (Ella & John), Paolo Virzì ripiega in patria e firma una commedia gialla tesa a osservare l'intreccio profondo tra esistenze individuali e storia collettiva.

Attento soprattutto all'incidenza dell'ultima sulla vita del singolo, Virzì sceglie la risorsa del fuori campo anche per delineare il rapporto dialettico tra la calcistica giornata della polis e quella particolare della storia privata. La notte magica cantata da Gianna Nannini e auspicata dal tifoso italiano volge nella notte degli errori e propone un rendez-vous con la memoria, quella dell'autore e della sua generazione ma anche quella dello spettatore davanti all'eterno ritorno di un trio che avevamo tanto amato (Vittorio Gassman, Stefano Satta Flores, Nino Manfredi). Eugenia, Antonio e Luciano, esageratamente tipizzati, come a esibire un desiderio di fiction anziché di realismo, sono il residuo di quelle icone trasformate in lucciole fragili, (in)dimenticate e vibranti dentro una notte di scacco disegnata dal regista sulla locandina. Declinato al passato prossimo, Notti magiche mostra, in maniera instabile e con risultati variabili, che tutto quello che ha contato per noi è destinato a sparire, condannato a farsi rovina.
Questa elegia del cinema, che banchetta al "Re della mezza porzione abbondante", fa il punto su e dà commiato a un decennio affollato da veterani ed esordienti. Ficcato al debutto degli anni Novanta, il film di Virzì individua alcune delle tensioni dinamiche che stavano rivoluzionando gli scenari estetici: la ricomposizione del cinema italiano per aree geografiche (nello specifico l'area romana, siciliana e toscana), la creazione di conseguenza di un nuovo immaginario collettivo legato alla provincia italiana (la sequenza del ritorno di Luciano a Piombino), il crepuscolo dei padri fondatori (la silhouette di Fellini e i residui essenziali del suo cinema, il pozzo e la 'passerella di addio' di 8 1/2), la nascita di una generazione 'orfana' (lo sconforto delle nuove leve private dei maestri che sovente restano al palo, incapaci di interpretare la nuova realtà a-ideologica e globalizzante), il contributo degli sceneggiatori eredi della grande commedia all'italiana che legano il proprio retroterra culturale al 'nuovo cinema' (il laboratorio di Fulvio Zappellini), l'accentuazione di una comicità di facile resa e bassa qualità figliastra della commedia all'italiana (la ragazza coccodè, merce in grado di coprire un potenziale cinema medio), l'influenza dell'universo televisivo sul gusto (la sceneggiatura vincitrice su Antonello da Messina svenduta a puntate).

La riflessione metalinguistica di Paolo Virzì, il ricorso all'autoreferenzialità, se da una parte suggerisce un'impotenza a raccontare storie nuove, dall'altra offre la possibilità di un ragionamento sul mezzo stesso. Da sempre il film sul film è il sintomo di una crisi, della ricerca di una nuova identità, ce lo auguriamo, che quella precedente pare perduta tra le stazioni sentimentali di un road movie di fine vita e le tappe di un nomadismo creativo affogato nel Tevere. Un corto inciso nelle esistenze dei tre protagonisti, destinato a essere presto chiuso, come l'appartamento in cui dormono, vegliano e scrivono.
È un film imperfetto Notti magiche, che si interrompe, che alterna i poli come la corrente elettrica, illuminandosi fulmineamente e spegnendosi bruscamente, indossando l'abito buono della gioventù (il film si accende quando Virzì torna nella sua provincia) in una sorta di com'eravamo rievocato sopra le righe e con un cast di giovani attori stonati che prevaricano i rispettivi personaggi. Giallo e tragicomico si combinano con le interpretazioni senza filtro e colore che implorano lo sguardo di un'anima caritatevole che possa ripescarle dal naufragio in cui soccombe nella finzione il Saponaro di Giancarlo Giannini.
Archiviati i personaggi pazzi d'amore e folli di dolore, i figli con la vita davanti e quelli col passato interrotto, consumati i baci e gli abbracci, il capitale umano e i santi giorni, l'autore sceglie tre dreamers che provano a definire la propria identità, individuale e collettiva, in funzione del loro rapporto coi sogni. Ma negli anni Novanta, inaugurati dal rigore sbagliato di Donadoni e Serena, non è più il cinema a generare i sogni, a nutrirli, a concimarli, a renderli possibili. Virzì lo sa, lo sa bene e ritorna alla notte del 'delitto', quando il cinema ha smesso di essere il mondo tout court. Da Truffaut e Scola riprende l'idea della triangolazione come struttura relazionale che lega i percorsi affettivi e sentimentali dei protagonisti ma non c'è vitalità né allegria nel rapporto che li lega, non c'è la forza comica, la verve dei dialoghi, sovente paternalistici, soltanto la carica distruttiva di vite che ripiegano su se stesse e nei recessi di questo o quell'altro mondo, in attesa che qualcuno soffi un po' di aria fresca.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
domenica 11 novembre 2018
Flaw54

Sono un grande estimatore di Virzì e sono rimasto allibito di fronte a questo film. Pesante, noioso, recitato volutamente in tono teatrale, con tutti i personaggi sopra le righe e con momenti ( le discussioni al ristorante guidate da un anacronistico Herlitzka ) veramente insopportabili! Metacinema? Ma dove voleva arrivare Virzì? Una critica al cinema stesso? Una rivolta contro il cinema [...] Vai alla recensione »

mercoledì 14 novembre 2018
samanta

Il film è stato definito una commedia gialla, ma in realtà l'elemento poliziesco è modesto ed è il pretesto per raccontare il mondo cinematografico romano nel periodo dei campionati del mondo del 1990 in Italia (8 giugno-8 luglio). Il film inizia il 3 luglio durante la semifinale Italia-Argentina, un'auto cade dal ponte sul tevere i sommozzatori la ripescano e si [...] Vai alla recensione »

lunedì 12 novembre 2018
oro

Viene quasi da difenderlo per quant'è brutto. Cioè l'idea è buona, buona l'ambientazione (scenografia/costumi), il genere (giallo/commedia all'italiana), forse la fotografia e anche l'organizzazione (è un film alla Virzì con molti personaggi)...  Ma il resto? Appare decisamente impreciso, male interpretato, lento e noioso - e non perché [...] Vai alla recensione »

mercoledì 14 novembre 2018
francesco

Secondo me, è un film discreto, forse non ben riuscito in tutta la sua totalità. Da una parte viene descritta una realtà e un contesto dissacrante, pieno di illusioni e disillusioni, e dall'altra ci ritroviamo dei personaggi fin troppo grotteschi (voluto da Paolo Virzì). Virzì ha cercato di raccontare una fiaba nera per poter raccontare il mondo del cinema che [...] Vai alla recensione »

mercoledì 14 novembre 2018
Flyanto

 “Notti Magiche”, come la magia che il cinema può creare negli individui appassionati di questa forma artistica, facendoli sognare ed agire per riuscire a farne parte. E’ quello che più o meno viene raccontato nel suddetto film diretto da Paolo Virzì dove, ai tempi dei Mondiali di Calcio dell’anno 1990 , tre giovani con la passione per il cinema e [...] Vai alla recensione »

lunedì 12 novembre 2018
spettatorpensoso

sono andato convinto,  con compagnia di amici, a vedere un distensivo e leggero commediasimilgiallo. E si, la commedia c'è, ma a poco a poco diventava la sorpresa di scoprire un film sul cinema italiano sì ambientato negli anni '90, ma attualissima parabola nella parodia del  mondo cialtronesco e fasullo del circo che gira intorno alla presunta operazione artistica. Vai alla recensione »

venerdì 16 novembre 2018
Annar

Sono una fan di Virzì ma questo film non mi è piaciuto per niente. I protagonisti non sono credibili, in particolare la ragazza. L'essere esordienti non è affatto una giustificazione e ce ne sono di esempi di giovani che alle prime armi si dimostrano con la stoffa giuta,  ricchi di talento. Per il resto il film è pesante e abbastanza noioso.

martedì 13 novembre 2018
giacostefi

Non amo i registi che parlano di cinema. Inizia bene, poi perde i toni comici e diventa pedante ed accademico. Tre bei personaggi , dispersi nella nebbia è noia dei vecchi cineasti. Salvo il colloquio alla stazione del messinese con la fidanzata e la fidanzata del toscano col regista  incomunicabile. Il resto è noioso. Purtroppo è la seconda volta di seguito che Virzì [...] Vai alla recensione »

domenica 11 novembre 2018
sophie

Sono perfettamente d'accordo, film sconcertante ma soprattutto molto noioso e piuttosto irritante, per tutti i motivi illustrati da flaw 54

domenica 11 novembre 2018
Angela61

Il senso del film lo si comprende negli ultimi dieci minuti.. troppo autoreferenziale,narcisistico..paradossale ed inverosimile..Un film per gli addetti del cinema..che fa il verso aLa grande bellezza di Sorrentino. ho sempre apprezzato Virzì...già Ella e John l’ho trovato poco realistico..questo ultimo troppo pesante.. ad majora!

FOCUS
FOCUS
domenica 11 novembre 2018
Roy Menarini

Tra tutte le perplessità e le critiche ricevute da Notti magiche sulle colonne dei critici più importanti, quelle di bozzettismo o caricatura sono le più incomprensibili. Il nuovo film di Paolo Virzì è evidentemente una satira del mondo cinematografico italiano, colto in un momento di trapasso (è il caso di dirlo, visto che il film comincia con la scoperta di un cadavere: il morto è un produttore). Per forza che è raccontato attraverso deformazioni e esagerazioni. Del resto, nessuno aveva ancora fatto un'opera retrospettiva sul cinema italiano senile e in crisi di fine anni Ottanta. Si sono fatti film sull'epoca d'oro e sullo scarto rispetto al vuoto contemporaneo (da Latin Lover di Cristina Comencini a Una storia senza nome di Roberto Andò). O si erano fatti film sulla difficoltà tragicomica di fare film dopo i maestri e dentro un'industria narcisista e complessata (da Sogni d'oro di Nanni Moretti a Il caricatore di Eugenio Cappuccio, Massimo Gaudioso e Fabio Nunziata).

Il cinema che si prepara a inizio anni Novanta, secondo Virzì, è il prodotto di una gerontocrazia. Vecchi e anziani dappertutto, riconoscibili anche se sotto nomi di finzione.

Autori e produttori di terza età che fanno tutt'uno con l'élite intellettuale romana, e che costruiscono e disfano film o serie televisive parlandosi addosso nelle trattorie di gradimento, tra un piatto di tonnarelli e un accesso di tosse. Camminano a fatica, si fanno portare i pesi dalle ragazze più giovani, prendono a libro paga (si fa per dire) giovani sceneggiatori che pendono dalle loro labbra, hanno tutti - chi più chi meno - delle prede sotto i trent'anni di cui sono gelosi e che tengono avvinte a sé per pura gelosia, senza permettere alcun ricambio generazionale. Ma come, si dirà. Non era una commedia? In verità Notti magiche è una satira, e nella satira notoriamente si salvano in pochi. Il gerontocomio del cinema italiano in crisi - dove persino un set di Fellini è diventato una cosa di una malinconia straziante - è la prima vittima dello sguardo impietoso di Virzì. Forse un pizzico di umanità in più, riconoscendogli il rigore del grande intellettuale, viene riservato a Fulvio (alias Furio Scarpelli, genio storico della commedia all'italiana), interpretato con il consueto rigore carismatico da Roberto Herlitzka. I giovani dovrebbero - in questo probabile racconto autobiografico (Virzì si è diplomato al Centro Sperimentale nel 1987 e ha fatto lo sceneggiatore per anni fino al debutto del 1994 con La bella vita) - fare la parte dei rivoluzionari. Ma tutte le aspirazioni anarcoidi e libertarie di quell'età vengono soffocate dal clima di basso impero dove ci sono ex registi impegnati che vivono in uno scantinato e dove si pensa ancora di poter capire e raccontare una società che in verità sta cambiando rapidamente. Notti magiche forse non è un'ammissione di colpevolezza, perché poi il più talentuoso e al tempo stesso superficiale dei tre protagonisti, il toscano di Piombino, è quello che smaschera le fandonie del produttore e che, annusando l'aria che tira, decide di mandare al diavolo tutto. Ma Notti magiche non è neppure l'autoassoluzione di un regista che spiega come è diventato grande passando attraverso esperienze umane euforiche e miserevoli insieme (non è, insomma, quello che ha fatto Olivier Assayas con Qualcosa nell'aria).

Frasi
Non mi lasciate sola per favore...
Una frase di Eugenia Malaspina (Irene Vetere)
dal film Notti magiche - a cura di MYmovies.it
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
lunedì 5 novembre 2018
Natalino Bruzzone
Il Secolo XIX

Quando il cinema italiano era la magmatica fiera-baraccone di una commedia umana che scuoteva i fondelli come se suonasse una scatenata melodia da paese dei campanacci. Paolo Virzì torna a quella terra di nessuno che fu il 1990, tra gli anni da bere, la presunta caduta delle ideologie e le mani pulite e sporche di Tangentopoli. Nella lunga dissolvenza venne risucchiato anche il modo (e il mondo) di [...] Vai alla recensione »

venerdì 9 novembre 2018
Silvio Danese
Quotidiano Nazionale

C'eravamo tanto... illusi. Nel cambio di generazione del cinema italiano (anni '90, le semifinali dei mondiali), quando i vecchi resistevano assediati e i giovani veneravano sfruttati, tre aspiranti presi come tre modelli d'autore a venire scoprono quanto è vero il detto: "te lo do io il cinema!". Agile e onniscente narratore di una vicenda insieme epica e autobiografia, Virzì trasmette un presente [...] Vai alla recensione »

venerdì 9 novembre 2018
Nicola Falcinella
La Provincia di Como

La sera del 3 luglio 1990, l'auto con a bordo un noto produttore cinematografico finisce nel Tevere. Proprio in quei minuti tutti sono davanti ai maxischermi e alle tv, distratti dalla partita Italia - Argentina, la semifinale dei Mondiali che si sta concludendo ai calci di rigore con la dolorosa eliminazione degli azzurro. È l'inizio di "Notti magiche", il film di Paolo Virzì che riprende nel titolo [...] Vai alla recensione »

giovedì 8 novembre 2018
Massimo Bertarelli
Il Giornale

Una carezza e uno sberleffo. In Notti magiche, Paolo Virzì rievoca con nostalgia il suo faticoso ingresso nel mondo del cinema, ma ancor più si diverte a lanciare velenose frecciate agli addetti ai lavori. Una goduria per i cinefili tra citazioni assortite; un probabile sconcerto per gli spettatori più giovani. Siamo a Roma, è la notte del 3 luglio 1990.

giovedì 8 novembre 2018
Francesco Alò
Il Messaggero

Produttore precipita nel Tevere. Si torchiano tre giovani sceneggiatori: ruspante toscano, siciliano precisino e ricca romana. Il toscano era diventato un 'negro" (scriveva e altri firmavano), il siculo aveva visto il suo biopic su Antonello da Messina deturpato e la romana era stata violentata. 1990; Mastroianni piange d'amore per la Deneuve e Fellini batte l'ultimo ciak de La voce della luna (licenza [...] Vai alla recensione »

giovedì 8 novembre 2018
Valerio Caprara
Il Mattino

Proteggiamolo come il panda Virzi Paolo da Livorno, cineasta popolare col retrogusto colto come ce n'erano all'epoca d'oro del cinema nostrano, dotato di un approccio leggero e disincantato, aperto all'auto ironia ma anche pronto a sfoderare gli artigli del sarcasmo. Autore di capidopera come «Ferie d'agosto» e «Il capitale umano» e un solo scult («N-Io e Napoleone»), ha avuto quasi sempre non tanto [...] Vai alla recensione »

NEWS
VIDEO RECENSIONE
mercoledì 14 novembre 2018
A cura della redazione

Mondiali '90, Italia - Argentina, gli azzurri buttati fuori ai rigori, un uomo buttato nel Tevere a bordo di una macchina. Produttore romano sull'orlo del fallimento, Leandro Saponaro è ripescato morto ma a ucciderlo non è stata l'acqua e nemmeno l'impatto. [...]

TRAILER
giovedì 4 ottobre 2018
 

Il film è ambientato a Roma nell'estate dei mondiali di calcio del 1990. "Si tratta di una commedia che è anche un noir: un noto produttore cinematografico viene trovato morto nelle acque del Tevere, i principali sospettati dell'omicidio sono tre giovani [...]

POSTER
mercoledì 3 ottobre 2018
 

Italia '90: la notte in cui la Nazionale viene eliminata ai rigori dall'Argentina, un noto produttore cinematografico viene trovato morto nelle acque del Tevere. I principali sospettati dell'omicidio sono tre giovani aspiranti sceneggiatori, chiamati [...]

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