| Titolo originale | I, Tonya |
| Anno | 2017 |
| Genere | Biografico, Drammatico, Sportivo, |
| Produzione | USA |
| Durata | 121 minuti |
| Regia di | Craig Gillespie |
| Attori | Margot Robbie, Sebastian Stan, Allison Janney, Paul Walter Hauser, Julianne Nicholson Bobby Cannavale, Mckenna Grace, Bojana Novakovic, Caitlin Carver, Amy Fox, Evan George Vourazeris, Joshua Mikel, Maizie Smith, Suehyla El-Attar, Jason Davis, Mea Allen, Cory Chapman, Cara Mantella, Lynne Ashe, Steve Wedan, Brandon O'Dell, Davin Allen Grindstaff, Daniel Thomas May, Anthony Reynolds, Ricky Russert, Al Bianchi, Miles Mussenden, Annie Livingston, Jan Harrelson, Luray Cooper, Dan Triandiflou, Kelly O'Neal, Lisa Kaye Kinsler, Cecil Love, Alphie Hyorth, Sean Goulding, Bobby Browning, Little Man. |
| Uscita | giovedì 29 marzo 2018 |
| Tag | Da vedere 2017 |
| Distribuzione | Lucky Red |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,49 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 3 aprile 2018
Un biopic incentrato sulla pattinatrice americana Tonya Harding, al centro di uno scandalo nel 1994. Il film ha ottenuto 3 candidature e vinto un premio ai Premi Oscar, 2 candidature e vinto un premio ai Golden Globes, 5 candidature e vinto un premio ai BAFTA, 5 candidature e vinto 2 Critics Choice Award, 2 candidature e vinto un premio ai SAG Awards, 3 candidature e vinto 2 Spirit Awards, 1 candidatura a Writers Guild Awards, ha vinto un premio ai CDG Awards, 1 candidatura a Producers Guild, In Italia al Box Office Tonya ha incassato 1,9 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Tonya Harding non ha avuto un'infanzia facile e le cose non le sono andate meglio crescendo. Eppure, sebbene sofferente d'asma e forte fumatrice, da sempre e per sempre poco amata dai giudici di gara, che non la ritenevano all'altezza di un modello da proporre, la Harding è stata una grande pattinatrice, la seconda donna ad eseguire un triplo axel in una competizione ufficiale e tuttora una delle pochissime ad averne avuto il coraggio, tanto che il film di Gillespie, che racconta la sua ascesa e la sua caduta, ripercorrendo la sua biografia dai 4 ai 44 anni, ha dovuto supplire con effetti speciali, non trovando nessuna controfigura disposta o capace di farlo.
E Tonya è anche un film sulla contro-figura, quella che ogni attore che si cimenta con un personaggio realmente esistito o esistente, è chiamato a impersonare.
Il cartello che apre il film avverte che è stato "tratto da interviste assolutamente vere, totalmente contraddittorie e prive di qualsiasi ironia con Tonya Harding e Jeff Gillooly", ma quel che segue è un film in cui ironia e verità, in dosi massicce, vanno a braccetto per tutto il tempo. Perché Tonya, la madre LaVona (interpretata da una straordinaria Allison Janney), il marito Jeff e il suo sodale Shawn sono personaggi da commedia, cinema allo stato precotto, pronti da riscaldare, senza tradirne la voce né l'apparenza.
I due uomini, in particolare, sembrano usciti da un saggio sulla stupidità umana: persone che causano danni ad altre persone senza realizzare alcun vantaggio e anzi subendo perdite gravissime, di cui Gillespie restituisce sullo schermo l'assurdità e la pericolosità, forte del buon copione di Steven Rogers ma soprattutto di un materiale di partenza, ampiamente presente nell'archivio audivisivo contemporaneo di YouTube, che balla da solo tra farsa e dramma.
È chiaro che, più che a rendere giustizia alla Harding, bistrattata per una vita da tutti, media compresi, per la nota aggressione alla rivale Nancy Kerrigan prima delle Olimpiadi del '94, il film punta dritto all'Oscar e lo fa perseguendo due modalità rodate e vincenti: la performance di Margot Robbie, che s'imbruttisce e dà il meglio di sé nel rendere il temperamento focoso e psicolabile della giovanissima protagonista, e la volontà esplicita di fare dell'immagine di Tonya quello che il suo primato nello sport non è riuscito a fare, ovvero una sineddoche dell'America, della sua sete di eroi e di colpevoli, di successo e omologazione.
E se quest'ultima parte, questo salto di livello, è un po' tirato per i capelli, è vero, d'altro canto, che il cuore nascosto del film, il suo lato migliore, è proprio in quel ritratto di outsider, reale e problematica, che dava fastidio per la sua sola esistenza. In un tempo come il nostro in cui il cinema non fa che dire che occorre avere il coraggio di essere se stessi e inseguire il proprio talento, I,Tonya racconta una donna diversa, e a suo modo consapevole di esserlo, a cui l'America (tra gli altri) ha sbattuto violentemente la porta in faccia.
Il regista australiano Gillespie riesce con questa pellicola candidata agli Oscar a uscire dai soliti schemi del biopic, costruendo in modo narrativamente e tecnicamente impeccabile una dramedy moderna, originale, sgargiante e animata da una viviva estetica pop anni '90 senza mai perdere di vista l'obiettivo principale: quello di raccontare la storia di Tonya Harding senza eccedere nel [...] Vai alla recensione »
Quello di Tonya (guarda la video recensione) è un percorso già sperimentato molte volte. Il film di Craig Gillespie, quando è stato presentato ad alcuni festival, ha rappresentato una irruzione inattesa per come aveva preso in contropiede le aspettative del pubblico, e per la capacità di mettere in crisi gli standard del film sportivo e biografico. L'effetto sorpresa, insomma, è stato decisivo, insieme al passaparola che ha portato Tonya ai successi nei premi più importanti. Poi, come spesso accade, una volta che la storia della più controversa pattinatrice artistica di tutti i tempi ha cominciato a raggiungere i vari mercati ha dovuto affrontare un giudizio più severo, perché quando si parla troppo di un film e i suoi elementi innovativi vengono più volte spiegati e anticipati, la delusione è dietro l'angolo.
In verità Tonya mantiene quel che promette, a patto di decidere che cosa vogliamo dal cinema contemporaneo.
È stato detto da alcuni commentatori che il film sembra - o poteva diventare più proficuamente - una serie televisiva: è probabile che il parallelismo nasca dalla dimensione biografica e grottesca (stile American Crime Story), dalla rappresentazione iperbolica di un'umanità sciocca e provinciale (stile Fargo), e dall'approccio "mockumentary" o semi-documentario di certa serialità recentissima (da American Vandal ai cosiddetti true crime). Quindi la somiglianza è evidente, e confermata dal momento in cui Tonya Harding - angelo nero delle cronache sportive - osserva sul televisore le contemporanee vicende di OJ Simpson, a sua volta al centro di attuali ricostruzioni seriali.
II caso di Tonya Harding è stato uno dei più truci in uno sport dall'aspetto soave come il pattinaggio artistico. Alla vigilia dei campionati nazionali Usa, la campionessa Nancy Kerrigan fu colpita alle gambe da un uomo, rapidamente identificato, che dichiarò di aver agito su istigazione del marito della Harding, sua rivale. Il film che oggi rievoca il caso ha nell'incidente" del 1994 un punto culminante, [...] Vai alla recensione »