Se c’è un divo di questi anni senza divi, è lui. Timothée Chalamet, l’amico fragile, con quello sguardo delicato, che hai paura si spezzi mentre tu lo guardi. Anti-macho, ma con un sex appeal fatto di tenerezza, profumo francese, voce leggera, quasi evanescente. Che cosa è che lo rende così desiderabile, amato, così capace di interpretare lo spirito di questi anni?
Lo abbiamo incontrato, tutti, in Chiamami col tuo nome (guarda la video recensione) di Luca Guadagnino. Era il 2017, e Timothée irrompeva sulla scena, con una performance di stupefacente maturità, nonostante avesse, al momento delle riprese, ventun anni appena. Nello stesso anno, lo abbiamo rivisto in Lady Bird (guarda la video recensione) di Greta Gerwig, e pochi mesi dopo al Kodak Theatre, a Hollywood, seduto fra i candidati all’Oscar per il miglior attore. Poi vinse Gary Oldman per L’ora più buia (guarda la video recensione), ma poco male: la sua carriera era partita, e nel modo migliore.
Da allora, Timothée ha potuto sfogliare la margherita, e scegliere i registi che amava, salvo poi rinnegarli, come Woody Allen con cui lavora in A Rainy Day in New York (guarda la video recensione) nel 2019. Viene accolto nel monumentale cast di The French Dispatch di Wes Anderson, fra Bill Murray e Adrien Brody, Benicio del Toro e Tilda Swinton. Diventa il giovane e ribelle principe Enrico V d’Inghilterra in The King di David Michod, alla Mostra del Cinema di Venezia del 2019. Torna a Venezia con Dune di Denis Villeneuve, l’evento più atteso della Mostra del 2021. Ed è di nuovo a Venezia, nel 2022, con Bones and All, in cui è un giovane cannibale in un film insieme macabro e romantico, diretto da colui che lo ha rivelato ai più: Luca Guadagnino.
Ma, insomma, perché Timothée Chalamet si è incastonato nel nostro immaginario, perché ha invaso tanto prepotentemente – avverbio paradossale per lui, così delicato – la scena del cinema?
Storicamente, Hollywood e tutta la cultura occidentale ci hanno regalato, al cinema, eroi forti, di una mascolinità decisa. Da John Wayne a Sean Connery, da Gary Cooper a Sylvester Stallone: il protagonista maschile, al cinema, è forte, combattivo, aggressivo, poco sentimentale. Se ha la faccia e i tormenti di Montgomery Clift, finisce male.
Il maschio, al cinema, è disegnato per combattere, proteggere la sua donna, o per averne tante e non pensarci su. Anche Rock Hudson, per dire, dovette impersonare l’eroe romantico, forte e dalle spalle larghe, nei melodrammi di Douglas Sirk, e tenne ben celata – come molti altri attori – la propria omosessualità. Tranne che negli ultimi anni, quando minato dall’Aids, a metà degli anni ’80, fece coming out. Ma in quegli stessi anni ’80, i giovani divi erano etero, con una sicurezza di sé che niente poteva scalfire, e andavano molto in palestra: un esempio per tutti, Tom Cruise con i suoi bicipiti e il suo sorriso a trentaduemila denti.
Non sarebbe cambiato molto, in seguito: non tutti si sarebbero cuciti da soli le ferite come Rambo, ma tutti avevano almeno un personal trainer e bicipiti da medaglia.
Lui no. Intimo, vulnerabile, seducente e sexy senza essere passato dalla palestra, senza un filo di barba, con un volto angelico, quasi femmineo. Certo, altri lo hanno preceduto: il Tadzio di Morte a Venezia di Luchino Visconti è più angelico e perverso di Timothée, ma era una sorta di apparizione, di icona astratta. Timothée, invece, è reale, non ti stupisci a vederlo sotto la pioggia nelle strade di New York. Intanto, però, ha fatto uscire il concetto di divo dalla riserva indiana del machismo.
Ma non è solo la leggerezza, non è solo l’aver saltato a piè pari il machismo che entrano in gioco, con lui. C’è il suo modo di vivere e di comunicare i sentimenti. In modo complesso, sfaccettato, maturo. In ogni ruolo è autentico, vulnerabile, trova il modo per farti entrare in connessione con i suoi sentimenti, i suoi desideri. E in Wonka, il prequel di Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, in uscita il 14 dicembre in Italia, nel ruolo che è già stato di Gene Wilder e di Johnny Depp, metterà in mostra i suoi talenti anche nel canto e nel ballo. Giusto così, per stendere del tutto i suoi fan.
E non è finita. Dune: Part Two uscirà nel marzo 2024, mentre poco dopo uscirà A Complete Unknown, il film su Bob Dylan diretto da James Mangold. Il futuro è già pieno di Timothée.




