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giovedì 4 giugno 2020

Giorgio Pasotti

Volevo solo recitare un po'...

46 anni, 22 Giugno 1973 (Cancro), Bergamo (Italia)
occhiello
Laura: no, no, no!
Fabio: Laura io sono un totale disastro, è meglio lasciar perdere. Sul serio
Laura: Io non voglio lasciarti perdere.
[Dopo il bacio]
Fabio:Scusa Laura, scusa

dal film La scelta di Laura (2009) Giorgio Pasotti  Fabio Moreno
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Giorgio Pasotti
Nastri d'Argento 2014
Nomination miglior attore non protagonista per il film Sapore di te di Carlo Vanzina

Nastri d'Argento 2014
Nomination miglior attore non protagonista per il film Nottetempo di Francesco Prisco

Nastri d'Argento 2014
Nomination miglior attore non protagonista per il film Un matrimonio da favola di Carlo Vanzina



Torna la strana coppia di suocere amiche e nemiche.

Due madri e una coscienza

lunedì 22 novembre 2010 - Edoardo Becattini cinemanews

Due madri e una coscienza Nonostante sia una mattinata di mobilitazione generale e di pioggia rovinosa, come da regola lo spettacolo va avanti. Va avanti grazie soprattutto all'intento di alcuni artisti di utilizzare lo spazio e il tempo dedicato alla presentazione della nuova miniserie prodotta da Mediaset, Due mamme di troppo, per promuovere quello che per loro è un prodotto di qualità interamente realizzato in Italia (fattore sempre meno scontato, soprattutto nella produzione televisiva), e allo stesso tempo dare una forza ulteriore alla voce della protesta. Le due mamme del titolo sono già note alla maggior parte del pubblico delle fiction: Lunetta Savino e Angela Finocchiaro, protagoniste di un film tv trasmesso con grande successo all'inizio del 2009 e ora di un ciclo di sei lungometraggi che andranno in onda in prima serata su Canale 5 da venerdì 26 novembre. Dopo essere diventate consuocere e poi socie in affari nell'episodio pilota, le due attrici hanno deciso di portare avanti le loro schermaglie e complicità di donne agli antipodi in una versione più "dilatata", in cui si troveranno a combattere per salvare la loro impresa alberghiera dal fallimento e i rispettivi figli (Giorgio Pasotti e Sabrina Impacciatore) da una crisi coniugale. È la stessa Impacciatore ad esporre i motivi della presenza-assenza dei vari "scioperanti attivi": "Sono in sciopero ma sono qui, nel senso che di comune accordo con attori, regista e tecnici, abbiamo deciso di partecipare alla conferenza stampa perché ci tenevamo a promuovere il lavoro ma anche a far sentire con più voci la nostra protesta". L'attrice legge alla sala il comunicato contro i tagli ai finanziamenti per la cultura previsti dalla nuova Finanziaria (circa il 36,6% in meno rispetto alle spese già alquanto risicate del 2010) e la rivendicazione dei diritti dei 250.000 lavoratori del settore dello spettacolo, che chiedono leve fiscali e nessuna delocalizzazione delle produzioni di fiction e cinema.
Dopo l'introduzione passionaria, l'attrice romana racconta i motivi per cui, a suo modo di vedere, Due mamme di troppo è più un lungo film che un'ordinaria fiction: "Sia al cinema che in televisione, è sempre più raro leggere una sceneggiatura in cui una donna senza un uomo al suo fianco non venga descritta come una disgraziata o una fallita. In Due mamme di troppo ci sono invece ben tre figure femminili che offrono una rappresentazione della donna moderna, capace di reinventarsi una vita affrontandone le difficoltà anche in maniera giocosa e goliardica". I tre personaggi in questione sono il suo, Rita, una disegnatrice di fumetti alla prese con i primi successi ma anche con una crisi sentimentale, e le due suocere. Se parla di goliardia non è per un puro caso, ma perché molta della comicità della serie è basata sul confronto fra la sanguigna donna del Sud Lunetta Savino e la settentrionale snob Angela Finocchiaro che, secondo la Impacciatore: "sono esilaranti assieme, la versione femminile di Jack Lemmon e Walter Matthau". Anche Lunetta Savino conferma il fatto che il grande appeal della serie sia nell'alchimia fra lei e la Finocchiaro: una sincronia che le ha portate ad ottenere il premio come migliori attrici internazionali all'ultimo Roma Fiction Fest: "C'è stato apprezzamento per una comicità e uno stile di recitazione che si avvicina ad un gusto più europeo, penso anche alle commedie inglesi come L'erba di Grace". Della sua vedova partenopea emigrata a Torino l'ha molto divertita soprattutto: "la sua sprovvedutezza nelle questioni amorose, come il fatto di scoprire che l'orgasmo non è una malattia nervosa, e l'incontro-scontro con una nobile signora del Nord che arricchisce umanamente entrambe nel momento in cui sopravvengono problemi economici". Dietro a una fiction che dalla componente comica e sentimentale della femminilità trae il suo punto di forza, sta il regista di Caos calmo, Antonello Grimaldi, il quale tributa il merito principale del lavoro ai suoi attori: "La commedia è un genere molto difficile da fare soprattutto perché deve affidarsi, oltre che a buone sceneggiature, a dei grandi interpreti capaci di sostenerne il ritmo". Dopo di che, spiega l'evoluzione fra Due mamme di troppo film tv e la nuova versione a puntate: "Il film di due anni fa è servito a presentare i personaggi: abbiamo raccontato il contrasto fra le due mamme e il reciproco opporsi al matrimonio fra i due figli. In questa serie in sei puntate siamo invece riusciti a inserirle in situazioni fuori dal loro mondo abituale e a farle confrontare con altri problemi, quelli che ha oggi la gente comune". Due mamme di troppo è una produzione piuttosto innovativa sotto tanti aspetti: oltre a radicarsi, per caso e per passione civile, nella contemporaneità e ad avere come protagoniste delle donne, utilizza tecniche di ripresa solitamente più tipiche del cinema che della televisione e si serve di un innovativo apporto di sintesi fra attori umani e cartoni animati. Dice il regista a questo proposito: "Far interagire Sabrina con il suo alter ego a fumetti, oltre a rappresentare alcuni dei momenti più esilaranti all'interno della storia, ha richiesto un grado di sperimentazione tecnologica che solo Maurizio Nichetti in Volere Volare aveva utilizzato prima di noi".

Muccino e tutto il cast per la presentazione a Roma.

Baciami Ancora: dieci anni dopo...

martedì 26 gennaio 2010 - Marianna Cappi cinemanews

Baciami Ancora: dieci anni dopo... Carlo, Giulia, Marco, Paolo, Adriano, Alberto, Livia e Veronica hanno dieci anni in più. Ce li ha anche Gabriele Muccino, che in mezzo ha visto Hollywood e le peripezie della vita, la propria e quella degli amici. Nell’idea di riprendere con Baciami ancora -come Bergman o Arcand o Solondz- i fili delle storie inaugurate da L'ultimo bacio, si affaccia ancora l’ambizione, la sana ambizione dell’ex ragazzo prodigio, che per il resto evita di scivolare sul personale e manda avanti i suoi attori. Sono loro ad animare la conferenza stampa, facendo gruppo e testimoniandogli fedeltà e gratitudine.
Il film uscirà in sala il 29 gennaio in più di 600 copie, alcune delle quali per la prima volta sottotitolate per i non udenti. "Ci sono persone che non riescono mai a vedere un film italiano al cinema, sono costrette ad aspettare l’uscita in dvd o il passaggio tv –spiega il produttore Domenico Procacci- sarebbe bello che le sale si attrezzassero d’ora in poi con dei display appositi, se c’è qualche non udente in sala; ci vorrà del tempo, ma speriamo che questo impegno vada avanti." Per ora, hanno aderito l’Apollo di Milano, il Modernissimo di Napoli, l’Astra di Padova, il Piccolo di Bari e il Politecnico Fandango di Roma.

Il film racconta di un gruppo di quarantenni squinternati. È un gruppo particolarmente sfortunato o rappresenta uno spaccato reale?
Muccino: Non voglio che si pensi che questo è un film sui quarantenni come non volevo che all’epoca dell’Ultimo bacio si pensasse che facevo un film sui trentenni: non mi posso mettere in cattedra, la mia è una visione limitata. Ma quel che vedo è una generazione in cui il rapporto di coppia è più nevrotizzato e complesso di anni fa, alle donne si chiede moltissimo e gli uomini vivono un profondo disorientamento e hanno bisogno di parlare tra loro per cercare di capire le loro donne.

Nel suo film i bambini sono testimoni muti, vittime che ci guardano?
Muccino: La responsabilità di chi siamo e cosa tramandiamo ai nostri figli è una responsabilità grande, i collassi famigliari fanno dei bambini degli adulti con dei problemi quasi certi. È un fenomeno nuovo, mai come ora ci sono in Italia tanti figli di coppie separate o divorziate e cosa ne sarà dei bambini di oggi quando saranno adulti non lo possiamo sapere, non ancora.

Dalla penna del grande romanziere un personaggio da non confondere con l'omonimo illusionista.

David Copperfield, la letteratura di Dickens approda su Rai Uno

venerdì 24 aprile 2009 - Alessandra Giannelli cinemanews

David Copperfield, la letteratura di Dickens approda su Rai Uno Da uno dei romanzi più popolari, ma anche più letti, da generazioni di adolescenti, David Copperfield, un film di Ambrogio Lo Giudice, co-prodotto da Rai Fiction e Rizzoli Audiovisivi, in onda, in prima serata su Rai Uno, domenica 26 e lunedì 27 aprile. Ad interpretare il noto personaggio è il bravo Giorgio Pasotti, a fianco a lui, un'altra eccellente protagonista, Maya Sansa, ma anche Gianmarco Tognazzi, nel personaggio del "cattivo" Uriah Heep, Stefano Dionisi, che interpreta Edward Murdstone, Chiara Conti, nel ruolo della madre di Copperfield e Larissa Volpentesta, nei panni di Emily. Un racconto, in realtà, non così letto, ma bensì tramandato oralmente, sostiene il responsabile Rai Fiction Max Gusberti, ma di certo un grande romanzo, anche un successo per la televisione nel 1965 (il celebre sceneggiato, interpretato da Giancarlo Giannini, divenne un cult), che crea una certa continuità, "televisivamente parlando", con la tradizione di riadattare alcune storie famose, come è accaduto con Rebecca-La prima moglie, che dovrebbe essere il "gusto" di Rai Uno.

Tulipani - Amore, Onore e una Bicicletta

Tulipani - Amore, Onore e una Bicicletta

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,67)
Un film di Mike Van Diem. Con Ksenia Solo, Giancarlo Giannini, Gijs Naber, Donatella Finocchiaro, Lidia Vitale.
continua»

Genere Commedia, - Paesi Bassi, Italia, Canada 2017. Uscita 20/06/2019.
Nove Lune e Mezza

Nove Lune e Mezza

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,51)
Un film di Michela Andreozzi. Con Claudia Gerini, Pasquale Petrolo, Giorgio Pasotti, Michela Andreozzi, Stefano Fresi.
continua»

Genere Commedia, - Italia 2017. Uscita 12/10/2017.
La grande bellezza - Versione integrale

La grande bellezza - Versione integrale

Un film di Paolo Sorrentino. Con Toni Servillo, Carlo Verdone, Sabrina Ferilli, Carlo Buccirosso, Iaia Forte.
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Genere Drammatico, - Italia, Francia 2013. Uscita 27/06/2016.
Io, Arlecchino

Io, Arlecchino

* * * - -
(mymonetro: 3,13)
Un film di Matteo Bini, Giorgio Pasotti. Con Giorgio Pasotti, Roberto Herlitzka, Valeria Bilello, Lunetta Savino, Gianni Ferreri.
continua»

Genere Commedia, - Italia 2015. Uscita 11/06/2015.
Mio Papà

Mio Papà

* * * - -
(mymonetro: 3,33)
Un film di Giulio Base. Con Giorgio Pasotti, Donatella Finocchiaro, Niccolò Calvagna, Fabio Troiano, Ninetto Davoli.
continua»

Genere Drammatico, - Italia 2014. Uscita 27/11/2014.
Filmografia di Giorgio Pasotti »

mercoledì 20 maggio 2020 - Ginevra Elkann, con gli attori principali, parla della sua opera. Gratuitamente su RaiPlay. 

Magari, i protagonisti raccontano di un film nato nel segno dell’empatia

Paola Casella cinemanews

Magari, i protagonisti raccontano di un film nato nel segno dell’empatia Il 21 maggio, Magari (guarda la video recensione) di Ginevra Elkann inaugurerà la nuova proposta di RayPlay, primo di otto titoli italiani coprodotti da Rai Cinema, quattro inediti e quattro già usciti nella sale nazionali, accessibili gratuitamente e in esclusiva sulla piattaforma Rai per le prossime otto settimane, ovvero fino alla riapertura della sale cinematografiche prevista per il 15 giugno: a Magari (guarda la video recensione) seguiranno Bar Giuseppe di Giulio Base, La rivincita di Leo Muscato, Abbi fede di Giorgio Pasotti, e a seguire i già distribuiti Lontano lontano di Gianni Di Gregorio, Otzi e il mistero del tempo (guarda la video recensione) di Gabriele Pignotta (un titolo per ragazzi, già vincitore al festival di Giffoni), Dafne di Federico Bondi e Un giorno all’improvviso (guarda la video recensione) di Ciro D’Emilio.

A raccontare Magari (guarda la video recensione) sono la regista e coautrice Ginevra Elkann, la cosceneggiatrice Chiara Barzini e i due interpreti principali, Alba Rohrwacher e Riccardo Scamarcio, che definisce l’opera “un film sull’idea di famiglia” che si ha quando si è bambini e si vorrebbe che i propri genitori vivessero per sempre felici e contenti: un po’ come Insonnia d’amore è stato definito da Nora Ephron “un film sul desiderio di innamorarsi come succede al cinema”.

Il film, racconta Elkann, “è nato da una conversazione con Chiara Barzini che ci ha fatto venire voglia di raccontare gli anni ’90 e rientrare nei ricordi di infanzia per ricostruire i sogni e il riguardo alla famiglia”. 

Conosco Ginevra da tempo, come amica e come produttrice, abbiamo in comune un senso dell’ironia e un modo simile di raccontare le famiglie, soprattutto quelle disfunzionali. Condividiamo anche lo stesso romanticismo, siamo fan dei sognatori: i genitori di Magari sono sgangherati ma di cuore, e li abbiamo voluti raccontare senza mai giudicarli.
Chiara Barzini, cosceneggiatrice 
Secondo Alba Rohrwacher, “Magari racconta la possibilità di una famiglia allargata che si estenda al di là dei legami di sangue. Alla fine i figli conoscono i genitori per quello che sono veramente, il padre Carlo si assume la responsabilità del proprio ruolo e Benedetta, il mio personaggio, sceneggiatrice e compagna di Carlo, capirà qual è il sentimento che la lega a quell’uomo”. Carlo, interpretato da Riccardo Scamarcio, è un padre decisamente imperfetto. “Un’immagine un po’ più reale di quella che spesso si vede al cinema”, dice l’attore. “Carlo non è abituato ad avere con sé i suoi tre figli, è un idealista, ed è incapace di assumersi completamente le proprie responsabilità di genitore, ma comunque lo fa, o almeno ci prova”. 

Rohrwacher e Scamarcio hanno parole di elogio sia per la sceneggiatura di Elkann e Barzini che per la neoregista. “Il copione di Magari è bellissimo”, afferma Riccardo, “vi ho subito individuato una qualità non comune di scrittura, con dinamiche delicatissime raccontate in modo preciso e con grande ironia, e personaggi in cui il pubblico può trovare un pezzo di sé. Una volta sul set ho anche capito che mi stavo confrontando con una qualità registica importante: quella di saper entrare in empatia con gli attori, e essere capaci di farsi sorprendere”. 

Ginevra ci ha immersi in un mondo immediatamente accogliente, concreto ma fatto anche di emozioni e sensazioni, entro il quale era facile muoversi a nostro agio”, dice Alba. “Un universo che è diventato immediatamente il nostro e che abbiamo abitato fin dal primo giorno. Così quel nucleo famigliare strampalato ha cominciato a vivere di vita propria. Del resto Ginevra, come tutti i grandi registi, è un po’ maga, crea relazioni e mondi che non esistono ma magicamente diventano vicini alla nostra esperienza”.
Alba Rohrwacher dà a Elkann “il merito di aver creato con Benedetta un personaggio femminile secondario ma a tutto tondo, quando in molti altri film sarebbe stato bidimensionale. Benedetta entra ed esce dalle scene, non è mai al centro: eppure, grazie alla scrittura di Ginevra e Chiara, è un personaggio sorprendente, che cambia in continuazione e dà la possibilità anche agli altri personaggi di cambiare. È la dimostrazione che esiste la possibilità di creare personaggi femminili capaci di autonomia e indipendenza e in grado di diventare motori della storia, invece che rimanere cliché”.

Impossibile non domandare quanto ci sia di personale in Magari: “Lo spunto è autobiografico”, ammette Elkann, “ma poi il film ha preso la sua strada. Per me era importante riprodurre le emozioni e raccontare le piccole cose dell’infanzia che fanno di noi gli adulti che siamo. I sentimenti che raccontiamo sono universali: paura, amore, tristezza, e l’idea di felicità di una bambina”. Impossibile anche non vedere in Carlo qualcosa di Alain Elkann, il padre di Ginevra, e nei due fratelli maggiori di Alma, la piccola protagonista, John e Lapo Elkann, fratelli maggiori della regista. Come hanno reagito alla vista di Magari? “I miei fratelli erano felici di vedere un mio film finalmente realizzato, e credo che sia loro piaciuto. Mio padre, essendo scrittore, ha capito che Magari è un’opera creativa, non un ritratto della nostra famiglia, e anche lui è contento che sua figlia abbia realizzato il film che voleva, al di là di noi. Certo, papà vede alcune cose sue in Carlo, ma anche tante che non gli appartengono, e che magari sono ispirate ad altri papà che abbiamo conosciuto”.

Anche Scamarcio ci ha messo un po’ di autobiografia: “I miei litigavano spesso e quando avevo 6 anni – l’età di Alma nel film -  erano in minaccia di separazione. Ricordo che prima di andare a letto pregavo affinché non si separassero e andavo a dormire con quella speranza. Dunque la mia memoria di bambino è in totale empatia con Alma, così come dentro al ritratto di Carlo c’è anche il ricordo di mio padre. Magari è un lavoro fatto nel segno dell’empatia – il sentimento più a rischio in questo momento - e della condivisione, ma a poco a poco è diventato un’entità indipendente, persino dalla regista.”.
   

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