| Titolo originale | Wider Than the Sky |
| Anno | 2025 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Italia, Svizzera |
| Durata | 83 minuti |
| Al cinema | 1 sala cinematografica |
| Regia di | Valerio Jalongo |
| Attori | Adam Russell, Nikita Rudin . |
| Uscita | lunedì 9 febbraio 2026 |
| Distribuzione | Wanted |
| MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 3 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento martedì 3 febbraio 2026
Coreografia umana e IA robotica a confronto: il film esplora intelligenza collettiva, empatia e cooperazione tra danzatori e macchine.
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CONSIGLIATO SÌ
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Da una cripta antica emerge nell'oscurità l'affresco di una figura umana, un piccolo homo, eppure al centro dell'universo. Alla Enginereed Arts, azienda statunitense di robotica, un programmatore alla sua scrivania dialoga fianco a fianco con Ameca, un androide (o "robot umanoide") modellato sul genere umano femminile. Ne testa le reazioni e ne indaga le capacità emotive, i sentimenti. Ameca afferma che "sperimentare l'esistenza è molto interessante, come prospettiva".
A seguire, osserviamo altri tecnici mentre allenano le intelligenze di un cane robot, scienziati che mappano il cervello umano, una coreografa che illustra come il corpo esprime il proprio pensiero. Tra un intervento umano e l'altro, le immagini prodotte dallo scandaglio della mente, o gli esiti attuali della robotica, tra gare di velocità tra droni, le prove di una compagnia di ballo che usa il corpo per ricreare un mondo, macchine che lavorano scavalcando corpi umani e qualsiasi nozione di etica.
Dopo Il senso della bellezza, concentrato sulle ricerche del CERN di Ginevra, Jalongo torna alla riflessione sulle applicazioni della scienza e all'intersezione tra discipline artistiche e scientifiche, legate forse da maggiori, invisibili e ancora poco note similitudini più che da differenze.
Obiettivo arduo e alto, quello di rappresentare in immagini concetti filosofico scientifici, come "rete neurale", o la stessa coscienza umana: "non siamo macchine pensanti che si emozionano, ma macchine emotive che pensano", dice Kingson Man, neuroscienziato al Brain and Creativity Institute USC di Los Angeles.
Il film s'ispira a una poesia di Emily Dickinson, "The Brain - Is Wider Than the Sky" ("il cervello è più ampio del cielo") e riflette con linguaggio visivo altrettanto poetico, per associazione di immagini, sul funzionamento dell'immaginazione e sull'applicazione delle emozioni alla costruzione di una nuova intelligenza collettiva, che faccia sintesi di competenze diverse. Il principio guida è che il cervello parla innanzitutto con sé stesso, e per illustrarlo, Jalongo sfrutta molte immagini che partono da elementi naturali, in altissima definizione, innervate di luce, vita, pulsazione.
Suggestivo, allusivo, non esaustivo, Più grande del cielo è un saggio teorico, a volte criptico, visivamente stupefacente, che con spirito ottimista guarda al futuro, consapevole del fatto che il presente è imperfetto e perfettibile. Ancora fiducioso che tecnologia e umanità - dagli affreschi antichi ai visual artists di oggi - possano camminare e creare insieme.
Wider than the sky. Personalmente ho un rapporto di polarità con il tema complesso dell'intelligenza artificiale: da un lato una forte attrazione di fronte alla possibilità di una esplorazione più espansa della realtà, dall'altro la paura che la stessa realtà possa essere maneggiata pericolosamente fino a minacciare l'unicità e l'eser [...] Vai alla recensione »
L'approccio scientifico-politico del film di Jalongo, combina perfettamente i due fronti che si oppongono in ogni seria riflessione sull'intelligenza artificiale. In realtà il film del regista italo-svizzero è qualcosa di più di una riflessione pura e semplice sull'intelligenza artificiale e comincia a svilupparsi laddove le sinapsi cerebrali si connotano come il motore emotivo dell'intero nostro cervello. [...] Vai alla recensione »