Le rose del deserto

Film 2006 | Drammatico, 102 min.

Regia di Mario Monicelli. Un film con Michele Placido, Giorgio Pasotti, Alessandro Haber, Fulvio Falzarano, Moran Atias. Cast completo Genere Drammatico, - Italia, 2006, durata 102 minuti. Uscita cinema venerdì 1 dicembre 2006 distribuito da Mikado Film. - MYmonetro 2,65 su 14 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Sessantacinquesima pellicola per il maestro della commedia all'italiana: nel ricordo di La grande guerra. Il film ha ottenuto 2 candidature e vinto un premio ai Nastri d'Argento, In Italia al Box Office Le rose del deserto ha incassato 1,6 milioni di euro .

Consigliato nì!
2,65/5
MYMOVIES 2,00
CRITICA 3,12
PUBBLICO 2,84
CONSIGLIATO NÌ
Il tocco di Monicelli c'è e si vede: il racconto della tragedia attraverso la commedia.
Recensione di Letizia della Luna
Recensione di Letizia della Luna

È l'estate del 1940. Le truppe italiane sono in Libia. Il terzo reparto della sezione sanità si accampa in un'oasi sperduta del deserto libico: la convinzione di tutti è che il soggiorno sarà breve, brevissimo. C'è anche un frate fra i soldati: un uomo che aiuta la popolazione locale a sopravvivere sia alla vita difficile che alla guerra. Per tutti il soggiorno in Libia appare più come una missione umanitaria che una guerra. In poco tempo però il conflitto bellico si avvicina in modo impressionante e il campo viene preso d'assalto tanto da soldati in fuga che da feriti. E la guerra prende davvero il sopravvento.
Mario Monicelli, classe 1915, maestro indiscusso del cinema italiano e internazionale, prodigiosa firma di tanti capolavori, è arrivato, in età davvero ammirevole, a firmare la sua sessantacinquesima regia. E ci parla ancora della guerra, come aveva così magistralmente fatto in La grande guerra. Purtroppo l'esito artistico è ben lontano dalla suddetta pellicola. Liberamente tratto da "Il deserto della Libia" di Mario Tobino e dal brano "Il soldato Sanna" in "Guerra di Albania" di Giancarlo Fusco, il film appare non riuscito, come un'opera a metà di un regista stanco: un'amalgama di concetti mal incastrati tra loro, in alcuni casi appena sfiorati e mai approfonditi, gettati in un mare magnum in cui inesorabilmente si perdono.
E i pochi momenti belli del film sono davvero da ritrovare solo ed esclusivamente nel grande talento del regista che comunque, anche in prove poco convincenti come questa, ha sempre degli sprazzi di grande poesia, ironia e suggestivo immaginario visivo. Perché il tocco di Monicelli c'è e si vede: il racconto della tragedia attraverso la commedia; l'arte della leggerezza e dell'umorismo usati quali veicoli per narrare tragedie altrimenti insopportabili. Rimane in fondo, sempre e comunque, l'ammirazione per un più che novantenne signore che ci ha raccontato nell'arco della sua lunga e prolifica carriera più di cinquant'anni di storia e di società italiana.

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Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

1940, a Sorman, oasi nel deserto libico dov'è accampato il 3° Reparto della 31ª Sezione Sanità, in un clima indolente di vacanza esotica anche se c'è qualcuno che si preoccupa di soccorrere la popolazione locale. Un'offensiva dell'esercito britannico rovescia drammticamente la situazione. Scritto dal regista con Alessandro Bencivenni e Domenico Saverni, dal diario di guerra II deserto della Libia (l95l) di Mario Tobino e dal racconto II soldato Sanna in Guerra d'Albania di Giancarlo Fusco. Fotografia: Saverio Guarna. Girato a budget ridotto tra maggio e giugno in Tunisia, il 65° film del novantunenne Monicelli (85° come sceneggiatore) è all'insegna della precarietà, interna ed esterna, narrativa e produttiva. È uno dei rari registi al mondo che sanno raccontare la morte, rispettandola, in cadenze di commedia e di rappresentare una tipologia di italiani in divisa e in guerra, brava gente stracciona, con un cinismo affettuoso, qui più che mai affettuoso, tirando fuori le unghie satiriche soltanto per la stupidità pomposa (il generale di T. Sanguineti) di chi li comanda. "Il film c'è, qua e là raffazzonato, esorbitante o insufficiente. Ma c'è." (A. G. Mancino). E' una guerra raccontata da una prospettiva "dal basso" ma, nel suo squallore, in modi realistici e veritieri. Come i suoi personaggi, i soliti militi ignoti.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 15 febbraio 2011
FRANCESCO GATTI

Monicelli dirige alla grande questa leggera epopea dei nostri soldati nel deserto della libia nel 1942. una commedia a metà tra la armata brancaleone e i cari fottutissimi amici, che appassiona e commuove. I nostri militari di un ospedale da campo, comandati da un romantico haber e da un razionale e democratico pasotti si mettono in marcia, verso non si sa bene dove.

venerdì 19 aprile 2013
amandagriss

Seconda guerra mondiale: la I sezione sanitaria dell'Esercito Italiano viene spedita nel cuore della Libia in missione umanitaria per l'arco di tempo di quella che tutti pensano sia una guerra lampo.Qui assistiamo alle vicissitudini di un gruppo di giovani soldati (tra cui Giorgio Pasotti),del loro comandante (un grande Alessandro Haber) e di un frate missionario compatriota (il bravo [...] Vai alla recensione »

domenica 5 ottobre 2008
Beat8

Nell'estate del 1940, a una sezione sanitaria dell'esercito italiano viene dato ordine di stazionare in una sperduta oasi del deserto libico. Deserto che avrebbe dovuto sancire, la vittoria lampo delle truppe dell'Asse su quelle Alleate. Deserto che vedrà la sconfitta dello scalcinato regio esercito, una sorta di armata brancaleone, in cui gli stereotipi si sprecano, senza per questo mancare di rispetto [...] Vai alla recensione »

Frasi
Ubbidisci, senno ti metto al muro!
Eh, giusto, giusto me scampa de' pissìa...
Dialogo tra Il tenente Marcello Salvi (Giorgio Pasotti) - Il sergente Barzottin (Fulvio Falzarano)
dal film Le rose del deserto
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Alberto Crespi
L'Unità

Torniamo sul film di Mario Manicelli Le rose del deserto, che oggi esce in tutta Italia distribuito dalla Mikado, per dire che il cinema italiano dovrebbe essere in festa: esce il nuovo lavoro, fortissimamente voluto e lungamente atteso, di un grandissimo regista che in passato ci ha regalato sommi capolavori, da La grande guerra a L'armata Brancaleone, da I compagni a Romanzo popolare.

Lietta Tornabuoni
La Stampa

Mario Monicelli ha diretto un gran film su una guerra in cui non si combatte ma si muore. Un reparto italiano di Sanità partecipa al conflitto in Africa della seconda guerra mondiale. Come sempre malnutriti, malvestiti, male attrezzati, malcomandati, i soldati italiani sono accampati in una oasi del deserto libico tra sabbie, caldo, tempeste di vento.

Silvana Silvestri
Il Manifesto

Nelle famiglie c'è sempre il padre o il nonno a rievocare i tempi della guerra, anche se nelle famiglie moderne spesso si è nati a guerra finita. Ma ecco che incontriamo nuovamente interi plotoni in divisa che un tempo si sarebbe detta coloniale, negli aeroporti o alle stazioni, oltre a quelli che quotidianamente vengono riportati dalla tv. Le rose del deserto di Mario Monicelli parla della Libia, [...] Vai alla recensione »

Lietta Tornabuoni
La Stampa

Ignoranti, ubbidienti, poveri, furbi, buoni: così sono i soldati italiani de Le rose del deserto di Mario Monìcelli. Una intensa nostalgia pervade il film, un affetto, un rimpianto per come erano gli italiani (i militari li rappresentano tutti) prima della modernità: un sentimento bellissimo e dolce assai raro per un film di guerra. Tratto da "Il deserto della Libia" di Mario Tobino (edizioni Mondadori) [...] Vai alla recensione »

Gian Luigi Rondi
Il Tempo

Le meraviglie del cinema. Manoel de Oliveira, quasi centenario, ci propone ogni anno un’opera maggiore. Il nostro caro Mario Monicelli, ultranovantenne, con Le rose del deserto, ci regala un bellissimo film, divertente e commovente, con tecniche narrative (e di stile) sapientissime, con una recitazione dosata al massimo e pronta a ottenere da ogni interprete - sia nel dramma sia nella commedia - i [...] Vai alla recensione »

Maurizio Cabona
Il Giornale

Bel colpo girare - a settant'anni di distanza - due film ambientati nello stesso posto: nel 1936, come aiuto-regista di Augusto Genina, Mario Monicelli prese la via della Libia per girare Squadrone bianco; nel 2006 Monicelli l'ha ripresa per firmare Le rose del deserto. In realtà, quella sullo schermo è la Tunisia, che però «recita» bene da Libia; solo la pretesa Bengasi non è all'altezza.

Vito Attolini
La Gazzetta del Mezzogiorno

Cinema memoriale, quello di Le rose del deserto, con cui il novantenne Mario Monicelli volge uno sguardo retrospettivo su un pezzo lontano della nostra storia, quello della guerra di Libia del 1940, sulla scorta di un romanzo di Mario Tobino e di un racconto di Giancarlo Fusco. Non già immettendosi nel fuoco del conflitto, ma aggirandosi fra le retrovie, in un ospedale da campo allestito in un'oasi [...] Vai alla recensione »

Pier Maria Bocchi
Film TV

D'accordo tutto. D'accordo l'urgenza di parlare di guerra; la trasfigurazione del presente nel passato (tanto la Storia si ripete, e non è cambiato niente, e siamo sempre tutti uguali: cose altamente inquietanti); la necessità di smitizzare la tradizione e i racconti - orali e scritti - che la riguardano; gli ideali romantici di de-eroicizzazione di un sistema civile e sociale per buona parte fondato [...] Vai alla recensione »

Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Venerati maestri 1. Davanti ai 91 anni possiamo solo inchinarci, e ancor più profondamente ci inchiniamo all'epitaffio che Mario Monicelli vorrebbe far scrivere sulla sua tomba: "Muoiono solo gli stronzi". Ci inchiniamo anche davanti a un regista che – per infastidire gli attori in maniera realistica, provocando il gesto di chi scaccia la mosca – chiede all'attrezzista Luciano di sparare semi di girasole [...] Vai alla recensione »

Valerio Caprara
Il Mattino

Per andare al sodo - proprio come vorrebbe il grande Mario Monicelli - Le rose del deserto è un film sbrigativo e piacevole nonché corroborato da qualche interpretazione eccellente. Conta poco, in questa sede, mettersi a disquisire sull'eredità della commedia all'italiana e sulla sua continuità attraverso i tempi: estraneo come pochi al cerimoniale critico e alle regole del cinema di nicchia, il giovane [...] Vai alla recensione »

venerdì 16 febbraio 2007
Federico Chiacchiari
Nick

Fa sempre un certo effetto quando un regista che ha passato i novant'anni si mette sul set e torna a girare un film. Per un Luciano Emmer che torna a 88 anni con L'acqua e il fuoco e un Manoel De Oliveira che non smette di stupire a 98 anni con il remake di Belle toujours, abbiamo anche questo tostissimo novantaduenne toscano, Mario Monicelli, che non sceglie certo un film "da set chiuso a Cinecittà" [...] Vai alla recensione »

Antonio Bibbò
Il Mucchio

Il film è ambientato all'inizio del 1941, quando le truppe tedesche di Rommel vengono inviate in aiuto di quelle italiane in rotta. Ma si tratta di una commedia, potrebbe essere qualsiasi guerra, potrebbe essere qualsiasi ritirata. Non qualsiasi regista però. Monicelli non appartiene alla schiera dei "vecchi" presi dalle ansie del rinnovamento: è tuttora sicuro che il suo modo di fare commedia, "all'itali [...] Vai alla recensione »

lunedì 19 febbraio 2007
Michele Anselmi
L'Unità

Gli italiani in Libia nel 1940-41 come gli americani in Iraq nel 2003? Suvvia, non scherziamo. Invece Mario Monicelli, scopertosi comunista in tarda età, sguazza nell'affondo satirico/progressista. Tanto da far dire al maggiore medico Alessandro Haber, più preso dalle lettere d'amore alla moglie che dalla guerra contro gli inglesi: «Non siamo venuti qui per opprimere, ma per portare un po' di democrazia [...] Vai alla recensione »

winner
miglior attore non protag.
Nastri d'Argento
2007
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