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![]() Laura: no, no, no! Fabio: Laura io sono un totale disastro, è meglio lasciar perdere. Sul serio Laura: Io non voglio lasciarti perdere. [Dopo il bacio] Fabio:Scusa Laura, scusa
dal film La scelta di Laura (2009)
Giorgio Pasotti è Fabio Moreno
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Campione di arti marziali da piccolo, attore tra i più apprezzati e conosciuti in Italia da grande. Pur alternando cinema d'autore a fiction televisive leggere e disimpegnate, la sua filmografia ha raggiunto una maturità artistica tale da annoverarlo tra i più amati della sua generazione.
Il salto al cinema
Da piccolo è un campione di arti marziali: a sei anni pratica il karate, il kobudo e il wushu. Raggiunge presto il traguardo della cintura nera, fa armi e bagagli e parte per la Cina, dove trascorrerà prima un periodo formativo di due mesi, poi un lungo percorso di studi durato due anni. Mentre coltiva la sua passione sportiva, viene coinvolto anche in alcuni film di discreta distribuzione, come American Shaolin (1994), dov'è un giovane americano che diventa un monaco del tempio di Shaolin, seguito poi da Funny Shaolin Kids (1994), The Drunken Master (1994) e Dragon Fury II (1996). Il mondo del cinema lo attira molto; così, una volta tornato in Italia, decide di tentare la fortuna. In breve lo vediamo in due film: I piccoli maestri (1998) di Daniele Luchetti, tratto dall'omonimo romanzo di Luigi Meneghello, ed Ecco fatto (1998), esordio nel lungometraggio di Gabriele Muccino.
La collaborazione con Gabriele Muccino
Alterna la passione per il cinema a diverse esperienze televisive (come conduttore del programma ''Cinematic'' di Mtv, protagonista di videoclip e spot pubblicitari, e attore in film come San Paolo e Soldati di pace) e teatrali (è protagonista assieme a Stefania Rocca dello spettacolo ''Le poligraphe'' di Robert Lepage). Gli impegni cinematografici non mancano, anche se alcuni sono di bassa qualità: recita con Michelle Hunziker nell'inguardabile Voglio stare sotto al letto (1999) di Bruno Colella, poi collabora con l'amico Gabriele Muccino, recitando in Come te nessuno mai (1999) e ne L'ultimo bacio (2000), nei panni di un amico storico del protagonista, novello sposo ma già in crisi, Stefano Accorsi. Notato dal casting televisivo di Distretto di polizia(2000) di Renato De Maria, viene chiamato a recitare il ruolo di Paolo Libero, personaggio fisso delle prime quattro stagioni della serie. Prima al fianco di Isabella Ferrari, poi di Claudia Pandolfi, convince il pubblico e conquista una certa popolarità.
Il cinema d'autore
Qualche anno dopo riesce a fare il salto di qualità. Dopo commedie sentimentali e fiction televisive, raggiunge la vetta del cinema d'autore, dove trova il modo di mostrare il suo talento recitativo ad un pubblico più specialistico. Nel 2004 è il protagonista di Volevo solo dormirle addosso di Eugenio Cappuccio, dove interpreta il formatore del personale di una multinazionale, costretto a licenziare senza valido motivo un folto gruppo di dipendenti per ricevere, in cambio, una promozione. Nello stesso anno è un curioso e imbranato guardiano notturno del Museo del cinema di Torino nel film Dopo mezzanotte di Davide Ferrario, dove recita in coppia con Francesca Inaudi, donna da conquistare con un insolito corteggiamento degno della comicità di Buster Keaton. Pasotti non delude e l'anno successivo viene chiamato a recitare con Vanessa Incontrada nel drammatico Quale amore (2005) di Maurizio Sciarra.
L'aria salata e l'incontro con Monicelli
In tv riprende i toni del passato, alleggerisce la sua filmografia con la fiction E poi c'è Filippo (2006) dove recita con Neri Marcorè. Pasotti è un avvocato penalista piuttosto scapestrato, Marcorè interpreta il fratello autistico: il rapporto tra i due non è tra i più facili, ma entrambi hanno bisogno l'uno dell'altro. Con il giovane regista Alessandro Angelini, diventa il protagonista de L'aria salata (2006), dov'è un educatore carcerario, coinvolto in un inaspettato incontro con il padre, condannato al penitenziario per un assassinio di decenni prima. Il film, duro e riflessivo, precede il racconto della tragedia della guerra vista da Mario Monicelli ne Le rose del deserto (2006).
Fiction tv
Si rovina la media con la commedia banale Voce del verbo amore (2007) con Stefania Rocca, su sceneggiatura di Maurizio Costanzo, poi si dedica per un periodo alla televisione. Lo vediamo nelle fiction Chirurgia d'urgenza (2008) e ne La scelta di Laura (2009), entrambe ambientate in un ospedale, ma recita anche nel film tv Due mamme di troppo (2008) e in David Copperfield (2009), dov'è l'attore protagonista. Nello stesso periodo partecipa alla realizzazione del videoclip di ''Io che amo solo te'' di Fiorella Mannoia, prima di ritornare a lavorare con Muccino nel sequel Baciami ancora (2010).
Carlo, Giulia, Marco, Paolo, Adriano, Alberto, Livia e Veronica hanno dieci anni in più. Ce li ha anche Gabriele Muccino, che in mezzo ha visto Hollywood e le peripezie della vita, la propria e quella degli amici. Nell’idea di riprendere con Baciami ancora -come Bergman o Arcand o Solondz- i fili delle storie inaugurate da L'ultimo bacio, si affaccia ancora l’ambizione, la sana ambizione dell’ex ragazzo prodigio, che per il resto evita di scivolare sul personale e manda avanti i suoi attori. Sono loro ad animare la conferenza stampa, facendo gruppo e testimoniandogli fedeltà e gratitudine.
Il film uscirà in sala il 29 gennaio in più di 600 copie, alcune delle quali per la prima volta sottotitolate per i non udenti. "Ci sono persone che non riescono mai a vedere un film italiano al cinema, sono costrette ad aspettare l’uscita in dvd o il passaggio tv –spiega il produttore Domenico Procacci- sarebbe bello che le sale si attrezzassero d’ora in poi con dei display appositi, se c’è qualche non udente in sala; ci vorrà del tempo, ma speriamo che questo impegno vada avanti." Per ora, hanno aderito l’Apollo di Milano, il Modernissimo di Napoli, l’Astra di Padova, il Piccolo di Bari e il Politecnico Fandango di Roma.
Il film racconta di un gruppo di quarantenni squinternati. È un gruppo particolarmente sfortunato o rappresenta uno spaccato reale?
Muccino: Non voglio che si pensi che questo è un film sui quarantenni come non volevo che all’epoca dell’Ultimo bacio si pensasse che facevo un film sui trentenni: non mi posso mettere in cattedra, la mia è una visione limitata. Ma quel che vedo è una generazione in cui il rapporto di coppia è più nevrotizzato e complesso di anni fa, alle donne si chiede moltissimo e gli uomini vivono un profondo disorientamento e hanno bisogno di parlare tra loro per cercare di capire le loro donne.
Nel suo film i bambini sono testimoni muti, vittime che ci guardano?
Muccino: La responsabilità di chi siamo e cosa tramandiamo ai nostri figli è una responsabilità grande, i collassi famigliari fanno dei bambini degli adulti con dei problemi quasi certi. È un fenomeno nuovo, mai come ora ci sono in Italia tanti figli di coppie separate o divorziate e cosa ne sarà dei bambini di oggi quando saranno adulti non lo possiamo sapere, non ancora.
Da uno dei romanzi più popolari, ma anche più letti, da generazioni di adolescenti, David Copperfield, un film di Ambrogio Lo Giudice, co-prodotto da Rai Fiction e Rizzoli Audiovisivi, in onda, in prima serata su Rai Uno, domenica 26 e lunedì 27 aprile. Ad interpretare il noto personaggio è il bravo Giorgio Pasotti, a fianco a lui, un'altra eccellente protagonista, Maya Sansa, ma anche Gianmarco Tognazzi, nel personaggio del "cattivo" Uriah Heep, Stefano Dionisi, che interpreta Edward Murdstone, Chiara Conti, nel ruolo della madre di Copperfield e Larissa Volpentesta, nei panni di Emily. Un racconto, in realtà, non così letto, ma bensì tramandato oralmente, sostiene il responsabile Rai Fiction Max Gusberti, ma di certo un grande romanzo, anche un successo per la televisione nel 1965 (il celebre sceneggiato, interpretato da Giancarlo Giannini, divenne un cult), che crea una certa continuità, "televisivamente parlando", con la tradizione di riadattare alcune storie famose, come è accaduto con Rebecca-La prima moglie, che dovrebbe essere il "gusto" di Rai Uno.
Remake e sequel fanno da padrone in questo weekend di fine gennaio, povero di uscite (solo quattro) e di novità. Ciò non toglie che, almeno nel caso di Baciami ancora, ci sia da aspettarsi un buon esito al botteghino perché le opere di Gabriele Muccino non passano mai inosservate, soprattutto tra i giovani. A distanza di dieci anni da L'ultimo bacio, il regista/attore romano torna a parlare dei suoi personaggi più cari per mostrarci l'evoluzione delle loro vite e della loro felicità. Ed è proprio la felicità quella ad essere rincorsa ancora una volta, è un po' il filo conduttore di tutti i lavori del regista che non manca mai di far lottare i protagonisti contro la delusione e il disincanto, sazi di un'inevitabile crisi esistenziale. Neppure il viaggio in America (dove ha realizzato le due opere interpretate da Will Smith, La ricerca della felicità e Sette anime) ha distolto Muccino da questo sguardo che oggi, con Baciami ancora, ritorna, si evolve e include una nuova ricerca, quella del bello della vita. L'ambizione di Carlo (Stefano Accorsi), Paolo (Claudio Santamaria), Marco (Pierfrancesco Favino), Alberto (Marco Cocci), Adriano (Giorgio Pasotti), Livia (Sabrina Impacciatore), Veronica (Daniela Piazza) e Giulia (stavolta interpretata da Vittoria Puccini) collima con il racconto della "storia di tutte le storie d'amore".
Dopo un viaggio negli States per scrivere e produrre le due opere interpretate da Will Smith (La ricerca della felicità e Sette anime), Gabriele Muccino torna in patria per dare una seconda possibilità ai protagonisti de L'ultimo bacio e realizzare l'atteso sequel, Baciami ancora (nelle sale a partire dal 29 gennaio). A distanza di dieci anni, Carlo (Stefano Accorsi), Paolo (Claudio Santamaria), Marco (Pierfrancesco Favino), Alberto (Marco Cocci), Adriano (Giorgio Pasotti), Livia (Sabrina Impacciatore), Veronica (Daniela Piazza) e Giulia (stavolta interpretata da Vittoria Puccini) si ritrovano di fronte all'ennesima crisi esistenziale e sentimentale dalla quale tenteranno di uscire facendo ordine nella propria vita.
In questo backstage, in esclusiva per MYmovies, il regista racconta quanto ha desiderato mostrare al pubblico l'evoluzione dei suoi personaggi e anche dove i loro sogni e le loro voglie di fuga li hanno portati, andando a sancire l'idea che il perseguimento della felicità passa attraverso le sconfitte, gli errori e le delusioni.
Se il 2010 inizia con il ciclone Avatar, non passeranno troppi giorni per l'arrivo del ciclone italiano di questo inizio anno, l'attesissimo Baciami ancora di Gabriele Muccino. Il regista italiano amato in America dovrà affrontare una sfida importante ai botteghini, contando però sulla scia del successo del precedente L'ultimo bacio. Ritrovando esattamente dieci anni dopo i trentenni insicuri Stefano Accorsi (Carlo), Claudio Santamaria, Pierfrancesco Favino, Marco Cocci e Giorgio Pasotti, Muccino indaga sui sogni e le disillusioni di questi quarantenni concentrandosi sugli sviluppi della storia d'amore tra Carlo e Giulia (Vittoria Puccini, che ha preso il posto di Giovanna Mezzogiorno). Separazioni, paure, liti e gelosia per un film dal successo assicurato, grazie anche a una colonna sonora (dopo il fortunato pezzo "L'ultimo bacio" di Carmen Consoli) creata ad hoc da Jovanotti ("Baciami ancora" il titolo della canzone).
Di rapporti interpersonali si parla anche nel film della regista danese Lone Scherfig (Italiano per principianti) An Education, sceneggiato dallo scrittore Nick Hornby e basato sulle autobiografiche memorie della giornalista britannica Lynn Barber. Ambientata nella Londra degli anni '60, la vicenda è quella di Jenny, una sedicenne diligente e studiosa orientata verso gli studi all'università di Oxford. La sua vita verrà sconvolta dall'incontro con il trentenne David, che la introdurrà alla bella vita londinese e ai locali bohemien di Parigi; ma una scioccante verità su David la porterà a riconsiderare la sua vita e a trovarsi di fronte a delle scelte importanti. "Un'educazione" sentimentale e sessuale che ha come garanzia la penna abile e attenta alla giovinezza di Nick Hornby (Un ragazzo, Alta fedeltà) e che ha già conquistato il premio del pubblico e il Cinematography Award al Sundance Film Festival 2009.
La riflessione sul sentimento amoroso si conclude infine con Bright Star di Jane Campion, che racconta John Keats, la sua dissoluzione ma anche la sua ispirazione creativa attraverso la musa Fanny Brawne.
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