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Volevo solo dormirle addosso
Un film di Eugenio Cappuccio.
Con Giorgio Pasotti, Giuseppe Gandini, Elizabeth Fajuyigbe, Massimo Molea, Eleonora Mazzoni.
continua»
Drammatico,
durata 97 min.
- Italia 2004.
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![]() Dall'omonimo romanzo di Massimo Lolli, un film attuale e riuscito sul taglio dei posti di lavoro
Giancarlo Zappoli
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Marco Pressi, giovane formatore del personale di una multinazionale, si ritrova dinanzi a una sfida che accetta: deve riuscire, in un arco di tempo ridottissimo, a far uscire dalla produzione 25 dipendenti di vario livello senza creare tensioni visibili. Se ce la farà avrà un avanzamento e otterrà un cospicuo riconoscimento in denaro. In caso contrario lo attende un portasigarette. Da quel momento la vita di Pressi (già definito "il muerto", ovunque tranne che a letto, dalla fidanzata) cambia. Dovrà attrezzarsi per convincersi che lo slogan "People First" che caratterizza la sua azienda non è altro che falsità. Lui non può e non deve provare compassione per nessuno. Dopo Risorse umane e Mobbing (per non citare che due titoli) non era facile essere originali su un tema aspro e quantomai attuale come quello dei tagli dei posti di lavoro. Eugenio Cappuccio c'è riuscito concentrandosi sull'evoluzione del protagonista che diventa lupo progressivamente sino al soprassalto dell'ultim'ora. Trova una valida collaborazione nel cast e in Pasotti in particolare. Dall'omonimo romanzo di Massimo Lolli. |
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Vi stimo molto
domenica 19 agosto 2007
di Matteo G.Z.
Taglio cinico sul mondo del lavoro e sulla distorsione comportamentale generata da target ambiziosi e sfidanti. Ognuno di noi, se manager, si sente Pressi. Il continuo battere ed essere battuti: un giorno incudine ed un altro martello. La globalizzazioneporta eccessi di questo tipo che in questo film si chiamanto risorse umane da tagliare in altri ambiti risultati da raggiungere. La frase perno?: Vi stimo moltissimo. A me suona un po' come la classica: Non posso lamentarmi (ovvero: anche se ne avessi continua » |
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DVD | Volevo solo dormirle addossoUscita in DVD
Disponibile on line da giovedì 17 marzo 2005
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di Leonardo Jattarelli Il Messaggero
L’apparenza inganna. Quel giovane stanco, dalla cravatta perennemente allentanta, che si rintana ogni notte nel suo appartamento letamaio perchè non gliene frega niente di pulire e poi non ha tempo, alla luce del giorno è uno spietato killer della forza lavoro tirato a lucido. Il suo nome è Pressi, Marco Pressi, terrore della multinazionale Mti con licenza di “bruciare” venticinque esuberi per fare “bingo” al premio del nuovo target da raggiungere. Eugenio Cappuccio ( Il caricatore , La vita è una sola , Come mosche ) in Volevo solo dormirle addosso , ”scolpisce” il prototipo del rampante del Duemila, che non è il ”fighetto” anni ’90 ma il precoce, dilaniato manager vittima-carnefice di un mondo delirante. » |
di Paolo D'Agostini La Repubblica
Il cinema italiano, a poca distanza da un altro caso rilevante e per parecchi versi contiguo come era Mi piace lavorare di Francesca Comencini con Nicoletta Braschi, torna nel mondo del lavoro. Non quello operaio caro alla scuola britannica, ma quello dei colletti bianchi. Ispiratore di Volevo solo dormirle addosso di Eugenio Cappuccio è Massimo Lolli che a un certo punto della vita ha deciso di travasare la sua esperienza manageriale nel campo delle risorse umane (ultimo incarico direzione del personale alla Marzotto) nella nuova vocazione di narratore. » |
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di Roberto Silvestri Il Manifesto
Lamento greco, striato di acido umorismo nero, sugli angoscianti problemi personali, di lavoro, di sesso, di amore, di insonnia, di uno schiavo dei modi di produzione vigenti. Gaudioso, Nunziata e Cappuccio erano un po', all'epoca del Caricatore, il nostro trio Zucker-Abrahams-Zucker, gli sfasciacarrozze lazzaroni della commedia rottamabile all'italiana. Eugenio Cappuccioche viene dal Centro Sperimentale ma ha imparato a guardare anche ciò che non è visibile a occhio nudo, sul set di Ginger e Fred di Fellini, si mette così in proprio. » |
di Priscilla del Ninno Il Secolo d’Italia
Troppo spesso il cinema italiano si chiude in una dimensione artigianale e autoreferenziale, indugiando in un atteggiamento di auto-compiacimento. Volendo essere gentili possiamo dire che si “piange addosso”. Un tema su cui questo atteggiamento assume una dimensione quasi patologica è quello dei “lavoro” a cui alcuni autori, con scarso successo, si sono rivolti per sfuggire alla dimensione intimista. Una piacevole eccezione è l’ultimo lavoro di Eugenio Cappuccio: Volevo solo dormirle addosso. Riuscire a fare un film davvero divertente, avendo sullo sfondo il tema della precarietà del lavoro, non era semplice ma tirando le somme possiamo dire che questo giovane regista ha centrato l’obbiettivo. » |
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