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Claudia PandolfiNon chiamatemi più "La Ragazza della Fiction"38 anni, 17 Novembre 1974 (Scorpione), Roma (Italia) |
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![]() "Almeno tu fossi diventato ricco e famoso." "Invece povero e ignoto." "Scemo..." "Nemmeno. Normale, che è peggio."
dal film La prima cosa bella (2010)
Claudia Pandolfi è Valeria Michelucci (2009)
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Volto solare e pulito, sguardo candido ma velato di stuzzicante seduzione: lei è Claudia Pandolfi, la stella televisiva che si appropriò del successo conquistando il cuore di Un Medico in Famiglia e che osò monopolizzare - nell'estate del '99 - i rotocalchi, fuggendo tra le braccia dell'allora vj di Mtv Andrea Pezzi dopo un matrimonio-lampo (durato appena 75 giorni) con l'attore Massimiliano Virgili.
Ma la fama ottenuta sul piccolo schermo ha rischiato di confinarla in certo tipo di stereotipo, fino a quando, grazie a quei brillanti registi che hanno creduto nel suo talento, "la ragazza della fiction" è riuscita a scucirsi di dosso questo scomodo ruolo.
L'ascesa
La carriera di Claudia ha inizio nel 1991 sul palcoscenico di Miss Italia, dove, raggiungendo le posizioni finali, cattura l'attenzione di Michele Placido che le propone una parte nel lungometraggio Le Amiche del Cuore, in cui indossa i panni di un'adolescente avida ed arrivista. Nel 1993 è nella serie tv Amico Mio, dove interpreta una premurosa infermiera alle prese con i piccoli degenti di un reparto pediatrico romano.
Dodici mesi più tardi la troviamo al fianco di Alain Delon nel film drammatico L'orso di Peluche.
È il 1995 quando debutta in teatro con Io e mia figlia, per la regia di Renato Giordano.
Nei due anni che seguono, la giovane si cimenta nel ruolo della graziosa vicina di casa di Ovosodo, nonché in quelle dell'insegnante dedita al suo lavoro in Auguri professore.
Stella della fiction
Il 1998 la consacra alla popolarità nazionale grazie al ruolo di Alice: cognata, confidente e compagna del dolcissimo Lele, il "medico in famiglia" interpretato da Giulio Scarpati, nella sitcom di casa RAI che ha tenuto incollati allo schermo milioni di telespettatori. In questo periodo l'attrice romana, per la sua bellezza acqua e sapone accomunata a un'inverosimile somiglianza fisionomica, viene paragonata alla star americana Neve Campbell.
Successivamente, le si posa Una farfalla nel cuore nella miniserie firmata da Giuliana Gamba e si immerge nel Piccolo mondo antico di Cinzia TH. Torrini.
Si tramuta poi nel commissario Giulia Corsi nella fiction Mediaset Distretto di Polizia, parte per il Medioriente, intenta a svolgere una missione di pace, in Nassiriya per non dimenticare ed impartisce lezioni di Storia dell'Arte a I liceali di Lucio Pellegrini.
Il tanto atteso ritorno al cinema
Nel 2008 è la mogliettina di un Filippo Nigro pazzo per il pallone in Amore, bugie e calcetto.
Nello stesso anno muore per dare alla luce la figlia di Luca Argentero nella commedia sentimentale di Luca Lucini, Solo un padre.
Dodici mesi più tardi riceve una nomination ai Nastri d'Argento per il ruolo della figlia nevrotica di Paola Cortellesi in Due partite, di Enzo Monteleone.
Sempre nel 2009 convola a seconde nozze con Sergio Rubini in Cosmonauta, dell'esordiente Susanna Nicchiarelli, e vive rapporti conflittuali con una madre ingombrante ne La prima cosa bella di Paolo Virzì.
Gira, inoltre, il film Sulla strada di casa, opera prima di Emiliano Corapi.
Nel 2010 è Marilù, una giornalista precaria nella commedia corale di Lucio Pellegrini Figli delle stelle, assieme ad un cast d'eccezione come Pierfrancesco Favino, Fabio Volo, Giuseppe Battiston e Giorgio Tirabassi. L'anno successivo è la protagonista del drammatico Quando la notte, nel quale recita al fianco di Filippo Timi e viene diretta da Cristina Comencini. Nel 2012 viene scelta dal regista Emiliano Corapi per il suo esordio sul grande schermo, il thriller Sulla strada di casa, nel quale Claudia interpreta il ruolo di Simona, al fianco degli attori Daniele Liotti, Vinicio Marchioni e Donatella Finocchiaro. Nello stesso anno fa parte dei Pluto, rock band protagonista del film nostalgico di Carlo Virzì I più grandi di tutti.
Vita privata
La Pandolfi ha un figlio - Gabriele - avuto dal compagno, il cantante Roberto Angelini.
Curiosità
Ha esordito alla regia dirigendo il fidanzato nel videoclip "Vulcano", ed ha realizzato per lui il controcanto nel brano "Fiorirai del disco", tracce entrambe estratte dell'album di Angelini "La vista concessa". Claudia sta prendendo lezioni di batteria.
David di Donatello 2010
Nastri d'Argento 2010
Nastri d'Argento 2010
Nastri d'Argento 2009
Un’accoglienza turbolenta, un po’ da stadio, con tifoserie di colori diversi che in sala stamattina si sono scontrati con applausi e fischi sulla pelle di un film, Quando la notte di Cristina Comencini, che ha diviso e fatto discutere le umane categorie: donne contro uomini, perché per la regista «la maternità è un tema che le donne sono disposte ad affrontare, gli uomini un po’ meno», critici contro spettatori, perché «l’idea di abolire la proiezione riservata esclusivamente alla stampa – ha detto il produttore Riccardo Tozzi – ha permesso a un gruppetto sparuto di rovinare la visione a tutti gli altri», detrattori contro sostenitori, «perché il cinema è anche questo – ha detto la sceneggiatrice Doriana Leondeff – rispettare le opinioni degli altri». In sala a fine ottobre, in concorso, e con la partecipazione di Claudia Pandolfi e Filippo Timi, Quando la notte ha messo tutti d’accordo su una cosa: è il primo film italiano a spaccare, violentemente, il pubblico del Lido. Continua »
Un thriller all’italiana, girato sugli Appennini da un regista italo francese e interpretato da una squadra di attori che più varia non si può: una brava signora del teatro che al cinema aveva quasi rinunciato, una giovane acrobata da circo, il volto simbolo della Roma criminale (per fiction) e un coniglio meticcio, Vasco, con tanto di addestratore al seguito. Opera prima di Michael Zampino, scritto a quattro mani con il blasonato Ugo Chiti, L’erede sarà dall’8 luglio in venti sale per dimostrare che il cinema di genere, anche quello più oscuro, nel nostro paese non è morto. Distribuito a quasi tre anni dalle riprese, costato 700.000 euro e realizzato con la collaborazione del Ministero dei Beni Culturali, della Regione Marche e della Provincia di Macerata, ne L’erede recitano l’allieva di Strehler Guia Jelo, la trapezista Tresy Taddei Takimiri e il Dandi Alessandro Roja, per la prima volta alle prese con il vero cinema indipendente. E cioè: per un mese chiusi in un albergo nascosto tra i monti, «con il primo giornalaio a 40 minuti di passeggiata nel bosco», esposti alle intemperie senza l’agio dei ricchi camerini alla Romanzo Criminale, alle prese con una storia in bilico tra thriller e horror noir ma soprattutto senza avere la certezza, fino all’ultimo ciak, di vedere il film, un giorno, in sala.
Inizia in maniera particolare la visita al set di I più grandi di tutti: una partita di calcio tra la squadra della Indiana Productions (che ha lavorato al film di Carlo Virzì) e la Fandango di Domenico Procacci, impegnata sul set del film d’esordio alla regia di Gipi lì vicino. Considerando che Virzì girava ovviamente a Livorno e Gipi a Pisa, c’era da temere uno scontro degno del Vernacoliere, leggendaria rivista satirica che da anni sfotte i poveri abitanti della città con la torre pendente. Alla fine, un 5 a 5 che, tra rigori concessi e negati, mostra che la troupe di I più grandi di tutti è pronta a dare l’anima.
Tutto ha inizio nel 1971, quando Anna viene incoronata a sorpresa "la mamma più bella" dell'estate nello stabilimento balneare più popolare di Livorno. Nel corso del tempo e dell'ultimo film di Paolo Virzì, La prima cosa bella , farà in tempo a diventare anche la mamma più impegnativa, almeno per i figli Bruno (Mastandrea) e Valeria (Pandolfi). Micaela Ramazzotti e Stefania Sandrelli si dividono il ruolo di Anna Nigiotti Michelucci, il personaggio che il regista e gli sceneggiatori, Francesco Bruni e Francesco Piccolo, hanno rubato alla vita di provincia per portarlo sullo schermo. Ma il cinema, questo bel ruolo femminile lo aveva già nelle corde, nell'Adriana di Io la conoscevo bene (1965), che rimane da sempre dentro la Sandrelli, e nella mamma frivolamente disperata che la Ramazzotti aveva già interpretato nel penultimo lavoro di Virzì. Musiche del fratello Carlo, costumi insuperabili del premio Oscar Gabriella Pescucci.
La prima cosa bella è evidentemente un film meno interessato al sociale del precedente e più intimo e commovente. Si tratta di un racconto autobiografico?
Virzì: Dentro il film c'è un desiderio di far pace con la vita, ma ce ne siamo accorti strada facendo, quasi guardando il film finito. Volevamo raccontare qualcosa a cui volere molto bene. Ma non si può parlare di autobiografia; io non sono Bruno, anche se ho cercato di imbruttire Mastandrea e di accentuarne la pelata, e Stefania (Sandrelli) e Micaela (Ramazzotti) non sono la mia mamma. È un romanzo che incrocia la vita, ci si mescola.
Mandata in onda lo scorso marzo su Joi, canale del digitale terrestre di Mediaset Premium, la fiction è approdata, dal 14 maggio, su rete nazionale; bisserà domani per poi dare un appuntamento settimanale, il venerdì in prima serata: in tutto 6 puntate. I Liceali, per la regia di Lucio Pellegrini (E allora Mambo!, Tandem), la sceneggiatura di un team di giovani autori di talento, supervisionato niente di meno che da Paolo Virzì, non nuovo a storie di licei e professori con Caterina va in città, è interpretato da una coppia di attori assai interessante, già colleghi sul set. Giorgio Tirabassi è il professore d'italiano Antonio Cicerino, da poco vedovo con figlia al seguito dalla provincia alla Capitale, in uno dei più prestigiosi licei; Claudia Pandolfi è la professoressa di storia dell'arte Enrica Sabatini. Un corpo docenti, formato anche dalla professoressa di francese Mélanie Desmoulins (l'attrice Diane Fleri), alle prese con gli studenti (Federico Costantini è Claudio Rizzo, il duro della classe), ma anche con fatti di cronaca e attualità. Una serie giudicata meno accattivante dei telefilm di questo genere, per il suo modo di raccontare la vita di tutti i giorni senza troppi luoghi comuni, ma guardando ai fatti. Il tutto raccontato attraverso l'esperienza di vita, la pazienza e la sensibilità del professor Cicerino, che guarda alla ragion d'essere dei suoi alunni. Chiediamo alla protagonista come si sente in questo nuovo personaggio, lei che di ruoli, anche al cinema (Ovosodo, Lavorare con lentezza), ne ha interpretati molti. In tv l'abbiamo conosciuta nei panni della dolce Alice in Un medico in famiglia, e poi in quelli più coraggiosi di Giulia in Distretto di Polizia 3 e 4; adesso la Pandolfi è una giovane professoressa alle prese con studenti e sentimenti. Parlarle è molto piacevole e, con grande generosità, ci racconta del suo personaggio, ma anche di lei.
Dopo vagonate di celluloide consumate in nome dell'amore giovanile - da quello "moccioso" a quello prima e dopo gli esami passando per le 'ricercatezze' stilistiche dei Muccino Bros. – è giunto il momento dell'amore un tantino più adulto, quello dai trenta in su e dai cinquanta abbondanti in giù, quello in crisi per via del sesso (quando troppo e quando niente), del lavoro, dei figli che cambiano tutto e non sempre in meglio, dei conti da far quadrare e di quelle interminabili, odiatissime (dal gentil sesso, ovvio), sudatissime ma allo stesso tempo irrinunciabili partite di calcetto del giovedì sera, unico giorno in cui il dio Calcio, quello vero, riposa in pace. Troppo complicato e spinoso sarebbe stato fare un film sullo sport più amato dagli italiani e allora ecco una divertente commedia sentimentale sul suo surrogato di più largo consumo, una sorta di manuale d'amore per uomini (e soprattutto per donne) sull'orlo di una crisi di nervi che usa la brillante metafora del calcetto e la conseguente divisione in ruoli per raccontare tanti modi diversi di vivere la vita di coppia, il sesso, l'amicizia e la vita lavorativa in tempi complicati e sentimentalmente scombinati come quelli odierni. Il calcetto come pretesto per riunire gli uomini di oggi, di diverse generazioni ma dal comune spirito goliardico, un rituale maschile che in questo Amore, bugie e calcetto, diretto dal Luca Lucini di Tre metri sopra il cielo e scritto dal regista insieme al bravo Fabio Bonifacci (Notturno Bus, Lezioni di cioccolato), riesce paradossalmente a raccontare meglio le donne, spesso vere e proprie vittime di fidanzati e mariti 'pallonari', che i diretti interessati.
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