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domenica 20 agosto 2017

Filippo Nigro

A caccia di delitti imperfetti

46 anni, 3 Dicembre 1970 (Sagittario), Roma (Italia)
occhiello
Conosco molta gente pentita di essersi sposata, ma nessuno che si sia pentito di avere avuto un figlio.
dal film Amore, bugie e calcetto (2007) Filippo Nigro è Lele
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Filippo Nigro
David di Donatello 2009
Nomination miglior attore non protagonista per il film Diverso da chi? di Umberto Carteni



Tra polemiche e sorprese, presentato a Roma il thriller di Stefano Sollima.

ACAB, l'odio in divisa nella Roma a mano armata

lunedì 23 gennaio 2012 - Ilaria Ravarino cinemanews

ACAB, l'odio in divisa nella Roma a mano armata C'è chi lo paragona a L'odio di Mathieu Kassovitz e chi torna a ragionare sui poliziotteschi dell'Italia anni '70, Roma a mano armata di Umberto Lenzi, La polizia incrimina, la legge assolve di Enzo Castellari. Chi se la prende perché con questi film invece non c'entra niente, e pare piuttosto un Romanzo criminale al contrario, fatto di guardie farabutte quanto i criminali che dovrebbero acchiappare.
Tratto dall'omonimo libro inchiesta di Carlo Bonini, ACAB - All Cops Are Bastards di Stefano Sollima, al cinema da venerdì, fa discutere in capannelli critici e giornalisti. Il ritorno al cinema di genere accende la fantasia del cinefilo, i riferimenti all'attualità eccitano il cronista. Nel pubblico c'è anche un poliziotto, venuto per guardare in anteprima il film sulla Celere che da settimane infiamma i blog della Polizia di Stato. Il cast (Pierfrancesco Favino, Filippo Nigro, Marco Giallini, Andrea Sartoretti e Domenico Diele) non nasconde un certo nervosismo accendendo i microfoni per l'incontro con la stampa romana, perché l'uscita in sala, in 300 copie, si prevede burrascosa: la Polizia «non ha ostacolato le riprese - dice il regista - ma non le ha nemmeno agevolate», e il ritratto impietoso della Capitale, stretta in una morsa di cattiva politica e violenza, potrebbe andare di traverso (anche) agli amministratori capitolini. Continua »

Presentato a Roma Dalla vita in poi di Gianfrancesco Lazotti.

Un amore vissuto orgogliosamente

martedì 16 novembre 2010 - Marianna Cappi cinemanews

Un amore vissuto orgogliosamente Esce il 19 novembre, in 70/80 copie, Dalla vita in poi, lungometraggio di Gianfrancesco Lazotti, iperproduttivo regista televisivo, meno noto nelle sale dal grande schermo. Il film, la cui uscita prevista per aprile è poi slittata ad oggi, ha vissuto nel frattempo una vita festivaliera felice, vincendo il Grand Prix della giuria a Montréal e il premio quale miglior film a Taormina, dove è stato riconosciuto anche il lavoro di Cristiana Capotondi e Filippo Nigro, migliori attori. Dramma senza mélo, ma anche viceversa, è una storia d’amore vissuto orgogliosamente, da una parte sulla sedia a rotelle e dall’altra dietro le sbarre, ma senza limiti e persino, in qualche modo, in libertà. Perché è anche una questione di punto di vista, e allora il cinema è il miglior mezzo per raccontarlo.

Come hai lavorato sul personaggio di una ragazza che soffre di distrofia muscolare?
Capotondi: Il personaggio è in parte realmente esistente, perché Katia esiste e io l’ho conosciuta, anche se poi ci ho lavorato su, sulla base di ciò che era già scritto nella sceneggiatura creata da Gianfrancesco. Certamente la malattia influisce sul carattere di una persona ma la scelta registica di inquadrare poco la carrozzella è servita a fare in modo che qualsiasi donna si possa immedesimare nella protagonista di questa storia d’amore, non è l’handicap che fa la differenza.

Cosa c’era di cinematografico nella storia vera che ti ha spinto a portarla sullo schermo?
Lazotti: La detenzione e la malattia sono i due temi importanti del film, è vero, ma fanno da sfondo alla cosa per me più centrale, vale a dire i tre ritratti umani, che gli attori hanno poi completato, mettendoci del loro. Era a quei personaggi che volevo dare vita.

Chi sono, dunque, Danilo e Rosalba, l’innamorato e l’amica di Katia?
Nigro: Il mio personaggio si riassume nella battuta “i sentimenti si provano, non si dicono”: è un uomo che non parla, non solo per un fatto culturale, ma perché è imploso. Grazie a Katia troverà le parole.
Romanoff: Quando ho incontrato la vera Katia, a casa sua, sono rimasta colpita da come questa donna non si occupi solo di se stessa ma di tutta la sua famiglia, compreso il fratello che soffre dello stesso male, in misura più grave. Anche la sua amica, che noi abbiamo chiamato Rosalba, dipende completamente da lei, mentre si potrebbe pensare il contrario. Rosalba è una bambina, che non sa filtrare le sue emozioni, e Katia le fa da mamma.

La storia si ispira ad una vicenda reale, ma anche al personaggio letterario di Cyrano de Bergerac. È così?
Lazotti: Non so fino a che punto la storia che Katia ci ha raccontato fosse precisa, noi ci abbiamo chiaramente costruito intorno una drammaturgia, perché stavamo facendo un film. Poi lei ha visto il film e si è convinta che le fosse successo tutto davvero, ma non è così. Come Cyrano, Katia è una suggeritrice d’amore e c’è un handicap, anche se di natura molto diversa, ma la coincidenza era già nei fatti, non l’abbiamo cercata.

Come hai conosciuto la persona che ti ha ispirato?
Lazotti: Ho conosciuto Katia perché veniva tutti i giorni sul set di un lavoro per la tv che stavo facendo qualche tempo fa. Si presentava tutti i giorni, perché era attratta da Nino Manfredi. Dopo un mese abbiamo familiarizzato e sono venuto a conoscenza della sua storia.

Per la Rosa film si tratta della prima produzione cinematografica. È stato difficile fare questo film?
Paoluzzi: Fare il film non è stato difficile. Tutto nasce da un’amicizia con il regista e con il produttore esecutivo, Massimiliano Leone. Cristiana ha creduto per prima in questo ruolo, l’ha voluto fortemente, per cui io mi sono limitato a seguirla e ora non posso che ringraziarla.

Gli attori hanno dovuto sostenere dei provini per avere la parte?
Nigro: Io non ho fatto un provino. Gianfrancesco mi ha dato la sceneggiatura e mi sono preso un tempo tecnico per accettare, ma più per posa, perché la sceneggiatura mi è piaciuta da subito moltissimo. Lui non si ricordava di me, ma io sì perché era il regista della serie che ho fatto appena uscito dal Centro Sperimentale, “I ragazzi del muretto”.
Capotondi: Anche a me la sceneggiatura è piaciuta subito molto. L’ho letta 2 anni e mezzo fa poi non ne ho avuto più notizie per mesi e mesi. Allora, dopo un po’ di tempo, ho preso in mano il telefono e ho chiamato Lazotti per dirgli che, se faceva il film, io volevo esserci. Non se ne leggono molti di copioni così buoni. Da attrice cerco di fare i film che vorrei vedere da spettatrice, e poi cerco un’evoluzione nel personaggio, a me piace il registro epico, che oggi è difficile da utilizzare, se non legandosi alla Storia. Ma questo film ha qualcosa di epico, nella vita di Katia c’è un prima di Danilo e un dopo Danilo.
Romanoff: Io sono stata felicissima di poter uscire dalla mia quotidianità e fare quello che mi piace fare, ovvero recitare. Non so perché il regista mi ha scelto. Ti ho convinto io?
Lazotti: Non volevo affidare la parte di una coatta ad una ragazza dai tratti marcati, la tipica ragazzotta di periferia, volevo che avesse i tuoi tratti e il tuo corpo. Questi 3 attori sono a tutti gli effetti co-autori del film, hanno lavorato alla costruzione dei loro personaggi da zero. Abbiamo incontrato solo Katia, per cui Filippo, per esempio, ha inventato completamente il personaggio del marito, che non potevamo vedere perché è ancora in carcere.

Esce in sala la commedia con Luca Argentero che propone una famiglia "diversa".

Diverso da chi?, due volte diverso

lunedì 16 marzo 2009 - Marianna Cappi cinemanews

Diverso da chi?, due volte diverso Luca Argentero è Piero, un gay "al 150%", che si ritrova candidato sindaco per il centrosinistra in una roccaforte di destra del nord-est e finisce per innamorarsi di Claudia Gerini alias Adele, la "furia centrista", bigotta e antidivorzista. Una disgrazia? No, una commedia: Diverso da chi?, l'esordio alla regia di Umberto Carteni, sceneggiato da Fabio Bonifacci, per la nuova coppia del cinema italiano Cattleya-Universal. Più di trecento copie previste per la sortita, anteprime sold out e il plauso dell'Arcigay, felice che il film contribuisca a rompere il tabù della bisessualità. Guai a chi dice ancora che "il triangolo no".

In fondo al bosco

* * * - -
(mymonetro: 3,00)
Un film di Stefano Lodovichi. Con Filippo Nigro, Camilla Filippi, Teo Achille Caprio, Giovanni Vettorazzo, Stefano Detassis.
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Genere Noir, - Italia 2015. Uscita 19/11/2015. 14

E la chiamano estate

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,65)
Un film di Paolo Franchi. Con Isabella Ferrari, Jean-Marc Barr, Luca Argentero, Filippo Nigro, Eva Riccobono.
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Genere Drammatico, - Italia 2012. Uscita 22/11/2012. 14

ACAB - All Cops Are Bastards

* * * - -
(mymonetro: 3,27)
Un film di Stefano Sollima. Con Pierfrancesco Favino, Filippo Nigro, Marco Giallini, Andrea Sartoretti, Roberta Spagnuolo.
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Genere Poliziesco, - Italia 2011. Uscita 27/01/2012.

Dalla vita in poi

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,53)
Un film di Gianfrancesco Lazotti. Con Cristiana Capotondi, Filippo Nigro, Nicoletta Romanoff, Carlo Buccirosso, Gianni Cinelli.
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Genere Commedia, - Italia 2010. Uscita 19/11/2010.

Oggi Sposi

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,56)
Un film di Luca Lucini. Con Luca Argentero, Moran Atias, Michele Placido, Dario Bandiera, Isabella Ragonese.
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Genere Commedia, - Italia 2009. Uscita 23/10/2009.
Filmografia di Filippo Nigro »

venerdì 18 agosto 2017 - Tra i titoli più attesi Suburra - la serie, prima produzione italiana della piattaforma streaming. Disponibile dal 6 ottobre.

Venezia 74, i film targati Netflix

Letizia Rogolino cinemanews

Venezia 74, i film targati Netflix "Le nuove piattaforme devono accettare le regole attuali del gioco. Credo fermamente che almeno la prima volta che qualcuno vede un film sia necessario che lo schermo non sia più piccolo della propria poltrona. Sono convinto che noi spettatori dobbiamo essere più piccoli per entrare nell'immagine e nella storia" ha dichiarato Pedro Almodovar alla scorsa edizione del festival di Cannes, avviando una polemica su Netflix, la piattaforma streaming che ha conquistato milioni di utenti in tutto il mondo. Il famoso evento cinematografico francese ha infatti incluso nel programma film come Okja di Bong Joon-ho e The Meyerowitz Stories di Noah Baumbach, prodotti e distribuiti dal colosso streaming, senza passare per il grande schermo.
Tuttavia, Will Smith, membro della giuria internazionale del festival presieduta dal regista spagnolo, ha tenuto a precisare che nella sua famiglia "l'arrivo di Netflix non ha avuto nessun effetto: sono due tipi di fruizione diverse. Netflix non ha fatto altro che ingrandire l'offerta; ha permesso ai miei figli di vedere film che altrimenti non avrebbero mai visto e li ha messi in contatto con questo mondo underground di storie a 8000 chilometri da loro". Al centro della discussione l'idea che sia sbagliato destinare un film di qualità con un cast e una regia di alto livello al piccolo schermo, senza fissare una distribuzione tradizionale nei cinema. Il Direttore Artistico della Mostra Internazionale del Festival di Venezia, Alberto Barbera, ha deciso di seguire l'esempio dei colleghi francesi, includendo film e serie tv Netflix nel programma della 74° edizione della kermesse italiana.
Giocando in casa sarà presentata in anteprima a Venezia 74 la serie tv Suburra, ispirata all'omonimo film di Stefano Sollima e diretta da Andrea Molaioli, Giuseppe Capotondi e Michele Placido. Ambientata nel 2008, quattro anni prima del film, Suburra è la prima serie tv italiana ad essere prodotta e distribuita da Netflix in collaborazione con la Rai, e racconta l'incrocio tra potere politico, criminale ed ecclesiastico nella città di Roma. Prevista in onda a partire dal 6 Ottobre, comprende nel cast Alessandro Borghi, Adamo Dionisi, Giacomo Ferrara, Claudia Gerini e Filippo Nigro, per una storia che presenta al pubblico la parte più corrotta ed oscura della Capitale, come descritta nel romanzo originale di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini.

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