Il regista racconta il nuovo film Il mago del Cremlino - Le origini di Putin, presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Dal 12 febbraio al cinema.
di Giovanni Bogani
"Gli attori? Ma io non li ‘dirigo’. Li guardo. Sono il primo spettatore dei miei film". Ama spiazzare, anche nelle interviste, Olivier Assayas. “Giuliano da Empoli? Non è un esperto di politica russa: il potere lo ha conosciuto lavorando con Matteo Renzi”.
Lo incontriamo a Firenze, dove ha ricevuto il premio Foglia d’oro d’onore del festival fiorentino France Odéon, e dove ha presentato il suo film Il mago del Cremlino - Le origini di Putin, interpretato da Jude Law e Paul Dano, in uscita il 12 febbraio nelle sale italiane.
Tratto dal romanzo di Giuliano da Empoli, finalista al premio Goncourt, “Il mago del Cremlino” racconta l’ascesa politica di Vladimir Putin – interpretato da Jude Law – manovrata, modellata, cesellata dal suo spin doctor, un gelido e cinico Paul Dano.
Assayas, cosa la affascinava del libro di Giuliano da Empoli?
Ho capito che Giuliano da Empoli analizzava nel modo più giusto l’evoluzione contemporanea della politica, e che lui non parlava solo di Vladimir Putin e di quello che è accaduto in Russia, ma racconta l’evoluzione politica dell’Europa occidentale, anche della Francia o dell’Italia.
Un’evoluzione politica che va in quale direzione?
C’è una regressione dei valori democratici, una generazione che sta dimenticando il significato della parola democrazia. E questo mi preoccupa, così come mi preoccupa l’evoluzione politica degli Stati Uniti.
Nel Mago del Cremlino, presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, prima di approdare a France Odéon, Assayas sceglie di prendere la Storia di lato: non racconta Putin direttamente, ma racconta il suo burattinaio. Un burattinaio fittizio, ispirato all’ex consigliere di Putin Vladislav Surkov.
Nel film, ogni decisione viene manovrata dallo “spin doctor” di Putin, da questa eminenza grigia. Il potere è manovrato da chi sta dietro al potere?
È manovrato da chi controlla la comunicazione. La comunicazione oggi è controllata dai maestri della tech, che hanno tutti una visione cinica e antidemocratica.
Lei ha fatto altri film su persone che stanno dietro ad altre persone: complici, assistenti, accompagnatori. Vengono in mente Sils Maria o Personal Shopper. È un tema che la affascina?
Non è una cosa cosciente, ma in qualche modo è vero: quando ho fatto Sils Maria la posizione di Kristen Stewart assomiglia un po’ a quella di Paul Dano nel Mago del Cremlino. Ma qui entra nel centro minaccioso del potere, un tema che non avevo mai trattato prima.
Il libro di Giuliano da Empoli è ricco di dialoghi. Come si trasforma in cinema, in narrazione?
Emmanuel Carrère, che ha collaborato alla sceneggiatura, ha un istinto di romanziere che ci ha guidati. Il libro è analitico, con una dimensione romanzesca; il film è un film romanzesco, con una dimensione analitica.
Come ha lavorato a fondere realtà e immaginazione?
Quando si rappresenta un personaggio reale attraverso la finzione, la cosa più potente è la finzione, non la realtà. È inutile cercare di rappresentare la verità: occorre lavorare su un personaggio fittizio. Che può essere più vero del vero.
Avete anche usato materiali d’archivio…
Sì: è stato un po’ problematico, perché i russi non ci hanno aiutato per niente. Abbiamo dovuto ricreare delle immagini.
Ma ci sono state reazioni da parte della Russia?
No: almeno, niente è arrivato fino a noi!.
Com’è stato il rapporto con Giuliano da Empoli?
Era molto contento che mi interessassi al progetto: aveva visto il mio film Carlos, e lo aveva molto amato. Quando avevamo un dubbio lo chiamavamo, e rispondeva nel giro di cinque minuti”.
Emmanuel Carrère aveva scritto anche Limonov, che racconta gli stessi anni della Russia. Serebrennikov ne ha tratto un film l’anno scorso. Avete mai pensato al confronto con quel film?
Penso che siano due libri e due film molto diversi. Nel nostro film c’è il personaggio di Limonov, e abbiamo deciso di non tagliarlo. È lui che ha la prima intuizione di ciò che potrà diventare Baranov, il 'mago del Cremlino'…
Il personaggio di Baranov, interpretato da Paul Dano, è ispirato a vari personaggi diversi?
Sì: principalmente è ispirato a Vladislav Surkov, ma in realtà è una invenzione drammatica. Mesi fa, Surkov ha fatto un’intervista nella stampa francese, ma io ho preferito non consultarlo.
Paul Dano interpreta il personaggio in modo molto gelido: naviga in questo ambiente politico come un pesce nell’oceano. Come ha lavorato con lui?
Io tendo a non 'dirigere' gli attori. Non lavoro tanto con gli attori: li lascio fare. Certo, abbiamo parlato, abbiamo discusso del personaggio, ma a un certo punto gli attori vanno lasciati liberi. Io sono il primo spettatore del film. Paul Dano aveva un’idea molto chiara di quello che voleva fare, per creare un essere molto umano e insieme spaventoso.
Anche Jude Law ha fatto un grande lavoro…
Sì: non un lavoro di imitazione. Ma di ricreazione di Putin, da dentro. Poi abbiamo sviluppato il personaggio di Ksenija con Alicia Vikander. Per me Ksenija incarna la libertà del popolo russo, persa con l’avvento al potere di Putin.
Avete mai parlato di Matteo Renzi con Giuliano da Empoli? Lui è stato consigliere di Renzi…
Come no! Quando ho detto a Giuliano: hai una conoscenza profonda del potere russo, lui mi ha detto: no no, la mia esperienza del potere è di essere stato consigliere di Matteo Renzi. Il potere è sempre lo stesso: come si conquista e come si conserva.
Arriva un nuovo frammento dell’opera complessa di un regista sottile, sorprendente, difficile da incasellare. Un regista che è figlio del mondo: nato da uno scrittore ebreo sefardita e da una stilista ungherese, cosmopolita, poliglotta, cresciuto come critico cinematografico dei “Cahiers du cinéma”, innamorato allo stesso modo di Bergman e del cinema di Kung fu.
Assayas fa sempre un cinema che non ti aspetti. Fin da quando, in Irma Vep, mescolava omaggi al cinema di Louis Feuillade con l’estetica del videoclip, o quando ci dava quel film raffinato, enigmatico, elusivo che è Sils Maria, del 2014, sul complesso rapporto fra un’attrice e una sua assistente – Juliette Binoche e Kristen Stewart – nelle montagne della Svizzera. Nel Mago del Cremlino penetra, sottilmente, nei complessi meccanismi di costruzione del potere. Un viaggio tutto mentale, nell’anima di un burattinaio.
Il mago del Cremlino– in una versione leggermente diversa da quella mostrata a Venezia: “Ho apportato alcuni aggiustamenti, roba da due/tre minuti”, dice Assayas – uscirà il 12 febbraio nelle sale italiane.