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giovedì 4 giugno 2020

Jean-Paul Belmondo

87 anni, 9 Aprile 1933 (Ariete), Neully-sur-Seine (Francia)
occhiello
Patrizia: tu hai paura di invecchiare? Io sì
Michel: è da idioti! ti ho già detto che il peggiore dei difetti è la viltà

dal film Fino all'ultimo respiro (1960) Jean-Paul Belmondo  Michel Poiccard, alias Lazlo Kovacs
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Jean-Paul Belmondo
La ciociara

La ciociara

* * * * -
(mymonetro: 4,23)
Un film di Vittorio De Sica. Con Sophia Loren, Jean-Paul Belmondo, Eleonora Brown, Andrea Checchi, Pupella Maggio.
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Genere Drammatico, - Italia 1960.
Fino all'ultimo respiro

Fino all'ultimo respiro

* * * * -
(mymonetro: 4,07)
Un film di Jean-Luc Godard. Con Jean-Paul Belmondo, Jean Seberg, Daniel Boulanger, Jean-Pierre Melville, Henri-Jacques Huet.
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Genere Drammatico, - Francia 1960.

James Bond 007 - Casino Royale

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,68)
Un film di Val Guest, Ken Hughes, John Huston, Joseph McGrath, Robert Parrish, Richard Talmadge. Con David Niven, Charles Boyer, William Holden, Deborah Kerr, Ursula Andress.
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Genere Commedia, - Gran Bretagna 1967.
L'ultimo metrò

L'ultimo metrò

* * * * -
(mymonetro: 4,13)
Un film di François Truffaut. Con Catherine Deneuve, Gérard Depardieu, Jean Piret, Andréa Ferréol, Richard Bohringer.
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Genere Drammatico, - Francia 1980.
Il bandito delle undici

Il bandito delle undici

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,93)
Un film di Jean-Luc Godard. Con Jean-Paul Belmondo, Anna Karina, Dirk Sanders, Raymond Devos, Graziella Galvani.
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Genere Drammatico, - Francia, Italia 1965.
Filmografia di Jean-Paul Belmondo »

martedì 19 maggio 2020 - Come plastilina docile si è adattato a tutti i ruoli che i maestri del cinema gli hanno offerto. 

Michel Piccoli, un attore che non faceva errori

Pino Farinotti cinemanews

Michel Piccoli, un attore che non faceva errori Michel Piccoli, classe 1925, ha esordito ventenne in Silenziosa minaccia di Christian-Jaque, ma per l’affermazione c’è voluto del tempo. Parto da Parigi brucia?, del 1966 di René Clément. Ebbene, su quel set c’erano, salvo un’eccezione,  tutti i più importanti attori francesi fra i quali Alain DelonJean Paul Belmondo, Yves Montand, Charles Boyer. L’eccezione era Jean Gabin che non era neppure un attore, era la Francia. C’era anche Michel Piccoli, nel ruolo di un partigiano. Non lo notavi, a fronte dei Delon e Belmondo, nel loro momento migliore, divi aggressivi e presenti nella fantasie femminili. Piccoli però si è fatto notare, dopo. Diciamo, in termini calcistici che, mentre i due compagni di “Borsalino” erano due goleador, Michel è stato un grande centrocampista, ordinato e prezioso, che all’occorrenza, comunque, si trovava pronto per il tiro in porta. 

Poi è stato tutto, ha affrontato e risolto tutti i ruoli. E c’è un segnale forte, i registi che lo hanno chiamato. Quasi tutti da storia del cinema, così come lo sono molti dei titoli, che sfiorano i duecento, in cui appare l’attore parigino.
Non essendo un Delon, Piccoli ha affinato le qualità, le ha perfezionate, ha saputo aderire a “tutto” come ho scritto sopra. Se non era l’amante appassionato era comunque quello che ti dà sicurezza, ti risolve i problemi, e i conti. Gli autori che lo hanno chiamato appartenevano a culture, estetiche, spettacolo, intenzioni, diversi. Eppure Michel come una plastilina docile si adattava a tutto. 

Molti dei suoi registi sono grandi maestri che poco avevano in comune. Prendiamo un Buñuel, che ha chiamato Piccoli molte volte, ricordiamo Bella di giorno, La via Lattea e Il fantasma della libertà. Performance diverse, complesse, risolte. Michel ha saputo anche adeguarsi a un Godard, uno che sperimentava, uno difficile. Ne Il disprezzo, tratto da Moravia, tiene testa a una Brigitte Bardot. Poi c’è Hitchcock che gli fa fare un diplomatico francese spia dei russi, in Topaz. Dove Piccoli si suicida, ma senza farsi vedere. 

Era la sua misura, era la capacità dell’attore di saper guardare se stesso, attore, da fuori, in prospettiva. Con insistenza e attenzione. Dunque trovava sempre il giusto equilibrio, non faceva errori. E lo chiamavano tutti, appunto. Il mare del suo lavoro è davvero grande. Occorre stare a una selezione che non può che essere arbitraria. Stiamo comunque ai maestri. Al Lelouch di Tornare per rivivere; Chabrol (L’amico di famiglia); l’eterno de Oliveira (Specchio magico e Bella sempre).
Il cartello italiano è vasto e completo, Michel Piccoli è praticamente italiano di adozione. Ha lavorato con Bellocchio (Salto nel vuoto); Ettore Scola (Il mondo nuovo); Liliana Cavani (Oltre la porta); Elio Petri (Todo modo).

Con Marco Ferreri, Piccoli ha formato una vera e propria ditta. I film sono sei, ricordiamone due, che fanno parte della memoria, anche popolare, del cinema,  Dillinger è morto e La grande abbuffata. Ma concludo con quella che ritengo la performance eroica di Piccoli, Habemus papam, dove dà corpo e volto al neoeletto papa Melville, che decide di non accettare quel ruolo perché teme di aver perduto la fede. Piccoli era il perfetto testimone dell’idea di Nanni Moretti, che, incredibilmente, aveva previsto il “grande rifiuto” di papa Ratzinger. Un promemoria: Habemus papam è il più grande film italiano dell’era recente, anche grazie a Michel Piccoli.   
   

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