Un dramma distopico che crede nella restaurazione degli affetti. Anche quando tutto sembra perduto. Drammatico, Svizzera, Italia2025. Durata 100 Minuti.
Il calore continua a salire. La gente cresce lontana fra loro, in curiosi tipi di solitudine. È qui che Jonah offre conforto agli estranei, ma quando si ritrova nel ruolo del padre di Nika, bambina di nove anni, la sua vita inizia a sgretolarsi. Espandi ▽
In un mondo futuro il caldo non dà tregua e costringe l'umanità a vivere di notte e a stare ritirata di giorno. In una grande città di mare, la giovane madre Cleo, preoccupata per la solitudine della figlia Nika, si affida a un'agenzia per chiedere che la ragazzina abbia un padre. Viene così chiamato l'impiegato più bravo di tutti, Jonah, abituato a offrire protezione e conforto agli sconosciuti.
In un paesaggio urbano allucinato, un dramma distopico che scava in una solitudine fisica ed esistenziale accentuata dall'indifferente deriva della crisi climatica.
Il rigore stilistico della regista Jacqueline Zünd, che lavora sulle architetture di una città senza nome sfruttando la dimensione straniante di spazi sia pubblici che privati, aiuta il film a non disperdere l'idea iniziale, inserendo la vicenda nel solco del genere apocalittico ma declinando l'estetica anaffettiva di Lanthimos (a cui si ispira) in una chiave più sentimentale, o semplicemente umanista. Recensione ❯
Un viaggio emotivo e di grande impatto visivo al cuore dell'intreccio tra creatività e relazioni. Espandi ▽
Mother Mary è una cantante pop che, dopo una lunga assenza conseguente a un avvenimento tragico, sta per tornare sulle scene. Nell'imminenza dello show avverte che nessuno degli abiti che le sono stati proposti aderisce alla sua più intima essenza. Quindi si precipita dalla fashion designer Sam Anselm che un tempo fu la persona che le era più vicina. Il legame tra le due ha subìto una lunga interruzione ed ora l'una ha bisogno dell'altra. Ma l'altra, non sa quanto possa essere disposta ad aiutarla.
David Lowery, con un budget decisamente più consistente rispetto al passato, non rinuncia alla propria indipendenza. Si diverte a mescolare le carte affrontando contemporaneamente temi legati alla religione, all'esoterismo, allo show business, alla moda, al tempo e alla morte.
Le due attrici Anne Hathaway e Michaela Coel offrono un livello interpretativo decisamente alto. Lowery scruta il lato oscuro dell'animo umano che si riveste di tessuti per coprire quella nudità interiore atavica la cui percezione la Bibbia attribuisce ad Adamo ed Eva. Recensione ❯
Liberamente ispirato alla straordinaria storia di Pasquale Rotondi, una storia sull'uomo che sottrasse alla distruzione il patrimonio artistico italiano. Espandi ▽
19 ottobre, 1943. I nazisti vogliono raccogliere le opere dei musei italiani e spedirle a Berlino. In particolare, dalle Gallerie dell'Accademia veneziane proviene un dipinto che il Führer vuole per sé, e che gli italiani hanno nascosto. Salto indietro nel tempo al settembre 1939: su consiglio dello storico dell'arte Giulio Carlo Argan, il ministro Giuseppe Bottai ("che è fascista ma non è uno stupido") ha dato il via all'Operazione Salvataggio: vuole che sia messo al sicuro il patrimonio artistico italiano in ricoveri segreti al riparo dalle bombe (e dalle mire predatorie dei tedeschi), e affida il compito al Soprintendete ai beni culturali Pasquale Rotondi.
Il piglio è quello del racconto d'avventura, un po' alla Spielberg, con la Storia che si affaccia il necessario per dare un contesto alle vicende umane narrate, non sappiamo quanto romanzate, ma certamente basate su fatti e personaggi reali.
Il budget contenuto non sacrifica la cura delle ricostruzioni e il film si vede volentieri, nonostante qualche didascalismo: l'intento di divulgare questa storia di coraggio e abnegazione è encomiabile, e necessario in questi tempi di inadempienze istituzionali e qualunquismi individuali. Recensione ❯
Tra noir e grottesco, la storia di una famiglia segnata dalla malattia e dall'orrore a cui la società l'ha condannata. Thriller, Italia2025. Durata 90 Minuti.
Tassista scopre una televendita inquietante e si immerge in un noir grottesco, tra thriller psicologico e allegoria sociale urbana. Espandi ▽
Durante il turno notturno, un tassista in solitaria carica in auto un travestito fuggito dal night club in cui si esibisce e lo accompagna a casa. Durante una pausa in un bar, l’uomo assiste a una grottesca televendita in cui un presentatore folle offre al pubblico la propria famiglia. Chi sono queste persone? E cosa le spinge a esporsi in modo così violento e autodistruttivo alla derisione e alla compassione degli altri? Nel loro passato, forse, la risposta a queste domande, e anche la sola via di salvezza. Il nuovo lavoro di Dario D’Ambrosi, creatore del Teatro Patologico, regista sulla scena e al cinema, da sempre impegnato nella rappresentazione di pensieri e comportamenti di persone affette da malattia mentale.
C’è da parte del suo autore il coraggio di raccontare in chiave distorta un’esclusione sociale di cui è vittima ogni famiglia che conosce la disabilità. Eppure qualcosa stona in Il principe della follia. Qualcosa che ne mina alla base ogni assunto. Recensione ❯
Un ragazzo è in vacanza con la famiglia della fidanzata. Scoppierà un caos quando si ritroveranno a litigare con i custodi della casa. Espandi ▽
Nel sud della Francia, in una grande villa, la ricca famiglia Trousselard sta passando le vacanze estive: il padre Philippe è un noto avvocato parigino, la madre Laurence un'ex diva del cinema, la figlia Garance anche lei attrice, ma alle prime armi, ed insieme al fidanzato Mendi, ambizioso avvocato d'origine maghrebina. Un banale incidente domestico capitato a Tony, il custode della villa, genera una faida familiare che coinvolge anche la moglie dell'uomo, Nadine, e la figlia Marylou.
Scene di lotta e di classe nel contesto idilliaco della campagna francese: Cordier traduce in chiave grottesca la tendenza della società francese a mantenere chiare le distanze sociali fra le persone.
Cordier non ha ovviamente risposte alle domande sollevate dal conflitto socio-culturale del suo film (se non che, banalmente, come dice il titolo siamo tutti parti di un'indistinta "classe media"), ma nel finale ci tiene comunque a offrire una possibile via d'uscita che non ha come presupposto la distinzione sociale. Recensione ❯
Un film d' animazione avventuroso, che intreccia azione, divertimento, amicizia e identità, conducendo Hopper verso la scoperta del suo vero destino. Espandi ▽
Continuano le avventure del giovane Hopper, l’eroe metà lepre e metà pollo, chiamato ora dal padre adottivo, il re di Piumaverde, a ritrovare la leggendaria “Marmotta con la faccia al contrario”, creatura mitologica capace di cambiare il passato, che il malvagio zio Harold vuole agguantare per spodestarlo dal trono. Nel frattempo, Hopper conosce per la prima volta sua sorella Gina: gli rivela che il popolo in cui è nato, ridotto in schiavitù, può essere liberato solo con l’aiuto della Marmotta. Così la Leprepollo scappa dal castello reale di notte con lei via mare con i fedeli amici Abe, la tartaruga sarcastica, e la puzzola marzialista Meg per trovare l’animale dai poteri miracolosi. La loro rotta, però, incrocerà presto quella di temibili antagonisti animati dallo stesso obiettivo.
Più che un sequel, il secondo film dalla casa franco-belga nWave con al centro la Leprepollo, diretto ora in solitaria da Benjamin Mousquet, è il naturale secondo atto di Hopper e il tempio perduto uscito nel 2022: quasi un unico film in due parti, con una terza già in cantiere. Infatti, non si avvertono sostanziali novità né stravolgimenti tra atmosfere, stile, trama e temi rispetto alla storia d’origine (allora diretta a quattro mani anche da Ben Stassen), pur nella fisiologica immissione di nuovi personaggi. Rimane l’ossatura da film d’avventura con una trama tutta protesa a esaltare il messaggio morale della storia: la multietnicità, la multiculturalità e l’incontro con l’Altro come valori imprescindibili nella società contemporanea. Recensione ❯
Prima di affrontare la sfida più dura della sua vita Nino trascorre il weekend girovagando per la sua Parigi e affrontando alcune questioni irrisolte che lo riconnetteranno con il mondo e con se stesso. Espandi ▽
A Parigi, Nino si reca in ospedale per un controllo di routine ma scopre all’improvviso di avere un tumore alla gola. Servirà iniziare una terapia invasiva entro tre giorni, un periodo durante il quale il ragazzo dovrà anche prendere decisioni sul suo futuro, per preservare la possibilità di avere figli e per ragionare su quale sia davvero il rapporto con le persone che lo circondano, dalla madre al migliore amico. Avendo perso le chiavi e non riuscendo a rientrare a casa, Nino si avventura per la città alla scoperta di sé. Il bell’esordio nel lungometraggio della regista francese Pauline Loquès non è un “film sulla malattia”, nonostante ne abbia tutte le premesse. Ha più a che fare con lo sgomento che precede la realizzazione, e nel comprimere la finestra temporale a pochi giorni e nell’immaginare un protagonista schivo e reticente, Loquès firma uno studio di momenti fugaci, in perenne controtempo. Ricco di sfumature e di sottili trovate narrative, Nino è una piccola opera che contiene moltitudini. Recensione ❯
Il film racconta la storia di un giovane attore frustrato dalla sua ricerca di successo, che recita nella vita di tutti i giorni confondendo realtà e finzione. Espandi ▽
Giancarlo Mangiapane, un aspirante attore di circa 30 anni, non riesce a trovare un ruolo cinematografico. Per il momento è riuscito a farsi notare solo per lo spot del Caffè Nuvolari. L'occasione però finalmente sembra essere arrivata; è riuscito infatti ad ottenere un provino per interpretare il ruolo del protagonista in Clochard diretto dal regista Armando Cigoli. Il personaggio in cui deve immedesimarsi è Gustavo Noradin, un ballerino di tip-tap degli anni '50 che però poi finisce a fare il barbone a causa di alcol le donne. Cerca così di prepararsi al meglio per la parte; si esercita con l'accento veneto e prende lezioni di tip-tap. Ma anche il suo coinquilino Davide vuole ottenere lo stesso ruolo e questa rivalità lo ossessiona. Così, finisce per oltrepassare il confine tra recitazione e realtà. Questo suo comportamento influenza anche la sua vita privata e mette a rischio la sua vera identità.
C'è una scena in cui Giancarlo va a casa dei genitori di Cecilia, la sua insegnante di tip-tap. Sembra un pranzo di famiglia come ce ne sono tanti (troppi?) nel cinema italiano con i genitori della ragazza che lo tempestano di domande, soprattutto il padre. Recensione ❯
La fotografa Anna Antonelli esordisce nel lungometraggio con una professionalità registica non sostenuta dalla sceneggiatura. Thriller, Italia2025. Durata 100 Minuti.
Il film affronta anche il tema delle lesioni spinali, offrendo uno sguardo autentico e umano sulle sfide quotidiane della riabilitazione e della disabilità. Espandi ▽
Pierre, che opera per i servizi segreti francesi nel Medio Oriente sotto la copertura di un’attività di pilota, rischia di diventare tetraplegico per tutta la vita. Venuti a sapere delle sue condizioni precarie molti agenti di Paesi non amici si mettono in azione per carpirgli informazioni segrete note solo a lui.
Anna Antonelli esordisce nel lungometraggio con una professionalità registica non sostenuta dalla sceneggiatura. Ci sono registi che sin dall’esordio mostrano buone qualità per quanto riguarda il controllo delle riprese e la loro concatenazione in fase di montaggio. È il caso di Anna Antonelli che è una fotografa professionista (e lo si vede dalle scelte di inquadratura) che ha scelto di misurarsi in un mix di generi che finiscono per collidere. Recensione ❯
A Perugia, la giovane moldava Rosa Lazar viene trovata viva dopo atroci violenze. Un procuratore e uno psicologo indagano su un caso che svela orrori e verità interiori. Espandi ▽
Periferia di Perugia. In un fosso viene ritrovata una ragazzina che indossa un completo d’alta moda. La polizia sta per portare via il corpo, quando un sospiro la svela ancora viva: si chiama Rosa Lazar, è moldava e non ha nemmeno 16 anni. La sostituta procuratrice Cristina Camponeschi e lo psicologo Stefano Mangiaboschi sono immediatamente chiamati a occuparsi del caso. L’indagine è più complicata del previsto. Apparentemente Illusione è un peculiare detour nella filmografia di Francesca Archibugi ma il focus sulla misteriosa personalità della protagonista adolescente è sicuramente un altro tassello della sua personale affezione al racconto del mondo giovanile ispirato stavolta a un fatto realmente accaduto. Certo a spiazzare è la complessità della narrazione e dei registri utilizzati perché il tentativo, non proprio riuscito, è quello dell’apologo morale attraverso tre (o più?) diverse linee narrative. Recensione ❯
Un ragazzo palestinese di 12 anni tenta di raggiungere il mare per la prima volta. Dopo essere stato respinto a un checkpoint, scappa e attraversa clandestinamente Israele; suo padre lo insegue rischiando arresto e lavoro. Espandi ▽
È il giorno della gita scolastica, per una classe di adolescenti di Ramallah diretti in pullman verso il mare, che dista circa settanta chilometri. Khaled non l'ha mai visto, il mare, se non quando era ancora un feto nel ventre di sua madre Jasmine, morta precocemente. Ma una volta al posto di blocco sul confine con Israele, il ragazzo non supera i controlli. Decide di attraversare il confine con mezzi di fortuna e andarci lo stesso, da solo.
Emblema di come un'opera di finzione possa diventare un "caso", The Sea di Shai Carmeli-Pollak si fonda su un paradosso e porta alle estreme conseguenze drammaturgiche un principio incontestabile: è giusto impedire a un ragazzo di realizzare il sogno di una giornata al mare?
The Sea si fa specchio potente, da micro a macro, nel prefinale sulla strada: noi spettatori, ci si ritrova a osservare altri spettatori assuefatti, clienti di un caffè all'aperto di Tel Aviv: tutti inermi testimoni di un'azione poliziesca. Recensione ❯
Un film dal deciso affondo politico. Un cinema vecchia scuola che è sempre un piacere da guardare. Commedia, Drammatico, Storico - Spagna, Francia2025. Durata 106 Minuti.
1939. Due settimane dopo la fine della guerra civile spagnola, il generale Franco ordina una cena all'Hotel Palace. Ma l'hotel, riconvertito in ospedale da campo, non è pronto. Espandi ▽
Madrid, 1939. La Guerra Civile è finita da appena due settimane e il Generale Franco vuole organizzare una cena celebrativa presso il lussuoso Hotel Palace, simbolo della vittoria del nuovo regime. Manca però il personale; i cuochi migliori infatti sono repubblicani e stanno per essere fucilati. Genaro così ne ottiene il temporaneo rilascio per poter garantire un banchetto impeccabile. Quando il cuoco Antón si rifiuta di cucinare per il Generale, viene ucciso senza pietà dal falangista Alonso. Al suo posto viene chiamata Juana, un'esperta cuoca che fa parte della CNT (Confederación Nacional del Trabajo).
Il merito principale di A cena con il dittatore è quello di dialogare spesso con la sua origine teatrale senza rimanerne imprigionato. In più l'affondo politico nella Storia della Spagna è più deciso di quanto appare.
Per questo i modelli cinematografici, non sono fini a se stessi ma diventano il punto di partenza per un'ulteriore variazione di un gioco di equivoci e malintesi mostrati attraverso un umorismo raffinato. Certo, un cinema vecchia scuola ma che nel caso di film come A cena con il dittatore è sempre un piacere da guardare. Recensione ❯
Marianne, miliardaria prigioniera del suo impero, si innamora di un artista opportunista. Ma l'amore pagato ha un prezzo, e la figlia non resta a guardare. Espandi ▽
Marianne ‘vende’ cosmetici e bellezza ma sembra aver bruciato la sua in un matrimonio di facciata e in una gabbia di cristallo che un giorno qualcuno frantuma. Il suo impero è assediato da Pierre-Alain Fantin, fotografo e scrittore irriverente e adulatore. Mentre Marianne ricopre d’oro il suo nuovo giocattolo, la famiglia si inquieta e serra i ranghi. Ispirato liberamente (e ferocemente) a l’affaire Bettencourt e al suo capitale di dramma (alto)borghese, La femme la plus riche du monde ribattezza i suoi protagonisti per evitare l’ira degli eredi del marchio L’Oréal e la denuncia del fotografo seduttore. Il film non ha l’ambizione e nemmeno la velleità di fare luce su una causa legale che aveva tutte le carte in regola per affascinare i francesi. Per chi ignorasse questo feuilleton giudiziario, che ha riempito le pagine dei giornali e ingombrato il piccolo schermo al debutto di questo secolo, il film offre un compendio esuberante. Recensione ❯
In un futuro dove i sogni sono aboliti, un "Fantasticatore" viene riportato in vita con pellicola e rivive più vite, fino alla fine del mondo (e del cinema). Espandi ▽
In un tempo imprecisato, l’umanità ha scoperto che rinunciando ai sogni potrà vivere per sempre. Alcuni individui, denominati fantasmers, ossia “Fantasticatori”, continuano a sognare e, pur consumandosi nel farlo, acquisiscono il potere di viaggiare nel tempo, specie se direzionati dai “Grandi Altri”. Una di questi ultimi trova un Fantasticatore in una sala dell’oppio e gli ridà vita innestandogli della pellicola cinematografica: la creatura ritornerà giovane e vivrà storie differenti, fino alla fine del mondo (e del cinema). L’ambiziosissimo Bi Gan lascia briglia sciolta a una visione ermetica e immaginifica sulle “magnifiche sorti e progressive” del cinematografo, ri-raccontando la storia del cinema attraverso i suoi capolavori. Ma Bi non è mai un imitatore: il suo è un sogno che genera sogni e che prova a digerire e risputare un secolo abbondante di cinema in forme nuove, mantenendo un’aura di romanticismo onirico che giustifica l’affermazione di chi vede in lui l’erede di Wong Kar-wai. Recensione ❯
Clémence, dopo la separazione e l'amore per una donna, affronta la manipolazione dell'ex marito che le impedisce di vedere il figlio liberamente. Espandi ▽
La separazione tra Clémence e il marito Laurent sembra all’inizio serena, senza troppi problemi nel gestire la custodia condivisa del figlio di otto anni Paul. Avendo abbandonato il mestiere di avvocato, Clémence si è data nel frattempo alla scrittura, all’amato nuoto in piscina e alla scoperta dei rapporti con le donne. Proprio questo dettaglio fa inasprire il rapporto con Laurent, che attraverso la manipolazione del bambino intrappola Clémence in un’odissea giudiziaria impedendole di vedere il figlio se non sotto stretta supervisione. Vicky Krieps è una delle certezze nel panorama del cinema indipendente europeo contemporaneo, e in Love Me Tender trova il tipo di progetto che meglio la rappresenta. In cambio riceve la possibilità di aggiungere un’ennesima ottima interpretazione al suo catalogo, in uno sfaccettato dramma francese che parla di una donna a tutto tondo e non solo di una madre in lotta per la custodia del figlio. Recensione ❯