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maura perez
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mercoledì 15 gennaio 2025
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"io sono la fine del mondo" rappresenta la fine del mondo del cinema di qualit
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Un film inguardabile e inaccettabile: siamo rimasti fino alla fine del film soltanto nella speranza che Angelo potesse, in qualche impossibile modo, venire sanzionato per la sua idiozia. A cosa serve un film di questo tipo? Che messaggio vorrebbe/potrebbe mai sperare di trasmettere? A quale categoria di film possiamo ricondurre questo concentrato di pochezza intellettiva, luoghi comuni, iniezioni di maschilismo, misoginia, omofobia, cretineria per fare una sintesi essenziale? Senza considerare che la maggior parte dei fatti familiari storici oggetto di recriminazione afferiscono alla maggior parte dei contesti familiari, compresa la presa di consapevolezza della sessualit? genitoriale, possiamo forse legittimare la possibile elaborazione degli stessi, attraverso il susseguirsi di comportamenti che non verrebbero neanche in mente, ed eventualmente solo per pochi secondi, ad un bambino di 6 anni privato della playstation nel bel mezzo della partita per il superamento del livello (dalla sottrazione della fiction preferita alla somministrazione dei biscotti per cani: Ges? santo)? Per carit?, che il film non ambisse a veicolare un messaggio psico-pedagogico ? stato chiarissimo dopo poche battute, ma affrontare in questo modo il tema della relazione genitori-figli, anche laddove particolarmente difficile, ? un offesa all'intelligenza e alla sensibilit? di tutto il genere umano (anche a quel genere umano che all'inizio del film rideva a quelle che ambivano ad essere battute - tristi, volgari, offensive, non solo inutili, ma imbarazzanti ed umilianti - e, dopo poco, non riusciva a ridere manco pi? lui).
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Un film inguardabile e inaccettabile: siamo rimasti fino alla fine del film soltanto nella speranza che Angelo potesse, in qualche impossibile modo, venire sanzionato per la sua idiozia. A cosa serve un film di questo tipo? Che messaggio vorrebbe/potrebbe mai sperare di trasmettere? A quale categoria di film possiamo ricondurre questo concentrato di pochezza intellettiva, luoghi comuni, iniezioni di maschilismo, misoginia, omofobia, cretineria per fare una sintesi essenziale? Senza considerare che la maggior parte dei fatti familiari storici oggetto di recriminazione afferiscono alla maggior parte dei contesti familiari, compresa la presa di consapevolezza della sessualit? genitoriale, possiamo forse legittimare la possibile elaborazione degli stessi, attraverso il susseguirsi di comportamenti che non verrebbero neanche in mente, ed eventualmente solo per pochi secondi, ad un bambino di 6 anni privato della playstation nel bel mezzo della partita per il superamento del livello (dalla sottrazione della fiction preferita alla somministrazione dei biscotti per cani: Ges? santo)? Per carit?, che il film non ambisse a veicolare un messaggio psico-pedagogico ? stato chiarissimo dopo poche battute, ma affrontare in questo modo il tema della relazione genitori-figli, anche laddove particolarmente difficile, ? un offesa all'intelligenza e alla sensibilit? di tutto il genere umano (anche a quel genere umano che all'inizio del film rideva a quelle che ambivano ad essere battute - tristi, volgari, offensive, non solo inutili, ma imbarazzanti ed umilianti - e, dopo poco, non riusciva a ridere manco pi? lui). Quale poteva essere mai l'intento di un film di questo tipo? Se ci fermiamo solo un attimo a riflettere (ma non c'? neanche bisogno di riflettere pi? di tanto, diciamoci la verit?) sulla possibilit? di comprensione di stili e modelli culturali storici, generativi di conflitti per trasmissione intergenerazionale, sicuramente non completamente privi di una dimensione affettiva, o, sulla possibilit? di smarcarsi (in modo meno approssimativo e demenziale) dal dolore insito nel percorso evolutivo, si potevano reperire mille soluzioni, cinematograficamente pi? accettabili e comprensibili, di quelle utilizzate in questo film. Per non parlare del ritmo e del tono reiterato nel susseguirsi delle scene, con l'inamovibilit? e la ripetitivit? di atteggiamenti quasi da subito insopportabili, il ripetersi prevedibile e fastidiosissimo della vocina a scimmiottare i vissuti storici, gli escamotage narrativi connotati da una sventatezza quasi offensiva, il tentativo fallito di sovrapporre istanze affettive (la sottrazione dalla casa di riposo) con quelle vendicative, senza nessuna possibilit? di attuazione (iniezione in svizzera), e via dicendo. Dir?, a questo punto, una cosa importantissima: essere danneggiati psicologicamente a seguito di relazioni familiari disfunzionali (purtroppo cosa sicuramente diffusa, seppur gestita ed espressa in modo molto diverso, per fortuna) non equivale a diventare completamente imbecilli (senza offesa: nel senso di "imbellere" di Aldo, Giovanni e Giacomo in "tre uomini e una gamba"), se mai a qualcuno venisse voglia di prendere, ad esempio, le "preziose" sollecitazioni presenti nel film.
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dreamers
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martedì 10 giugno 2025
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celodurismo
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Io sono la fine del mondo è un film (?) con un unico, importante merito: mette in scena nella maniera più chiara ed esplicita il Nulla a cui è pervenuto il nostro cinema. Per questo credo debba occupare un posto nel materiale d'archivio di questa nostra produzione contemporanea come sintesi del vuoto che la contraddistingue. Alla prima scena, nelle intenzioni satirica, dissacrante, così tagliente da far morire dal ridere, non si può che avere una reazione del tipo: ma qual è la classe di bambini un po' disturbati che ha fatto 'sta c...? E a proposito dell'attore (magari non avendolo mai visto in tv): ma sarà mica questo il protagonista? le risposte alle due domande sono tragiche: il film è di Gennaro Nunziante, dunque un regista, e quello lì che non sorride mai (qualcuno gli deve aver detto che se fai così, sei Buster Keaton) e dice cose da far tremare le zie è il personaggio su cui è costruito il tutto.
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Io sono la fine del mondo è un film (?) con un unico, importante merito: mette in scena nella maniera più chiara ed esplicita il Nulla a cui è pervenuto il nostro cinema. Per questo credo debba occupare un posto nel materiale d'archivio di questa nostra produzione contemporanea come sintesi del vuoto che la contraddistingue. Alla prima scena, nelle intenzioni satirica, dissacrante, così tagliente da far morire dal ridere, non si può che avere una reazione del tipo: ma qual è la classe di bambini un po' disturbati che ha fatto 'sta c...? E a proposito dell'attore (magari non avendolo mai visto in tv): ma sarà mica questo il protagonista? le risposte alle due domande sono tragiche: il film è di Gennaro Nunziante, dunque un regista, e quello lì che non sorride mai (qualcuno gli deve aver detto che se fai così, sei Buster Keaton) e dice cose da far tremare le zie è il personaggio su cui è costruito il tutto. E viene una tristezza sconsolata, ma mica per una ragione etica o psicopedagogica... viene perché sei spettatore di un fallimento. Ti viene da chiederti in che razza di paese di m... sia cresciuto uno che fa un film così. E la drammatica risposta è che è il tuo. Un paese dove la forma imperante è ancora quello dell'Oratorio anni Cinquanta, dove le regole le detta il libro di catechismo o il sussidiario, nulla è stato interiorizzato, sviluppato, fatto proprio. Il risultato è che per sentirti grande, più avanti degli altri, capace di spaccare sul serio, fai il "duro", il ribelle come potrebbe farlo un ragazzino brufoloso che scrive "culo" sulla lavagna! Patetico. Nessuna rivendicazione, coraggio autentico, desiderio di autenticità. Solo il giochetto di esibire il primo istinto infantile, quello ancora non maturato, come fosse una forza che, come tale, valga un diritto. il celodurismo politico trasferito nel durismo comico. Risultato: proprio nulla da ridere.
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mercoledì 7 maggio 2025
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un film non per tutti
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Io sono la fine del mondo" di Angelo Duro è un'opera che si distingue nel panorama del cinema italiano per il suo approccio provocatorio e senza compromessi. Duro, noto per il suo stile dissacrante e tagliente, porta sul grande schermo una riflessione profonda, seppur ironica, sulla società contemporanea, sfidando le convenzioni del politicamente corretto e affrontando temi spesso evitati dal cinema mainstream. Fin dai primi minuti, il film si presenta come una critica spietata alle ipocrisie della società moderna. Duro, con il suo inconfondibile cinismo, esplora le contraddizioni del nostro tempo, mescolando umorismo nero e realismo brutale. Il risultato è un'opera che, pur facendo ridere, spinge lo spettatore a riflettere sul significato delle proprie azioni e sulle assurdità della vita quotidiana.
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Io sono la fine del mondo" di Angelo Duro è un'opera che si distingue nel panorama del cinema italiano per il suo approccio provocatorio e senza compromessi. Duro, noto per il suo stile dissacrante e tagliente, porta sul grande schermo una riflessione profonda, seppur ironica, sulla società contemporanea, sfidando le convenzioni del politicamente corretto e affrontando temi spesso evitati dal cinema mainstream. Fin dai primi minuti, il film si presenta come una critica spietata alle ipocrisie della società moderna. Duro, con il suo inconfondibile cinismo, esplora le contraddizioni del nostro tempo, mescolando umorismo nero e realismo brutale. Il risultato è un'opera che, pur facendo ridere, spinge lo spettatore a riflettere sul significato delle proprie azioni e sulle assurdità della vita quotidiana. Dal punto di vista tecnico, il film sfrutta una regia essenziale ma efficace, che lascia ampio spazio al protagonista per esprimere il proprio talento comico e la sua visione del mondo. La sceneggiatura, scritta dallo stesso Duro, è ricca di battute taglienti e monologhi che oscillano tra il tragico e il comico, mantenendo sempre un ritmo serrato che cattura l'attenzione dello spettatore. Le interpretazioni, guidate da Duro stesso, risultano convincenti e capaci di trasmettere l'energia e l'intensità del messaggio del film. La colonna sonora, scelta con cura, accompagna perfettamente le scene più significative, amplificando l'impatto emotivo delle sequenze chiave.
In definitiva, a mio avviso, "Io sono la fine del mondo" è un'opera che riflette perfettamente la personalità irriverente e critica del suo autore. Non è un film per tutti, ma per chi cerca autenticità e una prospettiva spietatamente sincera, Angelo Duro offre un’esperienza fuori dagli schemi, destinata a far riflettere, sorridere o, talvolta, infastidire.
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[+] per nessuno
(di dreamers)
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