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Ultimo aggiornamento giovedì 12 aprile 2018
Argomenti: Smetto quando voglio
Torna la banda di ricercatori universitari prestati al 'crimine' ma questa volta la loro missione sarà dall'altra parte della barricata. Il film ha ottenuto 3 candidature ai Nastri d'Argento, In Italia al Box Office Smetto quando voglio - Masterclass ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 3,3 milioni di euro e 1,2 milioni di euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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La banda dei ricercatori è tornata: l'associazione a delinquere "con il più alto tasso di cultura di sempre" di Smetto quando voglio decide di ricostituirsi quando una poliziotta offre al capo, Pietro Zinni, uno sconto di pena e a tutto il gruppo la ripulitura della fedina penale, a patto che aiutino le forze dell'ordine a vincere la battaglia contro le smart drug. Così questi laureati costretti a campare di espedienti in un'Italia che non sa che farsene della loro cultura vanno a recuperare un paio di cervelli in fuga e lavorano insieme per stanare i creatori delle nuove droghe fatte con molecole non ancora illegali. Pietro però non può rivelare nulla del suo nuovo incarico alla compagna Giulia, incinta del loro primo figlio, ed è costretto ad inventare con lei bugie sempre più colorite.
Sydney Sibilia si riconferma un'anomalia assoluta nel panorama cinematografico italiano, anche nella volontà di trasformare il suo esordio di successo in una trilogia che, pur rispondendo ad un'esigenza specificamente commerciale, intende mantenere una sua coerenza artistica.
Se il cinema è un'industria di prototipi che ogni tanto si declina in franchising, è raro, anzi rarissimo, che il secondo film di una saga, breve o lunga che sia, si mantenga all'altezza del suo predecessore, tanto più se quel primo film non era stato concepito come l'incipt di un racconto più lungo. Ma Sibilia tiene botta, ha girato due sequel contemporaneamente, e ha proseguito sulla strada della sua particolare ispirazione artistica che mescola commedia all'italiana, con I soliti ignoti a fargli da faro guida, all'action comedy statunitense in stile Ocean's Eleven. Il tratto comune dei due modelli aspirazionali è la forte caratterizzazione dei personaggi, e in Smetto quando voglio - Masterclass anche Sibilia fa leva sia su quanto già sappiamo di ciascun componente della banda, che sul nostro immaginario cinematografico a cavallo fra tradizione e importazione.
La saga di Smetto quando voglio rappresenta una sorta di cartina di tornasole dello stato di salute della commedia italiana contemporanea, un breviario di ciò che si deve e di ciò non si può più fare (come hanno dimostrato i flop di molti cinepanettoni recenti).
Sibilia (di)mostra che si può avere fiducia nell'intelligenza degli spettatori, abituati dalle sitcom americane a gestire un fuoco di fila di battute sparate a raffica senza soffermarsi sull'effetto comico ottenuto, e prova che si può fare una commedia moderna rimanendo ancorati alla realtà di fondo, anche tragica come quella della disoccupazione italiana, senza dover per forza tracimare nel grottesco o nel surreale. Che si può, e si deve, fornire allo spettatore una spiegazione, ancorché fantasiosa, delle implausibilità della trama, invece che ignorarle sperando nella clemenza (o disattenzione) di chi guarda. Che una commedia riuscita è innanzitutto scritta bene non solo a livello di gag e battute ma anche di costruzione narrativa, e che i personaggi non devono tradire la natura che è stata loro assegnata dal copione e dagli attori che li interpretano.
Sibilia, con l'ottima Francesca Manieri (già coautrice di Veloce come il vento) e Luigi Di Capua, tiene saldo il timone della storia e la radica profondamente nella contemporaneità romana, facendo riferimento ad una città riconoscibile ma non scontata. Le new entry all'interno della banda - il napoletano Giampaolo Morelli in una parodia spassosa di Alessandro Siani e il siciliano Rosario Lisma avvocato vaticanista - funzionano invece perché allargano lo spettro romanocentrico del cast, e il palestrato Marco Bonini è opportunamente autoironico. Molto meno riusciti i personaggi interpretati da Greta Scarano (l'eccessivamente giovane e informale agente di polizia che conferisce l'incarico alla banda) e Luigi Lo Cascio, la cui apparizione sorpresa nel film è purtroppo preannunciata da un trailer-spoiler che "brucia" alcune delle migliori gag del film. Davvero punitivo infine il ruolo di Giulia che costringe Valeria Solarino a recitare su una nota sola, quella della moglie rompiballe e ottusa.
Ma nel complesso Smetto quando voglio - Masterclass è un ottimo "secondo film" ricco di idee di cinema (seppur mutuate dall'estero), con una sua cifra stilistica riconoscibile, un look acido e psichedelico adeguato al prodotto centrale della storia, pieno di inside joke e gag visive (vedi la t-shirt di Edoardo Leo con la faccia di Sid Vicious), di inquadrature che strizzano l'occhio al fumetto e musiche che funzionano per commento (quella di apertura che chiede: "Vuoi essere un leader o un gregario?") o per contrasto (le note del Flauto magico sull'incidente d'auto), un ritmo funky del tutto insolito nel nostro cinema melodico, e last but not least un paio di scene d'azione che non ti aspetteresti in una commedia italiana.
In Sydney Sibilia c'è un'esuberanza alla John Landis (non a caso si citano i Blues Brothers) che gli fa perdonare la bulimia narrativa e certe ingenuità registiche. Se Masterclass non ha l'effetto sorpresa del suo predecessore, non dà nemmeno l'idea di spremere un limone oltre il suo potenziale perché è strutturato sulla lunghezza come la (buona) serialità televisiva, che prevede linee narrative brevi ma anche sviluppi a distanza. I suoi personaggi si informano sulla free press Metro e si incontrano nel cantiere mai finito della metropolitana, sono circondati dalla cialtroneria e dall'approssimazione, superati a destra e a sinistra dai raccomandati e dagli insabbiatori, ma la loro "caratura morale" in qualche modo sopravvive. E forse sono proprio loro l'unica cosmogonia supereroica credibile nella Terra dei Cachi.
PIETRO ZINNI
Neurobiologia
Leader e teorico del gruppo. Accusato di produzione e spaccio di stupefacenti, sequestro di persona e tentato omicidio. È stato lui a fondare la banda criminale dei laureati e tutto ciò solo per potersi finalmente permettere una lavastoviglie. Ora ne è di nuovo a capo, ma stavolta è dalla parte della legge... a modo suo!
Capi d'imputazione:
- ASSOCIAZIONE A DELINQUERE
- BANDA ARMATA
ALBERTO PETRELLI
Chimica Computazionale
È il braccio destro di Pietro Zinni. Una delle menti cardine della banda, devoto al suo lavoro al punto da testare su sé stesso le sostanze create. Oggi, dopo un'intensa riabilitazione, si è ripulito e non è più dipendente da droghe pesanti e prostitute. O almeno così pare.
Capi d'imputazione:
- SFRUTTAMENTO DELLA PROSTITUZIONE
- GUIDA IN STATO DI ALTERAZIONE PSICO-FISICA
GIORGIO SIRONI e MATTIA ARGERI
Semiotica interpretativa e Epigrafia Latina
Parlano fluentemente il latino, hanno una particolare propensione all'ultra violenza, un'ottima conoscenza del greco antico e del sanscrito e uno di loro ha erroneamente sparato ad un farmacista. Ah, e hanno entrambi dettagliata conoscenza di quasi tutte le lingue morte indoeuropee. Sono il braccio armato della banda, come spesso avviene dopo un iter di studi classici...
Capi d'imputazione:
- TENTATO OMICIDIO
- LESIONI GRAVISSIME
Archeologia Classica
Massimo esperto di cartografia archeologica e urbanistica della Roma antica, Arturo è parte integrante della banda nella quale era stato reclutato per la sua dettagliata conoscenza storica delle strade e dei territori... e soprattutto perché aveva un furgone.
Capi d'imputazione:
- APPROPRIAZIONE INDEBITA DI BENI DELLO STATO
- SEQUESTRO DI PERSONA
BARTOLOMEO BONELLI
Macroeconomia Dinamica
Considerato il massimo esperto italiano di modelli dinamici con aspettative razionali, è il responsabile del successo economico della banda, in pratica la mente contabile. Presenta una patologica e irreversibile dipendenza dal gioco d'azzardo. Si è felicemente, ma non proprio spontaneamente, sposato ed ora convive con la moglie, la sua famiglia e il suo cammello.
Capi d'imputazione:
- ESTORSIONE AGGRAVATA
- SPACCIO DI STUPEFACENTI
ANDREA DE SANCTIS
Antropologia culturale
Esperto in mimesi concettuale è il responsabile dell'invisibilità della banda. È solo grazie ai suoi studi che una banda di improbabili nerd è riuscita a mimetizzarsi nel mondo del crimine, anche se spesso con risultati discutibili.
Capi d'imputazione:
- RAPINA A MANO ARMATA
VITTORIO
Diritto canonico
L'avevamo solo sentito menzionare da Pietro Zinni nel primo film, ma ora Vittorio ha finalmente un volto ed è diventato parte della banda. Sarà in grado un avvocato specializzato in diritto canonico di risolvere i problemi legali dei ricercatori?
GIULIO BOLLE
Anatomia umana
Fisico da surfista, anatomista teorico di fama mondiale, privo di specializzazioni cliniche non può visitare e non può curare, ma conosce il corpo umano come nessun altro. Cervello in fuga, non avendo fatto il giuramento di Ippocrate, usa le sue nozioni in maniera "creativa" per gli incontri clandestini di Thai Boxe a Bangkok.
Capi d'imputazione:
- RISSA AGGRAVATA
Seguendo l'esempio (non si sa quanto virtuoso) di certi franchise americani, il regista ritorna alla sua creatura d'esordio, quel Smetto quando voglio che nel 2014 aveva stupito un po' tutti per via della sua assoluta originalità rispetto a ciò che di solito riserva il panorama cinematografico italiano, raddoppiando: si tratta infatti del primo di due seguiti, girati [...] Vai alla recensione »
Qualcuno direbbe ancora una frase come: "L'America ci ha colonizzato l'inconscio", dialogo scritto da Wim Wenders per Nel corso del tempo? Era il 1975, e - in clima di forti contrapposizioni europee tra capitalismo e comunismo, e nel pieno delle contestazioni sociali - l'americanizzazione della cultura e del cinema era vista come un ostacolo cui reagire attraverso il cinema d'autore.
L'Italia, nel suo piccolo, ha sempre avuto un rapporto più astuto e artigianale nei confronti dell'immaginario hollywoodiano, tanto da sfruttare l'idea stessa di Hollywood sul Tevere per dare vita - negli anni successivi - a una straordinaria serie di generi di imitazione in grado di costituire un'alternativa ribalda e geniale all'immaginario statunitense.
Il western all'italiana ne fu l'esempio più popolare e fulgido, ma non il solo. La via italiana all' "americanata", insomma, si è sempre tinta di ironia, parodia, epica stracciona, e piacere del racconto ispirato alla commedia dell'arte. Ecco perché l'operazione Smetto quando voglio è solamente l'ultima propaggine di un vero e proprio movimento culturale di appropriazione nazionale, nato negli anni Sessanta, su cui molto si è detto ma molto si è anche equivocato, talvolta confondendo imitazione e reinvenzione. A parte il fatto che anche le imitazioni hanno la loro piena dignità artistica (ma ci vorrebbero due tomi per spiegare teoricamente i concetti di falso, calco, ripresa e così via), ovviamente ogni volta che ci si trova di fronte a uno sfrontato "furto" narrativo capace di dare vita a qualcosa di imprevisto e originale, le cose si fanno più entusiasmanti.
Arriva nelle sale italiane il 2 febbraio Smetto Quando Voglio -mastercIass sequel del film del 2014 che stupì raccontando le tragicomiche vicende di un gruppo di ricercatori universitari che, per sfuggrie alle delusioni professionali, mettono in piedi un traffìco di smart drugs. Masterclass riparte da lì, con i nostri eroi sotto processo e disposti a scendere a patti con la polizia per pulire la fedina [...] Vai alla recensione »
Smetto quando voglio - Masterclass (2017)
Smetto quando voglio - Ad Honorem (2017)