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Ultimo aggiornamento lunedì 27 febbraio 2017
Un idraulico di Boston è obbligato a tornare a casa a Manchester quando apprende la notizia della morte del fratello. Il film ha ottenuto 6 candidature e vinto 2 Premi Oscar, 5 candidature a Golden Globes, 6 candidature e vinto 2 BAFTA, 1 candidatura a Cesar, 5 candidature e vinto 2 London Critics, 8 candidature e vinto 3 Critics Choice Award, 4 candidature a SAG Awards, 5 candidature e vinto un premio ai Spirit Awards, Il film è stato premiato a AFI Awards, In Italia al Box Office Manchester by the Sea ha incassato nelle prime 6 settimane di programmazione 1,7 milioni di euro e 456 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Lee Chandler conduce una vita solitaria in un seminterrato di Boston, tormentato dal suo tragico passato. Quando suo fratello Joe muore, è costretto a tornare nella cittadina d'origine, sulla costa, e scopre di essere stato nominato tutore del nipote Patrick, il figlio adolescente di Joe. Mentre cerca di capire cosa fare con lui, e si occupa delle pratiche per la sepoltura, rientra in contatto con l'ex moglie Randy e con la vecchia comunità da cui era fuggito. Allontanare il ricordo della tragedia diventa sempre più difficile.
Ambientato sulle coste settentrionali del Massachusetts, dove la natura ha la meglio sull'uomo, per l'ampiezza e la profondità delle sue acque e per l'inospitalità e la rigidità delle sue temperature invernali, Manchester by the sea è il rovescio drammatico di You can count on me: Lonergan si è fatto duro e maturo, senza perdere la tenerezza.
Non più la malinconia, ma la tragedia massima, il destino irreparabile, e la vita che, testarda, domanda comunque di essere vissuta, attraverso la gioventù di Patrick e la sua fame di esperienza, di calore umano, che incrinano il ghiaccio del dramma come piccole crepe a forma di sorriso.
È una maturità stilistica vera, quella del nuovo Lonergan, tangibile in ogni scelta di dialogo, stacco di montaggio, attacco musicale, e responsabile del respiro autentico e contemporaneamente quasi letterario del film. D'altronde, la parola - la sua insufficienza e la sua estrema, umanissima necessità- sono parte fondamentale dell'impasto di Manchester by the sea. È il silenzio di Lee, nella prima parte, a costruire il suo personaggio: un'assenza di espressione verbale che lascia il posto solo episodicamente alla fuoriuscita di un turpiloquio che è furia repressa, disperazione compressa sotto vuoto. La vicinanza col ragazzo, alla quale Lee non può e non si vuole sottrarre, lo costringe a ritrovare lentamente la pratica del dialogo, ad uscire dal proprio sepolcro ambulante per mettersi nuovamente in relazione con qualcuno.
L'incontro cruciale con Randy, e le parole di lei, bucheranno la protezione facendo saltare la tesa copertura. Ma Lonergan non è mai sbrigativo, mantiene saldo fino in fondo il passo del film e non apre mai del tutto, nemmeno in coda, all'ipotesi del superamento definitivo. Con grandissima finezza, accenna solo al fatto che qualcosa possa ripartire nella vita di Lee, qualcosa di diverso, che affonda solo una parte di radice nel passato, ma va verso un'altra direzione, cominciando in curva e leggermente in salita. Come il gioco con la pallina di Patrick, che parte in maniera stentata, che Lee vorrebbe subito lasciar perdere, ma che pian piano, proprio su quella curva leggermente in salita, comincia invece a funzionare.
Dalle recensioni lette, mi aspettavo un film cupo e freddo, dominato da colori grigi e smorti. Invece, "Manchester by the sea", terzo lungometraggio di Lonergan, è un'opera dai colori chiari e dagli ampi spazi, ambientata sulla costa del Massachussets, non lontano da Boston. E' inverno, la temperatura è gelida, ma il cielo diffonde una luce smorzata che si riflette sulla [...] Vai alla recensione »
È quasi impossibile, per chiunque abbia una memoria cinematografica abbastanza lunga, non paragonare Manchester by the Sea, scritto e diretto da Kenneth Lonergan, a Gente comune, il dramma diretto da Robert Redford nel 1980 e basato sul best seller omonimo di Judith Guest.
Le somiglianze sono molte, a partire dal tema del lutto come forza distruttrice all'interno della famiglia, per proseguire con l'intensità emotiva del racconto e il tono sommesso e straziante delle interpretazioni.
"Some films you watch, others you feel", era lo slogan sulla locandina di Gente comune, e anche questa caratteristica accomuna i due drammi, che richiedono una partecipazione emotiva viscerale non limitata allo sguardo ma estesa a tutti e cinque i sensi. Ci sono però anche molte differenze fra i due film, ed è su queste che vale la pena soffermarsi perché aiutano a capire come siano cambiati gli Stati Uniti dai primi anni Ottanta ad oggi.
Lee Chandler vorrebbe scomparire. Si è messo ai margini della vita, in una stanzetta alla periferia di Boston. Per sbarcare il lunario fa lavoretti da idraulico, non parla con nessuno, la sera si ubriaca nei bar e alza le mani contro chiunque lo fissi un po' più a lungo del dovuto. Cinquanta chilometri a nord, su una baia sepolta dalla neve, la cittadina di Manchester by the Sea ospita quella che un [...] Vai alla recensione »