Una commedia che racconta con leggerezza l'arrivo di uno strano fidanzato della figlia. Espandi ▽
Il dottor Olivier Béranger è uno psicanalista che ha in cura Damien, un paziente affetto da mille patologie. Dopo cinque anni di analisi e l'ennesimo tentativo di Damien di gettarsi dal balcone del suo studio, il dottor Béranger decide di sospendere le sedute con il giovane e lo congeda dandogli un ultimo consiglio: trovare un'anima gemella nevrotica quanto lui e innamorarsene. Peccato che la scelta di Damien cada (inconsapevolmente) proprio su Alice, l'unica figlia di Olivier, e la ragazza decida di presentarlo a casa in occasione dell'anniversario di matrimonio dei suoi.
Terapia di famiglia, scritto e diretto da Arnaud Lemort è una commedia francese degli equivoci che fa leva soprattutto sulla popolarità dell'attore comico Christian Clavier, già notissimo oltralpe (e in parte anche in Italia).
La narrazione è esile, basata su gag infantili e sulle brevi caratterizzazioni comiche di una galleria di personaggi di contorno. Il risultato è una commedia tanto leggera da risultare inconsistente e già vista. Recensione ❯
Una donna sta aspettando un figlio ma a essere incinta è la sua compagna. Cerca il suo posto in questa famiglia. Espandi ▽
Francia, 2014. Nadia e Céline sono una coppia gay che ha potuto sposarsi grazie alla nuova legge Taubira che ha sancito il matrimonio omosessuale, e ora che Nadia è incinta tramite fecondazione eterologa avvenuta in Danimarca si preparano all'adozione, che potrà avvenire solo dopo la nascita. È stato deciso che la madre biologica fosse Nadia che ha 37 anni, mentre la più giovane Céline forse potrà vivere personalmente quell'esperienza più avanti. Ma non è facile calarsi nei rispettivi ruoli: la madre biologica che soffre tutte le difficoltà della gestazione e del parto, e quella di adozione che - esattamente come succede ai neopapà - si sente messa in secondo piano e si domanda se il suo attaccamento al neonato sarà un istinto naturale, come sembra esserlo per le neomamme.
In realtà il punto della storia di Love Letters, opera prima della regista Alice Douard che ha vissuto in prima persona l'esperienza che racconta, niente è necessariamente naturale nella genitorialità, anche perché sia Nadia che soprattutto Céline hanno avuto modelli per certi versi discutibili: la prima ha una madre delegittimante e un po' bigotta che ha fatto fatica ad accettare l'omosessualità della figlia, la seconda ha per mamma una celebre pianista che è andata per concerti delegando il ruolo genitoriale al marito, che però è morto per infarto quando la figlia era ancora piccola. Recensione ❯
Un debutto alla regia molto muscolare, dall'estetica quasi steampunk e un sottotesto fortemente politico. Drammatico, Albania, Polonia, Italia, Kosovo2025. Durata 89 Minuti.
Una metafora del rischio che corre una società quando governanti potenti utilizzano la minaccia di nemici esterni come pretesto per controllare il popolo. Espandi ▽
Nico ha una decina di anni e (soprav)vive insieme al nonno Leksi in una terra distrutta dalle esplosioni nucleari. I due sono accampati fra le rovine di una zona di nessuno ma assai ben delimitata. La madre di Nico è stata uccisa "da quelli dell'altra parte" e non è lecito chiedere a Leksi informazioni su di lei. Del resto tutti sembrano avere dimenticato il passato, compreso l'evento devastante che Leksi ha vissuto quando aveva poco meno dell'età attuale di Nico. Quando una donna arriva da loro a partorire Leksi tollera lei e i suoi due accompagnatori e nascostamente medita un progetto che coinvolgerebbe solo la donna.
In un'estetica quasi steampunk, con una regia muscolare e molto fisica, Permeti dipinge un quadro devastato e devastante fatto di degrado umano prima ancora che architettonico, un mondo in cui il rapporto con la natura è stato cancellato e l'aspirazione a raggiungere il mare diventa una vana speranza. Le interpretazioni sono a completo servizio di questa storia laconica e lunare. Recensione ❯
Marguerite e Sofiane, coppia felice, vedono la loro vita sconvolta da un assurdo: dover "divorziare di nuovo" in Vaticano per annullare il matrimonio cattolico. Espandi ▽
A Rouen, Marguerite vive serena con il compagno e la figlia adolescente, mantenendo al tempo stesso un rapporto amichevole con Fred, suo primo marito da cui ha divorziato. Un giorno l’uomo le annuncia di volersi risposare, e le chiede aiuto per una semplice pratica di annullamento anche della loro unione religiosa. Marguerite si mostra disponibile, ma la burocrazia della Chiesa complica le cose e la costringe a rimettere in esame la natura del suo rapporto con Fred, nonché la storia trascorsa insieme e la figlia che condividono. Il caso finirà per coinvolgere tutti i membri di questa strana famiglia allargata, portando la comitiva fino a confrontarsi con i vertici del Vaticano. Classica commedia francese fatta di equivoci, romanticismo e incroci familiari, C'est quoi l'amour è girato con brio da Fabien Gorgeart, il quale saggiamente lascia che a farla da padrone siano Laure Calamy e Vincent Macaigne: due attori protagonisti che sono forse il simbolo di questo particolare genere nel panorama transalpino contemporaneo. Insieme danno vita a un particolare esempio di comédie de remariage che trova una chiave insolita per squarciare lo status quo relazionale e far (ri)partire la giostra. Recensione ❯
Un film che porta tutti i segni del genio di Jude, con un'elegante struttura e il consueto gusto per l'assurdo. Commedia, Romania2025. Durata 109 Minuti.
Una donna è costretta a sfrattare un senzatetto. Questa azione le causerà una crisi. Espandi ▽
A Cluj, in Romania, si intrecciano le storie di un senzatetto che vaga per la città e di Orsolya, una donna di origini ungheresi che si è trasferita in Transilvania e qui ha messo su famiglia. Ora lavora per il comune come ufficiale giudiziario, e sarà lei a costringere il senzatetto a sgomberare l'alloggio che occupava irregolarmente. Per la donna sarà l'occasione di confrontarsi con il suo senso di colpa e di responsabilità, un processo grottesco, buffo e amaro al tempo stesso che la spingerà a cercare supporto nelle persone attorno a sé.
Pur meno caleidoscopico dei suoi capolavori recenti, Kontinental '25 porta tutti i segni del genio di Jude, con un'elegante struttura bipartita e il consueto gusto per l'assurdo che lascia nella memoria immagini tanto ridicole quanto risonanti, capaci di far collassare le nozioni di alto e basso.
Ma è soprattutto attraverso la conversazione - motore instancabile che però gira a vuoto - che Jude mette in scena l'insoddisfazione e la frustrazione, confermandosi come l'autore del cinema europeo più rilevante della nostra epoca. Recensione ❯
Un uomo dal futuro arriva in una caffetteria di Los Angeles, e cerca di salvare il mondo dalla minaccia della maligna intelligenza artificiale. Espandi ▽
«Questa non è una rapina». Inizia così il discorso di un bizzarro sconosciuto che irrompe in un diner e sostiene di venire dal futuro per avvertire che bisogna assolutamente salvare l'umanità. Sono 117 volte che ci prova senza successo, non può farcela da solo, devono aiutarlo gli ignari e scioccati clienti del diner, per impedire a un genio di nove anni di creare l'AI che distruggerà tutto. Una squadra improvvisata accetterà di seguirlo nell'impresa e partirà una (dis)avventura che definire rocambolesca è poco, in cui fino alla fine proveranno a portare a termine l'ardua e letale missione.
È una satira sci-fi sui pericoli della tecnologia, un delirante disaster movie apocalittico su l'AI, il nuovo film firmato da Gore Verbinski.
Il film è una denuncia che non si limita alla sola tecnologia e alla dipendenza da essa, ma affronta anche temi come clonazione e stragi di bambini nelle scuole americane, con un umorismo graffiante e spesso scorretto che salva gran parte del film. Recensione ❯
In un quartiere povero e violento, il piccolo Felice sogna di fuggire. Grazie alla maestra e all'esempio di Armstrong, trova il coraggio di credere in sé. Espandi ▽
Felice è un bambino sensibile che cresce in una periferia di Napoli negli anni Ottanta. Ha dalla sua una forte immaginazione e un talento nel cantare, ma anche un cuore puro. Gli saranno utili per farcela, costruirsi una vita diversa e poi tornare lì, nel posto in cui è nato, per chiudere con gli spettri del passato. È un coming of age tormentato che sa di preghiera, Avemmaria. Il film segna il debutto alla regia cinematografica dell’attore Fortunato Cerlino, già regista teatrale, ed è tratto dal suo romanzo autobiografico “Se vuoi vivere felice”. Mira a essere una sorta di “altra faccia di Gomorra”, si parte dallo stesso contesto disperante in cui il piccolo protagonista cresce, tra disagi in strada e difficoltà in casa, ma il punto di arrivo è completamente diverso. Perché la scuola può salvare. Coltivare un sogno può salvare. Avere una maestra degna di questo nome può salvare. Quella di Cerlino si rivela un’opera prima molto sentita e ambiziosa, a cui si perdona volentieri qualche ingenuità, sbilanciamento e scena sopra le righe. Recensione ❯
Dopo un incidente, un ingegnere sposa una principessa sirena: tra media, affari e ricordi perduti, l'amore unisce terra e mare. Espandi ▽
In un futuro alternativo in cui il contatto tra umani e creature marine intelligenti è ormai una realtà consolidata, il giovane impiegato Stephan conduce una vita ordinaria e priva di scosse. Tutto cambia quando riceve una proposta di matrimonio da ChaO, principessa del regno sottomarino. L'incontro tra due mondi lontanissimi per cultura, abitudini e persino biologia dà avvio a una relazione improbabile, destinata a mettere in discussione certezze individuali e pregiudizi collettivi.
In un'epoca in cui gran parte dell'animazione mainstream tende a privilegiare l'azione, il citazionismo o la nostalgia, ChaO sceglie invece la strada meno battuta della commedia romantica fantastica. Una scelta che restituisce al film una freschezza e una sincerità difficili da ignorare.
Più che un racconto sul futuro o sulle creature marine, ChaO è una favola contemporanea sull'incontro tra sensibilità incompatibili, e sulla possibilità che proprio da quell'incompatibilità nasca qualcosa di prezioso. Recensione ❯
Il documentario intreccia tre storie che rivelano come il controllo sul corpo femminile diventi il terreno su cui si gioca la libertà di tutti. Espandi ▽
Trentadue donne vengono arrestate in Cambogia. Sono madri surrogate, una legge improvvisa le criminalizza, vengono arrestate, spesso in condizioni disumane, costrette a partorire lì e poste davanti all'ultimatum: crescere quei figli oppure passare vent'anni in carcere. Dalla Cambogia si passa all'Italia, dove chi è ricorso all'estero alla gestazione per altri in paesi in cui è legale diventa un fuorilegge, perseguibile con multe salatissime fino a 200mila euro per quello che è stato decretato "reato universale". In una serie di testimonianze di madri che per motivi diversi hanno scelto di ricorrere alla gestazione per altri, colpisce la storia di una figlia. È Lia, ragazza nata da questa pratica oggi equiparata a un crimine, figlia di due padri e attivista sul tema, che chiama in causa dibattiti più che mai attuali non solo sul corpo delle donne e la genitorialità, ma sulla libertà di scelta e il diritto di autodeterminarsi.
È un documentario importante, Mothers di Alice Tomassini. Di grande attualità e di altrettanto spessore, fa a meno degli orpelli per raccontare - con un linguaggio smaccatamente cinematografico, dalla scrittura alla messa in scena - una questione centrale della nostra società: formalmente la gestazione per altri, di fatto il rischio di essere considerati criminali da un giorno all'altro. Recensione ❯
Cécile, chef con aspirazioni stellate, torna al paese natale e rimette in discussione la sua vita. Espandi ▽
Cécile, dopo il successo ottenuto in televisione grazie a un cooking show sta per aprire il proprio ristorante insieme al suo compagno. Scopre di essere incinta e, al contempo, si sente in dovere di tornare al paese natio perché il padre, anch’egli ristoratore, ha avuto un infarto. Un film alla francese in cui canzoni e realtà riescono a convivere senza stridere. Uno di quei film che costituiscono una prerogativa del cinema francese. Saper cioè raccontare storie che potrebbero stare tranquillamente nella realtà grazie ai volti giusti unitamente a quel tanto di astrazione che permette di affrontare temi non proprio secondari. Qui Cécile deve decidere su una gravidanza che sente di non volere, lei e il padre si scontrano su due visioni opposte della ristorazione e per di più torna sulla scena un vecchio amore dell’adolescenza per cui la protagonista sente di provare ancora dei sentimenti che sembravano sopiti. Selezionato come film di apertura dell’edizione 2025 del Festival di Cannes si è rivelato come la giusta scelta di intrattenimento non avulso dalla realtà. Recensione ❯
Un remake altamente professionale a cui manca inevitabilmente il respiro dell'originale. Espandi ▽
Luis Molina viene gettato in una cella in cui si trova Valentin, un prigioniero politico. La ‘colpa’ di Molina è quella di essere gay. Valentin mal sopporta la presenza di questo compagno di detenzione per lui troppo invadente. Inizierà progressivamente a comprenderlo quando Molina, per sfuggire alla crudeltà che li circonda, inizierà a raccontargli il film più importante della sua diva preferita, la mitica Ingrid Luna. Il bacio della donna ragno - così si intitola il musical cinematografico - si materializzerà e vedrà i due diventarne i protagonisti. Il bacio della donna ragno arrivò sugli schermi nel 1985. All’epoca non si definiva, come invece si fa nel remake, lo stato in cui aveva luogo l’azione ma, trattandosi comunque di America Latina il pensiero correva inevitabilmente all’Argentina. Questo faceva sì che si sentisse l’urgenza di una narrazione che andasse oltre i pur importanti film di diretto impegno politico dell’epoca. Riprendere ora il plot di base assume inevitabilmente un altro significato. I due protagonisti sanno giostrarsi adeguatamente nel doppio ruolo, resta però l’impressione di una doppia ‘messa in scena’ seppur altamente professionale. Recensione ❯
Il legittimo erede di una famiglia molto ricca decide di mettere in atto un piano molto particolare per ottenere tutta l'eredità. Un complotto omicida sembra la via più facile... Espandi ▽
Becket Redfellow è figlio della rampolla di una famiglia ricchissima, la quale a 18 anni è stata ripudiata per non aver abortito dopo una relazione con un musicista. Il musicista è morto e anche la donna subisce la stessa sorte quando Becket è ancora bambino: da lì comincia per lui un'odissea fra famiglie affidatarie cui sopravvive aggrappandosi alla frase che la madre gli ripeteva come un mantra. Infatti il bisnonno del ragazzo aveva stabilito ufficialmente che nessun componente della famiglia Redfellow avrebbe potuto perdere il diritto alla sua eredità, a patto che morissero prima di lui tutti gli eredi che lo precedevano nella linea di successione.
Ricchi...da morire è il remake di una commedia nera del 1949 che in Italia ha preso il titolo di Sangue blu, a sua volta basata sul un romanzo di inizio Novecento "Israel Rank: The Autobiography of a Criminal" di Roy Horniman.
Il film ha al centro un messaggio interessante e controcorrente rispetto ai nostri tempi, ovvero che "pensare in piccolo" a volte è una scelta più coraggiosa e coerente che inseguire a tutti i costi sogni megalomani e manie di grandezza. Ma al copione e all'esecuzione manca quella spinta satirica e quell'umorismo nero che avevano reso coinvolgente il suo predecessore cinematografico. Recensione ❯
Londra. Una bomba inesplosa che risale alla Seconda Guerra Mondiale viene scoperta in un cantiere edile molto frequentato a Paddigton. L'esercito e la polizia isolano la zona ed evacuano i civili. Tra loro ci sono anche Rahim e i suoi genitori. Nel frattempo, il maggiore Will Tranter e la sua squadra vengono mandati sul posto per disinnescare l'esplosivo ma le cose si complicano ulteriormente quando viene scoperto un detonatore a tempo. Approfittando del caos, Karalis, X, Y e Z irrompono nella Bank Al Muraqabah, scavano un tunnel dal piano inferiore dell'edificio vicino e rubano denaro e gioielli. Sembra la rapina perfetta progettata nei minimi dettagli. Ma qualcosa va storto. In realtà le cose non sono come appaiono ... Recensione ❯
Un flusso di immagini ed emozioni che non teme l'indicibile e il conturbante. Alla sua opera prima Stewart mostra di saper osare. Biografico, Drammatico - Francia, Lettonia, USA2025. Durata 128 Minuti.
Lidia cresce tra abusi e dolore. Nuoto e scrittura sono vie di fuga, ma tra lutti e dipendenze il percorso verso la salvezza sarà lungo e incerto. Espandi ▽
Lidia è una bambina che cresce tra il nuoto e una famiglia in frantumi. Una borsa di studio per il nuoto è la promessa di una vita migliore, ma Lidia dovrà imparare tutto da capo. Ad amare, a rapportarsi agli altri in modo non violento, a sopravvivere a un lutto grave e alle dipendenze multiple in cui finisce per gettarsi. Affamata di vita, intravede nella scrittura una forma di salvezza. È un film viscerale, carnale, appassionato e malato, The Chronology of Water di Kristen Stewart. Un film fuori dall’ordinario che osa portare in scena una storia “scandalosa”, raccontata nell’omonimo romanzo autobiografico di Lidia Yuknavitch. Un flusso amniotico di immagini ed emozioni che non teme l’indicibile e il conturbante. Alla sua opera prima Stewart dimostra di avere maturato negli anni una sua chiara idea di cinema e uno stile nuovo con cui proporla sullo schermo, lontana dalla retorica e dal didascalismo. Un cinema che non deve e non vuole essere rassicurante, intento a raccontare i sentimenti estremi di chi ha subito traumi troppo grandi da elaborare. Recensione ❯
Marina, 18 anni, cerca una firma dai nonni mai conosciuti e scopre segreti di famiglia che la aiutano a ricostruire il ricordo dei suoi genitori. Espandi ▽
(Video)camera a mano e diario della madre in tasca, Marina parte alla volta della Galizia e della famiglia di suo padre, morto di AIDS molti anni prima. Adottata 'altrove', ha bisogno di un certificato anagrafico per ottenere una borsa di studio. Ma dietro alla ragione officiale, si nasconde il desiderio ardente di ricostruire la vita dei suoi genitori, su cui la famiglia mantiene un rigoroso riserbo. Negli stessi luoghi in cui sua madre e suo padre sono stati innamorati e felici, disperati e sconfitti, Marina troverà il suo posto e lo slancio per il futuro.
Il terzo film di Carla Simón è un poema di sole e iodio. Ambientato sulle coste galiziane, Romería esplora le ferite biografiche dell'autrice, che reclama costantemente le immagini mancanti.
Siamo di fronte ad un film riparatore che si allontana progressivamente dai toni realistici, perché la verità della memoria non si trova mai nella ricerca erudita, documentaristica, ma nella fuga romanzesca dell'inconscio, per mediazione della fiction. Recensione ❯