La storia della giovane Elizabeth Zott tra scienza e programmi di cucina. Espandi ▽
Elizabeth Zott è una donna in anticipo sui tempi, o forse tragicamente contemporanea: è una delle migliori chimiche del suo corso. Essendo però una donna negli Anni Cinquanta, le sue possibilità nel mondo accademico sono limitate e soggette a compromessi. In un susseguirsi di barriere dettate dal divario di genere, o dalla fatalità del caso, Elizabeth incontrerà l'amore, scoprirà la possibilità di amicizie e anche quella di costruire una famiglia, condizioni che, ogni volta, la proietterebbero in una posizione predefinita e stereotipata, che sfugge per sua indole e che la faranno così catapultare nello showbusiness. Qui potrà applicare le sue conoscenze accademiche alla cucina, in un format televisivo che sarà costantemente traviato e ripiegato alle sue esigenze, non a quelle della società patriarcale.
Lezioni di chimica è certamente una delle migliori serie prodotte da Apple TV+. I colori pastello che caratterizzano il decennio, la regia che non lascia nulla al caso, una sceneggiatura che non vuole stupire ma che osserva oggettivamente l'evolversi, nel secolo scorso e attuale, di una consapevolezza sociale e individuale, sono strumenti atti a rappresentare il vero soggetto di questo racconto. No, non si tratta di una "donna forte", né tantomeno di un "uomo in crisi"; l'unico interessante e finalmente accettato protagonista dei nostri (e soprattutto degli statunitensi) anni Venti è il cambiamento. Recensione ❯
Crescere per diventare cosa, per assomigliare a chi? Il nuovo romanzo della scrittrice amata in tutto il mondo diventa una serie. Espandi ▽
Anni '90. Giovanna è un'adolescente "confusa e stupefatta" cresciuta nei quartieri alti di Napoli. La madre le dice che sta diventando brutta come la zia Vittoria, quella sorella del padre di cui a casa non si parla e che vive nel Pascone. Giovanna cerca di incontrare la donna cancellata dal passato del padre, per capire quanto di sbagliato e deprecabile rischia di esserci anche in lei stessa. Attraverso la zia Vittoria la ragazza si accorgerà di quanto siano bugiardi gli adulti, compresi i genitori, e di quanto la vita sia complicata, compreso l'amore, che "non è pulito ma opaco, come le finestre dei cessi".
Di puntata in puntata, o meglio di capitolo in capitolo, la serie si gonfia di significati e trova la sua direzione in un universo di strade interrotte, come quella su cui Giovanna fa break dance.
Le interpretazioni sono precise e potenti. La regia di De Angelis gestisce bene sia i momenti intimi che le scene corali e tiene salda in pugno la materia magmatica e sfuggente di cui è fatta questa storia minima e massima: un racconto di disfacimento e formazione che culmina nel dito medio alzato del poster che la promuove. Recensione ❯
Storia di una ribellione femminile, con tante sfumature e senza manicheismo. Con Mouna Hawa, interprete perfetta. Drammatico, Giordania2023. Durata 113 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
Una donna giordana, in seguito alla morte del marito, si trova a dover affrontare un mondo maschile non collaborativo. Espandi ▽
Nawal ha una figlia ancora bambina e vorrebbe concepire un altro figlio ma la morte improvvisa del marito sconvolge la sua vita. Il fratello dovrebbe sostenerla ma è comunque vincolato dal rispetto delle tradizioni. Il cognato, che aveva venduto un pick-up al marito e deve ricevere ancora delle rate di pagamento, inizia ad avanzare pretese pecuniarie. Se Nawal fosse incinta e se il nascituro fosse un maschio le cose cambierebbero.
Amjad Al Rasheed ha preso le mosse da fatti accaduti a una sua parente e ha provato a chiedersi che cosa potrebbe accadere se una donna si ribellasse alle imposizioni. Ha trovato nella sua attrice protagonista Mouna Hawa l'interprete perfetta (e riconosciuta con diversi premi a festival internazionali) per la sua Nawal.
Il regista colloca l'azione ad Amman e in tal modo ci fa conoscere un'altra faccia dell'imposizione alle donne di codici di comportamento che alcune giocoforza interiorizzano accettandoli ed altre no. Al Rasheed è molto abile nel leggere anche le minime sfumature nelle espressioni dei suoi protagonisti ed è anche capace, e non era facile, di tenersi lontano dal manicheismo. Recensione ❯
Un film profondamente politico e umano che affronta con sensibilità una storia densa e partecipata. Thriller, Spagna2021. Durata 115 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
Un film che esplora le conseguenze della violenza e il suo costo umano; nello specifico per chi la subisce, ma anche per chi la esercita e per la società in cui si insinua. Espandi ▽
Il 29 luglio del 2000 Juan María Jaúregui, ex Governatore civile di Guipuzkoa, viene assassinato a Tolosa da un commando dell'ETA composto da tre persone. I colpevoli sono catturati e condannati nel 2004 a 39 anni di carcere. Nel 2014 uno di loro, Ibon Etxezarreta, chiederà di incontrarne la vedova, Maixabel Lasa, che dal 2001 era stata nominata direttrice della Oficina de Atención a las Víctimas del Terrorismo dal governo basco. Il film descrive il percorso grazie al quale si giunge a questo incontro.
Bollain è cosceneggiatrice e il suo script andrebbe studiato nelle scuole di cinema per apprendere come si possa realizzare un film profondamente politico e, al contempo, profondamente umano avendo una straordinaria sensibilità per leggere tutti i mutamenti e anche gli slittamenti del pensiero in ognuna delle dramatis personae.
L'interpretazione sia di Blanca Portillo che di Luis Tosar offre a Maixabel e Ibon tutta la densità necessaria per un film che potrà essere compreso ed emotivamente percepito, anche nei dettagli, da chi abbia vissuto da noi, non dimenticandoli, i cosiddetti anni di piombo. Recensione ❯
Un esordio straniante che attinge dal vissuto personale della regista. Con un punto di vista stilistico molto solido. Drammatico, Australia2023. Durata 117 Minuti.
Una coraggiosa madre iraniana in Australia, con una figlia di sei anni, è costretta a trovare rifugio in una casa di accoglienza per donne che hanno subito violenze domestiche. Espandi ▽
Australia, 1995. Una casa alla periferia cittadina, sotto la guida di Joyce, svolge il ruolo di centro di accoglienza per donne vittime di abusi. Tra le ospiti, ciascuna con figli al seguito, arriva Shayda, iraniana in cerca di riparo dopo aver subito violenze dal marito Hossein. Con lei c'è la piccola Mona, di sei anni, nata a Teheran ma trapiantata in Australia con la famiglia al seguito del padre che studia per diventare medico. Hossein ora minaccia di riprendersi la figlia e scappare in Iran.
Straniante e opprimente, l'esordio alla regia di Noora Niasari tinge il classico genere della lotta alla violenza coniugale con piccole specificità culturali e un solido punto di vista stilistico.
Il tratto formale più efficace di Shayda è però la peculiare abilità di riconfigurare la semiotica dei luoghi, che da certezze del quotidiano diventano satelliti lontani di un corto circuito gravitazionale tra due culture e due atmosfere: quelle della normalità da una parte, e del senso di costante minaccia e instabilità che per Shayda diventa una nuova routine Recensione ❯
Un film emozionante in cui si sente tutto il peso del messaggio che porta. Non si fa dimenticare in fretta. Drammatico, Francia2023. Durata 101 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
Un attivista locale e un giovane sindaco in erba si scontrano sulla strada migliore da percorrere per il loro povero sobborgo. Espandi ▽
Haby vive nel Bâtiment 5, l’edificio 5, un enorme palazzo della periferia parigina. Alla morte improvvisa del sindaco la carica viene trasferita su un uomo ingenuo e spaventato, Pierre Forges, un pediatra senza grande esperienza politica che intende riqualificare il quartiere a suo modo e risponde alle provocazioni con la repressione. La giovane Haby gli tiene testa, avviando una battaglia politica per evitare l’abbattimento dell’edificio 5. Gli indesiderabili riprende il discorso cominciato da I Miserabili, con alcune importanti differenze di impostazione. Lo sguardo del film è quello di Haby, una prospettiva femminile, dunque, che rifiuta tanto la logica del conflitto violento quanto l’esercizio della rassegnazione. Tramite questa acuta osservatrice di una realtà che ribolle, Ladj Ly vuole recapitare un messaggio, e sa farlo arrivare a destinazione, perché il film emoziona e non si fa dimenticare in fretta, ma paga il prezzo di doversi conformare a un obiettivo predominante. Recensione ❯
Il film evento sul progetto musicale inedito di Claudio Baglioni "Dodici Note - TUTTI SU!". Espandi ▽
Dal 3 al 19 giugno 2022 si sono tenuti alle Terme di Caracalla dodici concerti-evento del progetto musicale di Claudio Baglioni Dodici Note – Tutti Su!. Era la prima volta in assoluto che un artista pop apriva la stagione Lirica del Teatro dell’Opera di Roma e si è trasformata in uno spettacolo con 123 tra musicisti, coristi e performer classici e moderni. La direzione artistica e la regia teatrale sono di Giuliano Peparini, la videoregia di Duccio Forzano, il progetto, la voce, le canzoni e il carisma sono di Claudio Baglioni.Incandescente, travolgente, appassionante, il docufilm musicale che vede protagonista assoluto Claudio Baglioni è un caleidoscopio di emozioni. Ai successi intramontabili del cantautore romano si affiancano danze scatenate, colori sgargianti che dai costumi di scena si propagano al palco. Ma forza principale del film sta nella continua contaminazione, in una regia sapiente e nell’ottima selezione del cast musicale, artistico e performativo. E poi, o forse prima di tutto, c’è la musica con la M maiuscola di Claudio Baglioni. Recensione ❯
Un doc tenace: esporsi come oggetto cinematografico per sapere di non essere stati dimenticati da chi ci ha amato. Documentario, Italia2023. Durata 95 Minuti.
La vita della regista attraverso le parole delle persone che l'hanno amata. Espandi ▽
Dai primi anni '90, cioè dalla sua adolescenza, la regista Chloé Barreau ha iniziato a filmare con una videocamera digitale i suoi fidanzati e amanti, conservando le registrazioni. Oggi quelle immagini di feste casalinghe, uscite di gruppo e incontri amorosi, a volte clandestini, si collocano come contrappeso, pietra di paragone e rari documenti in dialogo con le interviste individuali che Barreau torna a registrare oggi con le stesse persone.
A chi appartengono i nostri ricordi? Ne siamo proprietari? Possiamo impedire a qualcuno di ricordarsi di noi? Con una serie di domande poco rassicuranti si apre questo girotondo tra (ex?) innamorati, ispirato, non solo nel titolo, al celebre saggio di Roland Barthes, quasi dichiarandosi come un suo aggiornamento.
Un'investigazione che, se per per iterazione della formula e autoreferenzialità seduttrice può a tratti risultare frustrante, d'altra parte è mossa da una volontà tenace, condivisibile, soprattutto temeraria: esporsi come oggetto cinematografico per sapere di non essere stati dimenticati da chi ci ha amato. Recensione ❯
Benjamin, dottorando senza borsa di studio, accetta una cattedra a contratto in un college. Espandi ▽
L'estate è finita e un nuovo anno scolastico sta per cominciare. Gli studenti affollano il cortile e i professori risalgono in cattedra. A un team di insegnanti impegnati e affiatati, si aggiunge Benjamin, un giovane supplente di matematica con zero esperienza e tante domande sulla professione. Sbarcato in una scuola ordinaria nella banlieue di Parigi, scoprirà a sue spese i problemi e le gioie della trasmissione.
Dopo aver affrontato il tema della salute da diverse angolazioni (ospedali, studi medici di città e di campagna...), dopo aver messo in scena le prove e le tribolazioni della professione medica, denunciando il progressivo disimpegno dello Stato francese, Thomas Lilti passa all'istruzione.
Sbilanciato dalla parte dei buoni sentimenti, Guida pratica per insegnanti è il perfetto grand film publique che trova il suo punto di svolta in un giovane allievo difficile. Con lui il racconto si lascia alle spalle l'intenzione verista per seguire una linea, una figura, un temperamento e un vero dramma. Un personaggio e una storia da sviluppare magari in stagioni televisive e anni scolastici successivi. Recensione ❯
Un'opera prima accurata che riflette sull'identità maschile. Con Raphael Quenard, grande mattatore. Drammatico, Francia2023. Durata 93 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
In un piccolo paese a Sud della Francia, due amici d'infanzia vedono le loro abitudini e il loro rapporto perturbati dall'arrivo di una ragazza. Espandi ▽
Antoine e Damien sono amici da sempre, e da sempre vivono a Le Pouget. Il rapporto fra i due ragazzi è ben codificato e quasi simbiotico, nel senso anche tossico del termine: Antoine, che tutti chiamano con il cognome Mirales, è dominante e tratta Damien, soprannominato Dog, alla stregua del suo vero cane, Malabar. Finchè arriva Elsa, una ragazza di città che ha scelto di trasferirsi per un mese lontano dal caos della vita urbana: ed Elsa comincia una relazione proprio con Damien, il quale di fatto si allontana da Antoine. Ovviamente l'amico gradasso la prende male, e il conflitto fra i due non tarderà ad esplodere.
Chien de la casse è il lungometraggio di esordio dello sceneggiatore e regista francese Jean-Baptiste Durand e ha vinto sia il César come Miglior film d'esordio che quello per il Miglior attore esordiente, quel Raphael Quenard che è stato anche protagonista del film di Quentin Dupieux Yannick - La rivincita dello spettatore.
Il film racconta un bisogno reciproco che ha molto a che fare con l'affermazione della propria identità maschile. La tristezza che si legge nello sguardo di Dog non è solo quella del cane bastonato, ma anche quella dei giovani che nella provincia non hanno opportunità di dimostrare né chi sono né, eventualmente, quanto valgono. Recensione ❯
Un debutto magnifico e febbrile che rianima finalmente il genere 'teen' abbigliandolo da racconto gotico. Drammatico, Canada2022. Durata 100 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
Storia d'amore e di fantasmi per Charlotte Le Bon che debutta alla regia e adatta liberamente la graphic novel di Bastien Vivès, "Una sorella". Espandi ▽
Bastien, tredici anni, "quasi quattordici", ha una paura folle dell'acqua e una curiosità viva per Chloé, sedicenne bella e insolente che lo spinge a superare i suoi limiti per piacerle. In vacanza con la famiglia sulle rive di un lago quebecchese, divide la stanza col fratellino e con la ragazza, figlia di amici di famiglia che ha deciso di prenderlo sotto la sua ala. Malgrado lo scarto di età, tre anni che pesano come un bacio rubato, i due adolescenti creano un legame unico a colpi di bagni e giochi proibiti. Sul fondo di una leggenda fantasmatica, l'estate scorre e il desiderio monta.
Storia d'amore e di fantasmi per Charlotte Le Bon che debutta magnificamente alla regia e adatta liberamente la graphic novel di Bastien Vivès, "Una sorella". La regista avvia una storia di iniziazione sentimentale e sessuale che flirta disinvolta con l'horror.
Falcon Lake è un film di metamorfosi, di fine estate, di crepuscolo. Il sole brilla alto ma le tenebre sono dappertutto in quest'opera prima febbrile che rianima finalmente un genere da tempo inerte. Lo fa abbigliandolo da racconto gotico, insinuando un'ombra spettrale e sottolineando la dimensione irreparabile dell'adolescenza. Recensione ❯
Un padre e una figlia si riuniscono e cercano di recuperare il tempo perduto. Espandi ▽
Sardegna oggi. Rudy è un malavitoso del tutto privo di scrupoli. La sua unica regola di vita è la sopraffazione che esercita sia con l’intimidazione raccogliendo il pizzo dai ristoratori, sia con la violenza fisica. Un giorno si trova a doversi occupare, dopo un lungo ed indifferente distacco, della figlia che è affetta da una malattia neuro degenerativa. Il rapporto tra i due è di freddezza e disprezzo anche se Rudy sembra volersi occupare della sistemazione della ragazza in una struttura adeguata.
Paolo Pisanu al suo film d'esordio, mostra di possedere più che interessanti doti di scrittura e di regia nonché di casting.
Ci sono i soprusi, la violenza, i ricatti in questo film che avrebbe potuto diventare l'ennesimo film di genere ma sono tutti funzionali alla descrizione di un incontro/scontro tra due persone che potrebbero aver perso, per motivi estremamente diversi, una ragione per continuare a vivere. Il loro e' un inferno esistenziale della cui presenza sono, in qualche misura, consapevoli. Recensione ❯
Una delicata opera prima sul desiderio di maternità e la solitudine silenziosa e nascosta di tante donne. Drammatico, Francia2023. Durata 97 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
Una donna è in una fase di crisi. A questo si aggiunge un'avventura di una notte e la gravidanza della sua migliore amica. Espandi ▽
Lydia è un’ostetrica affidabile e professionale, ma il parto della sua amica Salomé, da lei assistito, non è andato come previsto, e la puerpera ha rischiato di perdere il bambino. In quel momento qualcosa si spezza all’interno di Lydia. L’incontro occasionale con Milos dà il via ad una nuova speranza per la donna, ma il rifiuto dell’uomo di proseguire il rapporto innesca una sequenza di fraintendimenti e invenzioni che Lydia alimenta in modo quasi inconsapevole. Le Ravissement, opera prima della regista e sceneggiatrice Iris Kaltenbäck, mette al centro il desiderio di maternità come motore di accensione di comportamenti che si discostano dalla quotidianità e mettono in luce l’estraneità che alcune donne avvertono nei confronti della loro stessa vita. Non ci sono cattivi, solo anime smarrite, istinti primari mal indirizzati e segnali mai raccolti. Ed è impossibile chiamarsi fuori da questa storia che in qualche modo riguarda tutti, anche se non comprendiamo fino in fondo le motivazioni dietro le azioni di Lydia. Recensione ❯
La prima band di Nick Cave rivive in un documentario che non si ritrae di fronte agli eccessi. Documentario, Biografico - Australia2023. Durata 98 Minuti.
Il docu-film che racconta l'ascesa e l'implosione di uno dei gruppi post-punk più selvaggi di sempre. Espandi ▽
Alla fine degli anni ’70 Nick Cave, Mick Harvey, Tracey Pew, Phill Calvert e Rowland S. Howard misero a ferro e fuoco l’Australia con una musica che iniettava nelle ceneri del punk forti dosi di blues degenere e derive psychobilly. Il loro nome, benché per qualche anno lo cambiarono in Boys Next Door, era Birthday Party; il loro leader era un personaggio destinato nei decenni a seguire a divenire un gigante indiscusso del rock. La “festa di compleanno” più pericolosa e debosciata che si potesse concepire caratterizzò gli anni a cavallo dei due decenni, seminando caos in giro per il mondo. Il film di Ian White, prodotto da Wim Wenders, segue cronologicamente le vicende del gruppo, dai primi vagiti a St. Kilda, Melbourne sino alla dissoluzione a Berlino, che porterà alla nascita del primo nucleo dei Bad Seeds. Il montaggio del materiale di repertorio privilegia le esibizioni live, in cui l’eccesso era all’ordine del giorno, mentre nulla o quasi appartiene al tempo presente. Il film ha il merito di non pretendere di essere molto più di una cronistoria fedele di un’epoca di follia e le testimonianze orali di Cave e Harvey forniscono materiale sufficiente per rendere l’idea di cosa significasse un concerto animalesco dei Birthday Party. Recensione ❯
Un film di distanze, dallo sguardo severo, che fa una critica sociale che non fa sconti. Drammatico, Polonia, Italia, Repubblica Ceca2021. Durata 113 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
Una coppia polacca, apparentemente perfetta, affitta una casa per le vacanze su un'isola italiana assolata. Una tragedia farà emergere i lati più bui della loro relazione. Espandi ▽
Anna e Adam sono una coppia polacca che sceglie per le vacanze una bella villa su un'isola in Italia. Sportivi e sofisticati, si godono le cene e le corse nella natura, isolandosi in un relax un po' robotico. Si lamentano però con il padrone di casa per la piscina che non funziona. Quando arriva un giovane operaio a ripararla, un incidente sconvolge la calma apparente del luogo e minaccia di rovinare il soggiorno dei due protagonisti.
È un film di distanze, l'esordio alla regia della polacca Aga Woszczynska. Distanze culturali come distanze di sguardi, che si fanno spesso gelide, si prolungano al limite dell'insostenibile, separano i luoghi dai corpi. Qui il privilegio è così dannatamente controllato e ragionevole, così privo di eccessi. Eppure lo sguardo di Woszczynska si mantiene severo, in una critica sociale forse un po' didascalica che però non fa sconti allo spettatore.
Piani fissi, sound design penetrante, una rigidità che ricorda Haneke: lo straniamento è la cifra principale dell'opera, che sa essere ora voyeuristica, per come scruta i personaggi, ora offuscante, nel modo in cui li separa da ciò che osservano. Recensione ❯
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