| Titolo originale | Inshallah Walad |
| Anno | 2023 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Giordania |
| Durata | 113 minuti |
| Regia di | Amjad Al Rasheed |
| Attori | Mouna Hawa, Haitham Alomari, Seleena Rababah, Yumna Marwan, Salwa Nakkara Mohammed Al Jizawi, Eslam Al-Awadi, Siranoush Sultanian, Serene Huleileh, Mohammad Suleiman, Mona Shehabi. |
| Uscita | giovedì 14 marzo 2024 |
| Tag | Da vedere 2023 |
| Distribuzione | Satine Film |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,65 su 17 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento lunedì 11 marzo 2024
Una donna giordana, in seguito alla morte del marito, si trova a dover affrontare un mondo maschile non collaborativo. In Italia al Box Office Inshallah a Boy ha incassato 78,8 mila euro .
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Nawal ha una figlia ancora bambina e vorrebbe concepire un altro figlio ma la morte improvvisa del marito sconvolge la sua vita. Il fratello dovrebbe sostenerla ma è comunque vincolato dal rispetto delle tradizioni. Il cognato, che aveva venduto un pick-up al marito e deve ricevere ancora delle rate di pagamento, inizia ad avanzare pretese pecuniarie. Se Nawal fosse incinta e se il nascituro fosse un maschio le cose cambierebbero.
Amjad Al Rasheed ha preso le mosse da fatti accaduti a una sua parente e ha provato a chiedersi che cosa potrebbe accadere se una donna si ribellasse alle imposizioni.
Il regista giordano ha trovato nella sua attrice protagonista Mouna Hawa l'interprete perfetta (e riconosciuta con diversi premi a festival internazionali) per la sua Nawal. Si tratta di una donna come tante, non sicuramente di una suffragetta islamica. La morte inaspettata del marito le fa scoprire una molteplicità di figure, parentali e non, che fino ad allora non avevano manifestato il loro vero volto. A partire dallo stesso consorte che non solo non aveva più un lavoro da mesi ed aveva dei debiti ma conservava almeno un altro segreto. Il cognato accampa i propri diritti cercando inizialmente di privarla del pick-up, non ancora del tutto pagato, per poi passare all'appartamento di cui lei aveva contribuito all'acquisizione ma senza poter esibire prove documentali. Tutto il mondo maschile che la circonda, anche chi è convinto di stare dalla sua parte, finisce con il volerla, in un modo o nell'altro, condizionare.
Al Rasheed colloca l'azione ad Amman e in tal modo ci fa conoscere un'altra faccia dell'imposizione alle donne di codici di comportamento che alcune giocoforza interiorizzano accettandoli ed altre no. Perché grazie al lavoro di badante di un'anziana signora immobilizzata su una sedia a rotelle a cui Nawal attende quotidianamente (rientrando a casa tardi e questo viene usato contro di lei) ci viene aperto un altro microcosmo. Quello cioè di una famiglia benestante cristiano maronita dove però i rigidi codici di sottomissione al maschio, non importa se totalmente privo di scrupoli, imperano.
Ci viene quindi ricordato che non si tratta solo, come semplicisticamente si potrebbe pensare, di una tradizione religiosa contro un'altra ma piuttosto di humus culturale diffuso contro cui è difficile combattere. Nawal lo fa senza proclami ma con l'amore che ha per la figlia e cercando di sfruttare tutte le scarse vie legali che i maschi lasciano alle donne per esercitare dei diritti che non dovrebbero neppure essere enunciati tanto sono, si potrebbe dire, naturali.
Al Rasheed è molto abile nel leggere anche le minime sfumature nelle espressioni dei suoi protagonisti ed è anche capace, e non era facile, di tenersi lontano dal manicheismo. Si veda la figura del fratello di Nawal che vorrebbe in cuor suo esserle d'aiuto ma non riesce a sfuggire al retaggio culturale in cui è nato e cresciuto. Affrontando al contempo i temi qui solo apparentemente contrastanti del desiderio, che diviene necessitato, di una gravidanza e del divieto dell'aborto, il regista, essendosi fatto affiancare da due donne (Rula Nasser e Delphine Agut) nello stendere la sceneggiatura, ha saputo trovare la giusta misura nel trattare temi così delicati offrendo un quadro purtroppo realistico di un contesto in cui ogni cambiamento impone una sofferenza che solo alcune sanno sostenere.
Un film splendido. Non solo ben realizzato, con una tensione che tiene con il fiato sospeso fino all' ultima scena ma anche denso di significato che tutti, soprattutto i giovani di sesso maschile dovrebbero vedere. Visto in anteprima a Milano e come giustamente sottolineava il regista, il cinema può aiutare a comprendere certe realtà e indurre a riflettere e ad agire per il miglioramento [...] Vai alla recensione »
Amman, Giordania: il mondo crolla addosso in un amen a Nawal (l'espressiva Mouna Hawa, vista in «Fauda» e «Libere, disobbedienti, innamorate»). La morte improvvisa del marito, con il quale stava cercando di concepire un secondo figlio, le porta in dote ulteriori guai: il cognato preme affinché paghi un vecchio debito e intanto trama per soffiarle la casa, facendosi scudo con gli obblighi parentali [...] Vai alla recensione »