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A casa tutti bene, tutte le donne di Gabriele Muccino

In tutti i film del regista le donne sembrano nate per sconvolgere, turbare, fare a pezzi il mondo. Per poi restituirlo in tutt'altra forma, non sempre migliore. Al cinema.
di Ilaria Ravarino

A casa tutti bene

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sabato 17 febbraio 2018 - Focus

"Le donne sono fatte per sorreggere il mondo", dice Stefania Sandrelli, madre di famiglia in procinto di festeggiare le nozze d'oro nell'ultimo film di Gabriele Muccino, A casa tutti bene. Eppure in tutti i lavori del regista romano, più che sorreggere il mondo, le donne sembrano nate per sconvolgerlo, turbarlo, farlo a pezzi. Per poi restituirlo in tutt'altra forma, non necessariamente migliore della precedente.

Biografico come forse fu solo il suo secondo film, quel Come te nessuno mai che nel 1999 vinse premi e pregiudizi ancora acerbi, A casa tutti bene mette in scena per la prima volta sul noto scacchiere muccinano (famiglia vs individuo, responsabilità vs libertà, amore vs sesso), accanto ad alfieri storici come Pierfrancesco Favino e Stefano Accorsi, anche una gran quantità di donne, in un'ideale galleria dei caratteri femminili che hanno attraversato, sconquassandole, le vite dei personaggi dei suoi film.
Ilaria Ravarino

È un cast davvero corale quello di A casa tutti bene, circa una ventina tra protagonisti e comprimari, in cui il femminile si moltiplica, si sdoppia (Sandrelli/Impacciatore), fa esplodere conflitti (Michelini), scatenare gli istinti (Crescentini), tenta di sedare gli animi (Sandrelli) e accendere passioni sopite (Cucci). Come se per raccontare l'implosione di una famiglia, tema legato alla stessa biografia del regista - anche lui una madre pittrice, un fratello attore, un burrascoso trascorso sentimentale - Muccino avesse sentito il bisogno di aumentare l'entropia sentimentale dello script affidando a tutte le "sue" donne il compito di alzarne il coefficiente di isteria, ansia, tensione, competizione. Per arrivare a un inedito - almeno nel suo cinema - punto di rottura.


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In foto Stefania Sandrelli in una scena del film A casa tutti bene.
In foto Giulia Michelini in una scena del film A casa tutti bene.
In foto Carolina Crescentini con Gabriele Muccino.
COME TE NESSUNA MAI

Succede soprattutto nei suoi film italiani. Qui le donne sono come le pistole nei gialli: se Muccino le mette in scena, prima o poi colpiranno qualcuno al cuore. È così fin dal principio, da quell'Ecco fatto in cui una storia di amicizia al maschile (Giorgio Pasotti e Claudio Santamaria) viene turbata dall'entrata in campo di una ragazza (Barbora Bobulova), tema che prosegue in Come te nessuno mai, dove la passione politica di Silvio (Silvio Muccino) si sovrappone alla passione per Valentina (Giulia Carmignani), compagna dell'amico Martino (Giuseppe Sanfelice).

Ma è nel maggior successo in patria del regista, L'Ultimo bacio, che prende corpo e forma il femminile mucciniano per eccellenza, la donna che sorregge il mondo ma che può decidere in qualsiasi momento di distruggerlo: un ideale tutto racchiuso nella sequenza dell'esaurimento nervoso di Giulia (Giovanna Mezzogiorno), che butta fuori casa Carlo (Stefano Accorsi) dopo che lui le ha confessato di aver dato all'amante (Martina Stella) "solo un bacio".
Ilaria Ravarino

Un topos, quello della donna creatrice e distruttrice, che torna a ripetersi in Ricordati di me, con la coppia Alessia/Giulia (Monica Bellucci e Laura Morante), e inevitabilmente nel sequel de L'ultimo bacio, Baciami Ancora. E che nel decimo film del regista, L'estate addosso, si incarna nell'apparente candore di una ragazzina (Matilda Lutz), la cui energia sessuale è capace di travolgere ogni confine, spezzando qualsiasi legame.


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In foto una scena del film L'ultimo bacio.
In foto una scena del film Come te nessuno mai.
In foto una scena del film Ricordati di me.
LE DONNE AMERICANE

È singolare quanto invece la carriera statunitense del regista, approdato nel 2006 a Hollywood e da allora rimasto a cavallo dei due mondi, abbia tutto un altro rapporto con il femminile.

Le donne, nelle prove americane di Muccino, letteralmente scompaiono - non prima di aver procurato danni irreversibili - per lasciare il campo libero al protagonismo del singolo (uomo).
Ilaria Ravarino

Ne La ricerca della felicità il protagonista Will Smith viene lasciato dalla moglie che si rifiuta di dargli fiducia, precipitandolo ulteriormente nella povertà; in Sette Anime la moglie di Tim Thomas (ancora Will Smith) muore all'inizio del film, e quando il cuore del protagonista batterà di nuovo per qualcuno sarà per una donna per cui sceglierà di morire. E in Quello che so sull'amore, declinato in chiave di commedia, le donne non sono da meno: da una parte le rapaci seduttrici che l'allenatore George Dryer (Gerard Butler) incontra a bordo campo mentre ne allena i bambini, dall'altra la ex che lo ha lasciato per un altro. E tuttavia è proprio negli Stati Uniti, con un film come Padri e figlie, che Muccino si cimenta per la prima volta con un "a solo" al femminile: storia a cavallo tra passato e presente e tempo in scena equamente diviso tra un padre coraggioso (Russell Crowe) e sua figlia (Amanda Seyfried), confusa, incapace di amare e di sorreggere il mondo esattamente come un uomo.


RECENSIONE
In foto una scena del film La ricerca della felicità.
In foto una scena del film Sette anime.
In foto una scena del film Padri e figlie.
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