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Ultimo aggiornamento venerdì 27 aprile 2018
L'ascesa nello sport di Molly Bloom che, da atleta divenne organizzatrice di poker clandestino al servizio di Hollywood. Il film ha ottenuto 2 candidature a Golden Globes, 1 candidatura a BAFTA, 2 candidature a Critics Choice Award, 1 candidatura a Writers Guild Awards, 1 candidatura a Producers Guild, In Italia al Box Office Molly's Game ha incassato 349 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Da futura studentessa di giurisprudenza a Harvard a principessa del poker: la vera storia di una giovane donna diventata la regina di un gigantesco impero del gioco clandestino a Hollywood. Nel 2004, la giovane Molly Bloom, ex sciatrice olimpionica del Colorado sbarca a Los Angeles in cerca di avventure prima di iniziare gli studi.
Per guadagnarsi da vivere comincia a lavorare come semplice assistente di un organizzatore di partite clandestine di poker ma poi, licenziata senza giusta causa, decide di creare la sua società: il buy-in sarà di 250.000 dollari.
Star di Hollywood, miliardari, campioni dello sport subito accorrono. Il successo è immediato e vertiginoso.
Accerchiata dagli agenti dell'FBI decisi a fermarla, minacciata dalla mafia russa desiderosa di fare man bassa sulla sua attività e tormentata dalle celebrità preoccupate di essere tradite, Molly Bloom si ritrova tra tanti fuochi. Accusata di organizzazione illegale del gioco, la principessa del poker eviterà, infine, la prigione con l'aiuto di un avvocato di talento.
Lo sceneggiatore premio Oscar di The Social Network, ma anche del biopic Steve Jobs e di serie tv come The Newsroom, si mette alla prova nella regia.
Molly's Game è il primo lungometraggio di Aaron Sorkin che si rivela una perfetta scala reale, in cui ritroviamo tutta la sua passione per il dialogo pungente, il fascino per i lavoratori accaniti, l'esaltazione della performance e del superamento di sé. Basata sull'omonima autobiografia ("Molly's Game", 2014), l'allucinante storia di una giovane donna che costruisce un impero dal nulla ai limiti dell'etica e della legalità sembrava il suo terreno di gioco ideale, nonostante l'iniziale reticenza.
L'identità dei giocatori riuniti da Molly preoccupava Sorkin: "Conosco alcune persone descritte nel libro e ho lavorato con alcune di loro. Ce ne sono altre con cui vorrei lavorare e anche due miei amici", spiega il regista che non intendeva dare adito a pettegolezzi né fare di queste persone il soggetto della storia. Perciò, al fine di preservare il loro anonimato, i giocatori sono personaggi fittizi non riconducibili a nessuno in particolare.
Molly's Game, d'altronde, non è un film sul poker e i suoi codici, sebbene siano ben spiegati attraverso la voce fuori campo della protagonista, né sul fasto delle serate, ma sul percorso romanzesco di un'ambiziosa che non perde l'entusiasmo nonostante il reiterarsi dei fallimenti. Il ritratto della donna inizia con la prima caduta sulla pista di sci di una competizione preolimpionica e si conclude con la seconda in tribunale; tra le due un'irresistibile scalata raccontata da Jessica Chastain. La lobbista più ricercata e talentuosa di Washington recentemente vista in Miss Sloane, sembrava perfettamente incarnare anche la regina del poker, apparentemente su consiglio di Molly Bloom in persona. Il carisma e la forza drammatica di Jessica Chastain irradiano Molly nel suo percorso di formazione fuori dal comune raccontato in prima persona.
Aaron Sorkin si serve dell'autobiografia per analizzare la psiche della diva che trionfa davanti alle sue telecamere. Molly non è solo l'eroina bella e sensuale ma anche la self made woman che riesce in qualsiasi campo per via della sua intelligenza, infine donna indipendente che non ha bisogno di nessun uomo per definirsi tale. E se il regista mette in risalto la sua solitudine è per equipararla a qualsiasi eroe maschile che non ha bisogno di donne al proprio fianco. Tuttavia, Sorkin non fa di Molly un modello esemplare, piuttosto ne scruta i lati oscuri attraverso l'inconscio: il peso di un padre troppo esigente (Kevin Costner) che ritorna dietro la figura dell'avvocato (Idris Elba), vecchie ferite, antichi rancori sportivi e familiari.
Da campionessa di sci ad amazzone del jet-set dunque, Sorkin segue l'evoluzione di Molly che passa anche per il suo abbigliamento sempre più lussuoso ed elegante. La femme fatale del Four Seasons contava ai suoi tavoli ospiti come Leonardo DiCaprio, Ben Affleck, Andrew Beal, Mary-Kate e Ashley Olsen, le sue partite erano nell'agenda più glamour di New York, eppure Molly era sempre ben attenta a guadagnare solo di mance per rimanere ai limiti della legalità. La principessa del poker raggira senza scrupoli le leggi americane ma senza rinunciare alla sua integrità morale. Anche al limite della disperazione, Molly non rivela alle autorità i nomi dei suoi illustri clienti.
Sullo sfondo delle montagne del Colorado, di Hollywood e New York, Aaron Sorkin conduce il suo gioco tra luci e ombre dell'anima, su una costante contrapposizione tra superficialità di quel mondo patinato e profondità della mente di una donna il cui nome rivela l'ambiguità. Come il personaggio dell'Ulisse di James Joyce, Molly Bloom afferma la sua indipendenza ma in un sistema di cui rimane prigioniera.
Esordio alla regia di Sorkin, già apprezzatissimo sceneggiatore, dietro, solo per citare l’ultimo in ordine di tempo, allo Steve Jobs di Boyle, Molly’s Game è un film perfettamente riuscito che contiene tutti i suoi marchi di fabbrica già presenti nelle sceneggiature dirette da altri: poca azione, tanti dialoghi, spesso arguti e taglienti, personaggi ben definiti e [...] Vai alla recensione »
Signore e signori ecco a voi la scrittura più complessa presente nel cinema statunitense contemporaneo. Lo sceneggiatore Aaron Sorkin (i film Codice d'onore, The Social Network, Steve Jobs e le serie tv West Wing e The Newsroom) esordisce come regista sul grande schermo raccontando una tipica storia americana piena di sfaccettature e senza l'accetta che ormai taglia tutti i personaggi dividendoli tra [...] Vai alla recensione »