| Titolo originale | The Journey |
| Anno | 2016 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Gran Bretagna |
| Durata | 94 minuti |
| Regia di | Nick Hamm |
| Attori | Timothy Spall, Colm Meaney, Toby Stephens, Catherine McCormack, Ian McElhinney Barry Ward, Ian Beattie, Freddie Highmore, John Hurt, Mark Lambert, Daniel Portman, Lucy Cray-Miller, Lorna Quinn, Richard Doubleday, Patrick Joseph Byrnes, Virginie Le Brun. |
| Uscita | giovedì 30 marzo 2017 |
| Tag | Da vedere 2016 |
| Distribuzione | Officine Ubu |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,21 su 14 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 3 aprile 2017
La storia di due acerrimi nemici nell'Irlanda del Nord - il leader del Partito democratico unionista Paisley e il politico del Sinn Fein, Martin McGuinness. In Italia al Box Office Il Viaggio (The Journey) ha incassato 161 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Due uomini chiusi in una Mercedes sotto la pioggia scozzese. Hanno poche ore per ultimare un gesto destinato a cambiare la Storia: mettere fine alla guerra civile che da decenni ha insanguinato l'Irlanda del Nord. Nonostante le resistenze politiche e una manifesta avversione reciproca, il reverendo Ian Paisley leader del Partito Unionista Democratico e Martin McGuinnes del Sinn Féin trovano in quella giornata del 2006 un accordo di pace, sofferto ma tuttora duraturo. Si odiano. L'uno provoca e l'altro risponde con grugniti. Troppo sangue sparso nell'Ulster da decenni, impossibile dimenticare, accettare e perdonare. Temono forse di tradire le proprie fazioni politiche, o semplicemente il proprio orgoglio. Di certo l'allora 81enne pastore presbiteriano Paisley e il 56enne attivista cattolico McGuinnes sono figure spigolose, determinate quanto dolenti, portandosi addosso le cicatrici di ferite mai guarite.
Due personaggi chiave per la storia nordirlandese ma rimaste finora pressoché invisibili alla macchina da presa. A colmare la lacuna ha pensato Nick Hamm, nativo di Belfast e dunque ontologicamente sensibile alla causa.
Tenendosi a distanza dal dramma politico, il regista sceglie di mescolare il registro della British comedy al road movie, con l'ovvio sfondo storico del caso. Al centro mette semplicemente il viaggio in macchina - The Journey - compiuto dai due protagonisti in Scozia da St Andrews all'aeroporto di Edimburgo, quale confessionale privato di un hic et nunc irripetibile. I due protagonisti pensano di essere invisibili al mondo ma un punto di vista a loro ignoto li sta osservando e, in un certo senso, manipolando.
Si tratta della "ragion di Stato" incarnata dal Primo Ministro britannico Tony Blair, dai suoi colleghi nordirlandese e irlandese, da un responsabile dell'MI5 a scendere in diplomazia e forze di polizia. Li sorvegliano attraverso uno schermo connesso a una cimice posta all'interno dell'automobile, il cui funzionamento è garantito da un agente sotto le mentite spoglie d'autista. La posta in gioco è troppo importante per lasciarla al privato: il meta-sguardo offerto dal cinema si fa, in tal modo, intermediario con la Storia. Ma è chiaro che a Hamm e al suo sceneggiatore Colin Bateman interessava soprattutto la dialettica fra Paisley e McGuinnes, una sorta di ping-pong verbale governato dall'arguzia e dall'indiscusso talento politico dei due contendenti. Per questo appare indispensabile quanto vincente la scelta di due interpreti in grado di replicare il concetto di "bigger than life": Timothy Spall nelle vesti di Paisley e Colm Meaney in quelle di McGuinnes.
Gran parte della riuscita del film è impressa sui loro corpi e volti, capaci di espressioni-versi-sguardi sostitutivi di mille parole, che pur diventano irresistibili pronunciate nello splendido accento (talvolta slang) irlandese. Un piccolo film senza particolari velleità registiche orientato ad intrattenere mentre mette in scena come può concretizzarsi una pace possibile.
Ho avuto il piacere di vedere questo film alla sua première al festival di Venezia dove è stato accolto con grandi applausi e sono felice che finalmente esca anche nelle sale italiane.In tempi come questi, fatti di guerre, odio e muri che dividono, un film come Il viaggio che parla di speranza e pace, trova tutta la sua forza nell'importante messaggio che vuole comunicare: la voglia di unire un paese [...] Vai alla recensione »
Ci sono indipendentismi che suscitano una simpatia diffusa e altri che fanno inorridire per la loro virulenza. A volte, tra gli uni e gli altri non ci sono differenze sostanziali, se non il grado di "epica" che sono in grado di suscitare. Si tratta di un discorso delicato, che tuttavia non può essere sottaciuto: al cinema, per quanto formalmente condannata in numerosi film, l'attività di lotta armata dell'IRA ha goduto di enorme popolarità. Merito del fascino romantico di una battaglia di liberazione da secoli di dominio (inglese), anche se poi attuata in forme distruttive, dalle bombe nei pub alle esecuzioni sommarie. Quando si è trattato di mostrarne la dimensione più gandhiana (Hunger per esempio), non ci sono stati soverchi problemi; quando ci si è spinti nel pozzo nero della violenza, si sono registrati atteggiamenti diversi e sfumati (da Una scelta d'amore a Bloody Sunday, da Nel nome del padre alla ricostruzione storica di Michael Collins e Il vento che accarezza l'erba).
Da qualche tempo la grande narrazione dell'irredentismo cattolico ha lasciato spazio anche alla controparte, la lotta paramilitare protestante e il punto di vista dei lealisti, con esempi molto interessanti come '71.
Per fortuna, la violenza che ha insanguinato un pezzo d'Europa (spesso nell'indifferenza generale) è un lontano ricordo almeno dal 1998, ma è solo con il governo nordirlandese di pacificazione nazionale del 2007 che i pericoli di ricaduta si sono davvero ridimensionati. Il merito è dei due leader politici e comunitari qui narrati, McGuinness e Paisley, nel momento e nel viaggio che - si narra - li ha spinti, se non ad amarsi, a sotterrare l'ascia di guerra, riconoscere la statura del nemico e osare l'impensabile: un governo con uno nelle vesti di premier e l'altro in quelle di vice-premier.
Martin McGuinness è stata una figura fondamentale per la pace in Irlanda del Nord. Fiero combattente dell'IRA durante gli anni Settanta e Ottanta, nel 1997 scelse di rifiutare la poltrona di parlamentare a Westminster non riconoscendo le istituzioni nate dal trattato Anglo-Irlandese del 1921. Figura di spicco del Sinn Féin - il partito repubblicano indipendentista irlandese - fu uno degli artefici [...] Vai alla recensione »