Secondo episodio della trilogia Inventario degli inventari, con brani tratti da Omero, Dostoevskij e Chatwin. "L'io dice: «Vado, vado via». E così l'altro io, l'adolescente. E si vedono immagini dell'andare. Ma poi l'io dice anche: «Non vado, non posso andare». E ancora compaiono immagini in movimento, di qualcuno che va... Nel rapporto a due si recita il momento della sopraffazione e l'abbandono. E riprende ancora e sempre il bisogno di andare, l'idea della fuga. Ancora e sempre l'Africa come terra promessa. È l'inventario secondo. Recensione ❯
La messa in scena di un famoso delitto di una modella argentina. Espandi ▽
Lavoro di found footage su un programma televisivo che mostra la messa in scena da parte della polizia di un famoso delitto di una modella argentina. Il lavoro sulle immagini e sul suono svela i vari livelli della messa in scena, la stratificazione di una finzione di secondo livello, il cui esito finale non è solo quello di raggiungere una verità ma di costruire un percorso in cui la forma televisiva si mostra, alla fine, come cinema, cioè come creazione di racconti. Recensione ❯
La trasformazione di una donna che sente di esser stata scelta per entrare in una setta dedita alle arti. Espandi ▽
L'armonia in una famiglia nella valle del Manipur viene sconvolta dall'improvvisa trasformazione di una gentile e giovane moglie in una donna violenta incline ad attacchi visionari e selvaggi. La donna va quindi alla ricerca del Meibi Guru, che pensa l'abbia scelta per essere iniziata alla setta. Recensione ❯
Un film, un video, tra movimento e stasi, andare e restare, il qui e l'altrove, essere e non essere - le direzioni opposte. Una narrazione che si fa e si disfa. Il guardare: si parte appunto dall'occhio che guarda, si vedono occhi che rispondono. Tre voci distinte si succedono lungo il film, si articolano attorno a tre nuclei, o, per meglio dire, tre parole". Recensione ❯