La valanga di premi a Dogman (guarda la video recensione) di Matteo Garrone - 9 statuette su 11 candidature, compresi miglior film e miglior regia - era annunciata, ma ha lasciato comunque l'impressione che il cinema italiano non abbia saputo esprimere una grande varietà nel 2018. Eppure sulla carta, nel secondo anno di presidenza e direzione artistica dei David di Donatello di Piera Detassis, era sembrata una gara equilibrata fra vari contendenti: invece Chiamami col tuo nome (guarda la video recensione), su 12 candidature, ha portato a casa solo 2 David (Miglior sceneggiatura non originale, che qui appare cofirmata da Luca Guadagnino e Walter Fasano mentre agli Oscar, dove ha vinto nella stessa categoria, era firmata solo James Ivory, e Miglior canzone originale), mentre Lazzaro felice (guarda la video recensione) ed Euforia (guarda la video recensione) rispettivamente 9 e 7 nomination, restano a mani vuote: e questa è la più cocente delusione, visto che il 2019 era il primo anno, in 64 edizioni dei David, in cui due donne - Alice Rohrwacher e Valeria Golino - erano candidate per la Miglior regia e per il Miglior film. A Sulla mia pelle (guarda la video recensione) è andata meglio: 3 statuette su 9 candidature, fra cui Miglior regista esordiente ad Alessio Cremonini, che ha ricevuto il premio (e un autografo sulla busta che annunciava il suo nome) dal David alla carriera Tim Burton, Miglior attore ad Alessandro Borghi, lasciando Marcello Fonte l'unico escluso dai premi maggiori a Dogman, e Miglior produttore a Cinemaundici e Lucky Red, più il David Giovani.