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domenica 16 maggio 2021

Kirsten Dunst

Spontaneità che seduce

Nome: Kirsten Caroline Dunst
39 anni, 30 Aprile 1982 (Toro), Point Pleasant (New Jersey - USA)
occhiello
Tutti hanno bisogno d'aiuto, perfino Spiderman!
dal film Spider-Man 3 (2007) Kirsten Dunst  Mary Jane Watson
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Kirsten Dunst
Golden Globes 2020
Nomination miglior attrice in una serie televisiva brillante per il film On Becoming a God di Charlie McDowell, Tricia Brock, Rodman Flender, So Yong Kim, Jeremy Podeswa, Julie Anne Robinson, Daniel Scheinert, Matt Spicer, Rose Troche

Critics Choice Award 2020
Nomination miglior attrice in una serie televisiva brillante per il film On Becoming a God di Charlie McDowell, Tricia Brock, Rodman Flender, So Yong Kim, Jeremy Podeswa, Julie Anne Robinson, Daniel Scheinert, Matt Spicer, Rose Troche

Festival di Cannes 2011
Premio miglior attrice per il film Melancholia di Lars von Trier

European Film Awards 2011
Nomination miglior attrice europea per il film Melancholia di Lars von Trier

Golden Globes 1995
Nomination miglior attrice non protagonista per il film Intervista col vampiro di Neil Jordan



Tra le serie più acclamate e premiate degli ultimi anni, Fargo può contare sulla partecipazione di numerose star internazionali. E intanto si prepara la stagione 4 con una forte componente italiana.

Fargo, arrivano su Amazon Prime Video le 3 stagioni della folgorante serie di Noah Hawley

giovedì 10 settembre 2020 - Andrea Fornasiero cinemanews

Fargo, arrivano su Amazon Prime Video le 3 stagioni della folgorante serie di Noah Hawley Nel 2006 un assassino arriva in una piccola cittadina del Minnesota e fa un patto con un assicuratore, precipitandolo in una spirale di inganni e malvagità sempre più irresistibile. Nel 1979 due famiglie criminali, una del Minnesota e una del North Dakota, si fanno la guerra per colpa di una coppia di sposini. Nel 2010 due gemelli in Minnesota vivono una rivalità sempre più accesa, ma il più ricco dei due ha un problema ben peggiore del fratello: il minaccioso Varga, esponente di una compagnia dagli affari loschissimi che prende progressivamente controllo del suo business.


«Per una stagione di Fargo non ho bisogno solo di un'idea, ma di un centinaio di idee e personaggi. Non escludo una nuova stagione, ma è un lento processo».
Noah Hawley
Ha lo stesso titolo del film dei fratelli Coen del 1996, e i due registi sono infatti produttori della serie, ma Fargo è del tutto una creatura di Noah Hawley, sviluppata per la il canale americano FX diretto da John Landgraf, forse l'executive con maggior fiuto e attenzione della scena statunitense. Fidarsi di un autore relativamente alle prime armi - che aveva ideato solo due serie dalla vita breve -  per una produzione così prestigiosa è stata una grande scommessa vincente: Fargo è oggi una delle serie più acclamate, vincitrice di 3 Golden Globes e 6 Emmy Awards oltre che insignita della partecipazioni di grandi star di Hollywood, da Billy Bob Thornton a Kirsten Dunst e Ewan McGregor.

Al film originale dei Coen regala qualche rimando, spesso nascosto come easter egg per gli spettatori più attenti, mentre ne conserva soprattutto lo spirito: ossia storie di persone più o meno ordinarie che commettono un crimine e finiscono per precipitare in un vortice sempre più violento. Un caos dominato da figure diaboliche, come Lorne Malvo interpretato da Billy Bob Thornton e Varga incarnato da David Thewlis, ma dove trova spazio anche la determinazione dei buoni, come le poliziotte cui hanno prestato il volto Allison Tolman e Carrie Coon.

Ai racconti morali delle stagioni uno e tre si affianca la più spregiudicata seconda stagione, ambientata negli anni 70 e dal taglio quasi pulp nei suoi eccessi di violenza e follia. Anche qui però il cuore della vicenda sono persone ordinarie che lasciano i binari di una vita serena per il crimine, finendone travolti e scoprendosi capaci di azioni che nemmeno immaginavano.
Sempre molto curata per fotografia e messa in scena, Fargo vanta una straordinaria compattezza formale nonostante siano molti i registi che si avvicendano dietro la macchina da presa, a ulteriore riprova di come la scrittura e la supervisione dello showrunner Noah Hawley sia riuscita a dare coerenza al progetto. Fargo regala infatti sequenze memorabili che si ricordano anche ad anni di distanza come quelle della prima stagione con Lorne Malvo che fa una strage in un palazzo di uffici, vista dall'esterno attraverso le finestre, o come la sparatoria nella nebbia sempre della prima stagione, ma pure la gran resa dei conti nel parcheggio con l'arrivo di un UFO nella seconda annata resta indimenticabile e, nella terza stagione, l'assalto al bus diretto in carcere e poi Ray Wise al bowling sono passaggi strepitosi. Anche le interpretazioni in Fargo hanno spesso lasciato il segno, oltre ai già citati villain si ricordano: la trasformazione di Martin Freeman da inetto a genio del male, quella dell'indiano Zahn McClarnon che si lascia andare a una violenza liberatoria, la crescente determinazione della piccola ma astuta criminale incarnata da Mary Elizabeth Winstead (per altro più bella che mai), così come la sorprendente diversità dei due gemelli interpretati da Ewan McGregor.

Ogni stagione è autonoma, chiusa e compiuta, ma la saga immaginaria che si finge reale di Fargo non termina qui e il fittizio libro di Noah Hawley sta per arricchirsi di una nuova storia, questa volta ambientata inizialmente a Kansas City negli anni nel 1950 con due boss, uno nero e uno italoamericano, che si scambiano i figli per garantire la pace tra le loro famiglie rivali. Nel cast ci saranno anche diversi attori italiani come Tommaso Ragno, Francesco Acquaroli e Salvatore Esposito, oltre a star italoamericane come Jason Schwartzman, Chris Rock, Timothy Olyphant, Jessie Buckley e Ben Whishaw. Le riprese della stagione di 11 episodi sono state da poco ultimate, con le ultime due puntate girate in contemporanea per limitare le difficoltà imposte dal coronavirus. E ancora una volta Noah Hawley non esclude un ulteriore proseguimento nei prossimi anni: lunga vita a Fargo.
   

Il regista danese presenta in concorso a Cannes il suo film sulla fine del mondo.

Melancholia, è Von Trier Show

mercoledì 18 maggio 2011 - Ilaria Ravarino cinemanews

Melancholia, è Von Trier Show «Forse questo film è una schifezza. O forse no. Comunque è abbastanza probabile che non valga la pena vederlo. E quindi? Adesso che facciamo? Parliamo de L'Uomo Ragno?». Lars Von Trier, eccentrico e provocatorio per contratto: impossibile prenderlo sul serio, persino nel serissimo contesto del Festival di Cannes. Il suo film Melancholia, immaginifica storia sulla fine del mondo presentata oggi in concorso e accolta in sala da qualche fischio e applausi, sarebbe bastato a fornire sufficiente materia di discussione. Ma la performance del maestro danese, celebre per la personalità complessa («autovenerativa», dice lui), oltre che per la sua fertile e controversa produzione artistica, raramente si conclude in sala: se l’anno scorso, in competizione con Antichrist, si ritenne personalmente offeso dai giornalisti «che hanno applaudito solo per gentilezza – disse – dopo aver sghignazzato tutto il tempo», quest’anno sul palcoscenico di Cannes ha scelto di polemizzare soprattutto con se stesso. Accanto a lui i suoi attori, Kirsten Dunst, Charlotte Gainsbourg, Jesper Christensen, John Hurt, Stellan Skarsgård, vinti dalla personalità dell’istrionico regista e serenamente disposti ad assecondarlo: uno come Von Trier, del resto, non si può certo arginare.


LARS VON TRIER

Perché un film sulla fine del mondo?
Von Trier: Per me non è esattamente un film sulla fine del mondo ma una riflessione su uno stato mentale, quello della malinconia, che conosco benissimo. Non ho tanto da dire su questo film. Sono felice di essere qui e sono felice che Melancholia non arrivi sugli schermi del pianeta Terra prima di un mese.

Perché questo titolo, Melancholia?
Perché è una bella parola, anche se abusata. Il sentimento della malinconia pervade le arti, e nel mio film è molto presente. L’idea di Melancholia è venuta da là, dal titolo.

Altre fonti di ispirazione?
Mi sono ispirato ai dipinti classici, agli artisti tedeschi e preraffaelliti. E anche ad Antonioni, a Bergman e Tarkovski. Piango sempre, quando vedo i film di Tarkovski. Però a me adesso piacerebbe parlare del mio prossimo film, si può?

Come sarà il suo prossimo film?
Kirsten Dunst mi ha convinto a fare un porno: in Melancholia ho ripreso la sua vagina, ma non le basta. Ha detto di sentirsi pronta per il nudo e di voler fare di più. Ne vuole sempre di più. Vuole un vero film hardcore, farò del mio meglio per accontentarla.

Pensa di trovare altre attrici per il suo porno?
Figuriamoci, ma certo. Siamo già al lavoro sul soggetto: io voglio i dialoghi, ma alle mie attrici non gliene frega niente. Vogliono solo sesso. Vi prometto che il mio prossimo film durerà 4 ore. Sarà un film a capitoli, posso già rivelare il nome del primo: "East/West Church".

Tornando a Melancholia, può raccontare come ha lavorato sulla luce?
L’unico consiglio che mi ha dato il mio direttore della fotografia è stato quello di non fare l’errore tipico dei registi di mezza età, che ingaggiano donne sempre più giovani e sempre più nude. L’ho mandato a quel paese, io faccio quello che voglio. Mi sento un uomo libero, soprattutto da quando ho smesso di bere e mi sono dato alla lettura. Sono diventato più noioso ma mi sento bene, anche se filosoficamente sono contrario al non bere.

Si parlava della luce...
La luce divina è qualcosa di molto importante, ma la luce in generale è importante, perché è il cuore del cinema. Per questo quando guardo Tarkovski piango, perché per me è come avere a che fare con lo Spirito Santo. Sono un uomo molto sensibile alla sofferenza e al senso di colpa cattolico, per quanto ci sia in me anche un lato più leggero che di tanto in tanto, con film come Melancholia, riesco a far emergere.

Melancholia parla della fine del mondo: le sembra un tema leggero?
A me non pare così terribile pensare al fatto che il pianeta muoia. Tutti dobbiamo morire prima o poi. Per me in un certo senso Melancholia è una commedia: se avessi voluto farne una tragedia, vi sareste spaventati.

Perché ha scelto di cominciare il film con la fine del mondo?
Si dice che i film si guardano per sapere come andranno a finire, ma secondo me non è così: sappiamo che James Bond rimarrà vivo alla fine, eppure le sue avventure sono sempre emozionanti. Ho voluto essere chiaro sin dall’inizio: quando vedi Melancholia sai come finisce, almeno non ti illudi.

È soddisfatto del risultato? Che effetto le fa rivedere il suo film a Cannes?
Forse tutta quella musica di Wagner era esagerata, ci siamo fatti prendere la mano e il film è diventato troppo romantico. Quando ho visto i primi fotogrammi, ho pensato che questo film fa veramente schifo. Spero di no.

La sua vita privata influenza la sua ricerca stilistica?
Non lo so. L’unica cosa che posso dire è che per tanto tempo ho pensato di essere ebreo e ne ero molto felice, ma da quando è arrivata Susanne Bier ho perso tutta l’allegria. Ho scoperto recentemente di avere origini tedesche, nella mia famiglia ci sono anche dei nazisti. Noi nazisti in effetti abbiamo una certa tendenza alla megalomania.


KIRSTEN DUNST e CHARLOTTE GAINSBOURG

Cosa vi ha spinte a lavorare con Von Trier?
Kirsten Dunst: Per me Lars è l’unico regista capace di scrivere grandi film per donne, ruoli magari complicati ma unici: la cosa più interessante del mio personaggio è che mentre il mondo sta per finire, lei diventa più forte. A volte i depressi nelle situazioni tragiche tirano fuori una forza inaspettata.
Charlotte Gainsbourg: Rispetto ad Antichrist è stata un’esperienza molto diversa. Non ho l’impressione che ci affidi ruoli particolarmente “da donna”: in Antichrist io interpretavo lui, e in Melancholia è toccato a Kirsten.

Umanamente come avete interagito con Von Trier?
Dunst: Il fatto che Lars si presenti in maniera un po’ bizzarra non mi ha impedito di trovare in lui anche un grande amico.
Gainsbourg: Il problema è che Lars non risponde mai a nessuna delle mie domande sulla sceneggiatura, quindi ho lavorato all’oscuro di tutto. Devo dire che mi è piaciuto.

Com’è stato il lavoro sul set?
Dunst: Lars crea sul set una grande intimità, che rende gli attori emotivamente disponibili. Il processo delle riprese è molto creativo, giriamo anche scene di cinque minuti. C’è totale libertà sulla scena.

L'inganno

L'inganno

* * * - -
(mymonetro: 3,30)
Un film di Sofia Coppola. Con Colin Farrell, Nicole Kidman, Kirsten Dunst, Elle Fanning, Oona Laurence.
continua»

Genere Drammatico, - USA 2017. Uscita 21/09/2017.
Il diritto di contare

Il diritto di contare

* * * - -
(mymonetro: 3,20)
Un film di Theodore Melfi. Con Taraji P. Henson, Octavia Spencer, Janelle Monáe, Kevin Costner, Kirsten Dunst.
continua»

Genere Drammatico, - USA 2017. Uscita 08/03/2017.
I due volti di Gennaio

I due volti di Gennaio

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,78)
Un film di Hossein Amini. Con Viggo Mortensen, Kirsten Dunst, Oscar Isaac, Daisy Bevan, Omiros Poulakis.
continua»

Genere Thriller, - Gran Bretagna, USA, Francia 2014. Uscita 09/10/2014.
Mademoiselle C

Mademoiselle C

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,50)
Un film di Fabien Constant. Con Carine Roitfeld, Stephen Gan, Karl Lagerfeld, Tom Ford, Riccardo Tisci, Donatella Versace.
continua»

Genere Documentario, - Francia 2013. Uscita 19/06/2014.
Il lato positivo - Silver Linings Playbook

Il lato positivo - Silver Linings Playbook

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,49)
Un film di David O. Russell. Con Bradley Cooper, Robert De Niro, Jennifer Lawrence, Jacki Weaver, Chris Tucker.
continua»

Genere Commedia, - USA 2012. Uscita 07/03/2013.
Filmografia di Kirsten Dunst »
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