Il Palazzo del Viceré

Film 2017 | Drammatico +13 106 min.

Titolo originaleViceroy's House
Anno2017
GenereDrammatico
ProduzioneGran Bretagna, India
Durata106 minuti
Regia diGurinder Chadha
AttoriGillian Anderson, Michael Gambon, Hugh Bonneville, Manish Dayal, Simon Callow Om Puri, Lily Travers, Huma Qureshi, Simon Williams, Arunoday Singh, Sarah-Jane Dias, Lucy Fleming.
DistribuzioneCinema
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Gurinder Chadha. Un film con Gillian Anderson, Michael Gambon, Hugh Bonneville, Manish Dayal, Simon Callow. Cast completo Titolo originale: Viceroy's House. Genere Drammatico - Gran Bretagna, India, 2017, durata 106 minuti. distribuito da Cinema. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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A Delhi la Viceroy's House è stata per molto tempo la casa dei governatori britannici in India, in un periodo di grandi conflitti, anche interni allo stesso palazzo.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 2,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO NÌ
Un'opera d'epica storica e militanza politica, un film di denuncia degli interessi di chi separò India e Pakistan.
Recensione di Anna Maria Pasetti
lunedì 13 febbraio 2017
Recensione di Anna Maria Pasetti
lunedì 13 febbraio 2017

A seguito della decisione britannica di rinunciare al possesso dell'India, che notoriamente nel 1947 ottiene l'indipendenza, l'ultimo incarico politico nella futura ex colonia da parte di Sua Maestà è affidato a Lord Mountenbatten nella veste di viceré: si tratta di gestire la delicata transizione del Paese verso la propria autonomia. L'aspetto più complesso è rappresentato dal conflitto apparentemente insolubile fra induisti, musulmani e sikh, che si rifiutano di convivere pacificamente in una stessa nazione nonostante gli insegnamenti di Ghandi. L'opzione deliberata fra le parti sfocia nella cosiddetta "Partition" fra India e Pakistan: una separazione dolorosa e fatale per milioni di famiglie indiane incluse le 500 persone a servizio nell'immensa dimora del vicerè.

"La storia è scritta dai vincitori". Con questo statement politico Gurinder Chadha dà inizio al dramma storico a 70 anni dalla Partition di cui la sua stessa famiglia è stata vittima. Fortemente motivato da tali urgenze personali, il film della regista anglo-indiana adotta volutamente un registro narrativo lineare ed inequivocabile per ottenere le massime comprensione e diffusione.

Tanto che per la distribuzione in India, prevista per l'11 agosto in prossimità con l'anniversario della Partition, Chadha sta finalizzando la doppia versione inglese e indù, quest'ultima destinata ai centri abitati più piccoli. Indirizzandosi all'amplificazione spettatoriale, la regista sacrifica dunque il linguaggio, calibrato su un'indiscutibile spettacolarità scenografica ma su una sceneggiatura e regia "basiche", dove a dettar legge sono campi totali e medi, con l'oggetto semantizzato quasi regolarmente incorniciato al centro delle inquadrature, sempre rigorosamente patinate. L'unica eccezione concessa a tale "regime" risiede nell'alternanza del girato a materiali d'archivio Movietone con video dell'epoca.

La produzione di senso si fa immediata in quest'opera d'epica storica e militanza politica, inclusiva anche del genere melò per l'inserzione della vicenda privata ed esemplare di una giovane coppia di innamorati "separata" dalle differenze religiose. Al di là dell'innaturale scelta di dividere unico Paese, ciò che preme a Chadha è fare luce (e denuncia) sulle trame strategiche alla base della Partition, sdoganando la figura di Mountbatten (splendidamente interpretata da Hugh Bonneville) e famiglia (bellissimo il ruolo della moglie Edwina affidato a una convincente Gillian Anderson), di fatto "pedina" inconsapevole di un accordo precedentemente ordito da Churchill con il leader musulmano Jinnah. Con la grave denuncia il cerchio si chiude, e lo "statement" in apertura del film raccoglie la propria compiutezza nella dedica (giustificata ma un po' retorica come l'intero film) all'oltre milione di morti causati dalla Partition, capace di "sradicare" ben 14 milioni di indiani.

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