Dalla storia del cinema più completa in lingua italiana, una selezione di 9524 film da vedere, dal 1895 al 2026. Scopri le recensioni, trame, listini, poster e trailer. Ordina per:
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Il film più realista di Kore-eda, tratto da un drammatico fatto di cronaca. Drammatico, Giappone2004. Durata 141 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
Il film è ispirato ad un fatto di cronaca avvenuto nel 1988 in Giappone e conosciuto come "il caso dei quattro bambini di Nishi-Sugamo". Espandi ▽
Ispirato a un fatto di cronaca realmente accaduto nella Tokyo degli anni '80, il film racconta la vicenda di quattro fratelli - tutti figli di padri diversi - lasciati soli dalla madre, Keiko, in un piccolo appartamento. Keiko è abituata a lasciare ad Akira, il maggiore, del denaro e a uscire di casa, per fare ritorno a tarda ora, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Finché un giorno, semplicemente, non fa ritorno.
A rendere Nobody Knows così perturbante è soprattutto l'assenza di giudizio esplicito. La madre interpretata dalla popstar You non è trasformata in un mostro assoluto: è irresponsabile, egoista, immatura, ma anche figlia di un contesto sociale incapace di vedere gli invisibili.
Il titolo stesso del film allude a questa cecità collettiva. Nessuno sa. Nessuno vede. Nessuno interviene. I bambini diventano fantasmi nel cuore della metropoli, presenze che esistono ai margini di una società troppo occupata per accorgersene. Recensione ❯
Un ritratto potente e inedito del maestro che ha aperto lo spazio dell'arte contemporanea Espandi ▽
Lucio Fontana è uno tra i pochi nomi dell'arte italiana del Novecento conosciuto e riconosciuto in tutto il mondo. Dal Sud America (anche per le sue origini argentine), ai salotti borghesi tra New York e Chicago; dall'Europa parigina, fino ai paesi nordici più lontani; dalla Cina al Giappone. Insomma: Fontana è un simbolo della nostra cultura, non solo quella visiva, ma di altre legate al pensiero filosofico, alla scienza, alla narrazione dei cambiamenti di prospettiva della società, dal boom economico del Novecento ad oggi.
Una figura unica ma che ha l'urgenza di essere raccontata al pubblico più vasto. Il film di Andrea Bettinetti rappresenta un passaggio importante, necessario: diffondere i valori e le azioni dell'artista che ha sviluppato cultura lungo tutto il Novecento.
Andate a vedere il film e diffondete il verbo, Lucio Fontana ha ampliato gli sguardi e anticipato problematiche e bellezze del nostro vivere. Recensione ❯
Dopo il suo primo film in lingua inglese, La stanza accanto, il regista premio Oscar Pedro Almodóvar torna in Spagna per raccontare una storia sull'elaborazione del lutto e i ritmi frenetici della vita. Espandi ▽
Raul è un regista sulla cinquantina che da cinque anni non riesce a girare un film per mancanza di ispirazione. Comincia a scrivere una nuova sceneggiatura proprio quando Monica, la sua prima lettrice, al suo fianco da vent'anni, si licenzia per raggiungere la compagna in grande difficoltà, e lo affida alle cure amorevoli di Santi, il compagno di Raul di 15 anni più giovane.
La sceneggiatura vede protagonista Elsa, una regista che dopo due film "di culto" (ma non di cassetta) decide finalmente di tornare a scrivere un copione, attingendo alle vite del suo giovane compagno Beau (da Bonifacio, ovvero colui che fa del bene, in una sovrapposizione del buono col bello) e delle uniche due amiche: Patricia, sposata con un uomo che (forse) la tradisce ma che lei non si decide a lasciare, e Natalia, che vive una situazione drammatica con il figlio. Ma anche Raul, mentre costruisce la sua storia, pesca a piene mani dalla realtà quotidiana e dagli affetti che lo circondano, e questo è pericoloso.
Almodóvar è come solito magnifico nel contrapporre spazi, musiche (hitchcockiane) e tinte a scopo narrativo (qui dominano il rosso e l'azzurro, e in coppie alternate il verde e il giallo) e i suoi personaggi sono come sempre una segnaletica vivente del mood del loro autore, in questo caso il disagio. Ma il film raffigura un'impasse creativa impantanandosi in una messinscena che risulta asfittica. Recensione ❯
Il film racconta il viaggio di due ragazzi alla ricerca del cane scomparso, affrontando una realtà più complessa del previsto. Espandi ▽
Il padre di Filo si lascia scappare l'amato cane Birillo. Il ragazzo decide, nonostante il parere opposto del genitore, di mettersi alla ricerca dell'animale. Lo accompagnerà Rullo, il suo migliore amico. Entrambi fingeranno di andare ad un campo scout mentre invece saranno altrove. Durante la ricerca i due avranno modo di trovarsi di fronte ad un uomo di cui temono la presenza.
Un film che può essere visto con la famiglia che però va oltre il genere codificato aprendosi a considerazioni più ampie.
Ispirato al libro omonimo di Gianluca Antoni il film di Cattani vede tra i produttori la presenza di Ipotesi Cinema che è, per chi non lo ricordasse, la scuola creata da uno dei Maestri del cinema italiano: Ermanno Olmi. Recensione ❯
Chicche per i fan, un adorabile Grogu e un trionfo di marionette animatronic. Un'opera che funziona. Azione, Avventura, Fantasy - USA2026. Durata 132 Minuti.
Il Mandaloriano e Grogu intraprendono la loro missione più emozionante di sempre. Espandi ▽
Il mandaloriano Din Djarin è al lavoro per la Nuova Repubblica e dà la caccia agli uomini dell'Impero rifugiatisi sull'orlo più esterno della Galassia. Al suo fianco c'è il piccolo Grogu, il bambino appartenente alla stessa specie dell'anziano Yoda e già capace di usare la forza ma non ancora di parlare. Al mandaloriano viene affidato un incarico insidioso: aiutare due gemelli Hutt a recuperare il figlio di Jabba, ostaggio su un pianeta dove i gladiatori si battono nelle arene. Se riuscirà nell'impresa, al mandolariano saranno rivelati il nascondiglio e la vera identità di un pericoloso latitante dell'impero, ma ci si può davvero fidare dei malavitosi Hutt?
Star Wars - The Mandalorian and Grogu è come un lungo episodio della prima stagione della serie The Mandalorian, dove invece la brevità era un punto di forza. Ci sono però molte chicche per i fan e Grogu rimane una delle creature più adorabili dello schermo, grande o piccolo che sia.
Alla domanda se il film possa essere il punto di ripartenza della saga di Star Wars la risposta sarà necessariamente un no, ma non importa. Il film è soprattutto un omaggio e un coronamento alla serie Tv che, nella prima stagione in particolare, è stata una delle cose migliori del franchise in tempi recenti. Recensione ❯
Neo Sora riprende l'ultimo concerto di Sakamoto prima della morte. Espandi ▽
Come si suona, quando chi si esibisce sa che quella sarà l’ultima esecuzione? È impossibile non pensarci costantemente, durante la visione e l'ascolto di Ryuichi Sakamoto | Opus. Un corpo a corpo tra uomo e pianoforte, quello messo in scena, girato tutto dentro il familiare studio di registrazione NHK Broadcasting Center di Tokyo, in un 4K bianco e nero serico e denso che riprende la continuità cromatica tra tasti, capelli, vestito. Con la disposizione d’animo di chi si appresta a congedarsi dal mondo, ogni esecuzione assume un carattere essenziale, radicale, inafferrabile e quasi soprannaturale. Il tocco è delicato, lieve, le mani si alzano tra un pezzo e l’altro, sospese a mezz’aria come se non ci fosse più gravità. Nemmeno la luce, è naturale, in questo set metafisico, e il film riproduce in meno di due ore lo scorrere del tempo nel corso di un’intera giornata. Film concerto sui generis, espressione della volontà di perpetuarsi attraverso la musica, lasciare un segno. Recensione ❯
Un sequel in piena salute e in pieno mito. Che fa volare altissimo lo spettatore. Azione, USA2022. Durata 131 Minuti. Consigli per la visione: Ragazzi +13
Il film riporta sul grande schermo Tom Cruise nei panni del celebre Pete "Maverick" Mitchell, già protagonista del film cult degli anni '80, Top Gun. Espandi ▽
A sessant'anni Pete "Maverick" Mitchell è ancora un 'semplice' officiale al servizio dell'aereonautica americana. Aveva tutto per diventare generale ma Mav se ne infischia delle stelle e dell'uniforme, preferisce essere un pilota collaudatore e superarsi a colpi di Mach. In ritiro in un hangar, tra ricordi gloriosi e 'riparazioni', è richiamato dai suoi superiori per addestrare una flotta che dovrà affrontare una missione ad alto rischio in territorio nemico: lo smantellamento di una base segreta di uranio. Tra i giovani allievi c'è Bradley Bradshaw, figlio di Goose, amico e copilota, morto accidentalmente anni primi durante un'esercitazione. La loro relazione fatica a decollare mentre i demoni tuonano come un F-14 e la missione incombe. Quella militare e quella formativa.
Top Gun: Maverick è un sequel in piena salute e in pieno mito. Stesse amicizie virili, stesse rivalità per pilotare caccia potenti, stessa tensione omoerotica dietro ai Ray-Ban, stessa spiaggia e naturalmente stessi titoli di testa, che riprendono l'incipit di Tony Scott sul celebre tema di Harold Faltermeyer.
Le sequenze d'azione, iperboliche e impressionanti, impattano fisicamente i protagonisti e restituiscono al film culto di Tony Scott una nuova giovinezza. Top Gun: Maverick non rivoluzionerà la settima arte ma vi porterà al settimo cielo. Da vedere in sala, obbligatoriamente. Recensione ❯
Dopo aver spezzato il misterioso "Salice dei Desideri" per conquistare il cuore della persona per cui ha una cotta, un romantico senza speranza si ritrova a ottenere esattamente ciò che aveva chiesto. Espandi ▽
Dopo aver spezzato il misterioso bastoncino del desiderio per conquistare il cuore della ragazza che ama, un romantico senza speranza ottiene esattamente ciò che ha chiesto ma presto scopre che alcuni desideri hanno un prezzo sinistro e pericoloso. È il momento di un nuovo 'elevated horror', accompagnato dalla casa di produzione Blumhouse, che conferma il talento dell'astro nascente Curry Barker, regista (e interprete) di una decina di corti e del mediometraggio Milk & Serial.
Proprio Milk & Serial è l'anello di congiunzione con Obsession dal momento che la dimensione del gioco e dello scherzo iniziale, che poi prende ovviamente altre pieghe, è presente anche in questo lungometraggio che però ha, fin dall'inizio, un tono molto diverso, direi quasi un po' malato. Forse a rispecchiare quella Generazione Z, di cui il regista fa parte, le cui modalità relazionali sono ben rappresentate dal gruppo dei quattro protagonisti, due ragazzi e due ragazzi, che lavorano tutti in un negozio di articoli musicali e che sono così amici da stare insieme anche nel tempo libero. Recensione ❯
Un action thriller adrenalinico e imprevedibile che riflette lo stile inconfondibile di Guy Ritchie. Espandi ▽
Bronco, Sid e Sophia sono i principali membri dello staff di una squadra speciale d'élite, organizzatissima e molto esperta a muoversi nell'ombra nella 'zona grigia' tra la moralità e l'immoralità, la legalità e l'illegalità, il potere e il denaro e la violenza. Quando Salazar, uno spietato despota, si impossessa di un miliardo di dollari, il team guidato da Sophie, chiamata "la Mamma", entra in azione con una missione che si presenta, sin dal primo momento, quasi impossibile.
Per portarla a termine con successo non deve sbagliare nulla. Gli agenti devono così affidarsi al loro sangue freddo, alla capacità di infiltrarsi senza farsi scoprire e di usare al meglio le armi e gli esplosivi ad alto potenziale. Ma l'operazione si complica subito e si trasforma in una guerra senza esclusione di colpi con inganni, doppi giochi e tradimenti. Salazar si dimostra un nemico molto difficile da sconfiggere e quando la vita di uno di loro è in serio pericolo, quello che conta è la lotta per la sopravvivenza e ogni errore può essere fatale. Il personale Mission: Impossible di Guy Ritchie dalla partenza troppo faticosa ma che poi riesce a decollare e trova il piacere del gioco come Soderbergh nella saga degli Ocean’s. In più ha in Eiza González il suo asso nella manica. Recensione ❯
A Osaka la giovane Yumiko è perseguitata da un sogno ricorrente. La nonna fugge di casa per tornare a morire nel villaggio natale e lei, bambina, non riesce a fermarla. Nel sogno compare anche un ragazzo in bicicletta, che suona il campanello mentre attraversa la strada. Anni dopo quel ragazzo è diventato suo marito, Ikuo, uomo apparentemente sereno e affettuoso, con cui Yumiko costruisce una fragile quotidianità. Ma la morte improvvisa e inspiegabile di Ikuo spalanca nella donna un vuoto impossibile da colmare. Trasferitasi in un piccolo villaggio sul mare, Yumiko cerca di ricostruire una vita assieme al nuovo marito Tamio, senza però riuscire a liberarsi dalla presenza inquietante del passato. Con Maborosi, Hirokazu Kore-eda firma un debutto sorprendente per rigore formale e intensità emotiva, distante dal naturalismo caldo e familiare che caratterizzerà il suo cinema successivo. Se i film della maturità avrebbero privilegiato il movimento interno ai nuclei familiari e un’osservazione più morbida dei rapporti umani, qui Kore-eda costruisce invece un’opera ieratica e silenziosa, quasi astratta nella sua rarefazione, in cui ogni inquadratura sembra caricata di un significato ulteriore. L’impressione è che Kore-eda stia filmando non tanto gli eventi quanto il loro residuo emotivo, ciò che resta nei corpi e negli spazi dopo un trauma. Un film di fantasmi senza fantasmi, dove ciò che continua a perseguitare i vivi è semplicemente l’impossibilità di capire perché qualcuno, a un certo punto, scelga di allontanarsi per sempre. Recensione ❯
Dal regista de La Isla Minima un thriller che vede per protagonisti due fratelli subacquei. Espandi ▽
Antonio ed Estrella sono fratello e sorella, vivono insieme a La Huelva e fanno i sommozzatori. Figli di un padre che li ha educati alla vita in mare, amano entrambi ciò che fanno, ma hanno destini professionali diversi. Il disperato bisogno di denaro di Antonio spingerà fratello e sorella a tentare la fortuna in maniera illecita, a costo della vita.
Il regista di La isla minima e Prigione 77 fonde melodramma e noir raccontando il rapporto sbilanciato tra un fratello e una sorella legati da un amore che imprigiona entrambi nei rispettivi ruoli.
Scritto dal regista con Rafael Cobos, il film costruisce la relazione fra i due protagonisti portando poco alla volta la materia da melodramma sul piano del noir e dando al racconto un ritmo serratissimo. Da un contesto lavorativo inedito, Rodríguez ha saputo trarre una storia pura e universale di legami e di sangue, di fallimenti e ritorsioni. Recensione ❯
Un documentario onesto, né agiografico né troppo celebrativo, su un gruppo musicale che
ha fatto la storia della musica. Documentario, USA2026. Durata 106 Minuti.
Il film documenta uno dei percorsi più iconici della storia della musica e ripercorre i cinque decenni degli Iron Maiden. Espandi ▽
50 anni di Iron Maiden, il documentario racconta gli inizi e l'ascesa della band che è diventata uno dei più grandi nomi della storia della musica con 17 album in studio, oltre 100 milioni di dischi venduti e quasi 2.500 concerti in 64 paesi. Oltre alla band, il documentario presenta le riflessioni di fan d'eccezione come Javier Bardem, Lars Ulrich e Chuck D, ognuno dei quali descrive e racconta come sia stato influenzato musicalmente e culturalmente dagli Iron Maiden.
Un documentario onesto, né agiografico né troppo celebrativo, su un gruppo musicale che ha fatto la storia della musica senza gossip o scandali ma solo con il lavoro sui palchi e negli studi di registrazione. Recensione ❯
Il ritratto di Giorgio Canali dagli anni Novanta ad oggi. Espandi ▽
Giorgio Canali si racconta e viene raccontato attraverso le sue canzoni e i suoi stati d’animo, colti dalla telecamera inizialmente nel corso dell’ennesimo trasloco obbligato e poi attraverso le prove e le performance nei concerti.
Matteo Berruto segue il percorso di un uomo che ha fatto della musica e delle parole cantate la sua modalità di comunicazione con un mondo che vorrebbe diverso.
Si apre con il ricordo dell’Incontro Internazionale Anarchico a Venezia nel 1984 ma questo non è un documentario rievocativo. L’inizio è funzionale a ricordarci che Giorgio Canali è sempre stato un uomo libero se già all’epoca non sopportava le 'regole' che un evento di quel tipo finiva per dettare. Per il resto della narrazione il passato viene evocato solo per guardare al presente e al futuro. Perché a 65 anni Canali non ha smesso di essere un frontman nella e vita e sui palchi dei concerti. La sequenza che chiude il documentario (che non va spoilerata) è molto significativa e ci mostra come Giorgio sia sempre pronto a lottare contro i soprusi, grandi o piccoli che siano, in nome del rispetto della dignità delle persone. Recensione ❯
Un documentario in cui i ragazzi riscrivono lo spazio urbano attraverso il parkour e le loro storie di vita ed emigrazione. Espandi ▽
La regista Areeb, nata a Nablus, in Cisgiordania, e residente a Washington, ha ancora ricordi dell'infanzia e della sua visita a Gaza a quattro anni, quando insieme alla madre vide per la prima volta il mare. Scoperti su internet i video di alcuni ragazzi palestinesi che praticano parkour sulla spiaggia della Striscia, Areeb si mette in contatto con Ahmed, il regista dei video amatoriali, e comincia una conversazione a distanza.
Impegnata a documentare la situazione storico-politica del Medio Oriente, la regista esordisce nel lungo affidandosi soprattutto alle immagini del suo interlocutore per ridurre la distanza tra passato e presente, tra una personalità divisa e un'identità fortissima.
In Yalla Parkour lo sguardo della regista, che osserva i video sul suo computer, si riverbera in quello di noi spettatori, che osserviamo una realtà a sua volta osservata. La mise en abîme è vertiginosa e raffigura la distanza che ci separa da Gaza e dalla sua realtà, di cui, il pericolosissimo parkour si fa sinistra metafora. Recensione ❯
Due uomini per sfuggire ad una retata si travestano da donna. L'incontro con la bella Sugar Kane li metterà però in difficoltà. Espandi ▽
Chicago, 1929. Joe e Jerry suonano in un'orchestrina che si esibisce nella sala nascosta di un'agenzia di pompe funebri. Il proibizionismo impera e i gangster escogitano tutti gli stratagemmi per poter spacciare l'alcol. I due, sfuggiti a una retata e in cerca di una scrittura, si ritrovano ad essere testimoni del massacro della notte di San Valentino. Costretti a fuggire perché scoperti dalla gang del temibile Ghette, ai due non resta altro che travestirsi da donne per far parte di una band al femminile che sta partendo per esibirsi in Florida. Da quel momento saranno Dafne e Josephine. Non sanno che si troveranno davanti l'affascinante Sugar Kane e che entrambi ne verranno attratti. Recensione ❯