Marina, 18 anni, cerca una firma dai nonni mai conosciuti e scopre segreti di famiglia che la aiutano a ricostruire il ricordo dei suoi genitori. Espandi ▽
(Video)camera a mano e diario della madre in tasca, Marina parte alla volta della Galizia e della famiglia di suo padre, morto di AIDS molti anni prima. Adottata 'altrove', ha bisogno di un certificato anagrafico per ottenere una borsa di studio. Ma dietro alla ragione officiale, si nasconde il desiderio ardente di ricostruire la vita dei suoi genitori, su cui la famiglia mantiene un rigoroso riserbo. Negli stessi luoghi in cui sua madre e suo padre sono stati innamorati e felici, disperati e sconfitti, Marina troverà il suo posto e lo slancio per il futuro.
Il terzo film di Carla Simón è un poema di sole e iodio. Ambientato sulle coste galiziane, Romería esplora le ferite biografiche dell'autrice, che reclama costantemente le immagini mancanti.
Siamo di fronte ad un film riparatore che si allontana progressivamente dai toni realistici, perché la verità della memoria non si trova mai nella ricerca erudita, documentaristica, ma nella fuga romanzesca dell'inconscio, per mediazione della fiction. Recensione ❯
Un flusso di immagini ed emozioni che non teme l'indicibile e il conturbante. Alla sua opera prima Stewart mostra di saper osare. Biografico, Drammatico - Francia, Lettonia, USA2025. Durata 128 Minuti.
Lidia cresce tra abusi e dolore. Nuoto e scrittura sono vie di fuga, ma tra lutti e dipendenze il percorso verso la salvezza sarà lungo e incerto. Espandi ▽
Lidia è una bambina che cresce tra il nuoto e una famiglia in frantumi. Una borsa di studio per il nuoto è la promessa di una vita migliore, ma Lidia dovrà imparare tutto da capo. Ad amare, a rapportarsi agli altri in modo non violento, a sopravvivere a un lutto grave e alle dipendenze multiple in cui finisce per gettarsi. Affamata di vita, intravede nella scrittura una forma di salvezza. È un film viscerale, carnale, appassionato e malato, The Chronology of Water di Kristen Stewart. Un film fuori dall’ordinario che osa portare in scena una storia “scandalosa”, raccontata nell’omonimo romanzo autobiografico di Lidia Yuknavitch. Un flusso amniotico di immagini ed emozioni che non teme l’indicibile e il conturbante. Alla sua opera prima Stewart dimostra di avere maturato negli anni una sua chiara idea di cinema e uno stile nuovo con cui proporla sullo schermo, lontana dalla retorica e dal didascalismo. Un cinema che non deve e non vuole essere rassicurante, intento a raccontare i sentimenti estremi di chi ha subito traumi troppo grandi da elaborare. Recensione ❯
Un racconto d'infanzia ipercinetico con un'estetica viva, originale e salutare per il nostro cinema. Drammatico, Italia, Svizzera, Francia2025. Durata 105 Minuti.
Una bambina fa amicizia con due coetanee che le insegneranno cosa significa veramente l'infanzia. Espandi ▽
1997, estate in una soporifera e residenziale Ferrara. La piccola Linda, di otto anni, si trasferisce al seguito della madre Eva. Qui incontra Azzurra e Marta, due sorelle spesso lasciate a loro stesse dalla madre, divisa tra il ruolo di infermiera e la passione per la fabbricazione di bambole, e da un padre distante. Finora hanno potuto contare sul fedele cane e su Carlino, il babysitter queer che si occupa di loro, ma con l’aggiunta di Linda formano una banda di ragazzine che in movimento perpetuo esplorano il quartiere, il mondo, e la possibilità di diventare grandi. Racconto d’infanzia che preme verso il suo limite estremo, il primo film a quattro mani delle sorelle Bertani è un trattato ipercinetico su un’età di passaggio. L’impianto estetico è vivo, originale e – armato di tutte le sue idiosincrasie – salutare per un cinema nazionale che ha bisogno di prospettive del genere. Il fatto che le autrici vengano dal mondo della pubblicità spiega forse perché lo stile sia già curatissimo e pienamente formato mentre la scrittura funzioni più come prova d’intento che come indagine davvero approfondita. Recensione ❯
Dopo la rivolta ungherese del 1956, la visione idealizzata del padre defunto di un ragazzino viene infranta quando un uomo grezzo si presenta come suo vero padre. Espandi ▽
Andor cresce nell'Ungheria del secondo dopoguerra e, dopo il tentativo di rivolta represso nel sangue del 1957, si ritrova a confrontarsi con la memoria di un genitore così come gli viene raccontata dalla madre e un altro uomo che pretende di esserne il padre biologico. Recensione ❯
Dopo che gli incendi hanno devastato il suo ranch, un cowboy di nome Dusty finisce in un campo, trovando comunità con altre persone che hanno perso la casa, tra cui sua figlia e l'ex moglie. Espandi ▽
Un incendio ha appena distrutto il suo ranch familiare di duecento settanta acri. Il giovane Dusty, strappato al suo amato allevamento, vive come un reduce di sé stesso, arrangiandosi con lavoretti a giornata. Cowboy malinconico e solitario, dorme in una piccola roulotte allestita in un campo emergenze dove, giorno dopo giorno, combattendo l’iniziale ritrosia, inizia a solidarizzare con le altre persone sfollate. Nel frattempo, intanto, è chiamato a ricucire i rapporti con la piccola Callie-Rose avuta dall’ex compagna Ruby. Dai cataclismi che hanno flagellato e flagelleranno l’America occidentale, il regista e sceneggiatore deriva un dramma sommesso e sussurrato, un canto di resilienza individuale e rigenerazione comunitaria. Rebuilding canta un’America aspra e rurale, matrigna e materna, acre e incommensurabile che conserva intatto il suo fascino, la residenza in un certo cinema controculturale a stelle e strisce che per brevità non almanacchiamo. E nel farlo, esalta la prova in levare del nuovo Angelo dalla faccia sporca del cinema britannico: Josh O’Connor. Recensione ❯
Dal punto di vista di una gallina, il film segue la sua vita tra libertà, istinto materno, incontri con animali e uomini, rivelando violenza e ingiustizie del mondo. Espandi ▽
Hen è l’unico pulcino nero nato in mezzo a tantissimi gialli nato in un allevamento industriale. Si trova dentro un tir e sembra destinata a morte sicura quando riesce a scappare durante una sosta in una stazione di servizio. Neanche il tempo di godersi la libertà che la sua vita è di nuovo in pericolo. Una volpe l’ha avvistata e le sta dando la caccia ma riesce a sventare anche questo attacco. Poi si ritrova in un mercato affollato e in mezzo a una manifestazione fino a quando viene catturata da un cane, Titan, che la porta dal suo padrone Ioannis, proprietario dell’ex-ristorante Panorama che vive lì assieme alla figlia e al fidanzato di lei, un trafficante senza scrupoli. Hen così viene catturata e rinchiusa poi in un pollaio assieme alle altre galline. Ma anche in quella situazione di estrema difficoltà, trova il modo di reagire tentando di nuovo la fuga.
La vita ad altezza di gallina. La libertà, il vagabondaggio, la cattura. Che cos’è Hen. Storia di una gallina? Ha la struttura del coming of age ma anche il respiro di un thriller, che caratterizza tutta la seconda parte del film, forse non controllata del tutto fino in fondo anche se c’è un momento particolarmente riuscito, quello in cui due criminali irrompono nel ristorante e dicono ai clienti di andarsene. Il suo sguardo corrisponde spesso con quello del cineasta. A volte è in simbiosi, altre in contrasto. Diventano contagiose soprattutto le sue percezioni sensoriali ed è qui che Hen. Storia di una gallina risulta comunque originale. Si passa dalla paura all’incoscienza e alla ricerca della fiducia nel mondo. Non sempre serve mostrare tutto ed Hen. Storia di una gallina l’ha capito solo in parte. Perché i momenti più riusciti sono quelli in cui il nostro passo è lo stesso di Hen. Recensione ❯
Un film d'autore con un andamento jazz capace di parlare al grande pubblico. Con Hoffman in una parte scritta con amore e grazia. Drammatico, Canada, USA2025. Durata 109 Minuti.
Un thriller elegante che esplora la fragilità e la forza di chi sente il mondo più intensamente degli altri. Espandi ▽
Niki è un ex bambino prodigio del pianoforte con un dono rarissimo: un udito assoluto capace di cogliere ogni vibrazione, ogni micro–suono nascosto nel mondo. Un talento straordinario, ma anche una condanna. La sua ipersensibilità ai rumori è talmente acuta da costringerlo a indossare protezioni auricolari e ad abbandonare il sogno di diventare pianista. Il giovane si reinventa come accordatore di pianoforti, preciso e solitario, ma la sua vita tranquilla cambia quando qualcuno scopre che il suo orecchio perfetto può essere usato per molto più che accordare strumenti. Da quel momento Niki si ritrova coinvolto in un gioco che non ha scelto e dovrà fare i conti con il peso del suo dono e con i limiti che gli ha imposto per anni.
«…Intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film», cantava Luca Carboni nel 1984 e fa veramente molto piacere rivedere in un film il grande attore statunitense ottantottenne in una parte scritta con amore e grazia. Il meccanismo della sceneggiatura, che porta alle estreme conseguenze il gioco pericoloso del protagonista con i malavitosi russi, dipinti forse con un po’ troppa eccentricità e approssimazione, funziona e consente alla fine di mettere tutti i pezzi a posto e allo spettatore di ripensare al film che ha un andamento jazz contrappuntato anche dalle scelte musicali (come omaggio appare in un cameo addirittura Herbie Hancock) in linea con le percezioni auditive del protagonista. In un peculiare attraversamento tra un film d’autore e più di nicchia, come la professione messa in scena e studiata in maniera abbastanza precisa, e uno rivolto a un pubblico più ampio grazie anche alla presenza di star amate e conclamate come Dustin Hoffman e Tovah Feldshuh. Recensione ❯
Un film che immerge nelle percezioni della protagonista trovando una completa identificazione tra il suo sguardo e quello della cineasta. Drammatico, Spagna2025. Durata 99 Minuti.
Una donna sorda deve affrontare le difficoltà di crescere un figlio. Espandi ▽
Ángela, una donna sorda, aspetta un figlio dal suo compagno Héctor che è udente. La coppia è felice e la gravidanza sembra portare un nuovo entusiasmo. Lei ha un gruppo di amici, anche loro sordi, e dei genitori, udenti, con cui non ha un rapporto facile e che fanno fatica a capirla. Con la nascita della bambina, che si chiama Ona, iniziano però ad emergere delle paure e dei dubbi. La coppia deve intanto aspettare un paio di mesi per sapere se la neonata è udente o no. Poi Ángela non riesce a entrare in sintonia con la figlia e si sente isolata dal mondo esterno come nel caso delle mamme degli altri bambini, e con Héctor ci sono delle incomprensioni sempre più frequenti. La situazione esplode quando una mattina litigano per un motivo apparentemente banale ma che crea una distanza ancora maggiore tra loro. Il loro amore non è finito ma dovrà evolversi se vuole sopravvivere. Nel modo di raccontare la storia sembra esserci l’intimità, quasi la riservatezza di un film di famiglia. Alcuni momenti sembrano rubati dalla vita vera a cominciare da tutta la sofferta sequenza del parto, che ha un’intensità e una fisicità potentissimi. Superata la marcata componente descrittiva iniziale, immerge alla distanza nelle reazioni e nelle percezioni della protagonista. Non cerca la pietà o l’identificazione forzata e trova nella parte finale, quando il suono sparisce, una completa identificazione tra lo sguardo della cineasta e quello di Ángela. Recensione ❯
Un'opera che sembra aver trovato la soluzione perfetta per equilibrare la commedia con un tocco di surreale e il dramma famigliare. Drammatico, Islanda, Danimarca, Svezia, Francia2025. Durata 109 Minuti.
Anna e Maggi si separano lentamente, tra lavoro, figli e momenti condivisi. I gemelli, lasciati spesso soli, inventano giochi strani e rischiosi. Espandi ▽
Anna e Magnus, detto Maggi, si stanno separando: è un processo graduale, che la coppia porta avanti trascorrendo ancora del tempo insieme ai tre figli, in escursioni o in cene a casa. Quando i genitori non ci sono, i figli si dedicano a passatempi curiosi: in particolare i due gemelli, che tendono a creare giochi bizzarri e talora pericolosi per la loro incolumità. Il tipico gusto nordico per uno humour trattenuto, ma non per questo meno crudele, trova in Hylnur Pálmason un interprete di eccezione. The Love That Remains appare come la sua opera più compiuta sin qui, particolarmente sentita perché attinente all’esperienza di vita del regista e perché la giusta misura per mantenere un equilibrio di umori contrastanti – la commedia con un tocco di surreale e il dramma famigliare (mitigato dalla prima) – sembra aver trovato la soluzione perfetta.
Permane un senso di inafferrabilità nel film, la sensazione che la vita e le sue assurdità non si possano prevedere né comprendere e che, forse, un nucleo familiare possa meglio funzionare se disunito. Recensione ❯
L'esordio nel lungometraggio di Or Sinai è la storia di tante donne dell'est, un'esistenza semplice raccontata con dignità. Drammatico, Israele, Polonia, Italia2025. Durata 91 Minuti.
Mila torna nel suo villaggio natale in Polonia, affrontando tensioni familiari e il peso delle sue scelte dopo anni di lontananza e vita segreta. Espandi ▽
Mila fa la governante in Israele presso una famiglia benestante che la tratta con affetto, (quasi) come una di famiglia. Ha un amante, un giardiniere africano, ma anche un marito nullafacente, e ha lasciato la Polonia per andare a guadagnare il pane per tutta la famiglia, in particolare la figlia 22enne, Kasia: Mila ha accettato la lontananza dai suoi cari e lavora senza risparmiarsi soprattutto per pagare alla ragazza l’università. In seguito ad una caduta dalle scale mentre fa le pulizie la padrona di casa manda Mila in Polonia per due settimane “a riprendersi”, proprio quando lei era sul punto di partire per una sospirata vacanza al mare con il giardiniere. Ma una volta arrivata in Polonia Mila scoprirà che il marito ha una storia importante con una vicina e che la figlia, incinta, ha deciso di sposare un ragazzo che non vuole che Kasia contini gli studi universitari.
Coproduzione fra Italia, Polonia e Israele, Mama è un progetto nato all’interno del Torino Film Lab e del Museo Nazionale del Cinema e segna l’esordio al lungometraggio della giovane regista di Tel Aviv Or Sinai. La protagonista è interpretata dall’attrice bielorussa Evgenia Dodina con grande pudore ed equilibrio, ma sul suo volto vediamo passare mille emozioni: dalla passione alla delusione, dalla rabbia alla rassegnazione, in un’altalena appena accennata ma resa ben visibile. La storia di Mila è quella di tante donne dell’Est che hanno assunto il ruolo di domestiche o badanti in Paesi più ricchi accettando un ruolo subalterno nella speranza di poter dare un futuro migliore ai propri figli. Recensione ❯
Un dramma atipico che parla di maternità mancata e di legami primordiali. Da una prospettiva ravvicinata e tattile. Drammatico, Ecuador, Messico, Francia, Spagna2025. Durata 98 Minuti.
Il film esplora il rapporto tra una madre e suo figlio dall'angolo dell'istinto, dei corpi addormentati, del rapporto di quei corpi con la natura. Espandi ▽
Azucena è una donna ecuadoriana già adulta, con un lavoro e un padre anziano da accudire. Il suo mondo però si è fermato all'adolescenza, con una gravidanza a 13 anni che ha messo fine ai suoi sogni di praticare ginnastica artistica e che, nonostante abbia dato il figlio in adozione, le ha impedito di costruirsi una vita piena. A trent'anni inizia a frequentare un centro di accoglienza che ospita giovani senza famiglia, diventando pian piano amica di un gruppo di adolescenti. Tra loro c'è Julio, quasi maggiorenne e ormai così calato nella realtà del luogo da aiutare le suore a prendersi cura dei più piccoli. Julio e Azucena si avvicineranno in maniera circospetta eppure potente, in un rapporto ambiguo che sconvolgerà la prospettiva di entrambi.
Terza regia per Ana Cristina Barragán dopo Alba e La piel pulpo, a cui fa seguito un dramma atipico tutto girato attorno ai corpi e ai gesti.
La regista ecuadoriana parla di maternità mancata, di legami primordiali che - come l'edera del titolo - trovano un loro percorso anche laddove non ce lo aspetteremmo, o dove non riterremmo appropriato. Recensione ❯
Un viaggio emotivo e di grande impatto visivo al cuore dell'intreccio tra creatività e relazioni. Espandi ▽
Mother Mary è una cantante pop che, dopo una lunga assenza conseguente a un avvenimento tragico, sta per tornare sulle scene. Nell'imminenza dello show avverte che nessuno degli abiti che le sono stati proposti aderisce alla sua più intima essenza. Quindi si precipita dalla fashion designer Sam Anselm che un tempo fu la persona che le era più vicina. Il legame tra le due ha subìto una lunga interruzione ed ora l'una ha bisogno dell'altra. Ma l'altra, non sa quanto possa essere disposta ad aiutarla.
David Lowery, con un budget decisamente più consistente rispetto al passato, non rinuncia alla propria indipendenza. Si diverte a mescolare le carte affrontando contemporaneamente temi legati alla religione, all'esoterismo, allo show business, alla moda, al tempo e alla morte.
Le due attrici Anne Hathaway e Michaela Coel offrono un livello interpretativo decisamente alto. Lowery scruta il lato oscuro dell'animo umano che si riveste di tessuti per coprire quella nudità interiore atavica la cui percezione la Bibbia attribuisce ad Adamo ed Eva. Recensione ❯
Dal regista de La Isla Minima un thriller che vede per protagonisti due fratelli subacquei. Espandi ▽
Antonio ed Estrella sono fratello e sorella, vivono insieme a La Huelva e fanno i sommozzatori. Figli di un padre che li ha educati alla vita in mare, amano entrambi ciò che fanno, ma hanno destini professionali diversi. Il disperato bisogno di denaro di Antonio spingerà fratello e sorella a tentare la fortuna in maniera illecita, a costo della vita.
Il regista di La isla minima e Prigione 77 fonde melodramma e noir raccontando il rapporto sbilanciato tra un fratello e una sorella legati da un amore che imprigiona entrambi nei rispettivi ruoli.
Scritto dal regista con Rafael Cobos, il film costruisce la relazione fra i due protagonisti portando poco alla volta la materia da melodramma sul piano del noir e dando al racconto un ritmo serratissimo. Da un contesto lavorativo inedito, Rodríguez ha saputo trarre una storia pura e universale di legami e di sangue, di fallimenti e ritorsioni. Recensione ❯
Una madre single scopre di più sul donatore di sperma che ha scelto per suo figlio. Espandi ▽
Edith vive in un angolo della Norvegia con la madre, che soffre di una malattia degenerativa, e il suo bambino, figlio di un donatore anonimo che diventa presto un'ossessione. L'istinto da giornalista la mette sulle tracce di Inuus, pseudonimo del misterioso donatore, che ha una moglie, una figliastra e un vecchio scandalo alle spalle. Contro ogni previsione, Edith si innamora, ricambiata, e le cose si complicano.
Alla sua seconda prova, Janicke Askevold interroga le nozioni di monoparentalità e di 'accesso alle origini', attraverso il percorso di una quarantenne che è ricorsa a una banca del seme per concepire suo figlio. Un'indagine avvincente su un aspetto raramente trattato della maternità, che rivela presto faglie e dubbi.
Il film sfida i pregiudizi sulla procreazione assistita e supera addirittura la linea rossa mettendo sotto i riflettori i donatori condannati all'anonimato perpetuo. Recensione ❯
Un ragazzo palestinese di 12 anni tenta di raggiungere il mare per la prima volta. Dopo essere stato respinto a un checkpoint, scappa e attraversa clandestinamente Israele; suo padre lo insegue rischiando arresto e lavoro. Espandi ▽
È il giorno della gita scolastica, per una classe di adolescenti di Ramallah diretti in pullman verso il mare, che dista circa settanta chilometri. Khaled non l'ha mai visto, il mare, se non quando era ancora un feto nel ventre di sua madre Jasmine, morta precocemente. Ma una volta al posto di blocco sul confine con Israele, il ragazzo non supera i controlli. Decide di attraversare il confine con mezzi di fortuna e andarci lo stesso, da solo.
Emblema di come un'opera di finzione possa diventare un "caso", The Sea di Shai Carmeli-Pollak si fonda su un paradosso e porta alle estreme conseguenze drammaturgiche un principio incontestabile: è giusto impedire a un ragazzo di realizzare il sogno di una giornata al mare?
The Sea si fa specchio potente, da micro a macro, nel prefinale sulla strada: noi spettatori, ci si ritrova a osservare altri spettatori assuefatti, clienti di un caffè all'aperto di Tel Aviv: tutti inermi testimoni di un'azione poliziesca. Recensione ❯