| Titolo originale | Opus |
| Anno | 2025 |
| Genere | Horror, Drammatico, |
| Produzione | USA |
| Durata | 103 minuti |
| Regia di | Mark Anthony Green |
| Attori | Ayo Edebiri, John Malkovich, Juliette Lewis, Murray Bartlett, Amber Midthunder Tatanka Means, Young Mazino, Tamera Tomakili, Stephanie Shepherd, Peter Diseth, Melissa Chambers, Mark Sivertsen, Aspen Martinez, Orion Carrington, Jasper Keen, Samantha Christine, Aimee McGuire. |
| Uscita | giovedì 27 marzo 2025 |
| Distribuzione | I Wonder Pictures |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 |
| MYmonetro | 2,86 su 18 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
|
Ultimo aggiornamento mercoledì 26 marzo 2025
Argomenti: Opus
Un horror firmato A24 con l'attrice in ascesa Ayo Edebiri. Il film è il debutto nel lungometraggio dello scrittore e regista Mark Anthony Green. In Italia al Box Office Opus - Venera la tua stella ha incassato nelle prime 4 settimane di programmazione 79,3 mila euro e 56,3 mila euro nel primo weekend.
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Alfred Moretti è una leggenda. Le sue canzoni hanno ispirato generazioni, la sua musica è un fenomeno globale e la sua vita - sospesa tra realtà, mito e gossip ben orchestrati - incuriosisce e anima appassionati in ogni angolo del mondo, soprattutto da quando si è ritirato dalle scene. Ora, dopo oltre 30 anni di silenzio, Moretti annuncia che uscirà un suo nuovo album. Per promuoverlo, invita in un ranch isolato un gruppo molto selezionato di giornalisti, critici ed esperti di musica. Per Ariel, giovane redattrice di belle speranze, è l'occasione che stava aspettando da sempre. Ma nella vita, come nell'arte, nulla è mai come sembra e sarà presto chiaro a tutti gli invitati che non c'è culto più pericoloso di quello della celebrità.
Il 'sentiment' di Opus è molto contemporaneo, tutto ruota intorno alla disconnessione e all'isolamento di una comunità che non si riconosce in questa globalizzazione e vieppiù la combatte.
Difatti la prima cosa che accade al gruppo di varia umanità mediatica all'arrivo in mezzo al deserto alla corte dell'isolato santone Alfred Moretti è proprio quella di essere privati dei cellulari e quindi del collegamento alla rete e al mondo, sotto il controllo pure di guardiani che li seguono 24 ore su 24 anche, per dire, quando fanno jogging (tra questi c'è anche quella ben interpretata da Amber Midthunder).
Un paradosso per i due inviati di una prestigiosa rivista di musica (uno però è il boss nella tipica modalità di sottomissione della giornalista giovane che è alla ricerca disperata della storia inedita e clamorosa per uscire da questa condizione), per un influencer e per una paparazza, ossia la compagnia di giro che Mark Anthony Green, esordiente dietro la macchina da presa ma collaboratore per un lungo periodo del magazine GQ con i suoi tanti ritratti di personaggi famosi - motivo per cui avrebbe dovuto avere una certa consapevolezza dell'argomento - decide di ritrarre in maniera volutamente fin troppo stereotipata, limitandosi al bozzettismo cartoonesco che si riflette nelle interpretazioni survoltate di Juliette Lewis, Melissa Chambers, Stephanie Suganami, Murray Bartlett, Mark Sivertsen. La stessa cosa accade con la rappresentazione della comunità di adepti della popstar ritratta come se fossero degli Amish in versione new age che studiano per essere degli artisti unici un po' come - attenzione metafora! - le perle che nel film vengono ricercate in maniera compulsiva in mezzo a migliaia di ostriche che contengono invece 'solo' il mollusco.
Certo lo spunto narrativo del film, con il suo twist un po' telefonato grazie al personaggio della giovane giornalista musicale, ma un po' troppo investigativa, Ariel Ecton (Ayo Edebiri, già apprezzata in The Bear, qui dopo un po' lasciata andare un po' alla deriva) scelta a sorpresa da Alfred Moretti per partecipare a un evento così esclusivo, sa molto di déjà vu. Solo negli ultimi anni abbiamo visto film come Midsommar (Ari Aster è sempre della scuderia di A24 che produce Opus), Get Out, Blink Twice, Il mondo dietro di te, The Menu, Glass Onion: Knives Out e serie come Nine Perfect Strangers e A Murder at the End of the World raccontare aspetti e universi molto vicini a Opus anche se in principio c'erano i "Dieci piccoli indiani" di Agatha Christie e, in questo caso, un po' anche Willy Wonka.
L'estetica scelta dal regista, anche sceneggiatore, per rappresentare questo mondo è però un po' troppo plastificata e patinata per inquietare veramente anche se si punta sul senso di straniamento dato dalla cieca operatività di una comunità di cui non vediamo approfondita alcuna psicologia. Questo aspetto è invece concentrato nella figura del cantante-guru Alfred Moretti interpretato in maniera molto convincente da John Malkovich in una delle sue migliori prove di questa sua parte di carriera al cinema, non considerando le apparizioni televisive altrettanto significative in The New Pope e in Ripley. Però, pur dandosi completamente al personaggio - canta pure le tre canzoni molto credibili firmate da The-Dream e Nile Rodgers - la scrittura di questa popstar, che esce dal letargo o dalla pensione, rimane sfuggente e poco incisiva anche quando impone ai suoi ospiti di rifarsi il guardaroba, il trucco e il parrucco e - sorpresa! - la rasatura genitale per le ospiti. Non va meglio nella terza parte del film in cui vengono svelati i piani machiavellici e un po' arzigogolati di Alfred Moretti che, alla fine, lasciano lo spettatore con quella vaga e un po' svuotata sensazione di tanto rumore per nulla.
Sul film, in superficie esteticamente curatissimo, anzi rileccato, aleggia un'aria cool e modaiola con i camei di peso come quelli di Lil Nas X, Lenny Kravitz, Bill Burr, Wolf Blitzer e Olivia Rodrigo mentre Rosario Dawson, nella versione originale, presta la voce a Billie Holiday nell'inquietante spettacolino delle marionette, una delle idee più riuscite del film, in cui dei topi malconci, specchio non certo velato del mondo dei media con la loro supposta invadenza, la importunano con domande che la mettono in imbarazzo.
Il connubio tra horror e A24 è certamente tra i più rilevanti nel panorama cinematografico dell'ultimo decennio. Diversi film prodotti o distribuiti da A24 hanno ridefinito il genere caratterizzandosi per un'impronta riconoscibile, dalla trilogia di Ari Aster - Hereditary - Le radici del male (2018), Midsommar - Il villaggio dei dannati (2019), Beau ha paura (2023) - a quella di Ti West - X: A Sexy Horror Story (X) (2022), Pearl (2022), MaXXXine (2024) - passando per The Witch (2015) e The Lighthouse (2019) di Robert Eggers o Men (2022) di Alex Garland.
Il nuovo Opus - Venera la tua stella, portato nelle sale italiane da I Wonder Pictures, vede l'esordio alla regia nel lungometraggio dello scrittore e giornalista Mark Anthony Green, e scava nell'ossessione per la fama, nelle dinamiche perverse dell'idolatria, e nel rapporto tra leader e seguaci.
La storia ruota attorno alla popstar immaginaria Alfred Moretti (interpretato con la consueta maestria da John Malkovich), di ritorno sulle scene dopo oltre vent'anni. Per lanciare in anteprima il suo nuovo e attesissimo album, Moretti organizza uno strano ed esclusivo ritiro stampa in un ranch isolato dove invita un ristretto gruppo di critici, giornalisti, influencer musicali. Tra loro c'è la giovane Ariel (Ayo Edebiri) che presto si renderà conto di essere precipitata dentro una situazione sempre più angosciante e pericolosa, senza la possibilità di comunicare con il mondo esterno e dovendo sottostare a regole coercitive e sospette.
Il film di Green riflette sulla relazione tossica tra l'artista e il suo pubblico adorante, e sul potere manipolatorio dell'icona divistica, temi che recentemente erano stati toccati anche da The Idol (2023), la miniserie di Sam Levinson con Lily-Rose Depp prodotta anch'essa da A24 e ambientata sempre nello showbiz musicale.
La presenza magnetica di John Malkovich è perfetta per rendere l'aura misteriosa del cantante-guru Alfred Moretti, il suo ego ipertrofico e il suo fascino indecifrabile e seduttivo ma pure in grado di incutere timore. Ed è brava a tenergli testa nei panni di Ariel l'emergente e talentuosa Ayo Edebiri, già nota per la serie televisiva The Bear e la commedia irriverente Bottoms (2023) di Emma Seligman.
In un crescendo di tensione claustrofobica, il gioco di controllo e violenza psicologica orchestrato da Alfred Moretti si dipana con l'intento di cercare vendetta contro chi aveva parlato male di lui. E trova terreno fertile nel gruppo isolato che assume via via suo malgrado i tratti di una setta. La manipolazione si alimenta dunque di quella chiusura, rivelando un aspetto significativo del nostro presente in cui la comunità è frammentata in bolle sempre più autoreferenziali, nelle quali si tende più facilmente a mettere sull'altare un idolo e a radicalizzare la propria visione del mondo.
Opus - Venera la tua stella è un mash-up ben amalgamato: la giusta dose di riferimenti a The Menu, una strizzatina d’occhio a Midsommar e gli intuibili plot twist che, assomigliandosi un po’ tutti, compongono gli horror scadenti degli ultimi anni. In questa, anche elegante, accozzaglia di elementi il film non spicca di certo per la sua imprevedibilità.
L’horror ha spesso e anche volentieri esplorato il mondo delle sette religiose o degli antichi riti pagani con tutto quello che ne consegue sia a livello drammatico-narrativo sia a livello di riflessioni sociali e anche metafisiche. Capostipite indiscusso e paradigma assoluto tutt’ora insuperato in questo ambito è il mirabile e spesso dimenticato The Wicker Man (1973) di Robin Hardy che si avvaleva di una tagliente e multistratificata sceneggiatura di Anthony Shaffer e metteva a confronto la fede semplice e determinata di un poliziotto cristiano con l’attraente e disinibito paganesimo guidato dal signore di un’isoletta al largo della Scozia, il Lord Summerisle interpretato con grande gusto e bravura da Christopher Lee, nel ruolo che forse più ha amato nella sua lunga carriera.
Ma non sono mancati titoli più recenti che hanno affrontato lo stesso argomento, come il celebrato Midsommar - Il villaggio dei dannati (guarda la video recensione) (2019) di Ari Aster, che molto deve a The Wicker Man. Per restare nell’ambito di quello che viene definito folk horror si può anche citare il pregevole Il signore del disordine (2023) che mette di nuovo a confronto cristianesimo e paganesimo. Restando sul tema delle sette deviate si può citare almeno Godless: The Eastfield Exorcism (2023) che racconta la deriva cospirazionale e complottista di coloro che rifiutano la scienza per aderire a dogmi a loro dire salvifici, un argomento che, come si vede bene, è molto di attualità.
Opus - Venera la tua stella, esordio nella regia di Mark Anthony Green, si inserisce in questo contesto mettendo al centro della narrazione la figura di Alfred Moretti, un famoso cantante pop che fa della sua improvvisa rentrée dopo trent’anni un evento mediatico-spirituale. L’attribuzione di un ruolo messianico a un cantante pop, sia pure con finalità e modalità diverse, risale anch’essa a un’epoca lontana nel poco ricordato, ma degno di recupero, Privilege (1967) di Peter Watkins nel quale la figura dell’idolo delle masse era più credibile perché interpretata da un vero cantante idolo delle masse come il Paul Jones dei Manfred Mann. Malkovich non ha questa qualità, ma ha quella di essere un ottimo attore, il che, in un film, è forse di importanza maggiore. Malkovich è infatti perfetto nel ruolo della suadente e anziana icona del pop dalla memoria lunga e vendicativa, non del tutto credibile come cantante di motivetti un po’ facili e poco carismatici, ma carismatico egli stesso, quale capo di una comunità adorante e dedita a riti curiosi e curiosamente metaforici come la spossante caccia alle perle nelle ostriche.
Con John Malkovich il tempo si ferma. L’attore ha un fraseggio lento, quel modo di non finire mai una frase, di lasciare tutto sospeso, come in una immaginaria linea tratteggiata che poi improvvisamente riprende e si dirama su un’altra idea. Malkovich è sempre sulla linea di fuga, coltiva il mistero e colleziona i ruoli eccentrici con nonchalance, sempre elegante, sempre ingannevole. Un giorno, forse, scriverà la storia della sua vita. Si siederà alla sua scrivania e come è sua abitudine fisserà il soffitto. Si prenderà il tempo di osservare, uno per uno, gli uomini che ha incarnato sullo schermo e sulla ribalta. Il destino di un attore non è forse la somma dei suoi ruoli? Casanova occupa un posto d’onore in questa sala degli specchi. Per quattro anni Malkovich ha interpretato il veneziano sotto la direzione dello sceneggiatore viennese Michael Sturminger (The Giacomo Variations). Prima sul palcoscenico e poi sullo schermo (The Giacomo Variations), dove lo articola e lo declina. Alla sua collezione, il Visconte di Valmont (Le relazioni pericolose) o l’avventuriero Gilbert Osmond (Ritratto di signora), aggiunge oggi Alfred Moretti, artista culto e pop star venerata da più generazioni che fa il suo ritorno dopo trent’anni di silenzio (Opus). Tra l’esuberanza di David Bowie e i costumi di Elton John, Malkovich disegna un altro seduttore, comico, massone, alchimista. Un genio musicale che ha piantato il suo regno in mezzo al nulla. Intorno a lui una strana setta che lo venera e asseconda ogni capriccio. Come ogni altro suo personaggio, anche Moretti è teatrale, è un’ode al teatro (il suo primo amore). Invitato a corte il suo pubblico - sei giornalisti narcisi - per fare il lancio privato del suo nuovo album, l’artista va in scena. Esagerato, spudorato, colorato, fatale.
John Malkovich ha vissuto ovunque, ma la sua unica casa resta lo Steppenwolf Theatre, la compagnia di Chicago dove ha iniziato alla fine degli anni ‘70 con una dozzina di amici. Allo Steppenwolf è stato attore, regista, costumista, drammaturgo e scenografo, dando un contributo importante alla ridefinizione del teatro americano contemporaneo. Nel 1984 gira Le stagioni del cuore e Urla del silenzio e il critico Roger Ebert lo elegge “miglior giovane attore della sua generazione”. Ma sarà la sua interpretazione superba di Valmont a offrirgli nel 1988 la gloria che non cercava. Il suo gioco teatrale assicura una base salda al film di Stephen Frears, acclamato dalla critica e dal pubblico. Tuttavia, malgrado una carriera ben avviata (lavora con Woody Allen, Jane Campion, Bernardo Bertolucci, Michelangelo Antonioni, Manoel de Oliveira), Malkovich fatica ad affermarsi come protagonista, lasciando un segno nei secondi ruoli, tutti ‘cattivi’. Cattivi che gli vengono incontro perché è imprevedibile (Nel centro del mirino, Mary Reilly, Con Air…). Basta guardarlo in azione, non si può mai indovinare l’espressione (e il gesto) che seguirà dietro l’aria zen e lo sguardo obliquo dovuto a un leggero strabismo.
È seducente e pericoloso allo stesso tempo.
Tra una riprese e l’altra, concilia nei suoi spettacoli l’immagine filmica e lo spazio vivo della scena, si concede il ‘bel canto’, disegna e gioca a fare lo stilista. Il risultato è una collezione per uomo a sua immagine, estrosa, chic e non troppo lontana dai costumi di Alfred Moretti, la sua ultima creatura di stile sullo schermo. Per lui e per Opus, il primo lungometraggio di Mark Anthony Green, Nile Rodgers e The-Dream hanno composto tre canzoni originali. L’interpretazione fluida di John Malkovich fa il resto dentro un film che è un atto di accusa al culto delle celebrità e all’autocompiacimento dei media. A tenere testa a quel mostro di precisione che è l’attore americano c’è Ayo Edebiri, già energica e smagliante in The Bear. Oscillante sui tacchi di una star âgé, l’attore appare sempre più inafferrabile. Del resto Malkovich ama coltivare con grande malizia questo rapporto di estraneità con se stesso. Ma diversamente dal suo ultimo eroe, non ha mai lasciato che il suo status di star prendesse il sopravvento. Il ‘principe Malko’ non impartisce lezioni sui tempi e sull’arte, quello che conta per lui è la forza d’attrazione del personaggio.
Opus - Venera la tua stella è un thriller psicologico diverso da tutti gli altri perché abbraccia con determinazione, precisione e originalità il racconto musicale inteso in un senso molto ampio che va a toccare anche il mondo del giornalismo musicale a cui il neoregista Mark Anthony Green non appartiene direttamente anche se conosce bene le dinamiche della carta stampata e delle interviste ai grandi personaggi per essere stato a lungo collaboratore di “GQ”. Al centro del film, targato A24 e distribuito da IWonder Pictures a partire dal 27 marzo, c’è Alfred Moretti, una mega superstar pop che negli anni ’90 si è ritirata dalle scene rinchiudendosi, letteralmente, in un ranch isolatissimo nello Utah. Ma, dopo 30 anni di silenzio, è pronto a tornare con un nuovo album che promette essere un’altra vera e propria rivoluzione. Un gruppo selezionassimo di giornalisti, critici, influencer esperti di musica ha la fortuna di essere invitato al primo ascolto, tra questi c’è Ariel (Ayo Edebiri) che, pur essendo una redattrice di belle speranze, è la più lucida nel capire fin da subito che in quella comunità gioiosa c’è molto che non va. A partire ovviamente dal cantante Alfred Moretti che vive nel culto più assoluto della personalità e a cui John Malkovich regala una delle sue interpretazioni più complesse e sfaccettate, come si dice a 360 gradi.
È proprio l’attore statunitense infatti a prestare la sua voce in tre brani originali e fondamentali, creati dagli artisti vincitori del Grammy The-Dream e Nile Rodgers, che scandiscono altrettanti momenti di passaggio del film. Su YouTube è facile trovare un esempio delle capacità canore di Malkovich che interpreta la non facile "Hallelujah" di Leonard Cohen alla tv russa nel 2013.
Un film mediocre che parla della mediocrità? Sarebbe una mossa meta-cinematografica veramente geniale - ma se fosse volontario, però. Purtroppo, non c'è nulla di studiato nella totale mediocrità di "Opus", esordio alla regia per Mark Anthony Green, anche autore della pessima sceneggiatura. La protagonista della storia è Ariel (Ayo Edebiri), una giovane redattrice il cui intento è uno solo: avere successo [...] Vai alla recensione »
Opus è l'opera prima di Mark Anthony Green, una storia che attinge dalle esperienze giornalistiche del regista che è tenuto a battesimo da A24, la casa di produzione e distribuzione che negli ultimi anni ha ridisegnato il panorama del cinema indie e dell'horror d'autore contemporaneo. Opus è arrivato nelle sale italiane il 27 marzo, distribuito da I Wonder Pictures.
Dopo 30 anni di silenzio si rifà vivo Moretti, leggenda della musica, che riunisce in un eremo nel deserto un gruppo di giornalisti per presentare il suo nuovo album. Qualcosa non è come ci si poteva aspettare e il culto della personalità si rivela molto pericoloso. Personaggi forse volutamente stereotipati che contrappongono una comunità antiglobalizzazione, un po' Amish, a chi è strumento della globalizza [...] Vai alla recensione »
Ariel (Edebiri) è una giornalista musicale alle prime armi in una rivista patinata di New York, sminuita e ignorata dal suo direttore. Poi però le arriva un invito personale per andare ad ascoltare il nuovo album della reclusa pop star Alfred Moretti (Malkovich), atteso da decenni. Così Ariel, il suo direttore e un selezionato gruppo di giornalisti e influencer partono alla volta del complesso isolato [...] Vai alla recensione »
Il canovaccio è abbastanza pre-visto: c'è un gruppo di persone che viene invitato da un ricco personaggio, in questo caso Alfred Moretti, un genio della musica pop uscito dal suo isolamento dorato dopo trent'anni di silenzio, e che li raduna nel suo ranch perché ascoltino il nuovo album in anteprima. Nel mucchio c'è anche Ariel Ecton, giovane giornalista in piena gavetta e alla ricerca dell'occasione [...] Vai alla recensione »
E se Charles Manson, invece di ordinare stragi e finire in galera, avesse avuto la possibilità di diventare una rockstar come voleva in principio? Probabilmente adesso sarebbe Alfred Moretti, ovvero la popstar incarnata dal sulfureo John Malkovich in Opus, opera prima (ci si consentirà il gioco di parole) di Mark Anthony Green, ex-direttore di GQ. Non sveliamo nulla se diciamo che il film si inserisce [...] Vai alla recensione »
Tra le tante influenze di OPUS. Venera la tua stella ci sono film-chiave per gli ultimi anni di cinema internazionale, di quelli che hanno fatto in modo che al semplice genere di appartenenza venisse anteposto il termine elevated. Sono ovviamente sempre quelli, da Scappa - Get Out di Jordan Peele a Midsommar di Ari Aster, passando per The Sacrament di Ti West.
Il ritorno di una rockstar in letargo, uno stravagante e, nel gusto camp, riuscito Malkovich, mette a confronto la qualità e il mistero settario di un artista con l'esuberanza pericolosa di fan vicini all'idolatria. In una inquietante e scenografica cattedrale nel deserto il thriller scivola nell' horror, con un potenziale visivo che lo scrittore Mark Green, esordiente alla regia, non sempre riesce [...] Vai alla recensione »
Ricalco maldestro e patinato di "Midsommar" di Ari Aster, "Opus - Venera la tua stella" del debuttante Mark Anthony Green, riflette sul settarismo miscelato al culto della celebrità in un horror pigro che vorrebbe ma non può. L'incipit prende spunto anche da "The Menu" solo che, al posto di uno chef celebrato, c'è un cantante leggendario (Alfred Moretti, interpretato con un certo gusto machiavellico [...] Vai alla recensione »
Un eterogeneo e iper selezionato gruppo di giornalisti ed esperti di musica viene invitato a un evento esclusivo: la presentazione di Caesar's Request, nuovo album dell'ormai mitico Alfred Moretti, idolo della musica pop anni '80/'90 ritiratosi a vita privata in un ranch nel deserto, circondato da un'adorante comunità di seguaci di un culto basato sulla sua personalità.
Ai geni perdoniamo tutto. O quasi. In nome dell'arte, storicamente, ai geni o presunti tali è stato concesso il beneficio del dubbio anche di fronte all'evidenza e, quando l'evidenza non c'è stata, il genio l'ha fatta franca. Il punto è che siamo abituati ad attribuire lo status di "genio" non solo a persone che hanno dimostrato di essere eccezionali nel proprio campo - arte, letteratura, sport - ma [...] Vai alla recensione »
Alfred Moretti (John Malkovich) è una leggenda. Le sue canzoni hanno ispirato generazioni, la sua musica è un fenomeno globale e la sua vita - sospesa tra realtà, mito e gossip - incuriosisce e anima appassionati in ogni angolo del mondo, soprattutto da quando si è ritirato dalle scene. Ora, dopo oltre 20 anni di silenzio, Moretti annuncia che uscirà un suo nuovo album.
Se consideriamo la facilità con cui si producono e si distruggono miti, culti, dive e divi, dee e dei all'interno dei palinsesti mass mediatici contemporanei, delimitati dalla ipercinetica fruizione e consumazione di un reel o di una story su Instagram, l'assunto di Opus-Venera la tua stella, scritto e diretto da Mark Anthony Green, ci riporta ad una dimensione esperienziale che sembra essere derivata [...] Vai alla recensione »
Prima di esordire alla regia, Mark Anthony Green ha lavorato a "GQ", dove redigeva profili di celebrità. Ed è chiaro guardando Opus, soprattutto per chi fa o ha fatto un lavoro simile: l'esagerazione parodica con cui mette in scena l'articolato incontro stampa oggetto del film - un grande musicista, inattivo da trent'anni, invita un ristretto gruppo di addetti ai lavori ad ascoltare il suo nuovo album [...] Vai alla recensione »
Il cinema ama spesso i luoghi chiusi, circoscritti. È più facile descrivere un microcosmo, disegnare un piccolo universo in cui la realtà che conosciamo si può specchiare. È il caso delle scuole, da La classe a La sala professori. Ma anche, e specialmente, di posti lontani, esotici, da scoprire. Con naturalmente venature da incubo. Per citare solo alcuni titoli, negli ultimi tempi abbiamo visto Glass [...] Vai alla recensione »
L'idea di accostare la freschezza autoironica della lanciatissima Ayo Edebiri (The Bear e, a breve, anche After the Hunt di Luca Guadagnino) all'aristocratico, sinistro charme di John Malkovich è la premessa più stuzzicante di Opus - Venera la tua stella. Il thriller, scritto e diretto da Mark Anthony Green, arriva nelle sale italiane il 27 marzo 2025 per I Wonder Pictures, a poche settimane dal passaggio [...] Vai alla recensione »